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HARVARD COLLEGE 
LIBRARY 



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From the Bequest of 

MARY P. C NASH 

IN MEMORY OP HBR HUSBAND 

BENNETT HUBBARD NASH 

Instniccoc and ProfaMor of Ittlian and .Spaniih 
1866-1894 



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COMMEDIE 



DI 



ANTONIO SIMONE SOGRAn 



BOLOGNA 

1827 



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/ 



HMtVMRO COLLeQ£ klBRMUr 
MABH FUNO 
il 



OutJi.V7,iefÌI 



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INDICE 

DELLE . 

COMMEDIE 



OLIVO E PASQUALE 

WERTER 

LE CONVENIENZE TEATRALI 

LE INCONVENIENZE TEATRALI 

LE DONNE AVVOCATE 



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OLIVO E PASQUALE 

COMMEDIA 

DI TRE ATTI IN PRO-tA 

Alf TOKIO SIM02f SOGIUFI. 



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PERSONAGGI . 



IL SIGNOR OLIVO, ^ f^^^^^. ^^^^^^ 

IL SIGNOR PASQUALE, ) ^ ^^^"* * 

MADAMIGELLA ISABELLA ,/;/»'« del signor 
Olivo . 

MADAMA GIUSEPPINA, mogUe dd Ugnar 
Pasquale • 

CAMILLO, giovane di negozio. 

MONSmUR LA BROSS, mercante di Cadice. 

IL SIGNOR C01J3ÌXEUJL, povero gentiluomo 
viaggiatore • 

METILDE , cameriera di madama Giuseppina. 

CAMPAGNOLA, servo dd signor Columdla. 

UN NOTAIO. 

Due servxtobi che non parlano. 

La scena è in Lisbona , in casa de* due 
fratelli X 



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ATTO PRIMO. 



SCENA PRIMA. 

Sala con diverse porle die introducono 
a vari apparlamcnli • 

Madama Giuseppina che sta con metilde la- 

inorando in ricamo ; Camillo ad un tavoliìu\ 

che scrive ; madamigella isabella allo stesso 

tavolino, che legge vestita succintamente da 

mattina . 

Giù. T ia , cara, nipote , coraggio ; il cielo non 
vi abbandonerà,. Abbiamo^ lem pò, c'è qual- 
che lusinga . Non bisogna darsi cosi tosto al- 
la disperazione • . 

Jsa. Ah, mia cara zia, qual tempo , qual lusin- 
ga ci resta mai ! Or ora verrà lo sposo che 
m' ha destinato mio padre » ed io ... ed io 
sarò infelice per sempre • 

Giù, Speriamo ancora. Chi sa! 

Isa* Il mio cuore non ha alcuna speranza. ,i 

Met* Ed il mio , vedete , che non ialU mai , 
mi dice chq voi siete vedova prima ^ì esse- 
re maritata, diversamente, come volete inter- 
pretare una simile . tardanza ? Da Cadice a 
Lisbona non ci si mette la metà del tempo 
eh' egli ha impiegato ; dunque si può con- 
cludere che il vostro sposo abbia cangiato 
parere »^e sia andato a cercare qualche altra 
spos^ in fondo del mare. 

1 



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b OLIVO E PASQUALE 

Isa. A questo prezzo io non vorrei ac(£uistare 
la mia felicità. 

Met. Si dice cosi perchè cosi si deve dire , e 
per ostenlaie una virtù che fa onore al ca- 
rattere j ma davvero che quando vogliamo 
bene , non possiamo desiderare , o sopporta- 
re iudìfferentemente la felice venuta di quel 
tale a cui dobbiamo sacrificare qualche no- 
stra inclinazione. Esaminatevi intimamente, 
e vedrete s' io dico la verilk . 

Cam. Ah, mia Isabella» io dovrò perderti per 
sempre ! 

Isa. Camillo , non ci vedremo più mai ! 

Cam. Mài più! 

Isa. Io morirò di dolore . 

Cam* Ed io di disperazione. 

Giù. ( a Metilde ) ( Mi fanno pietà .) 

McU ( Non me lo volete credere , che sono in- 
namorati come due gatti ) 

Giù. ( si alza e Metilde pure ) Orsù , figliuoli 
miei , r af&re è ridotto a tal segno eh" esige 
una qualche determinazione. 

Isa. ( alzandosi) La mia è già presa . 

Cam. ( alzandosi ) La mia ancora . 

Giù. E cosa pensereste di fare f 

I$a: Di gettarmi da una finestra anzi che tradi- 
re Camillo . 

CamllDi lanciarmi in un pozzo piuttosto che 
lasciare Isabella . 

Àfet. Vogliono dire , che faranno tutt' altro, sa- 
pendo benissimo che 1' acqua è freddissima , 
die il salto potrebbe costare 1' osso del 
collo • 

Isa. Tu che ci burli, di' su, e che cosa do- 
Tiessimo fare? 



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Atto PRIMO 7 

Met. Tutto il vostro possibile per conseguire la 
felicità che bramate. 

Cam^ Ma come? 

Isa^ Mai n quii miniera? 

Met, Prima di tutto avete la fortuna di avere 
una zia che vi ama . 

Giù. E che cosa potrei fare in loro favore ? ' 
Mio marito , suo zio » conclude e non con- 
clude , e poi non è suo padre . Egli è timi- 
do » ha soggezione di suo fratello , e non sa- 
rebbe capace di opporgli nemmeno un pen- 
siero sti questo particolare . Il signor Olivo 
mio cognato è un uomo ruvido » ostinato » 
intrattabile ... Tu lo conosci quanto lo cono- 
sco io . 

Met. Se lo conosco ?... Ma pure sentite come io 
penserei di condurmi , se fossi nelle vostre 
circostanze . 

Cam> Parla. 

Isa. Di', di', cara. 

Met. Sia pure ostinato , rustico , intrattabile il 
signor Olivo ; sia debole, timido, condi- 
scendente il signor Pasquale; venga ancora» 
per figiirarsi tutto come si deve, da Cadice 
a Lisbona questo monsìeur la Bross , del cui 
carattere per altro se ne sono avute le più 
vantaggiose relazioni. Prendetelo a quattr' oc- 
chi , fategli un discorso come dico io 5 e sve- 
lategli il vostro cuore • Ditegli come il timo- 
re lo ha dominato , come , non sapendo op- 
porvi alle determinazioni di vostro padre , vi 
siete • forzatamente arresa ai di lui voleri : 
confessategli schiettamente la vostra passione: 
e qui , vedete , qui caricate le tinte de' vo- 
stri colori» perchè a misura della verità con 



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O OLIVO E PÀSt^UALE 

cui gli manifesterete lo slato del vostro cuo- 
re, vedrete che scemerà in esso lui il desi- 
derio di possedeivi. Fatto questo, domanda- 
tegli assistenza , compassione , pielà . S' egli 
è un uomo di garbo , anzi che irritarsi , vi 
sark obbligato e s' unirà a noi per combinare 
ogni cosa . Aspettatevi sulle prime un cliias- 
so di casa del dia^volo ; minacce, collere, pre- 
cipizi ', ma quanto .sarà più graude lo sLicpito 
altrettanto avrà poca durata j e se iq voi a- 
more agisce con quella forza con cui è soli- 
to di agire nell ' età vostra , vedrete cangiar- 
si forse ad un tratto la vostra disperazione , 
lo sdegno di vo^trp padre ,; il pozzo , la; fi- 
nestra in un felicissimo matrimonio • . 

Isa. Oh lo volesse il cielo ! ... 

. Cam. Oh lo volesse puie I 

Met. Ne avreste gusto , eh ? Ma ci yuple fran- 
chezza e coraggio. , : t;"' 

Isa, Queste sono due cose che a Dpie manche- 
ranno sicnramente . 
Mct. Dunque non ne parlicmo . pin : dunque 
bisogna mantenere la parola che avete, da* 
ta, scordarsi affatto del signor. Camillo» an« 
dare a Cadice .,, 
J5^, Ali, non proseguite per amor del, cielo ! 
. Mete Dunque ... 
Cam. Cara Isabella*.., 
Isa. Camillo ... 
Cam. Parlerai ?.. 
Isa, Mi proverò. 
Cam, Avrai coraggio? 
. Xsa. Ho paura . 
. Cam, Pensa a me • 
Isa. E poi? 



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ATTO PRIACO' ^9 

Cam^ Pènsaiido a: me, chi sa che non ti ven£a 

il coraggio! 
'Isa. Did )>ene, iarò cosi. 
Mei» Separatevi presto; che vien gente. 
du, ( a Camillo ) Mettetevi al tavolino. ( tiit- 

ti si pongono come prima ) 

SCENA II. 

Il signor coLiTMELLA» e detti. 

Col. Servo umilissimo» divotissimo di queste 
gentildonne . 

Giù. Vi riverisco» signor G>lum€lla. 

Isa. Vi son serva w 

Cam* Padrone. 

Giù* Vi siete alzato tardi questa mattina . 

Col. È vero ; Campagnola il mio cameriere mi 
ha lasciato troppo doimire» e poi a dire la 
verità avete de letti cosi soffici e cosi l)en« 
spiumacciati » che fanno riposare del doppio, 
in isperaalità noi altri viaggiatori che spendia- 
mo tesori f e stiamo sempre male . 

Met. ( Chi non lo sapesse che viaggia a due 
gamhe I ) 

Giù. Accomodatevi. 

Col. Yi ringrazio; ma converrebbe ch'io sor- 
tissi di Oasa per andare alla posta . Attendo 
in questo ordinario le cambiali di tutte le 
rendite che tengo in Italia... Cosa legge di 
hello questa nostra damina? 

Isa. Qualche cosa per istruirmi della lingua i-. 
thUana «Gli Amori pastorali di Dafne e Cloe. 

Col. lì libro è bello ; ma voi mi fate torto . 
./jct^- PoiT^hè, signore? 



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10 OLIVO E PASQUALE 

CoL Bisogna leggere i miei amori, gli amori 
di Pasil'ae , la quale avrete sentito dire che 
fu innamorata d'un toro. Io ho scritto que- 
sto poema quando la duchessa de' Sette Col- 
li fu quasi vicina a impazzare per mia ca- 
gione . 

Isa. Ne avete voi una copia? 

Col. Ne aveva portato dall' Italia vcntiquatux) ; 
ma quando sono giunto alla dogana » me Iq 
hanno tutte portate via per contrabbando. 

Isa. Pazienza . 

Giù. Via , giacche avete tanto spirito • trattene* 
teci un poco ; fate stare allegra Isabella • 

Isa. ( sospirando e guardando con aj^flizione 
Colunieila ) Ah ! ci vuol altio per rallegrar^ 
mi. 

Còl Ci vuol altro ! A me dite ci vuol altro ! ••• 

Isa. Non ve ne offendete, signore» Se sapeste 
tutto » mi compatireste • 

Col. Io so che siete vicina a maritarvi» e qae* 
sto mi sembra un motivo di stare allegra e 
non di sospirare ... ( se le accosta e le slede 
appresso ) Son qua voglio essere il vostro 
segretario. Raccontatemi la cagione della vo* 
stra melanconia . 

Isa. Se ve la raccontassi , non mi potreste con* 
solare • 

Col. Forse sì» forse no« In segreto, vorreste 
venire in Italia con me ? Ehi , im paio di 
mesi che stiate nel mio feudo di Toscana\ 
diventate sei volte il doppio di quello che 
siete . Che aria ! che balsamo ! che giardini ! 
che acquedotti ! Basti il dilavi , che da tutta 
Europa vi giùngono de' tisici di terzo grado, 
e partono di là risanati eia perfettissimo Slato, 



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ATTO PRIMO 11 

Isa, Ma io non sono tisica» signore* 

Col* Dico cosi per dire. Sai-este forse innamo* 

rata?..» AliI late il bocchino. Ho capito» bo 

capito tatto* 
Isa. Per amor del cielo» signore ••• 
Cb/. State quieta . Io non sono di quelli che a^ 

husano delle confidenze che gli si ianuo • 
MeU £cco vostro zio. 

SCENA III. 

Il signor PASQUALE che sì ferma ad 
ascoltare, e detU. 

Giù. Si 9 cara nipote, per qnanto ho inteso di-» 
re » il vostro sposo è a un dipresso del carat- 
tere di mio marito ; così docile > cosi faceto » 
così di bel cuore. Figuiatevi se andrete a 
star bene. 

Met. Ella è proprio una fortuna il ritrovare un 
uomo come il padrone. Tia mille a fatica 
sé ne ritrova uno. 

Canu Sì » certamente , è- un uomo raro • 

Cd, Quasi direi che nelle qualità di cuore ras* 
somiglia a me • 

Isa. Oh I compatitemi * uomini che rassomiglino 
al signor zio » temo che in Italia non ce ne 
siano • 
, Pas. Brava nipote, hrava Giuseppina * bravo Ca» 
mìllo» bravi tutti 5 ho sentito tutto, ho inteso 
lutto. 

Giù, Addio , caro marito . 

Col, Amabilissimo signor Pasquale.' 

Cam, Vi son seivitore. 

Isa. Permettete 9 signor zio • (s'alza, va a baciare 



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la OLIVO E PASQUALE 

la mano a Pascpmle , e torna a sedere } 

Pa$, ( Che rispetto ha per me questa ragaz* 
za ! ) Bravi , qui si lavora , e qui si scri- 
ve ... Che cosa scrivete , Camillo ?... 

Cam. Sto esercitandomi facendo de' conti • 

Vas, ( Bravo giovine ! sempre fa conti! ) L'a*» 
ritmetica, a quel ch'io vedo, è la vostra 
passione . 

Cam, Ci ho un trasporto grandissimo . 

CoL ( a Camillo ) Coii mio comodo voglio dar- 
vi un conto òhe ho fatto io , e che non sono 
stati capaci disfare i primi banchieri dell' Eu- 
ropa , a' quali sono stato raccomandato. 

Pas, Oh , parlianlo di quello che e' interessa . 
Sono stato alla posta , e non ci sono lettere 5 
il che vuol dir certamente che sarà a mo-^ 
menti per arrivare il tuo sposino. 

ha. ( Me meschina ! ) 

Pas, Non ti sgomentare, nipotlna mia, non ti 
sgomentare . E ben naturale che s' egli viena 
in persona, non debba scrivere. Te la por- 
terà egli stesso la lettera . Già non e' è più 
dubbio veh, il contratto è sottoscrìtto, tutto 
è concluso , ed egli ha persino scritto a mio 
fratello Olivo , che quando i suoi affari non 
gli permettessero di partirsi , ti sposerebbe 
per procura . Per bacco , che se mandasse 
questa procura , vorrei chq Camillo fosse il 
procui*atore . Un giovane che sa far così he-* 
ne i conti , che bravo procuratore sarebbe ! 

Cam. ( Oh Dio I Non posso più.) ( tutti s' al-* 
zano ) 

Isa. ( piangendo ) ( Non posso resistere . ) 

Pas. Perchè piangi ? 

J^et. Via, ditegli perchè piangete? 



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Tsa. ( a Metilde ) (J!Sron)>sò còsài àvc^iJ) • '^ 
Pas, ( a MetUde ) Cosa» dice ^ - ... ., , 

Mì^* .fìÌQS,i:clieiijAah^i9- per idoteriaUjaiKlonaiie 
. j'41jSttD'jcara»-2ÌO'. '•! - : ' • • . . •.u-ri y, . 
i^'^.9<».(i/»«i7^eadoii) Povera nipote'! Ti s^no ob* 
bligato . Clic buona ragazza ! < 

'i<\ \ \i'A -ì li 'sìpióno oìkvOf e 'detti •• » 

» '< ' i .. 

<ilfòY( Jfràscò^Bviim «nove » baOae niuvv e • B 
arrivato moiisieur la Bross. . ''• • 

iSfo^'Monsièiir^U Bit>M ìi' ann at<> 1 :( ocroto ^/ua^ 
•• i5t .svenata, iù b^abcio a'. Pasqiad^ ) < 

(ij/i^ ( coìé mvidezzà} CMnel Gos'-ù cpcslo ?'^- 
s^bdla i.,) 

/?jaf.i.Nlenie v fmtclTtf 'taiio f tutta?: cpeè^lazu^nà . J 
•!Le ay€leiidatai;la<>nuqvaitntla'in 'HA colpo : 
ma adesso la farò io rinvenire. NipoHinta^ieo- 
raggio^ non c'è procuratole^ Bo;- èiieuntó 
il principale. Non è c^li vei'o , Olivo 2 i ' 

OiL Si^, -fe Veonio" -egKVstesso . JDHa" casa; sono.*^ 
cqoqsie'snioifiè? a « I ^ , -i ' » / 

Pas. È allegrezza , vi dico. Lttsipi^itela. vespii*nn:;. 

CoL S' è lecito , dov' e (juesto signore sposo ? 

OH, £ ueir alberg<(^ q6i vicinb^i 

CoL Con permissione di lor signori vado a far- 
gli svHiViiJV itìifi^Attnliiis^iiù'C di^'oti$8inli Com- 
plimenti. (VipafirI*c^)>A> <-.M . . ) 

Isa. Signore , scusatemi ... la sorpresa ... 

Pisf lAp 80t-pvqiMiV' il piacere » la iconaodazij^ho'? 
via la modestia y via la modentiài . 

Jsà% £ vero 9 $\ > ^gnoi% / il piacere « ìa consoi» • 
4asioiieM.. ^ * . - - ^ 



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if curo m jpiflQuALS 

Pas. Non ve 1' ho detto io? 
Cam. ( Oh me infelice ! ) . 
Pa$. Via » andatevi ad abbigliare un poeò. Non 

istà bene , che riceviate lo sposo vestita cosi • 
Met* Voglio vestirla a mio modo questa sposi* 

na. 
Isa, Dunque con vostra licenza. ( bacìa le mani 

ad ambidue., guarda Camillo, e sospirando 

parte ) 
Ob*. Madama» darete gli oixliai opportuni per 

tutto ciò che occorre. 
Ciu. Vado subito a servirvi* MetiUb, vm 

meco • 
JHet. Eccomi ; -— ( a Camillo ) ( Il nemico è 

venuto per impadronirsi della fortezza . Toc- 

€1 anche a voi: a difenderla dall' asssalto.) 

(^. parte y 
OU^ Camillo ^ andrete nell' albergo qui vicino e 
: fiairete trasportare V equipaggio dello sposo di 

mia figlia;. 
Cam. loi signore... 
OU. Sì , voi\ Siete sordo t 
Cam» Non vi alterate . Vi servirò . X ^ ^* ^^ 

virò come va» vecchio incivile t indiscreto « 

rabbioso.) (^ parte} 

SCENA V. 

• Il signor vÀsqvXLRf il, isighòr Ouvo, 

poi CAMILLO che ritorM^^, . .m •.. ; 

(%*. -Questo Camillo da poco tempo in- qui s^ è v 
fatto un beir arrogante . '. .' 

Pas. Eppure, credetemi eh' è un buonissima fi* ' 
Ifliuolo . Ha una tenerezza per voi» .per XQ»9 



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ATTO PRIHO >5 

per latta la nostra famiglia» eh' è q[ualch« 
cosa di singolare . 

Oli* Finzioni per ingannarci» per ti*adirci me» 
glio • 

Pas* Sarà; ma io non ne sono persuaso» 

Oli, Voi siete uno stolido . 

Pas, Non sono persuaso nemmeno di questo a < 

O/i* Ma io sono stato e sarò sempre una bestia* 

Pas. Oh ! di questo » vedete » ne sono persuasi!- 
simo . 

Cam, Quel signore mercatante ha ritrovato 3 
signor Columella , e seco lui ascende le sca- 
le . ( parte ) 

Oli* £ questo vostro signor Golomelìa quando 
pensa di levarci l' incomodo e di rìtoniarse- 
ne in Italia ? 

Pcrs. È un buonissimo galantuomo. Mi diverte^ 

Oli* Ed a me la un effetto contrario • 

Pas* Segno che siamo di diverso um<Mre. 

Oli* Segno che voi siete un balordo. 

Pa^* Già sapete eh' io non ne sono persuaso. i 

(Mi, Ecco monsiem* la Bross. 

Pas* Andiamogli incontro. 

SCENA VI.! 

Monsieur la bross » il signor golumellì » 
e detti. . 

JSro* Oliva, Pasquale; miei cari» miei buoni 

amici» addio. 
Pas* Evviva monsieur la Bross, sempre pi& bel* 

lo è gioviale . 
CoL Ve l'ho condotto io, ve 1' ho condotto io^ 

None vero f 



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l6 OUVO E PASQUALE 

Bro, E verissimo: voi mi avete favorito . (^ad 
Olisco ) (Chi è questo forestiere ? ) 

OH* (W più gran seccatore dell'univei-so . ) 

Jìro. (^a Pasquale^ Sarà amico di casa? 

Pas* £ il più caro uomo del mondo . ) 

Oli* Sarete stanco , accomodatevi . 

Bvo. Ma dov'è la mia sposina? 

Pas. Sta \xstendosi . Or ora verrà . Sedete . ( la 
Bross t Olisco e Pasquale siedono. La Bros s 
è in mezzo ) 

Col* Se mi permettono , approfitterò anch' io del-» 
• la loro amenifisima conversazione* (^ siede pres- 
so Olivo) 

Pas. La vostra* tardanza ci fece un poco tremaró. 

Oli, ( guardando bieco ColwneUa ) Certamcnije , 
eravamo agitatissimi . 

Bro. Aì)bìàmo avuto nel porto un vento con- 
trario ....'•■ ... 

6*0/. So. quello clte faccio io. Sempre per terra. 

Oli. ( s' inquieta) '» 

Pa&. Mia nipote poi, la vostra sposina era in--. 
consolal)ile , Non e' era cosa che la potesse 
consolare . ' . » 

Col. Nemmeno il mio spirito poteva rallegrarla • * 

Oli, (^s' inquieta seniore pia) 

Bro. ( ad Olivo ) ( E un bel tomo a quel eh' io 
veggo . ) . , 

Oli. ( Se vi dico , e una caricatura insopportà- 
bile . ) 

Bro. (^a Pasquàh) (Ce lo godremo//''^ ^ '^ 

Pas, Ve l'ho detto, è un capo d'opeia.) ' 

/?«».( Come vanno d' accordo ! ) ^ : . 

Pas. Potete vantarvi d' esser venuto tra le brac- 
«ia d' una giovane che vi adora . Le abbiamo 
fatta una così bólla e vera pittura del vosUx^ 



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ATTO PRIMO' 'ly 

carattere , elei vostro cuore , àcY vostro sistema 
di vivere , che in questi ultimi giorni non 
c'era momento iu cui ella non ci chiedesse 
di voi , della vostra venuta , ddUl cagione del- 
la vostra tardanza . Non è vero , Olivo ? 

Oli. E vero 5 ma quello che più vi darà moti-^' 
vo di i-allcgi-aivi , si e che potete esser sicuro 
che mia figlia non ha mai fatto all' amoix; con 
chi che sia. 

Pas. E se vi si deve dire la verità , Olivo V Jia 
tenuta anche con troppo rigore. 

Oli. Ma che serve ? Intanto egli pò irti star cer- 
to che gli tocca mia ragazza clic lion sa nulla. 

Pas. Ma., nulla, sapete. Quando' si^ dice uulfei^ 
nulla. . • ' ■ ' ■ L'. 

Olì. Non è mai sortita di questa casa . 

Pas. Mai tino spasso ,' un divertini«uto .^ ^- 

Olì. Qulalche volta fuori di casa^ con me e poi ««à^. 

Pas. A.' casa. . . . •► -i;.;- •. ..■.-; 

Oli. E sempre in casa. , ' 

Bro. Cari' amici, 'mr consolate. * * > 

C^oL Ve lo confermo io, e fvi dico di piik t'alia 
e cosi semplice ed iunodentc, che poO-cbbc ^ 
stare benissimo per la ' sua semplicità colle pa- 
. «torcile delle colline che tengo in Toscafcia . 

OU' Eccola clìe viene. 'v- * . « 

Pas. È ella stessa . ■■>■'. \ .\. \ 

Col. E l' archetipo della bellezza . i « . 

Pas. È Isabella vi dico, e non Archetipo 1 ' 

Col. Non m'intendete. 



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l8 V, OLIVO E PASQUALE 

SCENA XII. 
MADAMIGELLA. ISABELLA Vestita COTI cUgonza , 

- MADAMA GIUSEPPINA • METILDE , e detti. 

Oli» Isabella, questo è lo sposo ch^ io v'ho de-* 
stillato, e che voi eoa laata impazienza ave- 
te sin ora atteso . 

Sro, Madamigella, con qual trasporto di giu- 
bilo io abbia intesa la vostra gentile ed . an- 
ticipata propensione verso la mia persona , non 
posso ili questo momento spiegaivelo: sola 
. vi dirò, eh' io comincio a riguardare questo 
giorno il più felice della mia vita, se in voi 
m' è concesso di possedere un' amica, di cuo« 
re , una compagna amorosa , una spòsa fedele*. 

Mfet, ( Nessuna di queste tre cose sicuramente • ) 

l9a. £»igtiore.. h.. la mia confusione . . • le y ostie 
gentili maniere . . • (Oh dio ! non so cosa mi 
dica . ) 

Oli» Si confonde .per soggezione « ( a Isabella ) . 
i(.Stoi'dita(ocia, non sai dire quattro parale., y 

Pas. (a la Bross} (Poverina ! Bisogna compa^ 
tùia • E timida come una pecorella . ) 

Bro. lì suo silenzio m'è oltremodo carissimo* 
Egli mi dice assai . 

Xsa» (Se sapesse che il mio silenzio non gli ha> 
detto niente \y 

Pas. Eh, ma nOn tacerà sempre , .sapete f La sen- 
tirete , la sentirete come al momcntp sa chiac'^ 
chierare • Piano un poco : eh' ella divenga 
vostra moglie , e ce la discorreremo . La ve- 
recondia delle donzelle è come 1' acquavite • 
È perfetta sino a tanto che si tiene ben chiu- 
sa 9 ma se prende V aria» vola subito via.. 



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Bro. EVviva.il bùott ùmére. del. signor Pasijoa* 
le . ^ Questa è la vosti-a signora consone ? 

Ciu* E vofiiraN serva ... 

Pus. (^a la Bross ) ( La più brava donna del 
Portogallo • Ha' una soggezione di me che 
. non vi posso apiegare . ) . ^ . 

0//. Monsieur la Bross ; con yostra .p^iiftisftionet 
prima del pranzo voglio dare alcane. piccole 
disposizioni^ A *h)e piace di andate iUe corte* 
Non si deve differire ne I9. vostra /ne la sua 
felicità. Dentro quest'oggi vi darete la mano. 

I$a. .(Che.^eatoi) 

Bró» Io ne sono contentissimo. 

Pa$. Bi-avb.Qlivio, 

Col. Ali perchè non sono in Toscana ? che vor- 
rei far vedere come ài festeggiano le noué 
- degli amici . . 

Pas. Oh , sapete quello che adesso dobbiamo &* 

' ce?' Lasdamo. soli un momento questi nostri 

sposini . Non vedete che muoiono dal deside- 

. rio di dirsi. quattro) parólct^e amorose.? Oliyov 

, sono con voi « «... 

Oli. Andiamo..... 

Giù, Fate buona compagnia a mia nipote. •• .n 
Signor Columella , favoritemi * ../'*. 

Col. Eccomi ubbidiencissimo ai vostri^ pregiajbi?> 
; lìssimi comandi . ( ptwU servendo Giuseppind^^ 

Oli. (^a la Bross ^ Ór ora saremo con voi^ 

(^parte) . 

Po^.. Addio» il mio caro parente. 1 

» (pane dietro Olivoy 

JtfeL (E che parentèla I Teine accorgerai.). 
(^accomodnno le sedie a Isabella^ (Cor$(g- 
no f dite tutto » portatevi bene .^(ala Bross^) 
SerYa umilissima, (parte) 



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oo OLIVO •■•Bi pisqmiE 

-.•;■■ -•S-O-E-N-.A.. VIIL. ' . :' • •••. 

>LVDAMIGELLA ISABELLA, momieUT hk BRJdSS.i> *> 

/là. ( ledendo ) ^ ( P^T>cra^ me l* Ci sono . ) ' • 
Bro, ( sedendo ) ( Clic, mod<?^kl thft q^nosla gto- 

• vane * ' Ntjrt IVsO^oraggia neiiiixifciio id' alzàie j^U^ 
••• occhi ^.'^^'-'^ '• •'■.-■ • .. • ' ''^■" . 1 •■» J • •• J 
/«"a. ( Pili che penso a- Camillo^ e* meno- niix)- 

vo il mbdo ' ti'* i iicomiiiciai-e . ;)f » " ' ' « *' - / : ^ 

-^o. '£ c6rì'',''>^i^<)^iiiiigt'lÌA9 che A-^e^ iie. pare*' elei 
vostro sposo? Un poco vcccliiotitovelL, Batìk, 
non c'è male?»' •-■^ ì ' ••» *jì * ' i. • .o;l 

Isa. Oh ! Signore . . . che diftcv mhi ! (TremiJ 
- tutta;)' •■••« •"' : : v: . . . 1,:: . / \< ^ 

3tó, Lasciamo i r^gWardi e 4"CoiDi{)lHncnti . 'Al- 
la bnona. Parliamoci schielLamciite . Vi piàc- 
'*ci(), ò'iioh vi piactìibi?'' 'Jì' *♦!''] -^ * .'v»x 

/«d. ' ('Qdasi :av!'eT! ' volonih' j «di dii^gli . ia>- «diriliMia 

• di no'.)' ' ■ ■•'■•" -'' • ' • ••' •• ■' II''- . ■:•' '=;' 
SfX), Il teatro cthofé' dL pijimoi iuoenlii0i<lè!yvosiri 

occhi co' miei ha sentito una .dolce soipresa, 

qualche tenero movimento? '• ' ^ 

/5a. •( Oi* ^ra gliela dico .) . • V> 

Bro. Non rispondoc© t ( Che- iilnoueaza ! ) "* 
/5«. (Gli elle imbroglio !) ' '^^ 

JW< I£a^ft>pitatO'an poco con ipiiis ficquenìia 

del solito^, «o« è'vero? la' ho indovinala iò?^ 
Isa. (Costui vuole per forza eli' io senta tutto 

ciò che gli piace.) Signoreviu verameiitè. ♦vi 
Br^. £bbené; asc)»lli»temi dunque. Io prometto 

c}ie-5àrrò con lièi il marito più éiscrc^to del'^ 

mondo : vi lascerò tutta la vòs era > libertà » spè- 
vrando che vqì saggiamente non ne abiisoreie. 

Io non solo vi prociu'e):6 degli oiìcsù ^liacoii. 



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ATTO PBIMa 21 

ma vi soUecUcrò ancora perchè ne appròfittia» 
te . Gelosia , lontana da noi 5 mal umore * al 
Diavolo: in somma io farò tatto il possibile 
per piacervi , con condizione per altro * che 
anche voi facciate qualche picciola cosa per 
piacere a me . Siete contenta ? Vi piace il mio 
modo di pensare? Lo trovate voi ragionevo» 
le ? Se in questo andiamo d' accordo » non c'« 
più che dire. 

Isa, ( Eppure se t\ fosse anche Camillo» non gli 
spiaccrebbe questo discorso ) Voi pensate moU 
to ragionevolmente ^ il vostro carattere è ado- 
rabile . 

Bro, Ah 9 il mio carattere ì adorabile I U avete 
finalmente detta questa bella parola • Speria- 
mo bene. Se trovate adorabile il carattere* 
non durerete fatica a trovare amabile la per- 
sóna che ha questo carattere. Madamigella» 
io prevedo un avvenire molto bello. 

Isa* QEd io lo prevedo molto brutto.) Ma se 
permetteste , vorrei confidarvi una cosa . 

Bro, Parlate, cara sposina, parlate. 

Isa, Non vorrei poi che questa cosa fosse per 
recarvi gran dispiacere . 

Bro, Oibò ! quando è delta da voi , mi sarà gra» 
tissima . 

Isa, Lo desidero . Voi siete venuto da Cadice a 
Lisbona ... 

Bro, £ verìssimo. Sono venuto da Cadice a 
Lisbona solo, e partirò in compagnia. 

(^con giubilo') 

Isa, Qui e dove ci ho le mie difficoltà. 

Bro. Oh !.. . come I come , madamigella ? Spi^ 
gatevi, parlate. 

ba. Signore , non vorrei che aveste a prender 
collera «j 



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S9 OUVO E PASQUALE 

JSro. Il Cielo me ne guardi • Non vado mai in 
collera . 

Isa, La cosa che sono per dirvi » è grande » e 
grande assai • 

Bro. Tanto meglio t Ci troverò più gusto a sen- 
tirla • 

Isa. (Eppure è caro . ) Sappiate dimque . • . che 
il mio cuore • • * ( con rapidità ) è prevenuto 
per altro oggetto. (L'Jio detta.) 

Bro, Oh l . . . 

Isa* Non andate in collera per carith. Yi diri 
tutto t il come , il quando » il perchè , tutto» 
tutto . 

Bro. Ed io sto a sentire tranquillamente il co- 
me» il quando» il perchè , tutto» tutto* 

( contraffacendola scherzosamente ) 

Isa. (Quanto è buono !) Nel momento in cui mio 
padre ha stabilito questo matrimonio » io avea 
già concepita una forte passione per il più 
amabile, per il più buon giovane del mondo* 

JKro. Ma come» se non andavate fuoiì di casa 
che con vostro padre ? . . • 

Isa. Eh» questo non importava • L'amico era 
in casa i ma » zitto . 

Bro. L'amico era in casa ! (Bagattelle! altroché 
innocenza I ) E perchè non avete svelato que- 
sto amore a vostro padre? 

Isa, Perchè la sua severità me lo ha impedito • 
Voi non la conoscete, signore» la sua 'se- 
verità. Direi quasi ch'ella è tanto grande» 
quanto il mio amore. 

Bro, (. Ritomo a Cadice senza compagnia « ) 
Ma perchè non spiegarvi prìma di questo mo* 
mento? 

/sa. La mia soverchia timidezza n' è stato il ìaor, 



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ATTO PRIMO .d3 

Sro^ Sieu stata timida a spiegarvi ^ ma non a 

fare l' amore 9 eh ? 
J[ut* Per fare all' amote non ci vuol gran co* 

raggio . 
Bro^ (^ pensando^ Ho capito tutto. 
Jsa. Ifon sareste già in collera 7 • • * Se volete 9 

son vostra» 
Bro. Nor no* vi ringrazio infinitamente « Ma 

come pensate di coudurvi? 
Isa. Io sono nelle vostre braccia. 
'Bro. Bisogncià che vostro padre lo sappia r 
/sa. Sicuramente» che bisognerà dirglielo. 
Bro. Eccolo con vpstro zio. (^s'alzano') 
Isa* Perdonate alla mia sincerità. 
Bro» Anzi ve ne sono obbligato* Parlerò lo a 

vostro padre. •• 
Isa. Non gli dite niente per ora. 
Bro. Ma dunque f 
Isa. Non gli dita niente, se non volete la mia 

rovina. 
Bro. Dunque voi?... 
Isa. ( prendendolo per mano ) Vi tomo a dire 

che io sono nelle vostre braccia. 

SCENA IX. 

a. SIGKOR OUVO» IL S16H0R PASQUUB» 

e detti. 

Pas. Bi-avi » sposini , bravi ; me ne consolo . 
OU. Bravo il nostro parente • Tenete un bacio 

di cuore. 
Pas. Un altro anche da me. 
Bro. (ride) 
Pas* JÈUdete , eh ? Lo so ancor io che avete mo- 



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^^ OLIVO E PASQUAiE 

tiro ^i Stare allégro. Le aVeie dato nel •§(&«> 
nio subito . 

Oli, Ro propriamente piacere di vedervi cont 
tento • 

Sro. Vi sono obbligato , ma .. ^ 

Pas. Vorreste venire alla conclusione, eh? Aspet- 
tate ancora un poco . Andiamo a pranzo , e 
poi sbrigheremo ogni cosa . 

Oli. Già la dote è bella e preparata. 

Bro. Eh, non ho tanta fretta... 

Pas. (^ Olì^o ) Non ha tanta fretta! Gli si 
vede r amore negli occhi . 

Oli. Non potete nasconderlo j no. 

Pas. Cafro il nostro parente . ( lo bacia ) ^ 

OfoV Un altro anche da me. (^fa lo stesso y^ 

Pas. Evviva amore ♦ 

Oli. Evviva.' 

£ro. Evviva questo bel matnmbnio . ( prende 

-' scherzosamente sotto U braccio Isabdìa. Iséu 
bella cammina colla testa bassa e imbaraz- 
zatissima , Pasquale con Olivo , compiacen- 
dosi , segue la Bross e Isabella . 



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a3 

ATTO SECONDO, 



SCENA PRIMA. 

METILDE» CAMILLO. 

Met: iV-ndalc via, lasciategli sola.. Ve l'ho 

, deU«, voglio tW tulio da IDÌI5 . 

Cam. Dunque Isabella ha fatta la dichiarazione 
al £91 estìeie ? • . , ' 

Met. L' ha fatta , signor s'i * 

Caiìu'E come 1' ha egli accolla? 

Mct. Come la doveva accogliere un uomo di 
mondo . . Sulle prime s' è un poco sorpi«$o » 
e poi V ha ^quasi rìagraziala • . 

iCam. Ma il signor Olivo non sa nulla ancora? 

Mot* £h , ve ne accorgerete qu^nd» lo saprà • 

Cam. Ma cosa aveva egli a tavola che se ne 
stava più; ingrugnato del solita ? , 

Mfet. Perchè non può vedere quel forestiere i- 
taliano , il signor Columclla . Non lo conosce- 
te ancora quel suo i*uvitlo temperamento? 
Quando ha un' antipatia , se la ^ prenderebbe 
con tutto il mondo • li signor Pasquale se 
la godeva , ed ecco il motivo della rabbia di 
suo fratello. Avete saputo tutto ? Vi resta 
null^ altro a sapere ? 

Cam* Scusami » cara JMetilde. Un'altra interro- 
gazione e poi hasta. 

Met> ( impazientandosi ) Dite su . 

Cam. È vero che da qui a poco deve venire il 
notaio t 



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%6 OLIVO E PASQUALE 

Jtfef. Sicuramente ; il tèmpo è ristretto , e se voi 

me lo fate perdere inutilmente» non so corno 

andrà a finire questa faccenda. 
Cani. Vado via subito. 
Met. Farete benissimo. 
Cam. Mi raccomando a te . 
Met. £d io -mi raccomando a voi. 
Cam. Di che? 
Xfet. Che andiate via » o di questo affiire me 

ne lavo le mani • 
Cam. Vado • Saluta Isabella » e dille che stia 

forte . 
JHet. Per dirglielo» glielo dirò; tutto sta che 

ci stia. 
Cam. Dille che se la cosa fosse poi ridotta agli 

estremi» dica assolutamente di no. 
Met. Voi credete che sia una cosa facile il far 

dire di no ad una ragazza che ha il marito 

davanti gli òcchi, ed io l'ho per una cosa 

difficilissima. 
Cam, Dunque,... 

Met. Vvesto . E qui il signor Olivo. 
Cam. ( parie con gran sollecittidine ) 

SCENA IL 

METILDE . 

Ho trovato ben io il modo di farlo partire. 
Cospetto j come si ha adesso a fare in que- 
sto imbroglio ? Chi diavolo andrà a dire al 
signor Olivo, che Isabella non vuol prende- 
re il marito che le ha destinato?... Cosa dirà 

' ffuando sapm eh' ella faceva 1' amore con Ca- 
millo ì — Dirglielo bisogna • — Metllde 



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ATT O SECOKDO ^7 

pensaci bene , e ricorclati che non saresti una 
cameriera di garbo , se non avesse buon effetto 
la tua direzione* 

SCENA IIL 

// signor coLuvELLA • e deità • 

Col. ( E questo Campagnola non viene con le 
mie lettere... Se il diavolo facesse che non 
ce ne fossero... Allora s\ starei bene... hp 
quasi terminati tutti i denari ••• Come si fa à 
tornare in Italia ?... ) 

Mei. ( Mi passa pel capo un pensiero ••• ) 

Col. f Non pensiamo a disgrazie . ) 

il/e/. ( Questo bel tomo potrebbe farmi un bel 
gioco . ) 

Cól. ( Ho viaggiato tant' altre volte a piedi» 
tornerò sl viaggiare a piedi . Non voglio im* 
malincouicliirmi per questo . ) O bella gio- 
vane , cosa avete che slate qui pensierosa ? 

Met. Cosa ho? 

Col. S\ . Cosa avete ? 

Mei» Cosa ho !... E voi mi chiedete cosa ho T 

Col. Non ci tiovo motivi di alterarsi in questa 
ricerca . 

Afet. (^Jìngendo parlar da se, ma per essere in-' 
tesa ) E ancora aver coraggio di portarla con 

resta indifferenza I 
Indiffei-enza !... Non capisco • 
Afet' Eh ... mi capisco^ ben io ..« so ben io ... 

basta ... 
Col. Mi sembrate in collera. 
Met. ( come sopra ) Bisognerebbe aver il cuore 
d' un leone , come lo ha qualcun altro • 



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^8 OLIVO E PASQUALE 

Col. Come sarebbe a dire ? 

Met. Come sarebbe a dire ! Cbe avreste fallo 

meglio a non sortire mai dall' Italia . 
CoL Tanto meno v' intendo • 
Met, ( come sopra ) Povera padroncina ! 
CoL Che r è accaduto ? 
Met, ( come sopra ) Amore non ha ragione ... 

È vero... ma... 
*CqL Questa è una giornata felice per madami* 

gella . 
.Met- ( Cóme sopra ^ Felice I. Ed aver cuore di 

. chiaii^arla felice ! 
Col, E perche no ? 
3Iet, ( come sopra ) Ecco qui ; vogliate bene 

a^li uomini , struggetevi d' amore , rinunziato 

alla vosti-a fortuna , rovina^ievi , sacrificatc\ i } 

ne avrete in compenso la più barbara iiidil- 

fcrenza . 
CoL Ma per bacco, io non comprendo che co- 

- sa vogliate dire... 

^et. Non mi capite, uomo disumano, insensi'- 
bile , cuore di cane ! 

CoL A me ? 

AfeL Si y a voi , a voi . Sarete contento . Il ma- 
trimonio non seguirà più. 

CoL ( con gran sorpresa ) E che colpa ne lio 

- io se il malrimoaio non seguirà più ? 

Met. Voi siete stato la causa di tutto ^ voi a- 
vele fatta precipitare quella povera ra^^^azza . 

CoL Scherzate, o dite davvero (^ con alh grez- 
za sospesa ) 

J/tff. Fingete ancora di non saperlo ! Non ve 
ne siete accorto della passione che nudri^a 
per voi in segreto il cuore della mia povera 
padroncina ? 



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ATTO SECONDO 29 

Col. Da cavaliere non me ne sono mai accorto. 

Jffet. Aggiungete la bugia. E le occhiatine, le 
lagnoiette, i sospiri... 

Col, Metilfle, lasciamo gli scherai , Vi dico 
che non ne so nulla ... ( Che caso , che for- 
tuna ! che combinazione ) ( con esultanza an* 
Cora indecisa^ 

Mei. Ebbene , sappiatelo . Ella ha manifestata 
la sua inclinazione per voi al forestiere cho 
le doveva esser marito . 

CoL Possibile ! È vero ? Ma come ?... ( Che for- 
tuna! che combinazione! che caso! ) ( aM«»- 
donandosl all' allegrezza ) 

Met, Ma adesso la povera ragazza non ha co- 
ragpfio di dirlo a suo padre .'Or ora s' atten- 
de il notaio. Figuratevi la sua disperazione. 

Col, Non ha coraggio di dirglielo ! Glielo dirò 
io , glielo dirò io . ( con sicurezza e con e- 
stremo piacere ) 

Met. Lo volesse il cielo. Questo sarebbe un 
ti-atto che toglierebbe a madamigella qualun- 
que sospetto della vostra indifferenza . 

Col, Indifferenza!... Inclinazione per me! (Io 
non so in che mondo mi sia • ^ ( <^ colmo 
della gioia ) 

Mei, Non perdiamo tempo. Io vi manderò 
signor Olivo , parlategli da quclF uomo che 
siete . Andate a una cosa alla volta . Badale 
bene di non dirgli che siete voi quel tale . 
Vediamo come la prende ; poi non mancherà 
tempo che vi diate a conoscere . 

Col, Brava, mi piace questa condotta. Lasciale 

fare a me. 
tfet. ( Il colpo è fatto , il merlotto è in gab- 
bia I ed è disposto a cantare • ) ( parte ) 



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So OLIVO E PASQUALE 

S C E N A IV, 

// signor COLUMELLA « 

Guardale come vanno le cose del mondo f *.- 
Madamigella era innamorala di me^ ed io 
bou me ne sono mai accorto... Adesso ca-^ 
pisco perdi' ella ha fallo il bocchino quando 
le ho chìeslo s' era innamorala • Amore la 
«truggeva e non aveva coraggio di maniiestar* 
melo . " Ma questa , a pensarla bene » è una 
gran fortuna per me . Chi l' avrebbe mai del-^ 
to che dovessi venire 4iv Portogallo per imia- 
morare una bella ragazza senza saperlo e spo* 
darmela con un tesoro di dote? Eh, qui non 
convien perdere un istante. Tosto che viene 
ri signor Olivo » gli svelo l' affare , fuori la 
dote e me lo sposo .- Voglio sino a tanto 
die viene , far un poco i conti . - ( 5t mettQ 
. id tavolino ti scrivere ) Questa giovane ha 
cinquantamila doppie di dote. Bette. Ven- 
timila le investirò in una possessione in To* 
•cai^a . A me piace la campagna , mi divertii q. 

SCENA V, 

CAMPAGNOLA moUnconico , e detto ^ 

tiamp. Signor padrone ? 

Còl, (^ scrivendo ) Che c'è? 

Camp. Cattive nuove . 

Col. Peichè? 

Camp, Lettere non ce ne sono^ 

CoL (^scrivendo ) Non serve . 

Camp, Come ! nou serve \ 



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ATTO 8ECOKDO 3l 

Col, No, non serve ti dico. 

{Jamp, Ma , e i deuaii che dovevano arrivare ? 

Col. Non ho più bisogno de' denari dei mio feu- 
do . Mi mari lo . 

Camp. Eh via . 

Col. £ con cinquantamila doppie di dote^ 

Camp. Mi corbelliate ? 

Coi. Noa li corbello , no . Osserva. Fo la di?- 
stribuzione. In una possessione ventimila dop« 
pie . Altre cin(£uemila in uu palazzo di cit- 
tà. 

Camp. Bravo . 

Col. Altre duemila in vestiario , livree , ce. 

Camp. Bravissimo. Sarà ora che ci ripariamo dal 
freddo . 

Col. Altre cinquemila in carrozze , cavalli , ce. 

Camp. Fatemi un piacere 3 questa partita depen- 
natela . 

Col. Perchè? 

Camp. Perchè il cuore mi dice che noi dovremo 
andar sempre a piedi. 

Col. Non sai nulla » stolido • 

SCENA VI, 

Madamigella isabella ^ e detti. 

Isa. ( Metildc mi vuol parlare. JJ aspetterò qui;) 

( siede) 
CoL ( scrivendo ) Altre diecimila in gioie . 
Isa. ( Capperi ! quel signore ha molti denari 7 ) 
Col. E il rimanente in i scrigno, (s'^/zae ) Va a 

meraviglia . . . Oh scusatemi » madamigella » 

non vi aveva veduta . 
Camp. ( a Columella) È cpiesta la sposai 



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Sa OLIVO E PASQUALE 

CoL Si, questa. 

Camp, Seiilite. .^_>^^ 

Col, Che vuoi? / 

Camp, Ricordatevi del proverbio che abbiamo in 
Toscana . Non si dice qaattro » se non è nel 
sacco» (^parte^ 

SCENA VII. 

Il signor ^cOLUNCELLki e madamigella isabella. 

Col, ( Metilde me 1' ha mandata sicuramente. 
Voglio tasteggiarla.) 

Isa* (alzandosi^ Ditemi, signore , avreste per av^^ 
ventura veduta Metilde? 

Col, Se ho veduto Metilde ? ( Furbacchiotta ! ) 
L'ho veduta si, l'ho veduta, e le ho par- 
lato, e mi ha raccontato tutto. 

Ita, (Me ne dispiace.) Signore, vi prego dì 
non abusare della confidenza che vi ha latta. 

CoL Non arrossite, madamigella'^ non airossite. 
Un amore onesto è sempre lecito . 

Isa, Permettete eh' io me ne vada. 

Col. Restate un pochino ; già Metilde m' ha detr 
to tutto. Non mi resta più nulla a sapere^ 

Isa, Abbiate compassione di me. 

Col, ( Metilde m' ha detta la verità ; è innamo* 
rata perdutamente.) Attendo qui il signor Oli- 
vo vostro padre , ed io gli (lirò tutto . 

Isa, Ah , signore , voi dunque vi siete impegna* 
to di parlare a mio padre? 

Col, E sono sicuro di parlargliene con ottimo 
effetto. 

Isa, ( Brava Metilde.) Lo voglia il cielo». 

Col- Lo desiderate assai ? 



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Att'o s'ecohdo 33 

Isa. ( con un sospiro ) Ah . vorrei ch« mi vfy 
deste il cuore. 

Col. ( con estrema compiacavia ) ( Mi tocca in 
moglie una colomba . ) 

Isa, Diteglielo a poco a poco. Sapete il tuo 
temperamento . 

Col. Lasciate fare a me; ma ditemi» perchè a- 
vete voluto tener nascosta la vostra passione? 

Isa, Per timore di mio padre . 

CoL Io non me ne sono mai accorto di nul- 
la . 

Isa, Eppure io tremava che ve ne accorgeste. 

Col. Perche? 

Isa. Perch' io spesse volte non sapeva dinanzi 
a voi trattenere le mie lagrime . 

CoL ( intenerito assai ) ( Ed io l' ho tormenta- 
ta senza saperlo I Mi fa quasi piangere . ) 

Isa. Signore » che avete ? 

Col. Mi commuove la vostra tenerezza- 

Jsa. Ah, che siate benedetto ! Capisco che siete 
interessato davvero . 

Col. Ecco il signor Olivo. 

Isa. Io vado in giardino ad aspettare la mio* 
va . ( parte in/retta ) 

SCENA vra. 

Il signor OLIVO» il signor colviieixa. 

CoL ( Bisogna farsi coraggio. Parlare con <le- 
strezza e contenersi da uomo. ) 

Oli. ( accigliato ) ( Cosa vuole da me gnesto 
balordo ? ) 

Col. Qlla una fisonomia che fa veramente pau- 
ra.) 



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34 OLIVO E PASQUALS 

Oli, ( brusco ) Siete voi che m' avete doman-*' 
dalo ? cosa volete ? sbrigatevi . 

CoL Geniilissimo signor Olivo , vi prego eli a- 
vcrmi per iscusato » se m' ho presa la liber- 
tà di larvi chiamare ; ma V affare , di cui so- 
no per parlarvi , è dell' ultima conseguenza «^^ 

OIL Per voi , o per me ? 

CoL Per ambidue , ma singolarmente perirne ^ 

Oli, Q Ho capito • ) Denari a' forestieri noa ne 
presto mai , sapete . 

Col, Io non voglio denari. 

(Mi, ( con impazienza ) E cosa dunque volete?" 

Col, Gentilissimo signor Olivo, non vi alterate. 

Oii, Non ho tempo da perdere . Oggi ho trop-^ 
pe cose da fare. Attendo il notaio per eoa-» 
eludere il matrimonio di mia figlia ... 

Còl, Ed è appunto su questo argomento ch& 
debbo parlarvi . 

Oli. ( alterato') Cosa avete a dirmi 7 

Col' Siete veramente certo , scusate la ricerca », 
che madamigella abbia il cuore disposto a 
questo matrimonio ? 

Otl Cosa e' entrate voi ne* miei affari e nel 
matriiponio di mia figlia ? 

Col* ( Bisogna prenderlo con le buone.*) Ma,^ 
compitissimo signor Olivo, parliamo con tran* 
quillità . Mettiamo ... cosi , per ipotesi » fi-* 
furiamoci ... che madamigella in un qualche^ 
momento avesse avuto 1' incontro di conosce- 
re una persona di merito tale , alle di cui at- 
trattive non avesse saputo resìstere, che per* 
ciò... 

Oli. ( riscaldato ) Come ! che I Cosa vi andate 
voi ^figurando ? 

Col» È un mio pensiero» non e' è nulla di 



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krro SECONDO 35 

reale ... ma se questo eh' io vi figurai non 
impossibile caso, si potesse verificare, allo- 
ra voi, che risolvereste ? che pensereste? 

Oli, ( pensa ) Che penserei !... che risolve* 
rei !... 

Col. Questo è quello che desidero sapere. 

Olì, Già non e' è nulla di reale . 

Col. Nulla. 

OIL E un' ipotesi. 

Col. Per r appunto . 

Ole. In questo non impossibile cnso, penserei 
di mettere in ritiro subito mia figlia . 

Col. ( Sin qui non e* è male . ) 

Oli. E risolverei poi di far balzare da im hal- 
conc quel temerario # quell'infame che aves- 
se avuto il coraggio d'approfittarsi della setti* 
Siici tk di mia figlia . ( riscaldato assai ) 
. Non vi riscaldate, signore. È un' ipote- 
si , non e' è nulla di reale . 

OU. Se tanto mi riscaldo per un* ipAesl figu- 
ratevi di che cosa sarei poi capace... 

CoL Ne sono pcrsuasissimo , convintissimo» im 
tutta F estensione del teimine • 

Oli, Avete altro da comandarmi? 

Col, La vostra buona grazia . 

Oli' ( accigliato ) Questa è sempre disposta a 
vostro piacere . 

Col. Compitissimo signor Olivo. 

Oli, Gentilissimo signor Columella. CP^^^X^ 



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3G OLIVO E PASQUALE 

SCENA IX. 

// signor COLtJMELLA» poi CAMILLO. 

Col. Olmè , respiro ... Melilde m' ha mollo bene 
consiglialo a non manifeslarnii interamcuie. 
Voglio andarla subilo a ritrovare... 

Cam, Signor Coliimella, la signora Isabella mi 
manda ad intendere come è andato V affare 
con suo padre . 

Col. Ditele eh' è andato non troppo -bcne> che 
egli è infuriiito , ma eh' io non mi perdo di 
coraggio 5 che seguiti a volermi bene , e chiì 
presto a marcio dispetto di tutti saremo ma- 
rito e moglie . ( in atto di partire) 

Cam. Fermatevi * Come l maiito e moglie ! Co- 
me r 

CoL Ce la slamo intesa segretamente poco fa. 
Ella sa il rimanente . Vado a parlare a Me- 
tilde, Ditele, s\ ditele, che non dubiti che. 
•aremo marito e moglie. (^ parte) 

SCENA X 

CAMILLO, poi il signor OLIVO che tiene 
per mano il signor pasquale. 

Cam. Come ! Che intesi I marito e moglie I Eh 
non può essere... 

Oli. Venite qua . 

Pas. Scusatemi , Olivo 5 ma io non ne ^ou per- 
suaso . 

Oli. Camillo , venite anche voi . Parliamo sot- 
tovoce, che monsieur la Bross non penetri 
per amor del cielo cos' alcuna • . 



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ITTO SEGOKDO ?7 

Cam. (Scoprirò qualche con. ) - 

Oli. ( a Camillo ) Avete sapato ? Isabella face- 
va air amore segi-etamente coli' Italiano . 

Cam. ( Scellerata I Che sento mai I ) 

Oli. Ve lo sareste mai pensato? L'avreste mai 
creduto ? 

Pas. In verità che ancora duro fatica a <rj«^ 
derlo . 

Cam, Signore ^ conviene che lo crediate . Ne 
sono stato assicurato anch'io in cfuesto mo* 

• mento. (^fremendo di nascosto^ 

Oli. ( a Pasquale ) Sentite ? Ne siete ancor pcr- 
* suaso ì 

Pas. Sarà» quando lo dite voi altri, sarà. 

Oli. Manco male che monsieur la Bross non 
sa niente e non gli resta, il tempo da pene* 
trar cosa alcuna i del resto sarebbe tutto ix)- 
•vinato, e questo degno galantuoìno sarebbe) 
venuto per essere strapazzato e deriso. 

Pas. Qui ci vuole politica , e guardar bene di 
non far traspirare cos' alcunil . 

Oli. Voglio con quattro delle mie parole met- 
tere a dovere mia- figlia • - 

Pas. No, cominciamo male. In affari di diro- 

• eione riportatevi a me. Se Volete mettere a 
' dovere vostra figlia , v' insegnerò io chi pò- 

ti-à farlo m^lio di voi . Eccolo qua ( indi* 
eando Camillo ) . Questo è 1' nomo capace 
di dire quattro parole in questa circostanzfi 
come va ... Non e vero , Camillo , voi parle- 
rete a Isabella in nome di suo padre ? 

Cam. E le parlerò con molto caloi^ , se mi per- 
mettete. 

Oli. Anzi vi do tutta la mia autorità . 

Pas. E anche la mia. So che mi tcm€ e mi ri* 
spetta, - a* 



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38 ouvo E vJoqvkvE 

OU* Tenete 9 genitori» con rigore le figlie in 

casa . 
Pas, Credete, povcrì zìi, alle vostre nipoti « 
OlL Ve la fanno sugli occhi. 
Pas, Se la fanno a Pasquale» a chi non la &'> 

i*anno ? In somma io vado a sollecitare il no* 
. taio» e vi mando Isabella. 
rCam, Mandatela presto , signore . Non vedo l' o* 

ra di sfogare anche la mia collera . 
Pas> (a Olivo ) ( Sentite che giovane amoro* 

so ! Con cUe interesse assume le nostre par- 
ti . ) 
OU.lEti io vado a tenere a bada monsieor la 

Bross , 
pas, Camillo, a voi. 
0U\ Tocca a voi . Tutto quello che direte » sa» 

ra ben detto • ( parte ) 
Pa$. Tutto quello che farete» sarà ben fatto-. 

( parte } 

SCENA XI. 

CÀMUXiO» 

Son io chp ho ascoltate tutte queste cose» or* 
vero ho sognato ! £ possibile una infedeltà 
COSI nera » un cambiamento cosi improvviso » 
una sfrontatezza cosi artifìziosa ! In un cuove 
che aveva tutta V apparenza di candore » di 
.schiettezza» d' ingenuità! Cielo! £ egli possi- 
bile che la più sviscerata tenerezza debba a* 
vere per compenso il più orrendo de' tradi* 
menti ! Dopo tante proteste ha avuto cuor 
di tradirmi ! E per chi ? Per un uomo qui 
portato dal casoi per una ridicola figura» per 



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Atto secondo Sg 

« fin Colnmella ! Io non resisto ad un coìp^ 
sì inaspettato. ( siede presso ad un tavidi- 
no dove Colnmeila ha fatto il conto, e leg- 
ge ) Che vedo ! anche la distribuzione della 
dote! Una possessione in Toscana ! Un pa- 
lazzo in città ! £ il i*esio in iscrigno ! £ non 
e' è pili dubbio » la cosa e decisa , il tradime»- 
i chiaro • Columella m' ha detto la verità • 

SCENA XII. 

, Madamigella jskBELLk 9 e detto ^ 

Isa* ( Mio zio mi manda da Camillo ! ) Cb« 

cosa vuoi f 
Cam, (^fremendo ) Vorrei ... vorrei ..• 
Isa» So quello che tu vorresti ^ ma ci sono tan* 

ti ostacoli. 
Cani, ( come sopra ) Ci sono degli ostacoli 1 

Adesso ci sono degli ostacoli . 
Isa, Ci sono sempre stati; ma li supereremo «« 

Intanto monsieur la Bross e mio padre sanno 

che il mio cuore è prevenuto. 
Cam, ( come sopra ) Eh , lo so ancor io • 
Isa* Tu sei stato poi il primo di tutti a sa? 

perlo . 
Cam, ( Che finta semplicità ! ) 
Isa. Ma tu mi sembri turl)ato I che cos' hai ? 

Hai il tuo solito dolor di testa? 
Cam. E più forte del solito; ma passerà* 
Isa. Lo desidero assai . Che vuoi dirmi f 
Cam. Che vostro padre e vostro zio intendono 

assolutamente me dobbiate or ora disporvi si 

dar la mano di sposa a monsieur la Bross* 
Isa. Oh , io non do la mia mano ad altri fuor^ 

che a Camillo « 



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4p ouvo e PÀsqvAU 

Cain. Ah menzognera , simulatrice , infedele , 
ancor non sei stanca di coprire col velo d' u- 
na finta modestia^ dVuna mentita innocenza, 
un cuore bugiaido, empio» disumano, spie-, 
tato? Non ti basta di aveimi ingannato» tra- 
dito 9 che sino all' estremo momento ti vuoi 
compiacere della mia cieca persuasione^ della 
mia stolta credulità? Credi tu forse che no* 
to non sia 1' amore che in segreto nudrivi 
per Golumella, il dialogo che teste hai a* 
vuto seco lui per manifestargli il tuo cuore, 
per renderlo certo della tua promessa? No, 
disingannati 9 si sa tutto, tutto è palese a 
tuo padre , a tuo zio , a me : a me , che av- 
volto dalle tue lusinghe in un amore il più 
vemce e sincero, debbo stendere le mani al 
cielo pop ringraziarlo d' avermi levata mia 
benda dagli occhi , che mi lasciava cadere in 
un precipizio fatale. Vanne, spergiura, dà 
la tua mano a chi più ti piace , stringi al 
. seno chi più t' aggrada : io non posso che 
compiangere la sorte di quello sventurato che 
a te si lega, che detestare il primo momen- 
to ia cui ti vidi , che fuggire l' occasione di • 
rivederti mai più . 

Isa. Ah fermati, Camillo... ascoltami ... 

Cam, Lasciami > traditrice . 

Isa* Non e vero , non è vero . 

Ca?n. Lasciami , ti dico . ( si disimbarazza e 

Isa. Ciclo ! Egli mi fugge . Ah maledettissimo 
(ìolu niella ! ( si getta sopra una sedia met^ 
tendasi colla testa appoggiata sopra le ìtuim) 



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ATTO SBCOHDO 4% 

SCENA xm. 

// signor coLuicfiixA, madamigella isabella» 
poi monsieur la bross. 

Col. ( Mi pare d' avere udito chiamarmi ... Ah , 

ecco madamigella . Poverina ! E malinconica 

per la risposta che le ho mandata. ) 
Isa. ( ad alta voce ) ( Ingrato I Crudele ! ) 
Col. (Se sapesse a che rischio sono andato « 
. non direbbe cosi . ) 
Isa. ( come sopra ) ( Poteva trattarmi in p<^* 

gior maniera ! ) 
Col. ( Ha ragione ; sono stato troppo sulle mie.) 
Isa. ( come sopra ) ( Tante speranze ! Tanto 

amore ! Tanto bene eh' io gli voleva i... ) 
Col» ( Ma cosa poteva fare di più ? ) 
Isa. ( come sopra ) ( Ma se verrà più a par« 

laimi , vedrk , sentirà » saprà cosa io sono ca<« 

pace ^ di fare . ) 
Col. ( E meglio andar via ♦ ) (^va per partire, 

poi si Jerma . y 
Bro. ( entrando ) ( Questo saia 1' amante di 

madamigella ! ) 
Isa. ( come sopra ) ( Per fargli dispetto ci 

mancherebbe poco eh' io dassi la mano a 

monsieur la Bross . ) 
Col. ( inginocchiandosi dinanzi Isabella ) Ah 

no» aninEta mia, non far questo per carità, 
Isa. (^ alzandosi ) ILkscì^mi f traditore. 
Col. ( alzandosi ) Non mi vuoi più bene , ido* 

lo mio? 
ha. Ti abboiTo » ti detesto » li maledico . 
Col. (^a la Bross ) Vedete , per causa vostra... 



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%a OLIVO E PASQUALI^ 

SCENA XIV- 

R signor olivo, il signor pasquale» camìllOi 

. madama Giuseppina, metilde, il thotàio, 

CAMPAGNOLA , duc Servitori , e detti . 

Oli. ( di dentro ) Sarà di sopra , audiamo » sarà 
di sopra. 

Col. Servo umilissimo , divoiissìmo di lor si- 
gnori . ( entra in fretta nella sua stanza , al* 
l' udire la voce d' Olisco , poi toma ) 

Bro* Ecco vostro padre . Sarà qui il notaio • 
Che pensate di fare ? Volete clii io parli? Vo- 
lete pailar voi ? 

ha. Parlerò io... parlate voi... lasciatemi sta-^ 
re, son disperata. 

Tas* ( a Camillo , entrando con tutti gli altri) 
Anche voi , signor sì , vogliamo che ci siate 
anche voi. 

Oli. Eccolo qua, ve F ho detto. Venite tutti* 
Signor notaio , qua . Qua Isabella , qua moii- 
sieur la Bross . Mio fi-atello là , e là mia co- 
gnata . ( a Camillo ) E noi altri imo per par- 
te . Voi altri sei-virete da testimoni . ^ ai ser- 
vitori ) ( tutti siedono. Isabella nel mezzo t 
il notaio da una parte , monsieur la Bross 
dall' altra . Pulcino a la Bross , Pasquale , 
vicino al notaio , madama Giuseppina , "vi* 
nino a Pasquale , Olix^o ) 

Camp. ( Non capisco cosa sia questo matrimo- 
nio • Il mio padrone , eh' è lo isposo » non 

JHet* C Adesso scoppia la mina • ) 

PaSy Qa la Bross ) Caro il mio parente . 

Bro. Caro amico* 



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ìtto becoudo 4^ 

Pas, f Politica ! ) 

Not, ( a Isabella e a la Bross) Prima di lut- 
to me ne consolo co' signori sposi . ( non 
corrispondono ) Oh che sposi stralunati I 

Pas. ( al notaio ) Compatiteli , hanno altro 
per il capo . Non vedono 1' ora di piarsi la 
mano . Presi o , presto . ( Politica ! ) 

Cam, ( Queir indegna non mi guarda ! ) 

Isa ( Vedrà , quelP ingrato vedrà .) 

Not, Queste sono le carte . Questo è il contrat- 
to sottoscritto . Qui e' è tutto» non manca 
che r ultimo assenso de' contraenti • Dunque 
la signora Isabella farà il piacere di diimi in 
presenza di questi testimoni s' è contenta di 
prendere per suo marito mousieur la Bross. 

pas* Fuori im bel si, forte. 

Isa. No . ( tìitti si sorprendono ) 

Oli. Come ! Indegna !... 

Bro. Non vi movete. Tacete tutti. Ascollatemi. 

Oli, Che vorreste dire? 

JJro. Non vi movete , dico . Ascoltatemi . 

Pas. (ad Olivo ) ( Politica , Olivo , politica . ) 

£ro. In questo mom'ento non si tratta niente 
meno che di sacrificare una vittima alla se« 
verità, all'interesse, alla violenza. Se tace 
la natura nel cuor d' un padre , ella parli nel 
cuor d' un amico : si vinca ogni riguardo e 
si salvi una sventui-ata. Madamigella Isabel* 
la arde da qualche tempo di un' altra fiam* 
ma ..* 

Oli. Non è vero. 

£ro* Quando osate negarlo» vi convincerò. Si- 
gnor Columella... 

Col. (^uscendo) È vero, è vero, poverina! è 
innamorata cU me • 



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44 OLIVO E PASQUALE 

Isa* Mi fulmini il cielo, se mai ho amato co- 
stui . 

Bro* Come , madamigella !... 

Isa, Uditemi tutti, sappiatelo tutti. Camillo è 
il mio hene , Camillo solo è V anima mia • 
( va nelle braccia di Camillo ) 

Oli, Ah 9 scellerati ... 

Bro. Che fareste ! Frenatevi , venite meco. 
( conduce via a forza Olivo ) 

Pa$. Parente » aiuto . Politica » Olivo. ( lo se- 

glie) 

A/et» ( a Giuseppina ) Venite con me . Non te- 
mete di nulla , ( ad Isabella ) Se avete det» 
to un bel no , preparatevi a dire un bel sì • 
( a Camillo ) Voi se avete la piazza , sap- 
piatevela custodire ; ( a Columella ) e voi per 
questa volta forbitevi la bocca. C entra con 
Giuseppina , con Isabella , con Camillo, col 
notaio e coi servitori neW appartamento di 
Pasquale ) 

Camp. Ve r ho detto , signor padrone , ve l' ho 
detto ? 

CoL ( sbalordito ) Che cosa ? 

Camp. Che non dovevate dir quattro se non e- 
ra nel sacco . ( parte in compagnia di Co* 

lamella ) 



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45 

ATTO TERZO 



SCENAPRIMA. 

Madama Giuseppina» metilse* 

MeL Oono ancora chiusi in stanza. Sa il cic- 
lo , cosa macchiueranno : manco male che e' è 
monsieui- la Bross, il quale» per dire la ve- 
rità non poteva contenersi in modo migliore. 

Già. Come credi che andrà a finire questa fac- 
cenda ? 

MeL Bene, se anche voi mi darete tm poco di 
aiuto . 

Giù» Io sono disposta a far quello che vuoi j ma 
tu m' hai detto che ti lasci fare » ed io » co^ 
me hai veduto, non me ne sono impacciata 
nò punto, né poco. 

Met> verrà il vostro momento . Intanto sentite . 
Io penso che dobbiamo contenerci in questa 
maniera . Opporsi in primo luogo mai ^ ne al 
signor Olivo , ne al signor Pasquale , dar lo» 
ro sempre ragione , e lasciarli dire . Non op- 
ponendosi , la loro collera non s' accrescerà : 
dando loro sempre ragione , s' annoieranno d'a- 
verla , e lasciandoli dire , si stancheranno alla 
fìne> e ci lasceranno parlare. 

Ciò Ma se mio cognato facesse una qualche ri- 
soluzione ? . 



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46 OLIVO E PASQUALE 

IHet. La faccia; ne faremo un'altra anche noi, 
Per qual motivo credete eh' io abbia fatto trat- 
tenere il notaio nel vostro appartamento? 
Procuriamo di ridurli colle buone , se e' è il 
caso : diversamente Camillo è là ; ]à e' è ma- 
damigella ; il notaio è F uomo il più compi- 
to del mondo; tutto s'accomoda in uu mo-» 
mento. 

Giù. Io ti lascio, fare » perchè Rapisco che Ca- 
millo è un ottimo giovane ; del resto . • . 

iHet* Del resto neppur io mi sarei posta in que- 
sto impiccio. Sento strepito. Allontanatevi* 

Giù* Avvisami di ciò che succede . 

( entra nel suo appartamento ) 

SCENA IL 

METILDE 9 il signor COLUMELLA ♦, 
CAMPAGNOLA. « 

Kfet^ ( Ecco qui il signor Columella • Conviene 
accomodarla anche con questo . ) 

©i/. (« Campagnola^ (Ecco qua quella buo- 
na lana che m'ha date ad intendei*e tante 
corbellerie .) 

Camp, Signor padrone , non le parlate , perchè 
altrimenti vi marita in seconde nozze. 

Col, Siete in collera contro di me perchè ho in- 
namorata la vostra padrona ? Sono ancora u» 
ingrato 7 Ho ancora un cuore di cane f 

(^con ironia e rabbia,^ 

Sfet, Compatisco il vostro riscaldo ; ma se avre* 
te la bontà di ascoltarmi » vi farò vedeie che 
voi avete il torto. 

Col. Io il torto I 



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ATTO TERZO 4? 

Ctimp, ( a Columella ) ( Se vi dico che vi tor- 
na a maritare . ) 
Ck>L VoiTcsie mettermi in im secondo impe- , 
' gno , corbellarmi di bel nuovo » e far che il 

signor Olivo mi gettasse giù da un balcone 

davvero ! 
Mct, Ah ! avete paura del signor Olivo? 
CoL lo non son uomo da aver paura » ma sono 

un uomo prudente t «on forestiere » e non vo* 

glio mettermi in certi impegni. 
Met. ( Ho capito . ) Avete ragione. Egli è a dir 

vero un uomo bestiale • • . » • Oh I eccolo per 

r appunto . . 
CoL Sono vostro umilissimo servitore, 

( parte con Campagnola ) 

S CE N A IIL 

HETILDE, il Signor PASQUALE» 

il signor OLIVO* 

Met, Anche di questo me ne son liberata • • . .. 

Eccoli tutti e due. Oh! il tempo è brutto^ 

brutto assai. Metilde» giudizio. 
Oli. Sì t farò vedere chi sono , mi farò conosco^ 

re p darò un esempio romano* 
Mas. Dite bene. Olivo» bisogna dare on eteiQ!» 

pio romano. 
OH. Metilde. 
Met. Signore. 
Oli. Il mio cappello • 
JHet. Subito . ( v'^ , poi toma ) 
Oli. Costei avrà saputo ogni cosà« 
Pas. Ora la ricercherò. 
Met* Eccovi servito . 



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48 OUVO E PJISQUALB 

Pas. Sapevi ta nulla di questa tresca? ( séno } 

Kfet* Uh 9 signore , potete immaginarvi che non 
vi avrei avvisato? 

Pas. (a Olivo ^ (Quando dice cosi, bisogna 
a-ederle . ) ( ^ Matilde dolcemente ) Te lo sa- 
resti mai figurato ? 

Met Nemmeno per sogno. 

Pas, Cosi semplice ! cosi modesta ! 

Met» Se mi pare ancora impossibile • , 

Oli* Ma è pur troppo vero. 

Pas, Così non fosse. 

Met, Davvero che s' io fossi in voi altri , vorrei 
prendere una forte risoluzione. 

Oli, E perchè cosa credi tu eh' io sorta dì casa t 
Per larla mettere subito in un ritiro. 

Met» ( Mi servirà di regola . ) E se v' ho a di- 
re il vero , fate anche poco . 

Oli- Alla fine che cosa le ho da fare di più? 
E mia figlia. 

Pas, E poi mia nipote^ 

Mei. Questo è vero , il sangue è sempre sangue. 

Oli, E dov' è quel briccone di Camillo 2 

Met. Eh, è fuggito di casa subito. 

Pas, Manco male che possiamo staie col nostro 
cuore tranquillo. 

Met, E poi ci son io. 

Pas* E mia moglie credi tu che ne fosse a parte ? 

Met- Uh! non so niente davvero,. ma credo di 
no. Chi poteva mettersi in sospetto? Ella 
sempre leggeva , Camillo sempre faceva con- 
ti , e intanto facevano all' amore . 

Pas- Io 1' ho con colui appunto: perchè sem- 
pre mi dava ad intendere di far conti. 

Oli- Non voglio perdere questi momenti • Vado 
e ritomo , Metilde , tu resta alla custodia di 
mia figlia . ( parte ) 



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krro TERZO 49 

S CE N A IV. 

Il signor PASQUALE, e metilde. 

Met. Sentite per altro » discorrendola &a di noi» 
che già nessuno ci sente : quando si pensa che 
amore fa fare a tutti gli uomini le' gran paz-^ 
zie , ' non si può andar tanto in collera con 
questi due giovanotti. 

Pas. Certo . . . che pensandoci bene . . . 

Met. Quante ne avrete fatto anche voi nella \o^ 
stra gioventù I 

Pas. Ne fanno lutti. 

Met, Ma voi ne avrete fotte più degli altri, 

Pas. Perchè? 

Met, Perchè voi da giovane dovete essere stato 
molto beli' uomo . 

Pas, ( Che brava ragazza è questa ! ) 

Met» Tornando sul nostro proposito , mi sembra 
che il signor Olivo se la prende con troppo 
fuoco • 

Pas* Pare anche a me veramente; ma l'affiire 
è grande » grande assai . 

Met. È grande , è vero ; ma poi tutti possiamo 
fallare . 

Pas, Hai mentito? vuol dare un esempio ro- 
mano • 

Met. Si attirerà addosso 1' odio di tutto il paese. 

Pas. Certo che in tutte le cose- ci vuol politica* 

Met, Voi mi piacete perchè sapete essere severo 

• a tempo , e a tempo esser buono . Eh , se il 
signor Olivo sapesse cosa si dice di lui e di 
voi per tutta Lisboiia . • • 

Pas, Cosa si dice? Cosa si dice? 

Met. Vi prego di dispensarmi i perchè il signor 



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5» OLIVO fi FÀSQtTÀLB 

olivo alla fine è vostro fratello , e voi sieto 

il mio padrone. 
Pa5. Non le la passo . Voglio saperlo . 
JUtt* Sapete cosa si dice ad un uomo quando 

gli si vuol dire eh' è selvatico , inquieto » pun* 

tiglioso» intrattabile? 
Pas. No. 

Mei* Che è un Olivo - 
Ttis* (^con sorpresa^ Eh , via! . 
Met. ve lo giuro . Sapete poi cosa si dice ad nH 

uomo quando gli si vuol dire eh' è dolce , 

affabile , manieroso » discreto ? 
Pas. Cosa ! 

Met, Ch' è un Pasquale • , 
Pus. ( con compiacenza ) E vero questo ? 
Jfef' Vi dico che questi due nomi sono andati 

in proverbio. 
Pas. (Quando si dico di diventar famosi senza 

volerlo I ) 
Met. ( Mi pare il momento ) Oh signore , 

con vostra permissione : non voglio mancara 

al mio dovei*e 5 vado a tener compagnia a ma* 

damigella . 

(^entra neW appartamento di Pasquale) 

SCENA V. 

// signor PASQUALE, poi madaniigclla 

ISABELLA . 

Pas, Che brava e buona ragazza è questa ! . ^ ^. 
Come le sta a cuore il decoro della nostra 
;&mìglia . — - Dunque quando vogliono di- 
'rc ad un uomo eh' è buono , gli dicono Pa- 
squale . . • 

Isa. Signor tìo, , ^ 



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ATTO TEKZO 5l 

Pas» ( non abbacando ) Oh voglio che a nnf 

dicano sempre Pasquale. 
Isa* ( Vuole che gli si dica Pasquale ; ebl>cn« 

gli dirò Pasquale. ) Sif^iior Pasquale.». 
Pas. ( accorgemlosi ) ( Furba costei I Mi dic^ 

Pasquale per sedarmi.) Con te sono Olivo» 

Accostati . 
Isa. ( con timidezza ) Eccomi , signore . 
Pas. Adesso fai la timida, eh? E poco prima 

hai avuto quell'ardire? Chi t'ha dato questo 

esempio d' imprudenza » di libertinaggio ? 
Isa. Voi, signora. 
Pas. Come I Io ! 
Isa. Madama mia zia mi ha raccontato più d'tt» 

na volta, che voi avete fatto all' amoi-e ìjt 

segreto con lei • Io ho fatto lo stesso con Ca* 

millo. 
Pas, Io era io, e tu sei tu. E poi non è ve» 

ro. Insegnerò io a madama se queste sona 

cose da raccontarsi alle iknciulle . Orsù pre* 

parati d* entrare questa sera in ritiro . 
Isa. Ah , signore , perchè ? 
Pas* È ancora ne domandi il perchè? Ti part 

che una fanciulla debba fare all'amore? 
Isa. A me pare di s\. 
Pas, Ed hai l' ardire di confermarlo ? 
Isa. Voi mi avete insegnalo a non dir la bugia • 
Pas. E tutto t'ha insegnato tuo zio? 
Isa. Mi avete voluto sempre bene • 
Pas. ( intenerito ) ( Figurarsi ! me l' ho alleva* 

U da bambina.} 



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5^ OLIVO E PASQUALE 

SCENA VI. 

CAMILLO in disparte, e detti, 

Cam, ( Voglio farmi coraggio anch' io .) 

Pas, Orsù. , qui bisogna pensare ad obbedire tuo 
padre . Quel briccone poi di Camillo avrà 
anch' egli la sua parie. 

Cam. ( si ritira ; poi lentamente 5i va acco- 
stando ) 

Isa, Abbiate compassione di quel povero gio- 
vane . 

Pas, Pietà di quello sciagurato ! Ne ha avuto 
egli pel tuo decoro , per quello della nostra 
famiglia? Ha sentito gratitudine di quanto io 
ho fatto per lui ? Ebbene se ne accorgerà 
queir impostoraccio . 

Cam. (si mette in ginocchio alla sinistra sen» 
za che Pasquale se ne awégga') 

Isa, Ah, signor zio . . . 

Pas, Che e' è ? 

Isa, Voi m' avete insegnato ... 

Pas. E che cosa t'ho insegnato? 

Isa, A non dir male del prossimo (indicando 
Camillo ) 

Pas. Ebbene... (accorgendosi') Cosa fai tu qua 
guidone? Sei venuto per fare qualche altro 
conto ? Non ci sono più conti da fare , no } 
non ci sono più partite da registrare . 

Cam* Vendicatevi » avete ragione , ammazzatemi; 

Iset, (mettendosi in ginocchio) Sfogatevi anche; 
con me. 

Cam, È giusto il vostro risentimento. 

Pas* (a Camillo) Questa era la tua aritmeti- 
ca eh? (indicando Isabella) 



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ATTO TERZO 53 

I$a. La vostra coUera è ragionevole. 

Pas. (Sento propriamente che il mio cuore ncn 
è fallo per cose romane. ) Alzatevi ^ sciagu- 
rati . ( s' alzano ) 

Isa, Perdonateci ima colpa proveniente da «- 
more . 

Cam, Siete stato giovine anche vói , e saprrfo 
che non e' è passione più scusabile dell' a- 
more. 

Pas, Anche ta ti difendi con quello che ho 
fatto io ! Ma io non ho Vallo all' amore dan- 
do ad intendere di far conti . 

Cam. Siete tanto huono . Tutto il paese vi ren- 
de questa giustiEta . 

Pas. ( Anche costui sa di Pasquale ! ) E che 
cosa pretenderesti ? 

Cam, Che vi maneggiaste perchè il signor Oli- 
vo si accomodasse alla circostanza . 

Pas, Una bagallelluzza, eh? Ed hai coraggio dì 
pensare ad ammogliarti senza un qua Urino la 
tasca ? 

Cam, E vero » son povero . 

Isa, Ma io posso farlo ricco. 

Cam. Io sarei bastantemente felice a possedere 
Isabella . 

/sa. A me basterebbe 1' essere unita a Camillo. 

Pas, E poi se non ci fosse il pranzo e la ce- 
na , pranzereste d' amore , cenereste d' amo- 
re^ eh? Poveri sciocchi ! Non passerebbero 
due mesi che maledireste ambedue la vostra 
inconsiderata risoluzione ; tu per aver pieso 
un uomo povero, e tu per esserti accasalo 
con una giovane' senza dote. 

Isa, Dunque noi saremo per sempre infelici ?' 

Cam, Non troveremo compassione da alcuno ? 



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54 OUSO E PASQUALE 

Isa- Io sono una disperata, (^piange') 

Cam. Io sono il più infelice di tulli gli uomi- 
ni . ( piange ) 

Pas. Ah ! non piangete per carila , che fate pian- 
gere ancora me. {piange dirottamente ) Oh 
cielo! Ecco Olivo che ritorna . 

Isa. Povera me! Cono a nascondermi. Mi rac- 
comando a voi . ( entra nelV appartamento ) 

Cam. Siamo nelle vostie mani. Ma dove mi 
nasconderò ? 

Pas. Va fuori di qua, 

Cam. Se sorto , .mi vede .... 

Pas. È vero . Va via . 

Cam. Anderò là . ( indicando l'appartamento 
dov' è entrata Isabella ) 

Pas. Va dove diavolo vuoi. ( lo caccia a forza 
nell' appartamento^ Qkù bisogna sal>ui^i a 
forza di politica. 

SCENA VII. 

Il signor ouYO , il signor j»asquAle . 

Oli. Eccomi di ritomo. 

Pas. ( asciugandosi gli occhi ) Se Olivo s' ac- 
corge eh' io abbia piallo , povero me ! 

Oli. Ho combinato tulio in questi pochi mo- 
niciui . Isabella quesla sci-a medesima sarà 
uccellata nel ritiro. 

Pas. ( imbarazzato , asciugandosi gli occhi per 
non essere scoperto ) Bra^óssi^io * 

O/i. E a quel Jurl'ante di Camillo gli passerà 
' male, male assai, più di quello che si fi- 
gura, 

Pas. ( come sopra ) Ne ho gusto . . 



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ATTO TERZO 53 

OU. Gota «vele ? • ^ 

Pas. ( come sopra ) Nulla ,' 

OU. Voi avete pianto? 
-Par.' (^icomé sopra) lo-f No- 

CHi. Sarebbe forse stata queUa sciagarata a se- 
darvi -^ a cangiarvi P 

Pas. È stata ••• ma ' V ho tratuta come si do- 
veva. 

OU. Che cosa vi ha detto ? 

Pas Che la sua colpa non era poi tanlo gran- 
de « che era proveniente da amore ( con te* 
nerezza ) 

OU. ( riscaldaio ) E voi f 

Pas. Le ho data un' occhiata, che 1' ho spaven- 
tata . ( severo ) 

OU. Bravo. Ed ella? 

Pas. Si è posta a piangere dirottissimamente . 

( intenerito ) 

OU. ( con calore ) E voi ? 

Pas. Sono slato qui saldo come la torre del mo- 
lo . ( severo^ 

OU. Bravo . B còme V ha finita ? 

Pas. Col gettarmisi ai piedi , mai cessando di 
piangere, finteneriio) 

OU. ( con isaegno ) Come! Come ! 

Pof. Ma io r ho rìbntuu ^ e le ho detto 5 ti 
tripudio » nipote . 

OU. Vi siete portato bene; 
' Pas^ ( >Se sapesse tutto 1 ma or ora lo saprà • ) 

OU. JBtdor'^è ella adèsso ? 
-■PiÀs,*l^ fìék mio appartaménto • 
^0&., Solar ;^ . 

Pas. Solissima. (Politicai) 
'^•OU.'Vkahmtiì» ima volu avete operato da 
uomo . 



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5G OLIVO E PASQUALE 

Pas* Ma sentite » vonei dirvi per altro cpialclie 
cosa su questo proposito. 

C/i. Che cosa vorreste adirmi ? . / ." 

Pus. Nuir altro che nn riflesso che m' ha fat- 
to mia moglie. 

OU. Vostra moglie è una pazza: ella ha dato 
mano a questa illecita corrispondenza; voi 
siete un balordo » non ve ne siete accorto , 
ed ella ve 1' ha fatta su gli occhi • 

Pai. Me r ha fatta su gli occhi! Mia moglie! 

Oli. Sicuramente • Me ne ha assicurato anche 
Golumella che adesso 1' ho trovato per via. 

Pas* Mi sentirà mia moglie» mi sentirai 

Oli* Fate da marito una volta. Strapazzatela 
come si deve. 

Pas. Non von*ei poi che non mi dicessero pia 
Pasquale, 

O/A Qie vuol dire ? 

Pus. Eh , un certo proverbio k.* lo saprete a 
suo tempo. 

SCENA vm. 

Monsieur la bross » e detti » 

3ro, Olivo , Pasquale , ora che la Collera vi 
dovrebbe esser passata , . si potrebbero dirvi 
due sole parole l 

Pas, Se venite per parlarci in iavore di Isabella 
e Camillo , [è tutto inutile . Abbiamo prese 
le nostre risoluzioni.;. e sarà vendicato T ol- 
traggio che è stato fatto a voi» a iftoi>.ed' a 
tutta la nostra famiiglia. 

Bro, Per mia parte rinunziò a qualmMpte ven;« 
detta ; anzi ... 



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Atto terzo 5^ 

P€U^ Se rìnunziate voi» non abbiamo rinimzia- 
lo noi . ( con calore ) 

Oli, ( ^ Pasquale ) Se avete parlato cosi a vo- 
stra moglie !... 

Pas* Mi sentirete» le parlerò» le parlerà « 

SCENA IX. 
Madama giusefpisa» e detti. 

Giù. Sarebbe permesso di potervi parlare? 

Oli» ( a Pasquale ) ( A voi . ) 

Pas. Non ^ signora. 

Giù. ( risentita ) Per ^ual motivo ? 

Oli. ( a Pasquale) ( Non vi fate paura • A voi.) 

Pas* Perchè abbiamo latte le nostre determi- 
nazioni» e perchè a dispetto di voi che sa- 
pevate tutta questa tresca» vendicheremo il 
nostro decoro. 

Giù* Decoro I Tresca !..• Voi parlate in questa 
maniera con me ? 

Pa5. Sono marito» o non sono marito? 

Oli, ( a Pasquale ) ( Bravo . ) 

Giù- Siete marito per rispettarmi ed amarmi» 
ma non per oltraggiaimi » e avvìi iimi . 

Pas. ( dd Olivo ) ( Che cosa le ho da dire ? ) 

Oli, Io pure mi meraviglio de' fatti vostri. 

Pas. Tutti ne siamo scandalizzati » sorpresi ^ ma 
adesso vi conosciamo per quella che siete . . 

Giù, £ chi sono io? 

Pas» Una pazza. 

Giù. ( a Pasquale ) Ah» uomo rustico » incivile, 
malnato; questo è il modo con cui vi pre* 
figgete di manifesiarmi la vostra disnpproy^^ 
£Ìone 9 il vostro risenlimcnto ? In questa guisa 



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58 OLIVO E PASQUALE 

soipassando ogiii riguardo avete il coraggio 
cV ofTendermi e strapazzanni ? Capisco donde 
può procedere si villana maniera di favella- 
re 5 ed è appunto per questo eh' io non ar- 
rossisco di tare una qualche giustificazione. È 
vero eh' io era consapevole della con'ispon- 
denza di Camillo con Isabella , ma è vero al- 
tresì eh' era onesta questa corrispondenza , 
che a tenerla occulta ha più contribuito una 
indiscreta severità , che il mio involontario 
silenzio . A questa medesima severità si deve 
ascrivere un assenso illegittimo che , in cam- 
bio d' esser la voce del cuore e d' una libe- 
ra volontà , fu r accento della timidezza e di 
una forzata rassegnazione . Se ad una cosi 
snaturata violenza, se all' impossibilità dì iron- 
" care una corrispondenza che aveva piantate 
le sue radici nel cuore di due giovani aman- 
ti , se finalmente alla nividezza , al puntiglio, 
all' avarizia d' uno zotico cognato , alla dab- 
benaggine d' uno balordo marito , io non ho 
fatto che contrappon-e una decorosa dissima- 
1 azione , chi potrà condannarmi per questo ? 
• ÌGhi mi potrà dar torto ? Chi mi potrà dileg- 
giare ? Mi potrà condannare, si , è vero , chi 
vanta ima detestabile misticità , chi si gloria 
d' un abbominevole rigore ; mi potrà dar toi^ 
^ to i chi spinto da una sordida avarizia crede 
di formare F altrui felicità col denaro ; e mi 
potrà dileggiar finalmente chi per soverchia 
condiscendenza si scorda ad un tratto il ri- 
t spetto , 1' amore , che si conviene ad un ma- 
rito. . . 
Pus, ( dopo gualcite pausa , con collera a Oli- 
'i«o ') Ve lo detto io, che V(^ho essere Pasquale 



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ATTO TEKZO 59 

e non Olivo 7... Rispondetele voi adesso. Per 
me non ci entro più. Ne ho avuta la mia 
parte . 

Bro. ( a Pasquale ) ( £ cpiesta è la moglie 
che ha paura di voi? ) 

Pas* ( Cosa volete eh' io faccia ? Per politica 
mi convien tacere . ) 

Oli, ( a Giuseppina ) Voi , sV signora .•• 

Bro. ( a Oliavo ) Ma , caro amico , non fareste 
il piacere d' ascollare anche me ? Io dovrei 
esser 1' offeso , io dovrei dolermene , e fo 
tutto al contrario^ anzi ringrazio il. cielo che 
m' ahbia fatto scoprìi'e la cosa a tempo . Vi 
sia di norma il mio esempio . Adattatevi an- 
che voi . Camillo è povero , ma e onesto. La 
felicità» il ben essere non consiste neUa rie* 
chezza 9 ma nella soddisfazione del cuore « 
nella traqnillità dell' animo , nella discrezio- 
ne de' desiderii . Rendete felici due cuori » 
giacché il potete. Via .arrendetevi alle no- 
stre ragioni ; e se cpieste non bastano a per- 
suadervi , supplisca per esse, la ragione pi& 
bella di tutte, di tutte la più eloquente ed 
atta a persuadere, la voce della natura, che 
parla sempre in favore del proprio sangue. 

Pas» In verità che ne sono per la metà, per- 
suaso . 

Oli, Tocca a me ad essere persuaso , e non a 
voi . 

Bro, ( a Olivo ) Ebbene ? 

Oli, Volete la mia risposta ? Eccola . Pascola- 
le , andate a prendere Isabella, che vo(^lio 
subito condurla in ritiro. 

Pas, Io !... 

Oli, Voi » SI f voi 5 sbrigatevi . 



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^ OUYO E PASQUALE 

Pas. Io.., andcrò.., io ... ma •.. 
Olì, Ma ••. ma ... 

Fas. La conduiTÒ, la condunò. ( Adesso non 
e è pia poliuca. ) entra nM' appartamento , 
e poi torna ) 
Oli. In questo modo farò vedere s' io sono suo 

padre 9 o no. 
^ro. Temo che farete vedere un'altra cosa. 
Oli. E che cosa ? 

Bro, Che siete un padre indiscreto . 
Fas. r imbarazzato , rìtomanda lentamente^ 
Olivo ... '^ 

Oli. Ebbene ? Dov' è mia figlia? 
Pas. Olivo, c'è ima novità. 
OU. Che e' è 1 

Pas. Il mio appartamento è divenuto una slam- 
pena di matrimoni senza licenza de' supe- 
riori. *^ 
Oli. Come? 
Pas. L'hanno fatta. 
Oli. Che? 

Pas. Si sono maritati» 
OH. Chi ? 

Pas. Camillo e Isabella . 
Oli. Ah, sciagurati! Ah, sono tradito!... Ah, non 
può essere ... 

SCENA X. 

CAMILLO , madamigella isabella ^ 

il NOTAIO, METILDE, C detti. 

Isa. Ah, mio caro padre... 
Cam. Ah, signore ..• 



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▲ TTQ TBRSO 6l 

Pa$. (^ad CMìvo) Vedete le pili eiseref È » e 

non è? 

OU* (tf' Noicdo') E voi lenza mia saputa. ,4 

NoL Se lo sapevate» non si maritavano più. 

Bro. (^ad OWììo^ Amico » non c'è più rime- 
dio. 

Cìm. In veritJk » che in questo io non ci Lo avu- 
to parte» 

Met. £ vero, tntto il merito è mio» 

OU. Come l Tu I 

Met* Su signore» sodo stata io» ne ho la colpa 
io» se c'è colpa. 

Oli, Fuori subito di questa casa. 

Met. Io non ci vado* 

Oli. Come I 

Met. Voi non siete il padrone. 

Oli. ( a Pasquale ) Cacciatela subito fuori di 
questa casa. 

Pas. lo no davvero: che non, voglio che vada 
dicendo per tutta Lisbona ch'io sono diven- 
tato ^n Olivo- ! 

O/i. Dunque io sonp d^, tutti ingannato «, tra* 
dito I 

Met. Voi sarete amato .^ jtu(|i, ite farete una ri- 
soluzione che dico io. 

Oli. E qnal \n%^u^ip|i^:7 ^. , 

Met. Di adattarvi alla circostanza e perdonar 
tutto.. . . , . ' 

Oli. (^petud),, .. ,j ,. 

Bro. Fatela » amico » fatela • 

Met* Fattila» Signor .padrone. \ ^ 

Giu^ Via» caro cognato» . 

Isa. Si, Signor padre» s\. 

Cam. ^Yi pregq, ancor io ... « 

Pas. (a Olivo) (Politicai Olivo , politica . ) 



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6a OLIVO £ ^kS(/VWR 

Ob*. Cosa mi iindate predando per fare qaello 
che già avete fatto? 

Uèt. ( e con lei tutH gli àttn) Evviva- Ev- 
viva . 

S ^ E N A XI . 

// signor coLUMELLA, e detti. 

Colè Servo umilissimo , divotissimo di lor signo- 
ri . Qui si sta aUegramerite ; me ne consolo . 

Met, II signor Camillo ha sposato la signora 
Isabella. 

Col, Ed io vi significo che in questo momen- 
to ho noleggiato una fregata inglese di qua* 
ranta cannoni ; e me ne ritornò subito in To* 
scana . 

Pas. Non partirete in collera gik? 

Col. Io sono un uòmo di mondo e so com^e 
vanno le cose del mondò ; anzi se volete tut- 
ti trapiantarvi in qualchedonò de' miei feudi» 
ve ne faccio padroni • ' 

S CE » A XII. 

ckmXGjaòtJLyédetti^ 

Camp, Simor padrone, la galera...* 

Col. La fregata parte», o non patte? 

Camp, La fregata f . . . 

Col, Si, la fregata • inglese , ^nt della ^lialc 
dobbiamo caricare il ttostrò^ equipaggio; ' 

Camp, Ah, sì, signore, partirà^ a m'omfetìti^ Ina 
il capitano della galera m* ha detto icte-fJ vèn- 
to è buono, è che'... • ' • • 



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ATTO TERZO 63 

Col, Ho capito» ho capito. 

Met. Andate , signore , andate ; e se qualche vol- 
ta risovvenendovi di me siete preso da coi* 
lera» cahnatevi, pensando che voi siete sta* 
to il più bello strumento della loro felici* 
ta • ( a Olivo ) E voi , signore » mi avete per- 
donato ? Sarete ancora cosi rigoroso » e se< 
vero ? 

Oli, Io sarò sempre Olivo. 

Pas. Ed io sempi-e Pasquale. 



FINE. 



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VER TE R 

CaMMEDIA 

DEL SIGN<Mt 

ANTONIO SIMON SOGRAFI 



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PERSONAGGI. 

VJERTER. 

•CARLOTTA, moglie di 

ALBERTO. 

GIULIETTO, ) 

j fanciulli loro figli. 
VALERIO, 5 

IL SIGNOR GIORGIO. 

PAOLINA. 

FEDERICO , Cameriere. 

AMBROGIO; Servitore. 



la^ sceoa Ma od villaggio della Germania. 



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ATTO PRIMO 

Sala che corrisponde a vari appartamenti.. 

SCENA P&ÌMA 

VBDBRicO che Sta riponendo varie eo$e in una 
. vaUgia, AHBROGio eoit un lume in mano 

Fed. k^pegni il lome; non vedi eh' è l'alba? 

jimb. Sono così assonnato che non vedo se sia 
notte o giorno. . 

Fed. È vestito il padrone? 

Jtmb, È vestito, ma... . 

Fed. Che e* è ? ( lasciando di riporre ) . 

jémò. (^indicando la stanza di f^erter^ È h 
sedato che piange. 

Fed. Piangerà per poco. Se mi riesce di con- 
darlo via • ( seguita a riporre ) 

Amh^ Oh » avrai molto ch^.fare per rinscirvi I 

Fed. Perchè? 

Amb. Perchè mi pare impossibile ch'egli vo^ìa» 
. partire nella maniera cher tu Jiai divisalo , 
senza prima vedere la signora Carlotta* 

Fed. Ieri sera me l'ha promesso. 

Amb. In qaanto' air avertelo promesso» gl'in* 
namorati prométtono e maiitieogono come i 
giocatori. 

F^* Il carattere del padrone è così onesip e 
virtnoso , che non lo lascia confondere óol 
rFmanente degli pomici. « 



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4 V€RTt:R 

Anib. È Xtto, ma mi ricordo , che ancV io 
qaandò sono sta«^ ianam prato •• • 

Fed, ( riponendo ) Tu eri ta ^ e • • • 
Amb, £ ii padrone è il padrone : qui siamo d\ic« 
cordo ; ma credimi che amore la fa n^aal- 
menie ai padroni e ai «ervitori. 

Fed. Il signor Verter saprà vincersi » lo vedrai i 

jintb. Ed io ne avrò sommo gusto t perchè poi 
a dirli la verità facciamo una vita alquanto 
incomoda.. 

Fed. ( chiudendo la 'valigia ) Purché il padrone' 
ne sorta in bene , lo sopporto tutto valentieri • 

Amb, Anch'io penso cosi. .e. ma, Federico, 
hai tu mai più veduto - on uomo innamorato 
a quel segno? ^ 

Fèif . Ko certamente , perché pochi oomini han- 
no il cuore del nostro padrone; tatto òpera 
in lui all'eccesso. ■' ' . ' 

Amb. Manco nude che II signor Alberto è a 
Vie Aria, del resto... • - ' 

Fed. Egli è appunto per questo che tanto m'af- 
fatico per trascinarlo via di questa 'casa • ^ 

Amb, Non so da qual parte tu lo voglia pren- 
dere , perche mi sembra tnveschiato da capo 
a' piedi.. ^ 

Fed»^ A te p^re cosi » ma . •> Oh non ci per- 
diamo in ciprie . Digli che tolto è all' ordine . 

Amb, Hìtvi» egli stesso. Guardalo. ' 

se E N A 11. ' 

VERTER, e detti y 

Vtr^ (U avanza pensieroso e mesto , camnnnan' - 
do lentamente» Si^ cuopre il ^otto e sospi- 
rando si getta sopra una sedia). 



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jfeTTco pulirò 5- 

AmB. (E sempre cosi I) 

Ftd. ( Povero il nostro padrone ! ) 

Amhé (a Federico') (Comincio anch'io a pren* 
dtre la cosa irai serio • 

ted. (ad Ambrogio) Non ha dormito no istante 
questa noue . L'hai sentito discontinuo sospi* 
rare e piangere? 

Anto. A dirti il vero, quel poco che sorto slato 
a Ietto , ho sempre dormito^ ma già gli si. 
vede il patimento nel viso • 

Fed. (Bisogna farsi coraggio- e sollecitarlo . ) Si- 
' gnor padrone. . . 

^er. Che c'è Federico? 

Fed. Possibile che vogliate condannarci a Ve^ 
dervi di continuo immerso in cosi profonda' 
malinconia ! Non avrà, dunque un cotafine sif- 
&tto delirio ? Là vostra ragione non avrà pi2k 
alcon impero sopra di voi ? Scoolttevi ^ m»^ 
caro padrone ; scuotetevi ; riprendete un' poco 
di quel vigore j cui v'ha -involato là più cm^ 
dele delle passioni, V minore senza speranza «i 

Amb. (a Feaeribù) (Parole gettate al vento v 
EgH va sempre di male in peggio; e se cam- 
mina di questo passo , temo che* voglia im- 
pazzire.) 

Fed. (^seguitando con maggior calore) Dovts- 
sono andati quei giorni felici così rapidamente 
trascorsi » ne- quali gli ameni e dólci studi i 
la coltivazione delle belle arti formavano tutte* 
le vostre dilettevoli occopazioiif ? Eglino forse 
ion iti per sempre? Terter» ch'era l'amore • 
la delizia di ciascheduno che il conosceva> 
l'onore delle conv'ersazioni , la più stimata^ 
persona del suo paese , oca sarà divenuto l' ini- 
mico di sé medesimo ^ la Yittima tn|serahife 



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6 TBJtTBE 

d' una iacliaasioae proscritu dalle leggi d'una 
sacra ospUàlkà? Ah no, io non posso crede* 
re eh' egli voglia rim.aaere più oltre ia .uao. 
stalo cos\ obbrobrtosq » restando in uà luogo , 
ia cui la dimora non può èssere senza colpa • 

Ver. Verter , oh dio I . • non è più Verter^ 

Aìtib. <« Ft:derìco) (Se ne accorge aach egli 
ehe il giudizio va svaporando.) 

Fed* Sit, che voi siete ancora lo stesso mio 
buon padrone, riamico della virtù, l'esem- 
pi^ deUa vera e perfetta amicizia . 

Ver\ Io sono la vittima d' una disperata e era* 
dele passione. Io sono un infelice caduto iir 
un. abisso profondo^ da cui non c'è amano 
potere che possa ritirarlo. 

Fcd. Non e' è umano potere che possa ritrarvi f 
, sapete perchè? perchè non vi degnate di sa- 
guire i consigli del povero Federico • 

l^er. .1 tuoi consigli ! io li apprezzo . 

F^d, Ah se li apprezzaste • li seguireste . 

Ver. Non ha ancora detto di non seguirli « 

Fed* Questa dilazione è nn grande argomenta, 
contro di voi. 

V^r. Hai ragfone, ma la mia anima è debole. 

Fed. Se mi donaste cinque soli minati » io» io 
la renderei forte quell'anima, la ikrei capa* 
ce d' una degna , à* una necessaria risoluzione • 

Ver. Parla . Io . • . si . • . si t' ascolto • 

Fed» Ebbene > ascoltatemi e pensate, che una 
lunga sperienza delle cose umane vi parla per 
la mia bocca. Sono già passati tre.mpsi da che 
noi siamo qui giunti > e sono circa tre mesi 
da che il vostro amico • il marito della sigao- 
sa Carlotta ha dovuto portarsi a Vienna per 
. %jt|t,eadexe ad alcuni, shoì imj^ortanié ipteresai ^ 



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MTtO F»nio 7 

Vr rioordfttcr quei giorno ia cui è partito f 
Yi ricordate come egli piangendo vi ha preso 
per mano'i e vi ha dette <[aeste-parole 2 P^er^ 
iett al cuore àH un €unió& affldo le co$e 
pia care eh' io abbia al mondo, Carlotta e 
i miei figli* Nóo vi ha egli detto cù%\\ B 
voi che &ceste?.. .Avete trangugiato qnel 
dolce veleno che prettamente entra pegli oc- 
^ ehi^ precipita sul coore» lo infiamma» e len* 
tamente lo strugge» Mi risponderete che il 
rispetto hn sempre accompagnato il trasporto 
della vostra passione • Non oso negarlo ; ma 
bene spesso- anche un nobile sentimento n 
traveste e cangia d'aspetto, I/amiciua ch'era 
un affetto innocente diventa ad un tratto un 
amor rispettoso • Non e' è cosa che si lasci e 
più presto e più volentieri negli a&ri d' amo- 
re quanto il rispetto. Eccovi- Téso colpevole 
in quel momento, in cui credevate di poter 
essere virtuoso r eccovi ricoperto dt delitti la 
quella casa medesima , in cui poco prima- 
siete entralo con un cuore* illibato » con nna 
fronte serena $ addio ospitalità, addio amici- 
sia remore vi prende per mano evi guida. 
I*a prima vittima eh' égli v'invita a sacrifi- 
care è l'onore del vostro amico. La voce 
debole d'una virtù, che in voi sdegna d'esi* 
stere, vi trattiene ;4a forza della passione, 
die dagli ostacoli prende vigore, vi sospin^ 
gè. Ne' contrasti di tal sorte il cuore d^jin 
nonio giovine non resiste : voi cedete , la pas-^ 
sione trionfa-, ed il trofeo della vostra vitto- 
ria è la pace d'una famiglia, l'innocenza 
d? una moglie virtuosa , V onore , l' affetto , la< 
ftlicUà. d' un amico ortendamente tradito^, 



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8 ' VIIUTHE . 

Àmbt, ( Se Federica impara- a memoria (joeslo 
discorso noa può dirlo meglio . ) 

Fer. Federica» Ambiogto . > • aUesUte tatto per 
la mia partenza* 

Fed. Dite davvero? 

Fer. Si, partire, ^ìi^9 questa mattina. .. 

Amb. Subito , subito • 

Fèd. Andiamo» signore. 

Ver, Aspettate; è d'iippo stabilire il modo con 
cui ini debbo congedare • 

Feds Questo i £icile . Pretesti non ne mancano • 
Si può dire che vostra madre fu assalita da 
una malattia violenta.*»»! può fingere. •• 
tutto quel che volete • . • in un caso simile si 
può fìnger tutto . L' ùnico modo di vincere in 
amore sta nel fuggire. Il sole comincia a 
spuntare: tutti ancora dormono: svegliamo 
r aia » e andiamocene • 

Ver. Come ! vorreste^ eh' io partissi aenìasa prima 
vedere per Y ultima volta^ • . Carlotta • . . 

jimb.(a Federico) (Sta forte Federigo .'Se la 
vede sta qoi altri tre mesi • ) 

Fed, Sicuramente» s'è vero che l'onore e il 
dovere vi faccia prendere questa risoluzione . 

f^en £ quando ella si sv^lierà... e mi ricer* 
cherà ... e non mi vedrà più I . • 

Jmb. Non andate col pensiero tanto in là» si- 
gnor padrone . . « 

Fed. Ambrogio dice bene. In questo caso biso* 
. gna risolvere e non pensar pia oltre» altri- 
menti . . . Deh caro mio buon padrone » ri- 
- solyete da vostro parif non VaciUate in que- 
sto momento» che decide della^ felicità di tante 
persone » non indugiamo d' avvantaggio . • • 
Sentite s'aprono delle finestre... partiamo 



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kTTO FmiKO 9 

prraia che. alotao Jelk &m%Iia te ne ac- 

' corga... 

yer. ( con aUrasione e gran- dolore ) Oh pa- 
xetl funesie!.. Oh luogo &ule» in cai la 
prhna voha ho rimicaia la più amahilè , là 
più virtuosa di tulle b donoe ^ perchè non 
può il cuoce del- mìsero Verter imprìfliere 
aopra di voi i •eniiiniraii » k aogocce» il do- 
lore da col egli' è, laceralo io questo mo» 
nftentol 

Afnh. (a Federico^ (Park co' muri; aodkaio 
via.) 

Fed* S^àpre k cameca èA signor Gbrgio.*.. 
andiamo j, signore-. 

if^./Io jaon pos8o:reggefmi'». 

Àmh. Se permeiiete, vi portevasio. > • 

Fèr» Lasciatemi morire» ma lion mv disìaoeate 
da questi luoghi » ( code m braccia a Pede.^ 

^ vico verso- Uj^mdbdèMa ^ala.y • ^ 

.-- .se e/» A là.' - • i ^:- 

. M* signor Giotieuy h d(8ai\ ^ 

età. (Per. me non c''è più riposo « Ho seoipre* 
Carlotta nel ftensiero e' tiel cuore,- e sino a 

~ tanta di'^ io non saprò il mio desiiab^ non 
avrò pace*. Sì:» e necessaria una dichiatarìo- 

*'iie« O questo dev^ essére T'uHimo giorno, delloc. 
mie inquietudini ,• o ilprlùio» delk mia felici*. 

• ' là*'.;4 4- (^a iantio lèr cokrp j K * - AvqiMst' cfral '. V.. 
Quando - mai avrò il - contenlo di non Y^der^ 
meli ftit dihànzr' agli occhi J . • ) Signor VeJFV. 
ter, buongiorno. " •' 

Wer. èéàiìói sigtèot Giorgio t/ 



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fio. Cappcnf! W' sitie «Izaio^^i baou «uiUtiio t 
Fed. lì povero mio padrone $1 è alzato per un 

motivo assai fuueito • 
Gio, Che gli è accaduto f 
Fai, Ebbe questa notte nn avviso che sua ma* 

dre sta male- assai, e perciò ka eisoluto. di 

partire sul mons^nto. 
Gio. Lodo la sua cisoluaioue » ma «periamo che 
- noo et saraQii0 maggiori disgrazie : nulla' 

ostante per mettere il suo animo ia calma fa 

bene a partir subito-. 
Fed, Giacché ha avuto l'opportunità di veder «^ 

viv vi prega di compiere. i suoi doveri versa 

tutta la famiglia. 
Gio. Sarà esattameme servita coma fosse egK 

stesso in pecsona. 
Fcd. (a F^erier) ematite ? Bassiamo ia fretta 

mettere alFo^diae ogni cosà^ andarcene. 
Fcf*.. Ebbene. . . partiamo . Voi mi &reie '4 pia* 

cere di significare alla signora Carlotta ••• 
Giù. I vostri coóiplimei&ti . Lasciate fare a ma. 

So cosa va fatto in simili circostanze « 
Fer. Ditele», che ia -mia improvvisa partenza è- 

cagionata daHa più terribile» dalla più crii^ 
^^db necessiti .,1 . 
GiOi Si vede ohe avete n» ò^ote eceelléma* 
Feri Ditela» cfaa^.npa potrò dimenticare giMn- 

mal. e. 
JT^^i;. Le. politezze che ha usate>» i.madi geoii- 

li .^o' qnali l'ha tKa^tUto. 
Fer, Ch^io soao il più sveniusatOi di «tutti gli 

tiomiai* .. , 

Àinfi' ( mfitifindod alV orecchio di Gion^) Ama 

sua madre all'eccesso* 
fV- ( con. maggiorai entmiauiio ) E cl»e sita 
«bf io viva la terrò scolpita ucl cuore • 



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JlTXa PRIMO 11 

Giù. AodaC«^ audace» %liaol mio, a consolare 
la vosiva signora madre. Sono stato anch'io 
nel vostro caso» e non Lo trovato miglior 
partito, quanto il rassegnarsi alla volontà del 
Cielo. (Non mi par vero clie il diavolo s'ab- 
bia a portar via costoro . ) 

JF^d, Signor Giorgio • vi riverisco. 

Fisr, Oh dio 1. Che momento è mai questo f 

do. Fate piano per non isvegliar la famfgira. 
Addio Federfco. Sta bene, Ambrogio. 

yémlf» Vi son servo. 

^er. Federico, non mi abbandonare per carila.. 
( parte con Federico ), , 

jimò. {parte con. la. valigia') 

&CEBA vr. 

Il signor «eioRGio., poi paouna'. 

Gio. Se n' è andato, Oimè, respiro. Piii bei 
momento di questo io lion poteva desiderar- 
mi; 900 bisogna lasciarlo scappare. II signor 
Alberto è a. Vienna , e per adesso non torna ; 
Verter parie : io resto solo , e se vanno le 
cose a seconda dei miei desideri, resto nei 
seno d* uba intera felicitai . Qui bisogna pen- 
sare al modo di condursi ; parlar cautamente » 
ma dichiararsi. Carfotta è una giovane che- 
ha un fondo particolare di' sensibiHlà , ella e^ 
d un coore cosi tenero e dolce , che quasi là- 
fa inclinare alia debolezza. Questa debolezza, 
e Ottima al caso mio« ma ella fa pom^ d'uba^ 
certa virtù... Oh questa virtù e pure inco»- 
modal Temo che questo sarà l' ostacolo*.. 

Pap.. Serva del signor inaestro. 



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12 VERTER 

àio. Buon giórno , Paolina • Dove cosi in frelM T 

Pao. Vado di sopra a prendere i ragazzi. Già 
sapete che quando la padrona è svegliala U 
vuol subito stàttt, 

Gio.. Fefoiaievi vat mometito •>. 

Pao, In che posso ubbidirvi? 

Gio» Cara la mia Paolina, permettete ch'aio vi. 
faccia alcune interrogazioni, alle quali sono 
cerco che risponderete con sincerità e votea- 
tieri ; 

Pao. Dite pure . 

Gio, Voi sapete con quale premura io riguardo 
tutte le cose ^ che hann^ andie la menoma re- 
lazione con questa buona famiglia. 

Pao, £ chi noa lo sa? 

Giò. Ebbene^ andiamo alle corte. Da poco tem- 
pò in qua io osservo nella signora Carlotta 
un ccTio sistema di vita, un certo contegno, 
ohe non mi sembra quello del passato « 

Pao. ( Oimè ! eh' egli si fosse ... ma no • } A 
me non sembra , signore . 

Gio. Oh non m'inganno sicuramente • Quando 
io prèndo affettò alle persone ho un occhio 
infallibile. 

jPap. Quello eh' io vi posso diiè si è, che mol- 
to f addolora la lontananza di suo marito • b> 
credo cerìaiiìcnte che queste sia il motivo di 
quella, sua continua tristezza^ e di quel siste- 
ma di. vita che voi non avete potuta far a 
meno di osservare . \ 

Gio. Se questo fosse vero , vorrei àdopenimii per 
distrarla., per esserle dì qualche sollievo coq: 

la mia- compagnia . 

Pao. Non ne mette (,e dubbio., signore. S^ij di-^ 
stcaetela,,rallegratekt voi potete», voi dovete^ 



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ATTO PRIMO l3 

Ario • La Yostra penooa goHe inoìtò credito • 
e ben giastamente « presso* di lei. Non c'è 
occasione in cui ella parM di Toi r che non 
ne parli con trasporto • 

Gto. ràrla di me con traspoHo? (^con gùtbHo 
rattenuto ) 

Pao. Si» signore: state solla mia parola; Toi 
siete r unica persona in questa famiglia che 
può consolarla davvero. Con vostra licenza* 
Vado a prendere i ragaa^. (porle) 

SCENA V. 

R signor GIORGIO. 

Cielo! che intesi f Io sono l'unica persona in 

2uesta famiglia che può consolarla davvero 1 
larFbtta parla di me con trasporto 1 w / £d io 
sonò stato sino ad ora in silenzio I Ed to 
non muoio di consolazione » di gioia 1 Oh sto- 
lido eh' io fui a crocciarmi, a tacere! Ma 
Jarler^» ma emenderò la mia colpa* le sve* 
srò tutto il mio ctiore . • • Eccola • ••• come 
è bella ! Benché or ora alzata , è vermiglia 
come una rosa . Rara prei^gativa I Quanto la 
invidierebbero tant' altre donne ! Che dilica- 
tezza di-fisònomiaf Che leggiadro portamene 
ta! Che languore espressivo l Ah! 

S CEN à ^. 

€ar^ Addio, sfgnor f^iorgio. ~ 
Gio, Il Cielo vi '" benedica o«y{ ricolmi di feli*' 
citk. Come state? 



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l4 TBRTBR 

Can. Sttfficteatemeuier. JS voi •igaère^ 

^/••.NQn troppo béne« Soao moIl« iiott!.^ die-- 
«faè io non posso trovar riposo.. 

Cor. Come i E tum cL aveie detto nulla ! Sa- 
^peie pure quanto interessa la vostra persona 
questa famìglia , e me spezialmente . 

CU)» (jSi può spiegarsi con più dolcezza.I) Vt 
disòf signora^ siccome *.. . Volete che sediamo 
cMA pocof 

Car. V olentieri . 

Gio. (^portando dut sedie') (Mi tremano le 
ginocchia » ma ci vuol coraggio . ) Mi sem- 
brate di buon umore, (siedonay 

Cor. Sì 9 quest'oggi veramente* sono di buon, 
umore • 

Gio. ( Tutto mìe. favorisce..)' 
Cari Diteitu^ da^ii^l cagione pensate che pro- 
cedano le Yostre. vaglie ? 

Gio. Quanto siete obbligante I Che siate bene^ 
tletta ! (fe bacia la mano-'). 

Car. (-Che buon domo!) 
Gio. (Che bella. cpatuniil) U mio- male deriva» 
da...... 

SCENA vn, 

aàOLtl^A i»»' piccioli VALERIO, e GicutTra» 

e d^ui» 

Pao. Ecco » signora » il vx>slro Valerio e il- vo* 
stro Griulietto, Vedete come sono- stati prontit 
ad alzarsi per venirvi a^ baciare la mano* 

Giù. (e Valerio baciano la mano u Carlotta f^ 
che li bacia e accarezzi^) . . /. 

Ga^, (Anche ì bambini hannnt a vcnirffii. a^ 



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ATTO FRIMO »5 

difttfirbare • orm che yok«ì che il mesdo fotst 

Ud éesef to ! ) • 
Cor, Baciate la mano al sigaor maestro •. 
Giù, ( e Valerio eseguiscùne ) 
Ciò. Addio -miei cari. Andate a divertirvi uà 

Soco in giardino, (^poi a CaHoUa) L'aria 
elk raattioa è «alabre : andane bei fiièciul- 
leat. 
Ca^. Quando lo dice H sigaor naestra* andate. 

Faolifiat aceompngoalt . 
Val (e Giulietta partendo e saltando} Addio 

mamma. 
Pao. (i* segue) 

SCENA Vili. 

li signor GIORGIO , cABLorrA • 

Cor. Scasatemi. Bile dnoqne. . . 

Gio. Non vorrei annoiarvi > pensando stngolar- 
meme» che non mento là gentile premi^ra 
clìe dimostrate* 

Cor, Vi replico , che meritate tatto • 

GiOk ( Ah! qnesio è uno sforzarmi a. parlare. ) 

Cor. (Che uomo, umile ! ) 

Già, Giacché danqoe, signora, m' invitate cos'i 
cordialo&ente a manifestarvi d'onde deriva; il 
mio inale> schiettamente ve In; dirò. Sappia- 
te, eh' egli riconosce la sna origine dal. XHO' 
niento. m cui sono eniraio io questa casa *- 

Can Posaibae! £pparo vi ho vediitp sywo 
alleerò;» mangiare ai lav^ela» con appetito^.di- 
vefftirvi , . « , '. 

Gio. Stani, mia signora» violeme pa^r disti ar- 

•. mi» per. snpérariai ». m^ luti^ Ììi yiuUl^. Vi 



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l6. VBUTEfr 

apro il mio caore ; ascokatemi ,. coinpiaoge* 
temi«, e negatemi^ se potete^ la vostra pietà. 
Si » dal momeato^ ja cui la mm ( non so s'io 
debba dir ancora buona o cattiva sorte ) 'm' ba> 
qui condotto iti qualità di precettore^ de' vo- 
stri figli ^ io caddi <](]ppresso nella crudele in- 
fermità.che sto per nafmrvi. Oh cuore del«> 
l' uomo non mai abbastanza guardingo ! Oh 
sensibilità spesso pericolosa^ sempre funesta», 
e tante volte fatale 1 Io me ne stava tranquiU 
lo; dt continuo occupato ne' miei studi » sen» 
za pensare ad akvo che a supplire al i^iio^ 
dovere verso il Cielo ^ verso gli uomini» e- 
verso me slesso» allorché. .^ si lo dirò. . • vi 
vidi , vi conobbi^ ed ebbi l' occasione di starvi 
dappresso . ( Carlotta si sorprende } Non vi 
sorprendete ^QOn> m' interrompete ,. ascoltatemi 
e poi mi risponderete • La soavità e delica^ 
tezza della vostra fisonomia.t ritratta fedele di 
qvtel ienjro cuore che aviete in petto ^ Ifib 
gentilezza delle vostre mattiere ^ l' onestà e 
saviezza delia vostra condotta, la coltura del 
vostro spirilo , la vostra sensibilità m' hanno* 
incantato» m'hanno rapito per modbtihe non 
fui più padrone di- me stesso-. Chiamai in 
soccorso là filosofia y ed essa- dopo infinite rl- 
flesiiotìi e contrasti ha coochiuso dicendomi r 
ama la vinài dove k trovi. L'amor di sé- 
stèsso» che guida r ùolno> a ricercare la psot 
pria felièiià, m' ha latto desiderare un* com- 
penso '. Petìlai alla tenuità del mio^ merfia;^. ed 
ho dubitalo: 'ho riflettuto all' eccellensa «del 
vostro cuore» e la pia dolce speranaur mi^ha^ 
lusingato, Traf la speram» e la tema Vnoma 
sta sempre «naie . Eocovi la mia infermità ;, lo* 



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kTtO PftilMO 17 

' SUt^ della mia anima » ì miei onesti desideri t 
in ana parola » tutto mie stesso . Delle pas- 
sioni dell'uomo la pia compatibile è Tamo* 
re • Se voi sdegnate di risanare pietosamente 
il cuor d' un amante non isdegnerete di com- 

S tangere e compatire la schiettezza e lealtà 
'un uomo sincero. 

Cor* Sìgno», il vostro discorso mi ha infinita* 
mente sorpresa . Esso per altro non esige 
molte parole in disposta • 

Gio. Una sola basterebbe a Celicitarmi • 

Car. E con nnà «ola saprò rispondervi • 

Gio. Oh me felice! Parlate, spiegatevi. 

CoTé No (^^alza) 

Gio, ( smarrito ) Come ? Dùnque^ • • 

£Sar. Volete una risposta con maggior preci- 
sione ? 

Gio. Tanta, precisione non serve « Vorrei meno 
severità • 

Cor» Io ùon amo che mio marito . 

Gio. (^confaso) Vostro marito è a Vienna •«. 

Car, Il mio dovere è restato con me « 

Gio» Io hon pretendo che dimentichiate i vostri 
doveri. 

Car* E cosa pretendereste dunque? 

Gio. Un sentimento virtuoso. •• una gratitu* 
dine ... 

Car.hiL gratitudine si sente pel ben^ii che si 
ricevono | e non pei mali cne a noi si voglio- 
no fare*' . ' , 

Gio. . Io non voglio farvi alcun male • 

Cor. ^lle corte , mutate discorso , o saprò ma- 
nifestarvi il mio risentimemò . 

Gio. Non vi adirate. (^ con dolcezza) La vostra 
fisonomia non è fatta per andar in collera • 



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l6 TERTBR 

C€ur. ìiz il vostro eontegiiO' è fiìtto per alterare 

qaalanque fisonomia . 
Gio. Dal^ae io noa posso sperare-* • • 
Cor. Voi dovete temere, e prepararvi assortire 

al pia presto da questa casa . 
do* Cóme I Avreste cuore di cacciare iir questa 

maniera un precettore della mia «urte! 
Cor, La vostra filosoGa noo isià bene in questa^ 

fiimig[lia. 
Gio» (Io fremo.) Almeno noÉi abusale deHa^ 

confidenza che vi ho fatta. 
Car. La mia prudenza non faa bisogno de' vo* 

stri consigli. 
Gio, G>ncedeiemi solo ch'io resti sino a tanto 

che ritorna il signor Alberto . 
Car. Io non mancherò di supplire ai di lui do- 
veri con voi . Vi prego di partire • 
Ciò» ( cùn arroganza^) Ma io non riconosco in 

questa casa altro padrone che vostro marito. 

Égli mi ha qui fatto venire per la educazione 

de' suoi figli y e fuor che da lui oo» sono ia* 

istato di ricevejre il mio congedo . 
Car, Osereste parlarmi* con. prepotencal 
Già. Non alzate la voce. 
Càr. Chiamerò il signor Vertev« 
GiOé Eh, il signor Verter è qualche miglio di< 

qua lontano. 
Càr. Come ! Che ditef Verter è partito) Qoan- 

do ? Perchè f . 

Gio. Capperi ! Vi riscaldate molto per la di kii 

Krtenza ! Adesso capisco perchè volevate ab- 
itare la mia • 
Car> De' vostri insulti me ne rendeiete £ont»> 
(s'foc0mmf0a) 



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ATTO PKIKO 19 

S C E N A IX. 

ifkOLmk frettolosa , e detti . 

Pao. Ah! signora padrona > il signor Verur... 

Car. Dov'è? 

Pao. Vuol partire. Sta per mooiare in calesse . 

Car. Corri, traliienlo; fermalo per carità. 

Pao. ( parte in fretta ) 

Car. (^la segue/) 

S CEN A X 

Il signor GIORGIO «^ 

Diavolo f diavolo ! quando cesserai di pcrsegui- 
larmi. (^parte) 



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so 

ATTO SECONDO 

S CENA PRIMA 
Il signor GIORGIO • 



\iul noa c'è uessuDOt» da cai io possa sapere- 
66 Verter è partilo» o ritorna addietro. Do- 
vrebbe tardar poco Taia a-venir di sopra... 
Più eh' io penso al modo incauto con cai mi 
Sono condotto 9 e meno ci trovo ragioni per 
, potermi scusare; ma il primo passo è fatto; 
ora voglio pensare a mettermi in sicuro . Chi 
si poteva immaginare di ritrovare una rispo- 
sta COSI risoluta e severa dietro un contegno 
s\ obbligante e gentile ? Ci scommetterei » che 
qui sotto e' è qualche mistero . Il modo » con* 
cui Carlotta ha intesa la partenza di Verter» 
mi mette in grande sospetto. Basta» in ogni, 
guisa voglio &r pentire colei di avermi trat- 
tato con unta asprezza. .. Ecco Ambrogio ;< 
dunque Verter non è partito. 

SCENA IL 

Ambrogio coUa valigia , che mette sopra una^ 
sedia, e detto. 

Gio. Che vuol dire che siete tornati, addietro? 
Amb. La signont Carlotta ha tratienalo a forza- 
li padrone. 



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ATT^ SBCOMDO 11 

C*ci. Perche? 

Amb. Non )o' so davvero. (Eh il perchf lo sé 
ìo| ma non lo dico.) 

G(o. È veratneoto una indiscrezione il farlo in^ 
dugiare in an caso simile . 

Amb. Ma T indugio, a qiiello. che ho inteso • 
sarà d' istanti . 

Ciò, Pure • • • 

Amb, È vero , era meglio che ci avesse lasciali 
andare . 

Gio, Tanto più che il' male di saa madre è vio- 
lento . 

Amb, Violentissimo* 

Gio. Che male è ? 

Amb, ( Cosa gli ho a dire ? ) La febbre terzana. • 

Gio, Questo non è on male da mettere in tanto 
spavento. 

Amb, Ma nel suo paese la febbre lerzanil è un 
male pericoloso. (L'ho on poco aggius^ia) 

Gio^ Caro il mio caro Ambrogio. • « (g/( mette - 
una mano sulla spalla sorridendo^ • 

Amb, Grazie^ signore. 

GiOy Tu sei un uomo dì garbo, in. 

Amb, Tutta bontà di chi mi sa compatire. 

Gio, Stì veramente un servitore fedele • 

Amb, Fo quel che posso . ( Mai più non mi ha 
fatti tanti complimenti ) . 

Glo, Ma quel che puoi tutte le volte non basta» 

^m^. Sicuro, che non basto » tutto., 

Gio, Ehi, dico, parlo con un uomo di mon- 
do, r. si potrebbe credere... che la febbre 
V avesse ... l' amicò . . • 

Amb, Chi, signore? 

Gio, L'amico Verter. 

Andf. ( 11 maestro d«L la kmga I ) Oh ! il mio 
padrone sta bene. 



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Gio. Fiag! ji non capirmi, eh? 

Jlmb: In verità non so che cosa vogliate dire. 
( Federico non vuol eh' io parli . } 

Giù* Mi piace la segretezza in cui tieni gli af- 
fari del tuo padrone 9 ma ormai già la cosa 
è pubblica » e per questo te ne ho parlato an* 
cor io. 

Jmb. Chi rha pubblicaU? 

Gh» Eglino stessi • 

Ami. Che imprudenti f e poi raccomandano 
agli altri la segretezza! 

Gio. Ma Ambrogio , dico f dal canto nòstro 
usiamo prudenza. Io non aprirò bocca. 

Anib. Ed 10 li sfido ad aprirmela. 

Gio. Sapm che questa mattina io sapeva lotto 
deUa nmdonet della msdattia... già m'in- 
tendi • 

Aftò, Lo sapeva ancor io, ma zitto. 

Gio. (emendo la tabacchiera) Vuoi tabacco? 

Amb* Obbljgatissimo alle vostre grazie, (ne 

^ prende^ 

Già. (^seguitando') Che bisogno c'era di partire 
così improvvisamente? 

Amh, È quello che diceva ancor io . Il padrone 
è innamorato della signora Carlotta. Un altro 
avrebbe corse cinquanta poste per andarle vi- 
cino , ed egli ne vuol correre cinquanta per 
andarle lontano. Io non so intwdere queste 
storie • Quando io ho fatto all' amore non ho 
fatto cos\ • 

Gio. Se ti dico, sono caricatore. Ma come an- 
drà a finire questa faccenda? 

Amb. Male , male assai . Federico dice di no , 
ma io, che ho più mondo di lui, soilengo 
Il contràrio • Il padrone piange , deliba ^ • « 



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Atto secohdo 93 

Ciò, -Eh ^ )o so • 

jtmb. Lo sapete \ Chi ve la detto f 

Ciò, Quando ti dico che lo so^ lo so». 

jimh* Oh , eoa permissioiie . Ritorno abbasso 

•per vedere quali ordini ci sono • 
Giù, Ambrogio» ricordali di non parlare con 

chi che sìa di quanto t' ho confidalo è 
Jmb, Mi meraviglio . So ucere quando bisogna • 
Gio. Sta^, non dir nemmeno d'awr parlato 

con me. Non voglio che si sappia « che t'ho 

fatto qnalche confidenza • 
Amò, Non dubitate* 
Gio. Se saprò qualche cosa». te ne metterò^ a 

parie, ma zitto. . ^ > 

jimb. Per segretezza non la cedo a nesswio. 

S C E N A IIL 
// dgwir 6ioftGiò< 

Ecco verificaU i miei sospetti ,' ecco svelato 
il mistero. Ora capisco» ora intendo tutto. 
EUa è innamorata di Verter ,. e per questo 
m'ha così ruvidamente trattato. Quante ar- 
mi , qaanti mezzi mi si presentano per lare 
^ le mie vendette 1 Ah se ci fosse il signor Al- 
berto non vorrei che tramontasse il sole senza 
che coki pagasse il fio «iella sua in^rtiaenza • 

S C £ N A IV. 

FAOfiìaA » e detU) • 

Pma, Signor Gierfpo» signor Giorgio. 
do. ChecUr 



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34 VU^TltK . 

Pao, Il signor Verter non parte più per ora « 
• Gio. Oh quanto ne ho. piacere ! Ma , e saa ma*. 

dre • . • 
Pao. Sono giante le lettere dalla cittì, e itx 

qaelle ve n' età appunto una di sua madre . 

La padrona V ha veduta , l'ha letta • • • 
Gio. if signor Alberto ha scrìtto? 
Pao, Ha scrìtto^ ma neomieno questa volta seri* 

ve del sua ritorno ; il che da moka peua alla 

signora Carlotta. 
Gio. Ma come si può combinare coll'i^wiso 

della malattia della madre di Yerter la let* 

tera che ella stessa. gli ha scritto? 
Pao. Come si combini non lo so, ma so con 
. sicnrezsa che il signor Verter così tosto noa 

parte , e di questo ne ho sommo piacere • 

iparte) i . - 

S CE N A Y. 

Il iignor, QIOIMAO f poi àXBKOGiOé 

Gio* Non vorrei che Carlotta confidasse a Ver- 
ter la dichiaratone che le ho fatta , e il mo* 
do con cui mi sono conienuto seco lei .. Sta- 
rei fresco » se dovessi aver che fare con quelf 
r. entusiasta ... ma ella per un tratto di urn- 
densa , onde non cimentarlo con me 4 «orse 
non gli dirà cos' alcuna. 

Amb. Signor Giorgio^ vengo ad avvertirvi.. . 

Giù, So tutto. 

Amb. Oh questo poi > scusatemi » non lo potete 
sapere. 

Già. So che Verter non partirà per aéci^o , dlu? 
ha ricevuta una lettera da sua madìie» che la 



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ATTO SBCOHOO ^S 

signora Carlotta Plia Ietta »^ che il signor Al* 

berlo non iscrive del sao ritorno • • . ' 
Amb. Come atete fatto a sapere tatte queste 

cose? 
Gio. Non serve ch'io ti dica come le ho sapu^ 

te. Lo so e unto basta: sento gente» bada 

al tao impegno» addio. (^ parte ^ 

S C E N A VI. 

AMBROGIO poi FEDERICO* 

Amb. lo resto di sasso . Qaesi' nonio sa tntto 
e poi vuole ch'io gli dica ciò che sa più di 
me * EcÉo qui Federico . Cam' è pensieroso ! 

Fed. ( Non resta che un solo tentativo e poi . • • 
e poi il povero padrone è perduto • ) 

Amb, ( Parla da sua pòsta . Non vorrei che il 

fadrone gli avesse attaccato il suo male, } 
^ederico. 

Fed. (^ Senza badargli) (Sì, egli è perduto: 
conosco il SDO temperamento» la sua fantasia 
facile a riscaldarsi. ) 

Amb. Federico. 

Fed, Oh • Ambrogio » sei qni a propòsito . Chia- 
mami Paolina • 

Amb. Partiamo o restiamo? 

Fed, Non lo so^ ma voglio sperare ch6 parti- 
remo . 

Amb. T'ho poi a dire qnalche cosa d^ impor- 
tanza • 

FecL Di' pure . 

Amb, Delr affiire del padrone . \ del male . . • 
dèli' amore ... si sa tutto » sai ". 

Fed. ( riscaldato ") Cornei Sì sa tutto! Avresti 

a 



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96 VERTER 

per avventura parlato? Ti sarebbe lucila nna 
parola di bocca? 

Amò. Guardiini il Gelo^ ma la cosa è pub- 
blica. 

Fed. Pubblica I Come pubblica f ' 

Amh* Il maestro» il signor Giorgio è venulo 
qui » egli medesimo è stato il primo a rac- 
contarmela . 

Fed, Come V ba potuto sapere ? 

Amh, È quello che pensava ancor io. 

Fed. E tu ? 

Amh, Sono stato qui muto muto. 

Fed. ( Sempre più s' accresce la necessità di par* 
tire . ) Chiamami tosto Paolina . 

Amò. Federico 9 va cauto, parlano i muri, te 
lo dico io, parlano i muri, (^petite') 

S C E N A VIL 

FEDERICO» poi PÀOLUIÀ. 

Fed, Qui bisogna fare l' uftimo ^orzo pef tra* 
. scinarlo via al più presto . Paolina è una don- 
na di garbo; ella ama inGnitamente la sua 
padrona: non mi negherà un' assistenza che 

Suo contribuire di molto alla salvezsa del suo 
ecoro. 

Pao* Cosa volete signor Federico? 

Fed. La vostra padrona dov'è? 

Pao. U ho lasciata co' suoi figli in giardino. 

Fed, Ebbene, giacché il momento è opportuno, 
voglio confidarvi una cosa* e siccome ella 
riguarda il bene della vostra padrona» il de- 
coro e la pace di questa famiglia » cos\ spero 
che meco vi adoprerete onde farmi riuscire in 
un mio progetto. 



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At¥0 8EG0SD0 9) 

Pao. Conuindateini libera^ieQte , e vi assicuro 
di tutta la mia assistenza . 

Fed. Ditemi prima di tutto. Coa qual occhio 
guardate voi l'amicizia che passa tra il mio 
padrone ^ la signora Carlotta? 

Fao. Volete eh' io, vi parli con ischiettezza ? 

Fed, È quello che desidero. 

Pao. Ascoltatemi dunque , e in poche parole ve- 
drete s* io ho colpito nel vero . Sin dal mo- 
mento che il signor Verter ha conosciuta la 
mia padrona ., anche prima 4^1 tempo in cui 
divenne moglie del padrone^ ho potuto scor- 
gere agevolmente, ch'ella trova il maggior 
suo piacere nel conversare e nello starsi con 
esso lui . La sua saviezza e la sua .modestia » 
che le ha fatta sempre riguardare come sacri 
i suoi doveri^ non mi ha lasciato penetrare 
più oltre • ma la vivacità e V eotusiasmo del 
signor Verter ha qualche volta manifestato ai 
miei sguardi ciò eh' «Ha si studiava di teaer* 
mi nascosto , cioè una reciproca « onesta sì » 
ina tenera ed amichevole parzialità « Questo 
sol prìncij^io. In progresso poi mi fu tolto 
ogni dubbio da certi piccoli .dati> che in 
questi affari decidono interamente. Ve li ac- 
cenno con brevità. U suo umore brillante e 
faceto divenne lentamente riflessivo e melan* 
conico. Due cose. la divertivano assai, i suoi 
Bgli e la conversazione del signor Verter • Ora 
sembra che la conversazioue abbia un pochi- 
no di preminenza . S' ella è trista , il signor 
Verter la rallegra; s'è allegra, la malinco- 
nia del signor Verter la rattrista: ia som- 
ma, se non m' inganno t l'amicizia va dila- 
tando le sue giurisdizioni, e il Gelo non 



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28 VERTER 

voglia^ che sta I\ li per toccare i confini 
dell' amore . 

Fed. Bravissima» avete colto nel segno» ed è 
appunto per questo , eh' io » conoscendo il 
carattere del mio padrone • sono a pregarvi 
che vi adoperiate con la signora Carlotta, 
pérch'ella medesima lo consigli al più sano 
partito 9 eh' è quello d' allontanarsi . Vi farei 
torto se volessi accennarvi le funestissime 
conseguenze, che potrebbero derivare dalla 
continuazione di questa sin' ora innocente 
corrispondenza . 

Piflfo, Veramente l' incombenza che mi addo8« 
saie è un poco imbarazzante , ma trattandosi 
d' evitare , come dite voi , delle triste conse- 
guenze» mi vi ci metterò colle mani e coi 
piedi per potervi duscire. 

J^tA, Ma quello che si deve fare si deve fieir 
presto . 

Pao» Coglierò il momento opportuno, e dentro 
quest' o^%\ le parlerò . 

Ptd* E quello che siete disposta a far dentro il 
giorno» non lo potreste far subito? 

Bao. Subito ancora se tanto vi preme. 

Ftd. Oh lo volesse il Cielo f 

Può. Non tarderò a soddisfarvi. 

Fed, Ditemi» signora Paolina» sperate bene? 

Pào. Ho quasi una certezza della buona riu- 
scita • 

Feà. Quanto mi consolate con F interesse che 
vi ve^o prendere in quest' affare ! 

Ptfo. Non è forse nostro dovere l' adoperarsi pel 
bene dei nostri padroni ? 

Ftà. E vero» ma questo dovere lo conoscono 
pochi . Non perdiamo tempo . Andate a par* 
lare alla vostra padrona. 



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krro SBCOHDO ng 

Paon Voi disponete il vostro . 

Fed, Eccolo. Io non perdo un istante • 

Pao. Ed io vado di volo . 

Fed. ( stringendole la mano ) Paolina » il Ciìelo 

vi assista. 
Pao. Allegramente, Federico. Addio, (^parte^ 

SCENA Vili. 

^ FEDERICO , poi VERTER • 

Fed. (passeggiando la sala in fretta e soffre-^ 
gandosi le mani ) Finalmente rinascono nel 
mio Cuore delle lusinghe. Ohi se hIì riesce di 
trarlo di qua, non ci sarà nomo al mondo 
più contento di me? 

Ver, ( Ho avuto un btante di felicità ... T ho 
veduta . Oh come un suo sguardo , un solo 
Suo accento ha prestamente dilegnato il tor- 
bido della mia mente , ha calmata la burrasca 
che agitava iLmio povero cuore 1} 

Fed, ( f>e1rra pure^ sventurato, ma se il^Cielo 
m' assiste delirerai per poco • ) 

Ver. Federico. 

Fed, Signore. 

Ver, Cosa dobbiamo risolvere? 

Fedt Voi siete il mio padrone . 

Ver, Il tuo padrone desidera il tuo parere. 

Fed, 11 mio parere» signore, è divenuto lina 
cosa dappoco • 

fTjr. Ma pure ... \ 

Fed. Ve l'ho detto sftb da ieri sera. 

Ver. E la Ietterà venula adesso da mia madre ?.. 

Fed, Sì può supporre, come abbiamo detto ^ 
scritta anteriormente all'avviso che avete xU 
cevuto. 



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3o VERTER 

Ver. (con gran trasporto) W hai dedala . L' h»» 
vedura ? 

Fed, \j ho sentila . . 

Ver* Cos'hai sentilo»? 

Fed. La lettera . 

Ver. Eh, io parlo di CairlotU • 

Fed, Non c'intendiamo. 

Ver, Hai veduto coii qua! premura sino dal 
fondo del giardino e colU voce e colle mani 
mi faceva cenao per tratlenermi I Ah ! se 
non ci foste stati voi altri ^ mi sarei lascialo 
trasportare da qualche eccésso d' impradeosa ^ 
e . ,^, sarei morto di consolazione . 

Fed. £ meglio dauque che ci siamo stati . 

Ver* Noy non è meglio, no, non è megUo. Se 
tu sentissi come adesso il mio cuxxre cìiorna 
ueli' angustia di prima , dij^sii anche la che 
meglio sarebbe eh' io njoa esistessi . ( dop(y 
qualche riflessione) S\, la mia esistenza è- 
insopportabile. , 

Fed, Voiy signore, scusatemi ,. be avete la colpa. 

Ver. £ come si può operare diversamente, se 
allora ci mancano le for^e che piti ci abbi- 
sognano ? 

Fed. Ci vuol poco vigore a montar in un ca- 
lesse eh' è un passo lontano • 
Ver. Ma quel passo . . . quel passo . esigerebbe 

un cuore di ghiaccio. 
Fed. Certamente che non conviene averlo .di 
fuoco. 

Ver. Com' è possibile che mio sventurato $ con- 
dotto presso a morte da una infermità crude- 
le , afferri un pugnale , se lo pianti nel cuore 
colla lusinga di risanarsi ? 
Fedi* Com'è po.ssibile, ch<3 un uocqio.ragioxi«vol(B^ 



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Atto SEcoifba Si 

. assalito da una sanabile malattia , non risolva 
di farsi tagliar un braccio per salvarsi la 
vita? 

Fier. (^dopo qualche intervallo^ Che ora è? 

Fed, Sono vicine le undici . 

Fer, Ella veniva di sopra • . • e ancora non la 
* vedo !.. 

Fed. ( Paolina l' avrà trattenuta . ) Via , signor 
padrone • coraggio . In questa campagna chi 
v'impedisce di ritornare? V è tolta forse la 
speranza di rivederla ? No certamente • Su 
via , fate una forte ritoJoaione e andiamo . • • 
Se vedete la signora Carlotta , consigliatela 
. voi stesso a lasciarvi partire. . 

i^er, Coasigliarla io stesso ! Ah I qnesto h trop« 
pò pretendere dal cuore d'un infelice. 

Fed. Ma non dal cuore d' un uomo onesto • Vi 
dico quest'ultima cosa» e me ne vado. Sa* 
pete voi che or ora sono stato avvisato che 
della vostra passione n' è consapevole tutta 
la famiglia ? Se mai , oh dio I se mai qual« 
che zelante incauto » qualche maligno dela- 
tore . • . Se lo venisse a sapere il signor Al- 
berto ! • . che guai nascerebbero I che scon- 
certi ! Non lo conoscete voi il suo carattere ? 
Egli è buono» cordiale,; ma nell'onore è ri- 
goroso , severo ; non avrebbe confine il suo 
risentimento . Per carità allontaniamoci da 
tante possibili disgrazie . . . Ecco la signora 
Carlotta . Sì , consigliatela a lasciarci partire ; 
lo vuole il sao decoro , V onor vostro , V ospi- 
talità^ r amicizia, tutto lo vuole. (Cielo ac- 
cogli le mie preghiere , fa risolvere il mio 
(paro padrone . ) ( parte ) 



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33 TB'HTBH 

S G E N A IX. 

TEftTF&f CARLOTTA* 

Ver. rio consigliarla . a lasciarmi partire!) 

Car. (Ed io dovrò persuaderlo ad alloataaarsi I ) 

Ver* (Il mio cuore aoa è capace di taata for- 
tezza I ) 

Cor. ( Ah I questo momento è per me dispiace- 
vole più di quel eh' io credeva . Pure l' onore 
e il dovere. m' ispirano sdOSiciente coraggio.) 
Verter. Verter. 

Ver. Carlotta. 

Cor* Voi dunque avete stabilito d' abbando- 
narci ? 

Ven Io abbandonarvi t . • S\ ^ • • è vero , ma pos- 
so far a meno d' appigliarmi a questa dolo- 
rosa risoluzione. 

Car, E questa risoluzione aveva bisogno d*un 
pretesto ì 

Ver. D' un pretesto ! 

Cor. Si , fiageado la malattia di vostra madre • 
M'è nota ogni cosa^ sapete. Io noa intendo 
di rimproverarvi 9 ma il cuore di GarlotU 
meritava la confidenza di quello di Verter. 

Ver, Del mio ! aveva egli bisogno di manife' 
starsi? Non s'è egli spiegato abbastanza? 

Car, Ah! Verter . . . 

Ver, Carlotta . . • Voi volete dirmi qualche cosa • 

Car, Si, è vero^ io debbo chiedere da voi un 
importante risposta » 

J^er. Parlate, (lo tremo.) 

Car. (Io sono Cuori di me.) Ditemi vi sono 
io cara ? 



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ATTO SECONDO 



33 



Vèr, Se lo siete ! Se lo siete 1 

Car, Ebbene, datemene una prova. 

Ver. Non avete che a domandarla. 

Car, Abbandonatemi • 

Vtr. Giusto Cielo . . . Crudele ! Voi avete il cuo- 
re di domandarmi ciò eh' io non ho avuto la 
costanza di eseguire I 

Car, La nostra amicìzia potrebbe perdere il can* 
doi^e di quella innocenza , che ce Tha sino 
ad ora resa si cara. 

Ver, A questo ci ho data anch'io la maggior 
riflessione . 

Car. Ebbene» dunque bisogna risolvere. 

Ver. E mi avete trattenuto per ispirarmi co^ 
icaggio? 

Car. Io vi ho Hratlenuto «. • . perchè... la cir- 
costanza ... la sorpresa .. ( Ah non posso più 
nascondere il mio disordine . ) 

Ver. Sì, ditelo..» mi avete trattenuto ... per- 
che . . . C abbandonandosi alta disperazione ) 
Perche Verter e il più sventurato di tutti gli 
uomini , perch' egli uou ha la fermezza di 
terminar d'esistere, (st* getta sopra una se- 
dia dirottamente piangendo . ) 

Car, Ah, Verter, quaK accenti son questi? 

Ver. Quelli d'un mìsero disperalo. 

Car. Parlate piano per carità. Ricordatevi al- 
meno ch'io ho de^doveri sacri e terribili... 
Ah! dunque sono queste ie prove estreme 
d'un puro affetto ch'io m'aveva promesse 
da voi?. Un tratto di furibonda disperazione 
è il compenso che date alla tenera amicizia» 
dell'infelice Carlotta? 

Ver. ( come sopra ) Oh dio ! Qual mano cru- 
dele mi siringe il cuor^ ! Quale angustia ! Io. 
moro ... 



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3^4 V E R X EU 

Car, ( piangendo ) ( Povero Verter ! ) 

F^er. Barbara I (^rivolgendosi e vedendola piàrn^ 

gere ) Tu piangi I . . Carlotta • • . piangi I • « 

(^alzandosi) 
dar. V'ÌDgaanate, io non piango. (^ frenai^" 

dod ) . 
p^er. Perchè vuoi nascondermi le Ine lagrime f • • 

Quelle lagrime che possono sole mitigare V im- 
menso ardore, che mi consuma I . 
Càr» Ah Vei:ter , caio Verter,. ahhaodonat^mi per 

pietà . 
yen lo lo vorrei • . . ma mi sento morire • 
Cor. Pensate , che aa insoperahile eterno ostai* 

colo ci divide • 
Fer. Idea d'orrore. 
Car, Dunque vorrete { 
yer. Morire d'afifaurio» spirar d' amore» qui ai 

tuoi piedi, (inginocchiandosi la prende per 

mano) 

S C E N A K. 

AfiBERTO preceduto dal signor Giorgio >. 
e detti, 

Gio. ( sotto voce ) Eccoli Ih ^ eccoli }à . 

Alb* ( esclamando ) Cielo ! Che vedo mai ! 

Car, Verter » Alberto I Io sono perduta ( entra 
nel suo appartamento') 

Ver, Quando » quando termineranno le mie scia- 
gure I (parte) 

Alò. Oh cielo! che spettacolo orribile hai pre- 
seuiato ai miei sguardi ! ( entra nel suo ap^ 
partamento desolatissimo) 

Gio, ( con sommo giubilo ) Piacere della ven- 
detta inondami tatto il seno, (lo segue X 



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35 

ATTO TERZO 

SCENAPRIMA 

9A0LUIA» FEUBRICO. 



Pao, i\.h, Federico f non so pia io cbe mon- 
do io mi sia. 

Fed, Io pare sono fuori di me per la sorpresa » 
per la confasione , pel dolore . Ti sareste m^i 
immaginata la venuta del signor Alberto così 
improvvisa e in quel modof 

Pao, Ah » caro Federico » io sono persuasa che 
il padrone non abbia prima' anticipato nn av- 
viso della sua venuta per fare una graziosa 
improvvisata alla padrona i ma nel rimanente 
credo che ci sìa sotto qualche mistero. Il 
maestro era in giardino» io stava attendendo 
ad alcune cose della famiglia f tutto in un mo- 
mento mi vedo dinanzi agli occhi il padro- 
ne : mando un grido d' esclamazione , come è 
naturale ^ egli m' impone silenzio » voglio cor- 
rere per avvertire la padrona^ egli brusca- 
mente me lo impedisce^ viene di sopra e la 
sorprende. Io non pos^o credere cbe questo 
contrattempo non provenga da qualche mali- 
gno spirito che vi ci abbia lavorato dentro. 
Quel signor Giorgio^ quel signor Giorgio, a 
palesarvi il mio cuore ^ quasi lo dep<^Dnerei 
dal mio buon libro* 



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36 TERTER 

Fed. Il «ìgaor Giorgio era col «ignor Alberto 
quando è arrivato? 

Pao. Anzi lo ha preceduto. 

Fed* Dubito anch'io che questa sorpresa non 
sia del tutto innocente. 

Pao. E adesso sa il cielo cosa succederà! 

Fed» Dov'è il signor Alberto? 

Pao, È nella sua stanza. Vi sono entrata con 
Un pretesto. Egli camminava a gran passi, 
batteva di tratto in tratto un piede e rivoi- ' 
geva gli occhi al cielo . Mi faceva Compas- 
sione. Ah» Federico I io temo qualche dia* 
grazia . 

Fed. Se potessi parlargli. 

Pao. In questo momento non vi consiglio .Ì7on 
sapete qual uomo egli sia. Il suo carattere è 
buono» dolce, pacifico; ma in afiari di que- 
sta sona > sopra de' quali Y ho qualche volta 
sentito discorrere » è severo » risoluto , impla- 
cabile . 

Fed, Al mio padroue premerebbe soltanto, ch'egli 
fosse assicurato dell' innocenza di sua moglie , 
ond'ella per di lui cagione non avesse a soffrire 

. qualche disastro . 

Pao, E come farlo ? • • • Egli è qua • Andate 
via. 

Fed, Parlategli di quel che v' ho dettc^ . 

Pao, Procurerò. Non vi discostate. 

Fed, Un cenno» a son qui. (^parC^) 

S e E N A II. 

JaSEUTO, PAOLINA. 

jflB, (entra ndla saia in moìto ahhaUlmento 
tratto tratto formandosi ^ poi vedendo Pao- 
Una) Mia moglie doV'èr 



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ATTOTBRZO ij 

Pao* Nel sao appartamento con Gialle tto e Va- 
lerio. 

j4ib. E Verter r 

Pao» Nella sua stanza • 

jilb. ( siede , dopo un po' di pausa ) Che non 
Oli vengano più davanti gli occhi « Che non 
si proferisca pia il loro nome • • . che tremino . 

Pao, Calmatevi» signore, calmatevi. Voi siete 
estremamente agitato • 

jflò, E non ho forse ragione di esserlo? Non 
ne ho ragione ì 

Pao. Chi mai potrà dire il contrario ? , . Ma 
qualche volta le co^e sembrano diverse da 
quello che sodo , bene spesso l* apparenza in- 
ganna» e si possono poi sempre ammettere 
delle giustificazioni • 

jilb, (riusUficazioni ! Vi sono giustificazioni per 
quello che ho veduto io stesso con quest' oc- 
chi? 

Pao. E perchè no? 

jilb. Come, temeraria, ardiresti forse difen- 
derli? 

Pao. Io difenderli ! Me ne Ifb/eri il cielo . S(mo 
la prima a condannarli • ( Qui ci vuole cau- 
tela e artifizio.) 

^Ib. Cosa vai dunque dicendo di giustificazioni ? 

Pao. Se mi aveste lascialo terminare , vi avrei 
detto-^che voi avete un grande argomento per 
condannarli , ma che se sapeste tutto , ne avre- 
ste venti per giudicare innocente almeno la si- 
gnora Carlotta. 

y^lb. Io non ti capisco. 

Pao. (Intanto gliela ho nominata.) Se non 
andaste in couera vi vorrei dire alcune cose » 
non già per difenderla j capete che io sono 



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38 TBRTBR 

della vostra opinioue » ma cosi - . i per mtt-^ 
tervi al fallo cr ogm "meDoma circostanza. 

Alò. Parla , parla . 

Pao, (A me . ) Io non inteado , come vi dis» , 
né di voler &re k altrui difese ^ ne di Iran- 
q:uiUarvi. La vostra collera è giusta^ e qui 
ttoh e' è che dire^ ma sappiate ». che ... ma 
per amor del cielo uon dite nulla ch'io vi 
abbia raccontate le cose che vi dirò : la pa^ 
drona potrebbe dixe ch'io l'ho tradita. 

Alb. Dì' tutto» e non temere. 

Pao, Dal momento che voi siete partito io non 
mi sono mai distaccata^ dal suo fianco. Il si-* 
gnor Verter conversava seco lei lungamente 
e con frequenza . Le loro conversazioni , ì lo- 
ro dialoghi erano cos\ semplici » cosi onesti ^ 
eosì innocenti » che^ v^ assicuro » non avreb- 
bero ingelosito il marito più geloso del mon- 
do • Questa amicizia s' è un poco riscaldata » 
e -divenne strettissma . la di nascosto un gior- 
no ho osservato e sentito il signor Verter > il 
quale alzando le mani al cielo» e credendo 
die nessuno ci fosse esclamò: oh Alberto 
quanto sei felice? oh quanto io sono sven- 
turato ! La padrona ha udite queste parole e 
cominciò da allora a desiderare la vostra ve- 
nuta I Se v' ho a dire il vero , credo che il 
signor Verter non la desiderasse tanto , Ella 
per sollecitarla vi ha scritta pochi giorni so- 
no uua lettera» che non potete aver ricevuta». 
U signor Verter, o che abbia traspiralo il 
desiderio della padrona di restar sola » o che 
riflettendo al pieno delle cose abbia veduto 
la necessità di partire» questa mattioa aveva 
colio un pretesto per. andarsene inosservs^io .. 



igitizedby VjOOQIC 



ATTO TERZa 3^ 

La padrona se ne accorse , e gai è dove no» 
ha scusa ^ e dove ha la gran colpa » Io ha trat- 
tenuto per sapere il motivo di una s\ improv- 
visa risoluzione • Egli forse le avrà fatta qnaK 
che dichiarazione » ella gliela avrà ribattuta » 
egli s'.è posto in ginocchio», ed ella non per 
questo a' è arresa; ma del resto la padrona 
ha il torto pia grande de' (otti possibili in 
questo mondo » 

Alb. Ahi Paolina , tu proenri di spargere destra^ 
mente il balsamo soave dell'incertezza sulla' 
mia ferita j ma ella è irremediabile^ profon* 
da » certa • 

Pao, Ci^ che v* ho detto è vero» anzi vi prego 
di riscontrarlo. In un simile affare non ai de- 
vono precipitare né i giudizi, né le determi- 
nazioni, ve ne prego con tutto il cuore, fa^ 
te l'ultimo sforzo della vostra bont^ e del» 
la vostra prudenza» e poi rigore» vendetta», 
risoluzioni quante volete. 

Mò. Qual testimonio più veritièro di me ? 

S G E N A IH. 

FEDERICO» AIAERZO» VkOUStk^ 

Fed. Io » signore » io • 

Alb. Come ! Che ardire è questo 1 

Fed. Un ardire , che procede dalla certa scienza 

della verità dell' innocenza , dal conoscimento 

del vostro carattere , dal? ardente desiderio di 

salvare il mio desolato padrone. 
Alb. Egli ha tradito il suo amico> egli ha ia« 

degnamente offesa la più sacra ospitalità. 
Fed, Egli non voleva tradire il suo amico, egli 

non voleva offendere F ospitalità . Egli yolevai 



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4o VERTER 

rartire , involarsi dal pericolo , portar altrove 
saoi gemiti , il suo delirio . • . Perdonate } 
signore^ scusale il calore con cai vi parlo. 
( rimettendosi ) Sono un misero vecchio , cui 
non resta altro bene al mondo che il suo pa- 
drone ^ lo amo , lo difendo , perdonatemi per 
caritii. 

jilb. Può egli esser difeso» qnando io l'ho ve- 
duto pregare ., piangere ?.. 

Pao. Un uomo che prega ^ piange » piange e 
prega per ottenere , e non ha ottenuto ; dun* 
qa« la padrona è innocente. 

jilb. Ma ha ottenuto anticipatamente un tacilo 
consenso per giungere a quel segno. 

Pao, Chi può impedire che un uomo si getti 
ai nostri piedi? 

^U, Il decoroso contegno» con cui s'è trattato 
quest' uomo . 

Pao, La padrona non poteva contenersi meglio 

col signor Verter. 
' Fed, E il mio padrone non poteva meglio con- 
dursi » che partendo da lei . 

Pao. Credetemi» ch'iella non merita la vostra 
collera . 

Fed. Persuadetevi > ch^egll ha ancora dei di- 
ritti sulla vostra pietà. 

Alò. ( Cielo 1 in qual contrasto si trova l' ani- 
ma mia ! ) 

Pao. (Tace» buon se^no.) 

Fed. (Mi sembra un poco commosso.) 

SCENA IV. 

// signor GIORGIO^ e detti. 

Qlo, Signor Alberto » sono con voi . (Cosa fanno 
qua costoro I ) 



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Atto terzo 4^ 

jlli. Siete venato opportanamente • ( a TaoUr 

na e Federico ) Partite • 
Pao. Volete . • • signore • • • 
Fed. Se volete ... 
AUf, Io voglio che andiate via, 
Pao, (a Giorgio^ (Ci raccomandiamo a voi •) 

(parte) 
Feà. (a Giorgio) (Se potete mettete del bene.) 
Gio. {a Federico) (Qaesto lo fo tempre .) 
Fed. (parte) 

SCENA V. 

ALBERTO» il signor GIORGIO « 

jilb. Consiglio» amico» consiglio. Qui si vor-, 
rebbe farmi dubitare • Vi confesso il mio cuo- 
re: egli v'inclina. Consigliatemi» determina- 
temi voi » unico leale e vero amico che mi 
resta. 

Ciò. Vi dirò» signor Alberto: óra qnest'affiire 
s' è fatto di qualche pubblicità ; e' è di mezzo 

• il vostro onore , ed io che sono un uomo di* 
lieato patirei troppo, se per una certa non 
iscrupolosa condiscendenza dovessi consigliarvi 
in pregiudizio del medesimo; perciò vi prego 
dispensarmene • 

jilb. I)unqae anche voi , Crudele » m' abbando- 
nate r 

Gioj. Io non vi abbandono » ma . « . ma io sono 
vostro amico, e credo che lo abbiate or ora 
potuto vedere • Certe risolazioni » che l' onore 
non può approvare» che il decoro non deve 
permettere , non ve le passerò mai . Ve lo re- 
plico» sono vostro amico, non ve le passerò 
mai • 



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4^ VERTE a . 

Alb. EU>en.e» cosa debbo fare? Io soqo sbalarr 

dito . La mia sorpresa è indicìbile , il mìo do- 
lore è immenso . Avrei credulo . di poter io 
divenire piuiiosto un marito tiranno, che ri« 
trovar Carlotta una moglie infedele. 

Giù, Eh» amico mio» in questo secolo depravar 
to non bisogna ciecamente fidarsi . L' onore 
per molti è una chimera , che ó si derìde o 
s'insulta: la fede per molti altri è un nodo> 
che con un soffio si spezza, e generalmente 
parlando , vi è del mal grande su questo de- 
licato argomento y ed io mi vado accorgendo 
che di giorno in giorno divengo misantropo 
più che mai. 

Alb. Ma se voi foste nel caso mio come vi eoo* 
darreste ? , 

Ciò» lo ! se fossi nel vostro caso ! Io !.. Vi pre« 
go, lasciatemi tacere. 

Alb» Noy voglio che parliate. 

do» Dispensatemene... Ve ne ho pregato. 

Albn No., assolutamente . 

Qìq, Ebbei^e; io caccerei di casa tosto qaelìo 
scellerato seduttore di Verter , e poi ... e poi 
allontanerei mia moglie da me , e foFs' an« 
che • scioglierei qualunque vincolo che a lei 
mi legasse. 

'Alb. Oh dio ! voi mi squarciate il cuore . 

^ìo. Quel c^ore è infermo; bisogna sanarlo. ^ 

Alb^ Ma ha ella poi tanti e così grandi delitti, 
che meritarle possano una pena sì grave? 

Gi0^ Oh no ; ella k forse innocente , ella avrà 
avuto con Verter un affare di galanteria » do- 
ve non e' era niente di male . È vero eh' è 
stata sorpresa coir amante al fianco, che il 
villaggio era scandalizzato al sommo della loyco^ 



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ATTO TEUZO ifi 

improdente condotta, che tutti mormorava- 
no... ma V appaFenza inganna » non ci sarà 
stalo male , no. . . . oh^ signor Alberto, con pei* 
missione , bisogna eh' io me ne vada • 

jitb. Fermatevi, trattenetevi per carità. 

Gio. Davvero che ho molte cose da fare. In 
questi gazzabagli, già lo SO'^ Bon « guada- 
gna mai. Ne volete la prova? Eccola. Un 
giorno essendo io commosso al sommo per 
eagion vostra in veggf>ndo certe cose che non 
serve ìaccenoare, mi sono presa la libertà di 
far a vostra moglie una dolce ed amichevole 
correzione sopra il sue poco mongerate siste- 
ma di vita , ed ella ... in verità eh' è quasi 
da ridere: è andata spargendo voce qua e le» 
ch'io faceva il saccente sulla sua <;oBdotta 
perchè aveva volontà di fare all' amore seco 
lei . E non debbo scagliarmi contro la depra- 
vasione del secolo , e diventare misantropo ! 

Alò, Che orrori ! Cosa mi toca sentire I 

Qio. Ah se potessi dirvi, se potessi dirvil*^ 

SCENA VL 

Piotisi con un pUeo di lettere, e detti ^ 

Pao. Queste lettere vengono da Vienna . Ci sa- 
rà tra quelle la lettera che v' ho accennata . 
(fl Giorgia) (Come vi pare che vada?) 

Gk>, (Fo tutto il po^ibile per calmarlo» ma 
temo.) (^parte) 



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44 TERT'BR 

S G E N A VII. 

ILBERTO» 6IORQIO* 

Atb, Qaesto è il carattere di mia moglie. Sen- 
tiamo che cosa scriveva. 

Già, ( si muove tacUanienie » ma in nèodo if es- 
sere osservato') 

Alb, ( leggendo ) Caro Alberto • Sono cinque 
giorni -e tre mesi » dacché voi siete lontano 
daUa vostra Carlotta • 'Se in ogni fempo vi 
hq desiderato presso di me , ora vi desidero 
più che mai con tutto il cuore ^ 

do, ( in modo di essere inteso ) ( Arie lemmi- 
niaa » arte ferominiBa . ) 

Alb. (leggendo) Ghtliètto e Valerio non fan^ 
nò anch^ essi che desiderare la venuta del lo^ 
ra caro papà . Verter comincia gentilmente 
a significarmi di non poter pia oltre fer- 
nktrsi. 

Ciò. (^come sopra) (Cosa una donaa è capace 
di dar ad iaiendere!) 

Alb» (leggendo) Deh , vi prego , sollecitate il 
vostro ritorno. Ho delle forti ragioni per 
ripregarvi con tutta V anima • Ctiro Alberto , 
so che vi sono cara • 

Go, Ecco» nella vostra buona fede ella fonda- 
va le sue speranze. 

Alb. (leggendo) Perciò voglio lusingarmi di 
stringervi fra le mie braccia al più presto^ 
I vostri figli vi mandano mille baci , Fer- 
ter vi saluta^ addio ^ caro, addio • (ripone 
la lettera ) 

Alb. Che ne dite? 



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ATTO TEB20 4^ 

Gio. Io non dico nieole ^ io . 

Alò. Qaal cuore bisogna aver in peito per iscri- 
vere in questa maniera » e pensare diversa- 
mente ! 

Gif), Qui Vivete detto saviamente . 

MB. Ma ^ è poi vero che Verter questa mattina 
partiva? 

Gio. Sa c[uesto articolo vi prego di non inter- 
rogarmi . 

Mb. Percbè^? 

Gio. Perchè vi amo • . • perchè vi sonò al mon- 
do delle macchinazioni» dei tradimenti, che 
debbono, per Y orrore di cui sono ricoperti re- 
star in eterno , «r nel silenzio sepolti . 

Mb. Oh dio ! Voi mi fate ireniare . 

Gio, Non tremate no» uoilio ottimo» nomo dal 
Cielo protetto^ p^r la mia umile persona • 

Alb. Che cosa è avvenuto ? 

G/a« Vi reggerà il cuore « s'io ve lo dirò? 
. MB. Il mio cuore è a tutto disposto. Parlate.^ 

Gio, (con sommo mistero) Io ho vediilo«.vIo 
ho sentilo . 

Mb. Oh dio ! Che cosa ? 

Gio. Verter s' è alzato prima del giorno • • . 

Mb. Ebbene ? . . 

Gio. La sigaoia Carlotta s' è alzata al nascer 
del sole . 

Jtb. Proseguite* 

Gio* Io per aver sentito strepito mi sono alzato 
un'ora prima del solito e sono escito dalla 
mia stanza. 

Àlb.S\... 

Gio. Ho interrotti i lóro progetti , » • inorridi- 
te •• . ho sospesa una fuga . 

Mb. Oh cielo ! che fulmine ! che colpo ! che 



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{6 VBRTBR 

tradimento I Io moro. (^ si getta sopra ttHi$ 

^edia ) 
'Gio. ( Mi fa compassione . ) 
Mò. Giorgio . . . amico ... se lo slato mio vi 

commove « . . se veramente mi siete amico 
Gio, Comandatemi , parlate . 
Alò. Ch' ella mi vada lontana r che Verter fng- 

ga. .. che mi lascino per pietà... fate voi 

tatto . . . Datele denari ... eh* io non lo yce- 

ganià.,. ® 

Gio. Conviene che voi stesso diate gli ordini 

opportuni a qualcheduno della famiglia. 
Alb. Aspettóte. (chiama) Paolina. 

SCENA Vili. 

vkOLSSk € detti. 

Alò. Riguardate tutti il signor Giorgio come 
me stesso . Siano eseguiti i suoi ordini come 
1 miei . Tremi chi ardisce di opporglisi . Sia- 
no condotti i miei figli nelle mie stanze. 
(^parte) 

Tao. Ah!., cosa i avvenuto, signore? 

Ciò. (serio) Chiamate subito Jla signora Car- 
lotta . • 

Pflo. Dunque il padrone... 

Gio. 11 padrone son io. Obbeditemi/ 

Pao. (Non ho più dubbi. Costui è cagione di 
tatto.) {parte) e « 

SCENA IX. 
n signor GIORGIO » poi Carlotta . 
C/o. Quanto ci ha voluto a fissare quert'aoma 
debole I Mi sono per altro regolato a meravi- 
glia, e mi sono po«to in iialyo da qualunque 



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À!rTO TERSO 4? 

accasa potesse ella farmi. Ora voglio assalire 
di nuovo quesla fortezza inespugnabile . S' el- 
la ancora resiste iarà da se medesima la sua 
rovina. 

Car, ( Che vuole da me questo scellerato I ) 
.do» Avanzatevi I signora» avanzatevi i Non so 
^ se Paolina v'abbia detto» che il signor Al- 
berto vostro marito ha deposti nelle mie mani 
i suoi diritti, le sue determinazioni: se non 
ve r ha detto » sappiatelo ; io tengo delle im- 

. portanti commissioni intorno la vostra per- 
sona . Buono per voi che avete a fare con un 

, galantuomo , che procarer& di salvarvi sino 
che potrà. 

Can £ perchè queste sue delerminazioni non 

. me le ha significate egli stesso? 

Gio. Par^ a. voi» che un nomo prudente come 
son io 9 e che ha tanta parzialità per voi , do- 
vesse arrischiare di mettervi a dialogo con 

. esso lui? Sapete» ch'egli sa tutto» che gU 
jQopo note le pii^ picciolo circostanze» che 
s' io non avessi calmata la di lui collera » a 
quest' ora si . sarebbe veduta in questa ca^ 
una tragedia ? Io non fo per farmi un merito 
presso di voi, ma assicuratevi » che un avvo- 
cato criminale non poteva difendervi meglio 
di quello eh' io v' ho difesa • 

Car. È quali delitti mi si aptM>ngonof Quali 
<;ircostanze si accennano ? Cosa si sa » che non 
abbia l'aspetto d'una colpa leggera» e nulla 
più ? 

Ciò. Colpa leggera eh? ah» chiamate una col- 
pa leggera il farvi ritrovare coli' amante a 

f quattr'occhi? Alle corte: con me sono inutili 
le iSi^ioni • So tutto i ho veduto tutto , e posso 



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4B V«KtBft 

rimedj'aré a tutte.. Non crediate che ano spi« 
rito di vendetta m' abbia fallo assumere il ca- 
rico di vostro giudice , poiché io non cono- 
sco così basso sentimento $ ma mi sono ad- 
dossata questa incombenza perchè ancora pòs- 
siale avere un raggio di speranza nella urna* 
niià del mio caore , e nell' affetto che ancora 
sento per voi . 

Car* Vi sono obbligata , signore , vi sono ob- 
bligata; ma la mia innocenza non mi lascia 
temere alcun giudice » né desiderare alcun prò* 
lettore • 

Gio. Non vi ostinate , che ve ne pentirete . Ho 
nelle mani , ve lo ripeto » la vostra sorte • 
Quaud' anche la vostra vantata innocenza vi 
somministrasse del coraggio» ci sono le ap- 
parenze tutte che vi condannano » t che ve 
lo rendono inefficace • 

Car» Il Cielo non abbandonerà la mia causa. 

Gip, La vostra fermezza sarà la vostra rovina • 

Car. La mia sventura non potrà farmi arros* 
sire, 

Gio, L'onore sta nell* opinione degli uomini. 

Car^ Per gì' impostori • 

Gio. E cosa c'è fuori di questa opinione? 

Car, La scienza più preziosa che esista in noi, 
l' intima persuasione . . 

Già. Ed a che cosa vi può giovare? 

Qxr, A tranquillarmi in qualunque disastro • 

Gio, Dunque avete risoluto ? 

Car, Immutabilmente* 

Gio. Pensateci . 

Car. Sarebbe tempo perduto. 

Gio. ( Che maledetta costanza ! ) Ebbene» quando 
avete fissato così;^ sappiate prima di tutto. 



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tb» uiA (ftCci«to subito di casa qcitl sedutto- 
re di' Verter ... e che ( mi duole il cuore ^^ 
dirvelo») il signor Alberto «vi ripudia.' 

Car. Giusto Cielo 1 È egli possibile? Mio ma« 
rito accecato^ inferocito a tal segno? 

Gio, Che sudori ho fatti per distornarlo! 

Cor. Mio .Àtarito ! Alberto ! Egli !.. No ^ non 
può darsi , non può esser vero • 

Gio. Volesse il Cielo che non fosse ; ma è vero 
pur troppo^ uè qui è posto il confine ' della 
sua collera > e' è ancora di più ^ 

Cor, Che vi può essere di più crudele ed in- 
giusto ? 

Gio. Dovete venir subito eoa me. ~ 

Car. Dove? - - - 

Gio, Alla vostra famiglia. Partiremo come ci 
ritroviamo. 

Cor. Cielo ! Cielo 1 

Gio, Mi dispiace che prima di partire non avrete 
nemmeno Ja consolazione di abbracciare i vo* 
stri figli. 

Car. Peixhè? 

Gio. Sono nelle mani del signor Alberto . 

Car. Ah ^udele ! Ah disumano ! Oh dio ! I 
miei figli • . • ( piangendo ) 

'Gto.v(Quest' ultima stoccata dovrebbe ' (are pro- 
digi.) 

Car. Povera Carlotta , tradita abbandonata ! 

Gio, (Che beile lagrime!) 

Car. il cuore mi scoppia^ non posso più . 

Gio Eppure si potrebbe accomodar t|iito in un 
momento. Io me ne farei mallevadore. Sì 
potrebbe fSsirvi ^comparire innocente , farvi 



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5o VERTRil 

tor«)are neBe braccia ^dtl marito ^ rÌT«clere ì 
6g)i... . - 

Car. Come? Oh dio! Come? 

Gio. ( tenero ) Seatendo ^n solo nlòifteiito com* 
passione per niè . . 

Car, Per voi !" '» 

Gio. ( come saprety Per me , cava^ per me . 

Can Va , m alede Ilo » va eh' io non ti possa nai 
più vedere . 

Gio^ lograta 1 E noa potrò operare f . » 

Car, Null'aliro che il mio odio» il mio di- 
sprezzo, ia mia costante avversione. 

Gio^ Dunque andiamo, vieni con me. (^ <^- 
ferra . ) 

Car, Morirò prima di far un passo. 

Gio, Userò la forza « 

Car, Vedremo chi ne ha più, 

Gio, ( £ indiavolau costei . ) 

S C E N A X. 

PAOLINA coi piccioli GWJLTETTO C VALERIO 

trapassando la sala . 

Pao» Andiamo, <:aTÌ dal signor padre. - 

Cor, Giutietto , Valerio, miei cari 6gli . (^ corre 
ad abbracciarli^ 

Gio. (a PaoUna) Ck>ndaceleli dal signor Al- 
berto. 

Car, Nessuno ardirà strapparli dal mio seno. 

CUo. "Eh, cosa sono queste moifie ! Ardirò ben 
io.. • • (va per levarglieli } 

Car* (lejnendo stretti ijigli) Guardati da ana 
tigre, mostro d'inferno. (^$* avventa contro 
Giorgio ) 



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ATTO TlSBZO 5l 

Gio, (^inti/norito^ (Costei mi & pama dav- 
vero.) 

S C E N A XI. 

ALtEBzo» e detti.' 

Alb, (a Paolina ) Dove sono i miei figli? 
Gio. veiiiie, signor Alberto , veuiìe voi: le mie 

buone maniere sono atàte inutili • 
Cor. Alberto ! Sposo ! ^ 

Alb, Allontanati per tno meglio . ( prende i 

fanciulli) 
Gar. .Ascollatemi per pietà. 
Alb, Lasciami ti. dico. (^ a Paolina) Andate Ì& . 
( manda i fi§li dentro il suo appartamento^ 
Gio. È cagione di tulio qi^ello scellerato di 

Verter. . 

^C E N A XH. 

VBIITBI » rBDSBICO » € detti • < 

P^er. (contro Giorgio) Verter ijion è uno scel- 
lerato. , , / \. 

Gie. Scnaatemi^ caro amiooi» ho detto così . . , 
perchè • . » così ho sentito ... a dire . 

Alb^. (a P^erter) Non. è ttn(> scellerato, non è 
uno scAllerato chi /seduce le mogli alimi» chi 
tradisce T amicizia^ chi offende 1* ospitalità , 
chi tenta una fuga? v / 

Gio. (OimèI Ci sono.) 

Fer. Io sedurre I Io tenlar f>Qa fuga ! Chi v'ha 
dato ad intepd^e si orribile imposturar' 

Alb. Quest'uomo dabbeiie che Tha impedita. 



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Sa VERTER 

Car, Oh perfido f 

Gio. (Se potessi andarmene!) 

CaT. Colai che venne a farmi proposizioni d' à- 
more I 

Gio, (^ad Alberto) (Sentite?) 

Car, Che in ogni maniera voleva ottenere nna 
illecita corrispondenza ! 

Ciò. {ad Alberto) (Ve l'ho detto?) 

Alb. Aggiungi alle tue colpe qaella d'oltrag^ 
giare quest' uomo daM>eDe ! 

Ciò. Lasciate che dica, F oro non prende mac- 
chia . " 

/^m Alberto, siete in inganno. 

jilb. Vorreste asserii^ che non volevate partire 

^ <{uesta mattina, e che poi non avete ritra- 
vato un pretesto ?.. 

Ver. Non lo nego . ^ . . 

Ciò. ( ad Alberto ) ( Vedete se fu un pretesto ? ) 

Alb Sortite dalla mia casa. 

Ver, Io non sortirò, se prima ncMi avrete ascol- 
tate le ragioni di tutti . 

Alb. Vi costerà sangue la vostra temerità, (parte) 

Ver. {contro Giorgio) Me la pagherai scelle- 
rato, me la pagherai, [parte) 

Car. (contro Giorgio) Fa palese la nostra in- 
nocenza o ti schianterò il cuòre con queste- 
mani » ( entra ) 

Fed. ( ajjferrandolo) Guardami , sono* vecchio 5 
tua vecchio come sono avrò anima per truci- 
darli, (parte ) ^ 

Pao. (afferrandolo daW altra parta) Ed io non 
la cederò a chi che sia nel far la vendetta del 
la mia padrona, (parte) 

Ciò, Oh poveretto me l Cosa ho mài fatto? Do- 
ve Dii salverò ? (parte) ' 



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53 

ATTO QUARTO 

SCENAPRIMA 

// signor GIORGIO uscendo con timore dal 
suo appartamento . 

JNon vorrei abbatfermi io quél disperalo di Ver- 
ter. L'affare s'è fallo serio, auzi è piii che 
mai burrascoso. Converrebbe aver mollo co- 
raggio » e uott poca franchezza per sosienere 
ciò che s' è dello . La Traochezza non mi man- 
cherà , ma il guai sia nel coraggio . . . Oh se 
mi riuscisse di. allonlanar Vcrler ! allotta non 
avrei più di che cosa temere ... Se Verter 
poi non andrà; andrò io con Carlotta. (Jìà 
Alberto è disposto ad allontanarsela ; altro 
non manca ée non che io dia rullima mano • • « 

SCENA IL 

AMBROGIO 9 e detto . 

Amh, Signor Giorgio ? 
Gio. Che e' è ? 
Amh. C' è nessuno qui ? 
Gio, Non vedi? Son solo. 
j4mb. Andate là che avete falla ima bella cosa ! 
<?io. Che cosa? 

Amò. Si, d'inventarvi, che il mio padrone vo- 
leva, fuggire con la signora Carlona.. 



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54 VERTER 

Giù, Io noa me Y ho inventata. > 

Anib* E chi dunque ì 

Gio, £ stata Paolina che me l'ha confidato .n 

yimb. Eh vìa I Paolina f 

Gio. Si^ Paolina . 

j4mb, (Voglio andar subito a domandarle -&' è 
vero . ) 

Gio, Dove vai ? 

Amb. Dal padrone per non lasciarlo solo. 

Gio. Dimmi , Ambrogio . 

Amb. Cosa volete? 

Gio. Sai cosa si dica 41 . tolto quello eh' è suc- 
ceduto r 

'^172^, Oh , se lo so ! 

Gio. Raccontami, raccontami. Prendi, (gli dà 
tabacco) 

jimb. Ci vuol altro che tabacco per salvarvi I 

Gio. Perchè? 

jémb. 11 mio padrone ha giuralo. . . oh ha giu- 
rato in modo eh' io non vorrei essere nem- 
nueoo in uno dei vostri capelli. 

Gio. (Mi regolerò.). E cos' hai sentito dire? 

Amb. Avete veramente volontà di saper tutto ? 

Gio. Si, tutto: di' piesto. 

Amb. Voi eravate ancora solo a tavola quando 
noi tutti servitori eravamo in cucina . 

Gio. Ebbene ? 

Amb. Chi mangiava in piedi e' chi seduto • • • 

Gio, Questo non serve . 

Amb. Voglio raccontarvi tutto come &i deve • 
Paolina è venuta a prendere una tazza di 
brodo per la sua padrona , e tutti le abbiamo 
chiesto Cora' ella stava'. Ci ha risposto eh' era 
in uno stato compassionevole , che il signor 
Alberto ad ogni costo voleva <;be si disponesse 



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iTtO QUARTO 65 

À Titomariseoe da «uo padre» e che stava ve- 
stendoci da viaggio. _. * 

Gio.- ( Benissimo , a meraviglia . ) 

Amb. Francesco, il cuoco, le ha chiesto chi 
aveva detto al padrone della fuga, e tutte 
quelle altre cose. 

Gio. Ed ella? 

Jmb. Ella . . . ( imbarazzato ) 

Gio. Sì, cosa ha risposto? 

jimb. Volete veramente saperlo ? 

Gio. S\. ^ ,, 

Amb. Ha risposto, quel briccone del maestro. 

Gio. Oh ! 

Amb. Si, in verità. 

Gio. Non può essere . 

Amb. L' ha detto da Ambrogio che sono- 

Gio. Va via, non può essere, li dico. 

Amb. Venite in cucina con me, e vel farò ri- 
dire da tutti. 

Gio. Non voglio saper altrp. 

Amb. Prima avevate tanta curiosità, e adesso 
non volete saper altro^ Sentite almeno quel- 
' lo che a Paolina ha risposto il cuoco Fraà- 
cesco* 

Gio, Avtk fatte le mie difese. 

Amb. Cibò, anzi ha detto; colui meriterebbe 
che gli facessi una pietanza, che do facesse 
mangiare per T ultima volta. 

Oio. Briccone l lo farò cacciar via. 

Amb. E ttttli hanno detto a Francesco » faglie- 
la, fagliela, fagliela. 

Gio. Vaitene balordo . 

Amb. Non volete saper altro ?.. 

Gio. Vattene ti dico. 

Amb. Tanto peggio .per voi, se non voleJir 



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^6 VBUTBR 

sentire il meglio . Basta » ora vi veggo di mal 
umore, e vi lascio solo . Addio . j^ esce per la 
porla di mezzo ^ 

S C E N A m. 

GIORGIO» poi YERTFR. 

Gio. Eh, qui non c'è tempo da perdere. Cqu* 
viene che questo signor Alberto si risolva^ su- 
bito ... ( m atto di partire s' abbatte ir^ 
Verter.) . 

Ver» Fermatevi . . 

Gio, Ho un affare di premura, che mi ricerca. 

Ver, Non replicale . Fermatevi . 

Gio, (Ci sono !) Comandatemi . In che posso 
servirvi ? 

J^er. Con qual fondamento, avete voi detto al 
signor Alberto eh' io aveva meditata una fuga 
con sua moglie ? Presto» spicciatevi» non c'è 
bisogno di pensarci sopra » animo, ^ dico. 

Gio, Flemma , flemma, signor Verter amabiUs- 
simo . Sembra impossibile che un giovane di 
talento della vostra sorte ... , 

Ver, A monte le lodi . Rispondete a dovere . 

Gio, E a dovere risponderò. Acquietatevi, tran- 
quillatevi , vi dirò tutto , da chi , come , quan- 
do .. . Venite qui sediamo . . 

Ver, Non ho volontà di sedere, e poL noa 
avete T affare di premura che vi ricerca? 

Gio, £ vero, ma quando si tratta del signor 
Verter lascierei tutte le cose del mondo per 
servirlo . 

Ver. Meno complimenti e sbrighiamoci . 

Ciò. Quando dunque volete sapere la .vera 



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Atto Quarto jj^ 

«orgente di questa diceria » vi dirò, eh* io Vb^ 
caputo da Paolina . 
» Fer. Da Paolina ! 

(Jio. Da lei medesima/.. Ma signor Verter, 
prudenza . 

Fer, Non è possibile . Paolina è una donna sa- 
via e dabbene , e non può aver detto questo. 

Gio. Come ! Vorreste dubitare della mia parola? 

Fer. Sìt , ne dubito . Voi mentite . (con calore) 

Gio, Siete padrone di dire quello che volete^ 
ma • • • 

S C E N A IV. 

AMBROGIO e detti, poi PÌ0U19A. 

Amb. Sapete » signor Giorgio » sono stato a do- 
mandare a Paolina s'è vero ch'ella vi avesse 
detto ,. che il padrone, voleva fuggire con la 
sua padrona, ed ella è montata in furiai e 
m' ha detto che questa è una vostra inven- 
zione. Or ora, ha soggiunto poi, che si fa- 
rà sentire . 

Gio, ( Adesso sto fresco . ) Venga » venga pare 
costei, saprò confonderla, saprò farla tacere « 

Pno., (con gran collera ) Io vi ho detto che la 
mia padrona voleva fuggire col signor Ver- 
ter? Io? 

Gio, Voi, SI, voi. 

Pao, Quando ? 

Gio, Questa mattina nell'alba. 

Pao. Dove? 

Gio, In questa sala medésima* 

Pao. Come ? 

Gio, la segretezza . 



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58 VIRTKR 

Pao. Oh impostore jnahfkuisfttand ! 

Giù. (a Ferter) Verletó se v^ho detu la veritój 

Pao. £ potreste giurarlo? 

Gio, Quando volete* 

Pao, Giuratelo . * 

Gio» Lo giuro suUa mia ooestà . 

JPao. Oh scellerato I Spergiuro ! 

Gio. ( a J^erter ) Vedete, s' è vero ? 

Pao» NoiV/So chi. mi tenga ^ che non mi veu- 

dichi Qon le mie mani . 
^mb. Io non vi tengo sicuramente . 
Gio, Soccorso » soccorso . 

S C E N A V. 

ALBERTO» e detti • 

Alb, Gos' è questo strepito? 

Gio. Venite a difendermi, signor Alberto» Tutti 

sono contro di me, tutti, mi vogliono morto 

perchè vi dijfendo, perchè sostengo il vosuo 

decoro . 
Pao, Non è vero. 
Alh. Taci. 
Pao, Ascoltatemi. 
Alb, Va via di qua . Ci mancherebbe poco , che 

ti cacciassi di casa.. , 

Gio. Perdonatele , in grazia mia , perdonatele . 
Pao, ( Oh simulatore del diavolo ! ) 
Alb. Signor Giorgio, compirete di darmi una 

prova della vostra amicizia coli' accompagnare 

alla città mia moglie da suo padi*e • 
Gio* Non vorrei poi che ù dicesse ... eh' io vi 

ho consigliato ... sono tante le cattive Uilgue ... 
Alb, Per questo non istate a temere. Vi prego 

di allestirvi con sollecitudine alla partenza • 



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▲ ttoquaeto $9^ 

Gic, Quando così volete cosi si faccia . Or ora 
sarò ai vostri comaudi. Se mi permettete vor- 
rei dirvi una parola ( plano ad Alberto ) 
Verter è venuto qui apposta per calunniar- 
mi . State in guardia . 

Alb. ( piano a Giorgio ) Non dubitate . 

Gio, Signor Verter, vi son servitore» ^ parte') 

Pao. Adesso si può parlare? 

Alb.^o. 

Ver, Negherete a me pure qoesi' ultimo favore 
che vi domando? 

Alb. k tutti. 

Pao, ( ad Ambrogio } ( Lasciamoli soli . An- 

^ diamo via . ) 

Amb, ( Io starò qui presso ad udire. ^(^ partono ) 

\ . S C E N 'A VI. 

ALBERTO^ VERTERE 

Ver. Deh ! non negate d* ascoltarn^i per pochi 
istanti . , 

Alb. Vorreste forse difeildervi ? 

Ver: Io non voglio difendermi ... Io voglio sol- 
tanto farmi conoscere^ manifestarvi la' verità; 
rendere giustizia a una innocente calunniata , 
e di qua partire senza Y infame taccia di tra- 
ditore . 

Alb. Voi eravaie a' piedi di mia moglie , Voi 
eravate grondante di làgrime : quel pianto era 
versato perchè i vostri progetti iion avevano 
avuto buona riuscita^ e osate ancora di dire 
che volete andarvene sen2a ìà taccia di tra- 
dilore ? 
P^er, È vero , io piangeva ; ma le mie lagrime 



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6& TERTEA 

derivavano da una pura sorgente » da una a- 
jnara ma onesta risoluzione .. 
Mb. Quali prove potete addurre? 
F^er. La mia asserzione, che va al di sopra dì 
tutte le apparenze che possono condannarmi, 
le testimonianze di tutti i domestici . 
Alò, La prima non vale, le seconde sono so- 
spette. 
Fer. Voi siete ingannato dia un calunniatore, 

da un perfido . 
Jlb. ( Giorgio ha detto il vero . Verter vuol ca- 
lunniarle . ) Ma a questo perfi !o , a questo 
calunniatore io debbo la scoperta delle insi- 
die che si tramavano contro il mio onore. 
F'er, Alberto^ vi giuro per quando V è di sacro 
in Cielo , che vostra moglie è innocente , ch'io 
aveva risoluto d' involarmi dal cimento, a cui 
non poteva resistere senza colpa il mio cuore 
debole e incauto , che non mi passò ro*i pel 
pensiero l'orribile idea d' una fuga , e che, se 
v' ha delitto nella serie di queste domestiche 
vicende, è tutto mio . 
Aio, Souo inutili i giuramenti dove depongono 

i fatti. ^ re 

yer. Duni{ue mi credete uno spergiuro ? 
Alb. E cosa vorreste eh' io vi credessi ? 
f^er. Un infelice che per la soverchia debolezza 
del proprio caore ha ceduto per qualche i- 
stante alle attrattive della bellezza e della virtii. 
Jlb, Io vi. credo qualche cosa di più. 
Fer. Spiegatevi. 

AH* Vi credo un uomo che ha tentato disono- 
rarmi , e che non ha mancato per lo meno 
d' involarmi pace , decoro » domestica tran- 
quillità • 



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ATTO QtJARTO 6i 

Ver. Ma almeno non aggravale degli stessi de- 
litti r ÌDDOceate vostra moglie . 

Alh, Vorrei che fosse tale, e non esilerei punto 
a contribuire la metà del mio sangue . 

Ver. Ma chi depone contro di lei ? 

Alh. La vostra isiessa insistente difesa . ^g^. 

Ver, E dov'è un testimonio che la cobottRiì ? 

Ath, Che n'è uno solo, ma che basia per molti . 

Ver. E chi e? 

Alì^. Il signor Giorgio . 

Ver, IL più iniquo di tulli gli uomini . - 

Alh, Voi dovete chiamarlo con questo nome . 

Va'. Dunque avete immutabilmente decisa Tin- 
famia di vostra moglie? 

Alb. Io ho deciso un qualche risarcimento al 
mio onore. " 

Ver. Dunque io sarò sUlo la cagione del suo 
precipizio ?. r Alberto ... sospendete .. . ve 
ne scongiuro . . . sospendete cosi terribile sen- 
tenza . Ella è ingiusta , inumana . . 

Alh, Io non vacillo dove si tratta della mia ri- 
putazioner 

Ver. (con risoluzione ) Ed io non vacillerò nel 
farvi piangere con lagrime di sangue la vo- 
stra inconsiderata credulità . 

Alh. Che intendereste di dire ? 

Ver, lo non voglio più dir cos^ alcuna . lo . . . 
farò • . • ' 

Alh. Che cosa? 

Ven {<Juori di se ) Al nutìvo giorno ... l' in- 
nocenza ... la verità. . . . 

Alh, Suiegatevi . 

Ver. (come sopra) Non è ancora tempa* non 
è ancora il momento « Barbaro ! mi spiegherò. 
( parte ) . 



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6x . VERTEft 

S CE N A VIL 

ALBERTO» PAOUNA. 

Mb, Eppure qaeslo dialogo m'ha costato gra» 
penai . Perchè ho un cuore nel petto cosi fa- 
cile ad indebolirsi, quando lutto lo vuole ine- 
sorabile e fiero ! ( passeggiando con agitO' 
zione ) 
Pao, ( piangendo, ) Signore. 
Alò, Cosa volete ? 
Pao. La padrona ... 
AlL Ebbene ?.. 

Pao, È all' ordine per partire» ^ 
Alb. Parta . 
Pao, Signore • . . 
Mb. Cosa avete? 

Pao. Compatitemi ... se non posso . . . liber^- 
tnenle. . . parlare ... • perchè le lagrime m' ini- 
pediscouo ... mi tolgono il respiro • • • (^iifiir 
ghiozzando') . 
Alb. ( un. poco. commosso ) Cosa av^e^te a dirmi? 
Pao. Abbiate compassione di quella povera ra- 
gazza . . . Ella è innocentie ... ve lo giuro . • • 
Alb, Voi. tutti dite, cosi , ma uno solo a. cui 
sin ora voi stessi avet^ data piena fede» dir 
xe il contrario. 
Pao. Questo non può essere che quel briccone 

del signor Giorgio . . ^ 

Alb, ( Povero Giorgio ! Quanti strapazzi deve 
. soffrire per mia cagione ! ) 
Pao. E volete ch'ella parta, e cpn la compa- 
gnia Sì queir impostore ? 
Alb. Di lui mi posso fidare. 



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ATTO QUARTO 63 

Paù» E se v' ingannaste ?. 
Alb* Non si può dare . 
Pao, Ma almeno non le negate ana grazia . 
Alb. Cosa vuole? 

Pao. Vorrebbe vedervi prima di partire . 
Alb, Se si lusinga di farmi cangiar d' opinione* 
è innliìe, dunque pnò andarsene . (^volgendo 
le spalle a Paolina ) 
Pào. Ed io non partirò, di qna se non m'a^ 
vrete accordato questo favore . ( si mette in 
ginocchio^. . . 

ML Ed io andrò via ... ( ya per partire e 
vede alle me ginocchia Paolina ) G>^ lai ! 
Akali ^ 
Paoi lo non m' alzo sicarainente . 
Jllb. Meriteresti tu . .^. 
Pao. Ammazzate me » ma vedete la tnia padrona 

prima che parta . 
jilb. Vanne. . . dille. , . che venga . . • che si 

sbrighi . . . che vada via . 
Pao. BenedettQi il mio padrone ^ benedetto il vo- 
stro cuore. ( Cielo ^ adesso tocca a te a^dar ^ 
coraggio alla povei*a mia padrona.) (parte} 

SCENA Vili, 

ALBERTO , CARLOTTA , pAO»j9A che parte' e ritoma. 

Alb. Ecco un nuovo assalto eh' io voleva evi- 
tare . Oh almeno venisse • Giorgio I Mi p^re 
che la sua presenza ispiri ,quel vigore alla 
mia anima, che le tolgono le lacrime di tut- 
ta qtiesla gente . 

Pao»Xnelfondo^ Fatevi coraggio^ pregate^ pian- 
gete. Chi sa? (» ritira) 



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64 . .* VEBTER 

Car, Alberto. 
.^Ib. Che votele? 

Cor. Avete dunque stabilita la rovina della vo- 
stra povera moglie ? 
Mb, Tutto è stabilito, tutto è deciso. 
Car, Ne- mi volevate nemmeno ascoltare ! 
Alb, Perch' io sapeva tuttociò che avreste po- 
tuto dire . ' 
Car. ( con dignità e calore ) No , che aòn lo 
potevate sapere» uomo incauto^ uomo credulo 
e disumano; uditemi^ lo posso esigere, lo 
debbo pretendere, non me lo potete negare.* . 
( rimettendosi ) Quali sono i miei delitti ? 
L'essere stata veduta con Verter prostralo 
dinanzi a me :. questo formerebbe l' accusa di 
lui e non la mia colpa - Egli piangeva , egli 
pregava. Un upmo non prega e non piange 
ai piedi d'una donna, quando questa donna 
e più condiscendente che ferma , più débole 
che risoluta, più inclinata a cedere che in- 
tenzionata a resistere. Si pària d'una fu^a che 
avevamo meditata^ come d'un fatto, cui non 
abbisognino certe e non equivoche prove . 
Qual fondamento ha questo apposto delitto? 
Una asserzione. E in un argomento d'onore 
dove si tratta della riputazione d' una mo- 
glie, della pace d' una famiglia, dell'onestà 
d'un amico, della fedeltà de' domestici, dove 
il risultato d'un proces^ d'un' ohi è la per* 
dita d' una sventurata consorte , si dà tanto 
valore a un'asserzione ! . . . Ma alla asserzione 
si presti fede . Tutta la famiglia depone cqn^ 
irò questo falso testimonio. Perchè-a quella 
asseirzione «i crede, e a quest'altre no? Per- 
che quello Solo è sincero ed onesto , e gli 



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ATTO? QUARTO * 6S 

altri SODO scellerati e spergiuri f Fuggire a 
c[ual uro? Qualora nOi fossimo stati d' accop» 
do^ dove potevamo trovare un luogo più a 

} proposito di questo? Qui la solitudine , qui 
a libertà regna per ogni dove . Perchè pub* 
blicare coti goa fuga un amore che si poteva 
lenere comodamente segreto? QuaadVaDcIie 
io fossi rea^ perchè si precipita un giudizio^ 
che con uno straniero si sarebbe riflettuto e 
pesato? Perchè si fa precedere la pena alla 
cognizione del delitto ? Perchè . . • Ma io non 
debbo difendermi $ solo vi debbo dire che voi 
aveste il mio cuore puro e innocente, ch^ 
ve lo serbai; che fui sposa fedele, madre 
amorosa , e che » se una apparenza m' ha in- 
volalo il vostro affetto» ha oscurata la mia 
virtù , il Cielo» che non lascia perire chi in 
lui confida , che punisce gli scellerati , il Cie* 
lo mi difenderà. 

jtlb* (Oh dio ! . . dove sono I . • Che risolvo I . . 
Ah debole, fa cuore , >ri$ol vi da uomo.) Ho 
inteso * • . ci penserò ... ma intanto è bene 
qhe andiate da vostro padre.* 

Car, Oh dio ! dunque sono perdute le mie spe- 
ranze ! (cade sopra una sedia) 

Alh. Carlotta . . . ( Giusto cielo ! ) 

Car. Partirò ... sì. . . aodrò. . . Solo un abbrac- 
cio ai miei figli» e. •• v'ubbidirò. 

Alh, Paolina . 

Pao, Signore . 

Alb. Qui subito Giulietto e Valerio • ( Paolina 
parte ) Se sarete innocente ... si vedrà • • • mi 
darò ogni pensiero per «boato vostro • 

Car, Ma intanto « . . 



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66 VERTER 

SCENA IX. 

PàOUNà con 6IULIETT0, YAtERIO> € detti, 

Pao, Eccoli , signore . (Giulietta e Falerio van^ 
no da Carlotta, e Giulietta vedendola che 
piange va ad Alberto ) 

Giù, Papà , la mamma piange . Non la lasciate 
andar col maestro , no • 

i^tó. (Ohdiol) 

Giù. Sentite . (tira in disparte Alberto e> gli 
dice in segreto ) Mi sono nascosto dietro Ja 
portiera , il maestro ha fatta piangere la mam- 
ma ^ gli ha detto ingrata, ed ella maledetto. 

Alb. G>me ? come ? parla , caro . 

Già. Sì ,. egli ingrata » ed ella maledetto • 

Alb, ( Cielo ! che ascolto I ) 

Pao, (a Carlo^ta^ Dunque?.. 

Car. (piano a Paolina^ ^on ho più speranza r 

Alb, ( Sona fuori di me . ) 

Pao, ( piano a Carlotta ) Guardatelo ^ pensa . 

Alb, (Bisogna indugiare • . f Cosa ho ma fatto f . • 
SoQo stato tradito . . ») 

S C E N A X. 

IL SIGNOR GIORGIO in mantello da viaggio,, 
e detti ^ 

Gip. Eccomi lesto alla perteosa • 

Alb, (Non fri faccia parola.) 

Gio. (^ad Alberto ) Si part« o uon si parte? 

Alb. No . 

Gio. (a Paolina) Non si pacte! 



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Pao. (eon un gesto fa rabbia a Giorgio indi-' 
candogH che non si- parte ) 

Giù. La mamma qoq verrà più con voi • no . 

Già. ( ad Alberto ) Sì paò saperne la ragione ? 

Alb. La saprete • 

Pao, ( con gesti dileggia Giorgio ) 

Gio, (ad Alberto ) £ intanto . 

Alb. (con severità^ Andate nella vostra stanza 
e non vi movete di là. 

Gip. Come 1 

jilb, ( c0n> collera ) Andate . 

Gio. ( Ho capito . Questa non è più aria buona 
per me.) (parte) 

Pao. ( ad Alberto ) Signore ... 

Jlb. Zitto. OomaMina. 

Car. Dunque , Alberto ? ^ 

Alb. ^itlo , andate a riposare . Domattina ci ri- 
vedremo . ( parte ) 

Car. (prendendo i figli) Cielo, lo veggo, tu pro- 
teggi la mia causa, tu difendi lar mia inno- 
cenza . ( entra neW appartamento ) 



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68 

ATTO QUINTO 

Notte 

SCENAPRIMA 

F£DERiGO con due lumi, uno de* quali mette sul 
tavolino , V altro tiene 4n mano ^ -BkOLisk pari' 
meati con un lume, 

Pao. V i dico eh' io ^pero moltissimo , che talte 
le cose vadano a dovere . A buoa conto la 
pa'rteaza è sospésa . Il padrone è pensieroso , 
passeggia per la stanza al «uo solito^ e"!' ho 
sentito masticare due volte frenòendb queste 
parole : oh , $' io sono stato ingannalo I Oh» 
s' io sono stalo ingannato ! 

Fed. £' la signora Carlotta ? 

Pao. S* è un poco riavuta , ma è 1\ ancora op- 
pressa^ perchè è incarta del suo destino. 

Fed. Vado a portare queste buone nuove al 
padrone • 

Pao: Xbusigliatelò a partire domani mattina sul 
far del giorno . 

Fed. Non ho più cuore nemmeno di parlargli » 
la mia Paolina . Se vedeste com' è pallido » 
smunto , contraffatto ! Io temo di una qual- 
che disgrazia . Ah ! certamente quesu passione 
ha da essere fatale al povero padrone. 

Pao. Il tempo e la lontananza Io farà guarire • 
Federico , felice notte . ( entra ntW apparta" 
mento di Carlotta) 



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ATTO QUIETO ^ 69 

Fedn Addio . ( va per entrare ndV apparta^ 
mento di Verter . ) 

S C E N A II. 

AìfBROGio^ e detti. 

Amh, Fermati, Federico. 

Fed. Come ! Hai lasciato solo il padrone ? Noa 
^ ' t'ho ordinato di non abbandonarlo? 

Amb, Fermati; ascoltami ti dico. Ho colte questo 
hiomènto col pretesto di venirti a sollecitare 
per il lume . T' ho a raccontare una gran 
cosa . 

Fed. Che cosa ? Presto , paria . 

Amb> Sai eh' io ho preparata nelP anticamera del 
padrone la picciola tavola con la sua cena . 
Ebbene , net mentre eh' io sono andato nella 
sua stanza ho osservato , eh' egli ha cavata di 
tasca una Cartuccia» e che ha posto non so 
cbe cosa n^el vino . 

Fed. Oh àio ! Presto . * . 

Amb, Fermati ^ mi credi uno stolido tnf Mi sono 
insospettito» ho colto il momento ch^é pais" 
sato nella stanza ov' era io t ho adocchiato 
che non mi- vedesse^ ^^li ho cambiato il vi- 
no quasi sugli ocelli^ gettando i' altro giù 

' dalle finestre , 

Fed, Che tu sia benedetto ! .. (^s incammina ) 

Jmb, Federico crede di essere il solo servi- 
tore di garbo a questo mondo , e non sa che^ 
se ci sono de' Federici, ci sono anche degli 
Ambrogi. 



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7^ ' VBRTEIl 

S G E N A m. 
VERtER , é detti . 

Ver, E COSI , questo lanye non viene ì 

Fed. Scusale , signore, se bo tardato . N' è slata 
la causa Paolina » la quale m' ba. trattenuto 
col dargli 4elle buooe nuove . 

Ver. Quali tono . queste buone nuov« ? 

jPe^/ La signora Cailolla non partirli più per 
ora . Sembra, cbe il signor Alberto sia viicino 
a persuadersi della di lei innocenza, e che du- 
biti d'una calunnia del Mgnor Giorgio, 

Ver, Dici cosi per consolarmi , ma non è vero» 

Fed, Vi assicuro» signore... 

Ver. Non è vero, ti dico. Questa sarebbe per 
me una consolazione , ed è stabilito chi? Ver- 
ter debba e$sere fìn cbe vive uno srenlarato . 

Fed. Credetemi . , 

Ver. ( riscaldato ) Fin che vive . 

Amb. ( a Federico ) ( Quando vuole cbe sia 
. cosi , non l' opporre , ) 

Ver. Mi sembra che tutti siano andati al riposo . 

Fed. Tutti, SI signore. 

Anib. Fuorché noi ^Itrì tre . . 

Ver. Avete ragione^ sarete, stanchi. Andate a 
riposare . 

Fed. Non volete mangiar qualche cosa ? 

Ver.^o. 

Fed. Ma ieri seca e tuli' oggi non avete man* 
gwitQ . , . ■ , 

Ver. Non serve . 

Amb. ( Parla di digiunare come del suo più caro 
amico.) 



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ATTO' QÙI9TO 71 

F€d* Prenclete qualche cosa • 

Ver^ Si . . ^^ prenderò . . . appunto qui . • . Por- 
tateci tutto qai . 

Fed, (ra con Ambrogio ^ porta ,una- posata^ 
salvietta , pane , una bottìglia , e pone il tut» 
to Sìd tavolino } - 

Ver, ( Questo luogo è a proprosito per la cena 

x:he ho destinato di fare . ) Queste dtrè lettere 

siano domani mandate ^ 1' una a mia madre » 

' V altra al mio amico Goglieimo . Quest'altra 

la terrò presso di me. 

Fed. Dunque non volete andar voi stesso in 
persona. . 

Ver. No . lo viaggierò per un* altra parte • 

Anib. (ridendo} ^Égli non sa ch'io gli ho sospe- 
si i cavalli . } • 

Ver. Andate* 

Fed. E non volete ch'io vi serva? 

Ver. Non ho bisogno di nulla. Andate» 

Fed. ( ad Ambrogio ) ( Ambrogio , va tu a 
dannire. Io st^rò in piedi sino che sarà an- 
dato a Ietto.) 

Amb. ( a Federico ) { Ho un sonno che non 
mi permette di far complimenti . ) ( pairtt ) 

Fed, {si ritira) 

S C^E N A V. 

VfiRi:ER • 

Son solo . Si in questo luogo . . . ^dove io in 
questo giorno sono stato cagione di tante a- 
mai^zze ... di tante sue lagrime y la vendi- 
cherò.. • involerò la mia anima dalla tor- 
mentosa contemplazione d' un oggetto , cui 



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m' è persino vietato ri rimirar più di^pressa • 
La felicita che mi rìmaDeva è svaniia» «va'* 
DÌ«ca coQ essa ]a mia esistenza . Esamiiitaaió 
BQ poco le cose nostre • ( siede ) Ho scritto 
a mia madre. Ppvera madre ! quanta piange- 
rai allorché aj^rirai questo foglio e leggerai ..t 
eh' io sono morto ! Ma quanto più piangeresti 
se dovessi vedermi con tanto affanno nel cuore 
passar una vita miserahile, oirenda ! Hp scrit* 
to a Guglielmo 5 egli la consolerà^ l'assi- 
sterà^ metterà in assetto i miei affari .^ Ne ioit 
certo > mi fu sempre buon amico . Ah s'egli 
fosse qui qualito morirei contento ! Ma il con- 
tento non esisle più pel cuore <!i Verter* 
Quest^ altra lettera metterà Alberto in istaio 
di riconoscere l' innocenza della virtuosa Car- 
lotta 9 lo farà piangere sulla mia sorte » io iaià 
inorridire sulla mia determinazione .. Eppure 
a questa lettera manca qualche cosa ^r«. Sì» 
manca la soscrizione ... la confessione di 
f^uello scellerato > di Giorgio • Ciò potrebbe 
far dubitar ancora della di lei innocenza . 
Io non posso y io non deggio paj^jtirmì da 
lei con questa inceiiezza . . .. (s' alza ) Chia- 
merò Giorgio «e poi ... e poi ixQ addio a 
Carlotta e si riposi . ( batte alta porta di 
Giorgio ) Signor Giorgio / . . Dormirà for- 
se ... Mi converrà alzare la voce . . . Noir 
vorrei che quakhedimo jsi risvegliasse ... Si- 
gnor Giorgio • 



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ATTO QUIKTO ^3 

S CEN A V. 

GIORGIO» e detto. 

GiQ> (di dentro indicando! con la yoce tema e 

imbarazzo ) Dormo .' 
Ftr. Alzatevi tu mohiento , e venite fuori the 

vi debbo parlare . ; 

Gio. (di dentro come sòpt^a^ Parleremo domani 

mattina. " , 

Ver. U a&re di cui si tratta è interessante » non' 

ammette dilazioni . Sortite^ e vi giuro sai mio 

onore » che non correte nidn pericolo • Se non 

sortirete » getterò abbasso la porta e vi am- 

ma'ìzerò. 
Gio. (dòpo gualche pausa sortendo") Quand'è 

così, mi fido di voi» 
^er. Come ! Dormile vestito da viaggio? 
Gio, Vi dirò. . . siccome • • . aveva sonno , e mi 

sono addormentato senza spogliarmi. ' 
Ver. Questo a me non importa. 
Gio. ( Tanlo meglio • ) In che^ posso servirvi ? [ 
Ver. Sediamo. ' 

Gio. Come vi piace, (siedono al tavòUnoy \ 
Ver. Si dice in' questa casa che 'V<oì* sietje nhtf 

scellerato calunniatore • , ' • , .., 

do. Non è vero. i -' » •> • .» '^ 

Ver. Piano. La famiglia tntta riposava; Io lo 

dico più di tutti. 
Gio. Voi siete padrone di schedare qtìanto vi 

piace, ma..». '•' ' ''^^) 

Ver. Piano; non' ischerzo: did<r davvéro V. (irdtf 

cWoreÌ)Sono capace àì ditòòstràttélo'» ' ' 
GiOi Zitto:. La faldiglia dorme: ' 



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74 VERTER 

Ver, Anche gli scellerati per altro ^ se hanno 
r anima capade di rimorsi , con un atto di 
pubblica ritrattazione possono cancellare in 
parte la memoria de' toro passali delitti • 
Gio, Come sarebbe a dire? 
Ver. Mi spiegherò. Voi siete avanzato in età. 
ClG. Cq5)>.cos>, Spero per altro di vivere ^n* 

Cora qualch^anno. 
Ver. 0\\j^ qpantof l',uomo nelle, sue speranze 

s' inganna f ' 

Ciò. (Oimè!) 

Ver. Voi siete adesso seduto a questa tavola , 

e da qui un momento potete esser disteso là 

morto.^ - , . 

Gio. (^ tremando^ (Ah, che il cuore me lo. di- 

/ceva, che questa non era piii aria buona 

per me !) 
Ver. Bisogna prevenire per non ess^ere prever 

puio , 
Giù. èonp stato un liomo sempre pigro ne' miei 

affisiri . - 

Ver.. Iq vi renilerò sollecito. 
Gio. Òbbligatissimo » ma non parliamo di que« 

st(e maliqcpiiie* 
Verj.\(pon più, cfàore) Anzi bisogna che n«^ 

parliamo . . . 

Gio, Tutto quel che vi piace». (Che Ojcchi d^ 
,. spiritato 1} . 

Ver. Perchè tremate ? 
^^'o^H^f freddo* 
Ver. Ed io ho caldo* 
Gift.\ Djiv^rsità 4i .i^'uperam^iit}» . . 
Ver. Raccoglietevi ei ajccornpagnatcmi.,.. Qpe- 
sia' famiglia è sossópra per miat per yoalia 
cagione* Io }a vendlcbero* 



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ATTO QUI,»TO ^5 

Ciò* Un uomo virtuoso noa deve nudrire il 
basso seotimento della vendetta. 

I^c/v Non vi opponete a quello che dicO| se 
V* è ^ara la viui • 

Gio, Avete detto benissimo » estro signor Verter • 

Per* £ la vendicherete and^ voi •. , ^ 

Gio, Come? 

f^er. Punendo voi stesso da voi stesso • 

Glo. (Oh dio ! ) 

F'er* Rendendole la sua tranquillità, l'onore a 
Garrlottj^» la pace al .cuore di. suo marito « la < 
riputazione a me stesso » 

Gio. Bene • • • sì signore • • • 

/^er. Scrivendo sotto di quefto foglio » eh' è «ta- 
ta una calunnia la vostra, che un tratto di 
gelosia contro di me v' ha indotto a tanti isc* 
cessi, che il vostro amore da Carlotta no^ 
corrisposto vMia irritalo a tal segno d^ farla 
supporre infedele, e che non potete asserire 
la menoma cosa in pregiudizio d'^unbedoe. 

Gio^ (.Oime ! Respiro. ).£ non volete ^altro che 
questo? Sono pronto prontissimo a rendere 
questa giustizia al signor Verter amabilissimo» 
alla degnissiiYia signora Garlot'Ut alla verità. 
(Srivo tutto quello <he vuole f già qneftt 
notte parto.) 

f^pr. Ebbene, scrivete. 

Gio, Ma qui non e' è calamaio • 

yier» Avete ragione.. 

Gio. ( alzandosi ) Andrò nella mia stanza a 
prendere il mio . ' 

Ver. ( trattenendolo ) Non vi movete dalla vo- 
stra sedia . {parte poi torna ) 

Gio. Non vi dubitate • . . Cime ! In: che bratto 
imbroglio mi sono ritrovato ! Tremo ^tto per 



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?6 VEKTBR 

lo spasimo... Non -vorrei gaastarmi i] san- 
guej berò ttn poco di questo vinp. (^et;«) 
Buono! Oh ne prendo uù altro blcchiero. 
(òeve con qualche fretta) Mi sembra di avere 
rìacjiiistaUi la viU . Eccolo. 
P^er. Eccovr il 'calamario. Scrìvete . 
Gio, Dettatemi voi . 

F^er, Sapete quello che dovete scrivere. 
Gio, Come volete. (scnVc) Va bene così f 
Fer, Va eccellentemente. 
Gio, Vi afugnro bucina none, (nlzahdosi) 
Ver. Non è ancora tempo. Fermatevi . 
Gio. ( Torniamo da capo . ) 
Vtr: Saluterete a ìniò nome tutta la famiglia» 
Gio. Partita? 

Fer. Si. •'•■■: •. . . . 
Gio, Fate buon viaggio, (^come sopra) 
Ver» Fermatevi . Darete due baici , uno a Giu- 

Itetlo , r altro » Valerio * 
6r/(>. Sarete servito* 
Ver. ;É a' Carlotta' direte... sV, direte, ch'io 

ho bevuto questo vino per lei . 
Gè&. GòsK mi' piace. Facciamole tutti due un 

brindisi é * . 

Ver. No > voglio farglielo io solo ^ 
Gio. Come volete . ( Io già ne ho avuto la mia 

parte . ) 
^er. Questo viaosanai tutto. 
Gio. Ottimo ^ Fa dormire •. 
Vtr. Etèrnamente. 
Gio, Oh eternamente poi no • 
Vèr.Xyik eternamente pai sì, s'i avvelenato* 
fiio. ( alzandosi impetuosamciUe) Àvvehilato 
« -quel vino? 
Ver. a... Che c'è? 



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ATTO QUINTO 77 

Gio. Ne ho bevuto due bicchieri . 
F'er, Siete morto.. 

Gio- (gridando fòrte ) Afuio , misericordia .XJn 
antidoto , un contravveleno per carità • 

S CE N A VI. 

federico; poi ALBERTO, poi CARLOTTA €0n 
PAOLINA > poi AMBROGIO* tUtU mCZZi 

spogliati, e detti. 

Fe^f. Cos'cr accaduto r ' 

1^<5r. Giorgio ha bevuto in ^del vino il veleno 

ch'io aveva preparato per me. 
ted. (Non si «veli la * cosa.) Oh dio! Che 

sento! 
Gio. ( gettandosi sopra una sedia ) Soccorretemi 

per afmor del Cielo . 
^lò, Cos' è questo strepito • 
Car. Oh dio 1 Che c*è f 
Afnb. Chi mi ha chiamato? ' 

Gio. Ho bevuto il yejeno che Verter si av^va. 

posto nel vino. 
Car: Cielo ! 

j^fó. Che ascolto t Possibile ì 
Fer. (ad Alberto) È vero, s\. Vedrete or ora 

spirare quell'infelice. 
Amb. (ride) 
Gio. Povero Giorgio ! * . Ndn^i perdete in chiac- 

chere, . Aiutatemi » soccorretemi • 
fàt, Sarebbe inutile ogni soccórso . Il veleno è 

così terribile , che noti ammétte rimedi .' 
CiV. (^piangendo) Oh poveretto me I Non avessi 
• mai bevuto] 
Amb* (ride) v ^ 



••*>««N 



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^B TBftTBE 

Fed. Almen» &te ima Inumu atiooe priam di 
morire . Coafessate al ngiior Alberto la verità . 

Gio, Oimè ••• s\ .... Oli sembra che iocomiacino 
i dolori. (<ui Alberto^ Vostra moglie è in- 
nocente ... io era innamorato di lei . . • Ella 
m'aveva severamente corretto... io mi sono 
vendicato . 

Pao. Il Gelo vi punisce delle vostre iniqaitli. 

Gio. È vero , por troppo è vero . 

Fed. £ del mio padrone, confessate •• • 

Gio* Oh dio I Di Verter non posso dime bene» 
perchè a soa cagione ho trangugiato il vele- 
no .. . oh dio 1 ma • • • è • • • una mia inven* 
zione la fuga««. 

Fed. (^ad Alberto ) Sentite f 

Amb. Adesso non avete volontà di esibirmi ta* 
bacco» ehf 

Gio. Anche dileggiato debbo essere in questi 
momenti I (piange) 

Amb. Non piangete, no, uomo dabbene. Voi 
£ite avverare il proverbio • I bricconi hamio 
fortuna • 

Gio. Perchè) dici craesto? 

Amb, JB vero che il padrone aveva avvelenato 
il vino » ma io me ne sono accorto , V ho 
gettato via » e 1k> sosiituilo il vino buono, ch^ è 
quello appunto che avete bevuto • Oh non 
avessi mai fatto questo fatalissimo cambio I. 

Gio. (alzandosi) E non potevi dirmelo prima> 
guidone • 

Amb. Ecco qui il bel ringradaménto • Era me* 
glio che VI avessi fatto morire di paura • 

Alb. (a Giorgio) Ah! perfido» scellerato ••• 

Gio. Non vi alterate • Domani mattina , appena 
giorno , andrò via per le poste . 



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ATTO QtrtHTO 7g 

jitb» (a Ferter) Amico» qual risoluzione avevi 

tu mai fatu I 
Fer. Quella , che forse uu' altn^ volia non si 

potrà impedire. 
Càr* Ah» Verter» ora che mi è concesso di 
potermi nuovamente spiegare con voi col ti- 
tolo di vostra amica » ora che il cielo ha fat- 
ta conoscere la vostra e la mia innocenza » che 
ha ridonata a (qtti la pace^ perche volete 
amareggiare così dolce momento coli' eccesso 
de' vostri trasporti? 
yen Perchè ci sono a questo mondo delle pas- 
sioni così forti^ così violente» che si possono 
qualche istante frenare , ma vincer non mai • 
Tale è pur troppo la mia • Io la sento » io 
solo posso caratterizzarla . Ella mi trasporta 
V anima » rende ottuse le mie sensazioni » mi 
lacera il cuore • Nou è per questo , che in 
mezzo a questa burrascosa agitazione d'affet- 
ti io non senta qualche volta una voce, che 
a' alza imperiosa dal profondo del cuore » che 
mi ricorda i doveri d'uomo, e che mi rin- 
faccia la mia debolezza. È solo per questa 
voce medesima » eh' io ancora potrò vedere 
la luce del sole » errare sventuratamente di 
luogo in luogo , cercando invano sollievo nei 
miei affanni, piangendo amaramente sul mio 
desuno. Egli e per questo-» eh' io vi lascio» 
eh' io vi abbandono per sempre . Alberto » 
Carlotu , godete della vostra felicità , versate 
qualche stilla di amico pianto sulle sventure 
e sul cuore del povero Verter » e non vogliate 
rammentarvi» che per di lui cagione avete 
an giorno perduta la vostra pace » la. vostra 
tranquillità . 



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Bo VERTER. 

Jmb: (a Giorgio) Altro che il vostro tabacco 
e r vostri complimenti ! Qoesto è uà parlare 
, da galaotaomo^ impostoraccio del diavolo. 

Àlb. Carlotu . • . 

Car. Alberto... 

Alb. Guarda come sia Verter ! Che mai sarà di 
lui ? 

Car. Egli è onesto. Il Cielo bon abbandona 
epe' cuori sensibili ; che ' hanno per guida la 
virtù • Ne abbiamo 1' escfmpio ; Il Cield 1* 
assisterà; ' 



FINE 



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LE 

CONVENIENZE 
TEATRALI 

BBL AVVOCATO 

ANTONIO SIMON SOGRAFI 



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PERSONAGGI 



IL CAVALIERE, direttore degli spettacoli. 

IL CONTE DI LULLI. 

DARIA GARBINATl DE PROCOLI. 

PROCOLO , suo marito . 

V IMPRESARIO . 

GENNARO SCAPPI , maestro di musica . 

PETRONIO, servitore della prima donna , bo' 
lognese • 

SGUALDO-, servo deW Impresario. 

GlUSK»PftfO p-A*Ptilf^ dìutò if frdscdlino, 
primo musico, 

FILIPPO DE GkBJJiAA',^ ballerina fiorentino. 

GUGLIELMO lLltotìÉEMA4!*HllVERDINCH. 
SPRAICHM AISTER . tenore, tedesco . 

SAVERIO TROTTOLA, det^ il Pulcinello. 
secondo musico , romano . 

GAETANO' (EftLOCCI » dèlta BonifUf,^ secon- 
do tenore. 

LUISA se ANN AGALLI, seconda donna, bo- 
lognese . 

AGATA , sua madre » bolognese . 

CECCA SPEROZZOLI, altra seconda donna , 
milanese. 

MANZINO , accomodatore di libri d^ opera . 

UN PITTORE, veneziano. 

AGOSTINO sartore . 

SERVITORI che, no» parlano . 



La scena è in Lodi . 



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ATTO UNI CO 



Sala d^an alliergo contigao al teatro', eoo mol- 
te porte . C' è un paravento nel mez^io ,• che 
separa dagli adtri V appartamento della prim» 
dann;^ • 

SCÉNA PRIMA 

IL coutb.» i-'' WPawARio. 

Imp. ò^ no la me agiut^i lon de«per& • 

Cpn* Penserò... vedrò,,. 

Jmp* Sta imprcfjn poi eifcr la mia rpvina . 

Con. Con una prima donna di questa sorte ! Al- 
tro che rovina j voi farete un pps^o d'oro. 

Imp, ho .volesse el ciel j ma no la vede che or- 
dene che ghe xe? Ohe manca otto zorni a 
andar in scenate zeindrio opera* bali, vestia- 
rio, scenario, no xe arordene i cfirteloni, xc 
da giustar el libreto» ghé xe cento cosse da 
fcr... in verità che se eia »p m^ prol^e^i 
son Tomo più intriga ijel m^ndo. 

Co;>. B cosa volete che io faccia ? Se potrò far- 
vi d^l bene» ve Io farò. 

Imp. Me basterià solamente dentro d-ancao de 
poter dar el libreto » e ^1 cartelon al stampa- 
dor. Caro laslrissimo sior Conte» so che la 
xe tanto generoso e d'ptimo cuor, la varda 
de ridur madama a nnirse co mi per combi* 
nar le so convenienze, e per far almanco la 
prima prova d'incontro de parti. 



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4 X.B COSVEKIENXE TEATRiXI 

Con. Vedrò ... procurerò di cogliere il buon mo- 
mento... in somma venite dopo pranzo , e 
spero che vi coasolerò. 

Imp. Za che la xe tanto gentil no la poderave 
tarme la carità de parlarghe adesso a madama? 

Con. Oh ! adesso non conviene . S^^iòi ancora a 
Ietto . 

Imp, E no poderave come mi andarghe a parlar? 

Con. Se vi Vede, povero voi! Lo sapete ch'ella 
non vuol aver che fare cogl'imp resari. A Na- 
poli perchè l' impresario è andato a visitarla 
ha presa una bile , ed è stata cinque sere senza 
andare al teatro . 

Imp. Co la xe cussi ghe starò lontan : ma la xe 
una gran condizion de un povero impressario, 
che spende el so sangue » che ga cuor de 
dar ottocento zechini a una donna per vin- 
tiquattro recite, de no poderk guanca veder. 

Cort. Io vi consiglio per vostro meglio a tacere. 

Imp. Cossa vorJa che tasa de più ? No go gnanca 
verto boca co la xe arivada; e si, sala, un 
altro impresàrio che s'avesse visto a capitar 
la prima donna alla piazza diese zornì prima 
de andar in scena ^ dasseno che noi la gàve- 
rìa tegnuda , e per ci manco el gaverave feto 
una protesta . ^ 

Con» Sarebbe stato peggio per voi j non avreste 
avuta la nwa protezione. 

Imp. Go gusto anca mi de aver fatto cussi , 
perchè in sta maniera me posso lusingai del 
80 favor , 
> Con: E* questo maestro > non pensa di venire a 
fare il suo dovere ? 

Imp. Él m'ha inpromesso da vegnir da basso per 
la quarta volta . El sta qua de suso , l'è drio ' 



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ATTO UNICO ^ 

a scriver , 'ghe manca diversi pezzi de musica, 

e per questo ool poi partirse del taolin; e 

pò la sa, i Napoli laui va ala bona, e no i 

sta su certe etichete.' 
Con. M^ eoa madama converrà che cangi il ^o 

sistema . 
Imp. L'è disposto a servirla in tuto e per luto. 

Dunque, lustrissimo, se la crede beu » farò 

invidar qua la compagnia a mezzo zomo per 

stabilir sto cartelo e sto libreto . 
Con. Prima bisogna passar parola col marito di 

madama. 
Imp. E a lu, ghe poderogio parlar? 
Cori* Quanto volete . È un uomo cpmpilissiaaio. 

Eccolo . 

S C E N A IL 

PROCOLO» PBTRomo> c detU • 

Pro. ( con grantà ) Conte , addio . 

Imp. Sior Procolo, ghe sou servitor. 

Pro. (senza badare alV Impresario) Come state» 

Conte ? . 
-Con. Bene, e voi ? 

Pro. Male . Ho dormilo male . Il letto è cattivo» 
Quando viaggiamo ci portiamo sempre dietro 
il letto ; ma questa volta npn l' abbiamo . 
Con. E madama, come ha passata la notte? 
Pro. A^sai peggio di me. Ha presa una bile 
fortissima, e non so se per quest'oggi sortirà 
dalla sua stanza . 
Con, Per qual cagione? 

Pro. È stata pizzicala da nna zanzara prima 
d* addormentarsi . 



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6 LB GOMVBNIKRZE TBiTRAU 

Con, Speriamo bene. Ci sarebbe qui F Impresa - 

rit> ^he vorrebbe ... 
Pro. ( $eii%a badare al C<mu ) Petroaio ? 
jPcf. Sgooar. 
Pro, La cioccolata a madama mia moglie > e a 

Pet. Gaor sì . ( parte , poi roma ) 

Con* Se sieie conieato vorrebbe verso il iné^o 
giorno . * . 

Pro. {come sopra) Petronio. 

Pei, SgQour ? 

Pro, Poruk presto . 

Peti Subit . ( parte poi torna ) 

Con. Vorrebbe mettere all' ordine il drao^a ^ fi 
il cartellone dell' opera per farli sumparé » 

Pro. ( con gra^à ) Ah I questo è V Impresa- 
rio? addio • 

Imp. Go &tto «1 mio dover. 

Con, Dunque » che ne dite voi ? 

Pro, Io credo , the potrà ^risparmiare a tatti 
quest' incomodo . 

Inip. Se xe lecito, se poi saver el perchè ? 

Pro. Perchè^ se il maestro non dà a madama UM 
moglie déntro questa mattina V aria del pri' 
mo atto , noi preoderemo le poste , e ce /ne f Or 
deremo via • 

tmp. Son s;ta in sto momento desaso; el gS^r^i 
giusto drio a strumentarla . 

Pro. ( riscaldato } È dietro a strumentarla sen- 
za pyima farla vedere a me ? 

J/np' J^l voleva vegnir da basso a mostrarghelaf 
ma come Tè un omo che parla sempre Torte ^ 
cussi r ho fato star desuso perchè noi la de- 
smissiasse . (L'ho comodada.) 

Pro. (^sorridendo) La tornerà a slrumentfjre » 
la tornerà a. strumentare • 



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ATTO UMICO 7 

Imp. E uaa, e do, e tre, e cfaaate yplie che 
la vorrà . 

Con, Mi fiirò sentire anch* io da questo maestro. 

Pep. A son que cu la qulazio^. (^con sottocop- 
pa e cioccolate entra da madama ) 

Pro. 'Vengo . ( id Qonte <:on gravità^ Conte, 
subito che madama mia moglie darà udienza 
mi ricorderò di voi . 

Imp. La senta ^ la gbe di^a a madajtna^ che vo- 
rave anca mi . . . 

PrOf Madama mia moglie npn dà udienza a im- 
presari, (^partt) 

se E N A IIL 

X'^IflCPaESiRio, it Conte. 

fmp' Oh mazzao ! lelo un bel sesto ? ala vi- 
f to ? ala sentio ? Ma me sorprende che lui ca^ 
valier della so sorte abia la pazienza de via- 
zar co sta razza de mati ^ e de tegnirgbe drio 
a tute le so frrande^ze^ e ai so pregiudizi. 

Con. Vi dirò. Dopo un certo inapegno che ho 
avuto con una seconda donna» che ha cantato a 
Bologna l'anno scorso^ per la quale ebbi an- 
cora a riportare in un duello una ferita in un 
braccio , ho stabilito dì non volerne piii saper 
ajtro di lei^ ^ per distaccarmi, avendo 9v^to 
occasione di conoscere madama lo scorso car- 
nevale a Torino, mi sopo iiiiito cou essa, e 
soao venuto a Lodi . 

Imp. So che madama ga dell'amicizia per eia. 
Eia poderave otegnirme el favor de poderlà 
reverir • _ 

Con, Vedrò • . • procarerò ... 



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8 LB GOnTEBràlNaX TBiTRàLI 

Imp. Dal canto mio la la assicara che farò el 
possibile perchè la sia conieala ia lato e per- 
iato. 

Con. Avvertite bene , che il primo aomo , il te- 
nore» il maestro^ tutti in somma abbiano per 
lei i dovati riguardi . Elia è così l>iliosa , e 
s' inquieta cosi per poco , che non si può cre- 

. dere: se ella prende una bile siete rovinato, 
perchè la bile le fa l' effetto di toglierle inte- 
ramente la voce. 

Imp, Ko la se dubita, eh'; se varderà de no 
iarla inquietar . Per il primo omo go procura 
de meterlo a seguo. £1 lenor xe un zovenoto 
poco puntiglioso , onde me lusingo ^ se no > 
me lo guasta » che el se adaierà a luto . EI? 
maestro pò l'è un omo dificile, el sa el sa 
Bilstier; e certe cosse» se la m' incende» noi 
le farà^ ma me lusingo che trattandolo con 
. hona grazia lo ridaremo anca questo. Sento 
a far le scale ... U è giusto lù • 

S CE N A IV. 

GEK5ÀRO in veste da camera » pianelle , con pen* 
na agli orecchi , occhiali , barba lunga , car- 
ta di musica in mano , e detti . 

Gen. ^dietro il paravento^ Malora, Impressa- 

sario , dove sei ? 
Impé Semo qua. La vegna sior maestro. 
Gen. Io non saccio come annare avanti. Man- 

name un accordatore . Come aggio a sonare 

con chillo ciembalo che m'hanno dato? Ca^ 

valiere , te saluto . 
Imp* L'accordador Pho manda a chiamar in ato 



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ATTO tTKlCp 9 

momento : anca ì virtuosi se lamenta ; che le 
spineie xe senza corde ^ e che le xe tate 
scordae • 

Con. Addio , maestro : sarete a buon porto colla 
vostra musica? 

Gen. A buono puorto? songo a uno mare auto» 
caro lo mio cavaliero. Come boUte che se 
possa scrivere in chissà manera? La primaf 
donna, possa essere accisa... 

Imp. Zitto... (^al Conte } La lo scusa per carità, 
(a Gennaro) Se la prima donna sente» na- 
sce uà precipizio. Sior maestro» cara eia la 
Sreg.0 ^e andar co le roolesine. La xe una 
onua delicatissima , la xe biliosa all'eccesso». 
, la xe brava, bisogna soportar; e pò ghe xe 
qua sto cavalier, che xe el so protetor^ che 
merita tutti i riguardi . Se per esempio .la vo- 
lesse qualche picolo cambiamento*.. 

Geh» Possa morire de subeto maestro» prima 
donna , protettore» impressario^ tuarito , mam- 
mata» patreto» se faccio no cambiamento • E 
pòi sta. aitento Impressario veh » io non aggio 
che fare con lo marito • Io non posso vedere 
li mariti de prime donae. 

Imp, ( al Conte) La ghe pardona in grazia mia . 
Il' è nn omo fatto cussi; el pensa ben» ma el 
se spiega mal* (a Gennaro) Col mario no 
la gaverà da far . Le arie del teuor xele fate ? 

Gen. Le ha lo copista . Sentirai , signor cava- 
liero, che arie aggio fatte; ma lo deavolo 

. vole, che lo poverello aoa saccia na parola 
italiana. 

Imp. El rondò del musico? 

Gen. Àggio fatto lo stizzo ; ma » core mio , chillo 
anemale fa impazzare lo poeta ^ perchè vole 



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rò LE GOUVEmCKZE TBiTRALI 

cantate lo rondò con le catene. Còsa vuoi 
che te dlcar 
Cfn. Non fa egli la parte di Romolo f 
GeìL Pei*' f a^puhtb. denti Io anèMàle" diUb 
soprano . Sai » cavaliero » che \\ drafmiilk è 
Kòmolo ed Ersilia dello gran Mìetastasiò . Eb- 
bene: neiratto tei^o viene Romolo irionfa- 
dorte , e cahta iti mézzo lo coro . Tattd Fo po- 
polo fa feste a' Romolo » e cbisso an^inal^ de 
fiomolò vole eàntarc^ Io Rondò^ eòlie ditene ì 
. tiBe te ne pare , cavaliere mio f 
Con. Gli dirò io una parola all' orecdhfo'a^e- 
sto signor Romolo» e vedl-èle At csititèrà 
senza càtéìiè. 

S6ENA V. 

Frocolò piantando ^eró> t appartìóÈhéUtó, 
e dktd. 

J^ró. fiadàtè Bene dT cbibdTeré le finèstre della 
òamè'ra d^'àdieiiza . Conte, se volete riferire 
madama mh móglie , è in camera d^ndiebza • 

Con. Addio, maestro. 

Imp. (al CóHte) Me raccomando a élà. 

Con. Spero che \l potrò consolare . (jparie J 

Ce/1. Aspettatemi » vengo ancor io . 

Pro. Dove andate voi? fermatevi. 

Gen, Non po^o vedere moglierata io? 

Pro» Vi pare di essere in una conveniènte figura 
per essere ammesso all'onore di baciarle la 
mano ? 

Gen. Che saccio de figura f Aggio V aria bella e 
fatla, e vado ai fargliela sentire* 

Pro. Fatela Vedere a me • 



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kTTo. ijw-iea* 11 

CSrU. Fm la piimft doma va.? 

Pro, Madama mia moglie si siisueue a me ia- 

tìoi*aimeiite . 
Jmp, Yia^ sior Genar»» la ghe faeza sta* pa- 

Uaiftf qoa a sior PnKrolo » la ghe la lassa veder. 
Gen. Pigliala . Ma quanao l' a^rai veduta sarà 

1» Sbasso. 
Ft^> (ife eÉtmdna fa geàU di disapprovazicnet 

e Gennaro s^ inquieta) 
Itup. (a Gennaro y (No la me lo disgusta. 

L' abia pazienza . ) 
Gen, C è qualche cosa che non te peace ? 
Pro. Non e' e una ncAa ^ che sia buona per ma- 
dama mìa moglie. (^ restituisce) 
Gen. (^abbracciando l^ Impresario) Ah, Impres- 

sario mio ,. te l' aggio detto ! 
Aip* No la se io^ui^ta. Esaminemo» vacdè* 

mo. Per cossa disel» die no ghe xe goanca 

una nota de bona ? 
JPrOi Prima di tutto madaraft mìa mo^e mm 

canta mai in delasolrè. 
Gen* kvh f mamma mia l . 
Imp. (i» Gennaro} La )o la«a dir per amor 

del <2ielo ! 
Pro. la secondo luogo quev passaggi non sono 

per lei. 
Imp. Gm un striseo de penna i ae poi cambiar. 
Pro. In terzo luogo la parte cautaaie è troppo 

coperta dagli struihenti. 
Im^p, Auca questo se poi comodar .. Caveremo 

un poca de strumentazìon . 
Pro. In quarto luogo. 
Gen. In quarto luogo, Procolo mio, vattene 

denanzi àgli occhi miei • 
Pro. Se non cangerete queil' aria # madama mia; 

moglie ne metterà una d' un altro maestro .. 



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va LE GONVSNIEMZE TEÌTKALI 

Gen. Impressario mio , manaiume via chisso Pro- 
Goh) per carila. 

Imp, Con un poca de flema^ se la gaverà pa- 
zienza co morie remo tato . 

Pro. Non e* è flemma , non e' è accomodare . 
Bisogna comporre ub' altra aria . 

{^n. Non cangio na uolariella de chissà aria^ 
se credesse de deveniar no ciuccio .come Pro- 
colo . 

Pro. Lo saprà madama mia moglie» lo saprà- 
( parte minaccioso ) 

S G E N A VL 

l' IMPRKSAIUO , & GENNAaO* 

Imp, Caro sior maestro^ no la me desgasta sta 
zente , noi xe né el soo ne el mio interesse • 

Gen, Ma non aje sentalo ? 

Imp» Ho seni io benissimo ; ma coi virtuosi de 
sta sorre gbe voi sofercnza. Eia pò, la me 
scusa, la ga el vizio de parlar sempre forte» 
che par che la vogla criar co luto el mondo. 
Ghe voi maniera , spezialmcnle co sta prima 
donna^, ala qual luto glie dà fastidio . La pro- 
cura de tralarla con civiltà^ con pulizia, e 
la mostra d' esser disposto a far luto quel che 
la voi. La ga con eia quel proletor romano, 
che xe un prepolente de prima, sfera ^ e sé no 
altro per sta fasou bisogna aver giudizio e 
ìngioiir qualche bocon amaro . 

Gen. Lascia fare a me, che colle prime donne 
ei> ho. la< miglior maniera de chissà mondo .^ 

Imp. Sin che me recordo : al capo de bali gala 
d^ tuta, intiera la musica del. baio analogo.. 



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JtTTO unico- a 

"Gen* Ha avata tutto questa notte • 

Ipip- ÀDca el 80 a solo? 

G^n. ÀQca lo a solo. 

Imp. Xelo resta cooteoto ? 

Gen. Credo de si» non l'aggio chiù veduto*. 

Imp. Se aucuo coiphineremoel libretto, e el car* 

telon , stasera faremo la prima prova de in^ 

contro de parti • 

SCENA VII^ 

SgbAjudo con carte di musica^ e deUL 

Sgu. S'ìOT paroD». 

Imp. Cossa ghe? 

Sgu, £1 capo dei bali gbe manda indrio el' so i^ 
solo del baio analogo» e el m^ba dito^ cbe 
la gbe diga al sior maestro, cbe lu no baia 
a. soli ia elafa ^ ^ 

Gen. Ab ! povero Qrenaarìello , in quale palese 
sei beuuto^ a lasciare lo core tuio . 

Imp, Pazienza, maestro^ pazienza. (a Sgualdo^, 
Disegbe al capo dei bali cbe el tegna el so a 
solo, cbe mi pò parlerò con elo. "' 

Sgu, Anca la seconda donna gbe manda ludrio 
el menueto del secondo ato, percbè la dise, 
cbe la voi un'aria cola cabaleia. ^ 

Gen. Aubl 

Imp, Gnente ^ sior maestro , la lassa far a mi , 
(a Sgualda) P^tcgbe iiulrio el menueto alla 
seconda donna e disegbe che le cabalete xe 
iute riservàe per le prime parti, (a Gennaro) 
Yedela se co la flema se giusta tuto ? 

Sgu, £1 primo musico ^ e tuli i altri personagi 
dell'opera i dise, che prima de dar ala stampa» 



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1^ LE CeitMNtfeNttft tÉkTfkktl 

ci caltelo , é df ÌUhm dell- 6|)«rfr i voi 

ghe anca lori per Id so cctovenientie'. 

Imp. Disege a tuli i sia <|Uaf sr i^zfeìo* zonato'» 

che 1 sarà servidf. A»veiii^ «on&tìail} le cM- 

déAié eonbrivàr qaelk dèi.cMitattii'? Ande À 
sitÙt^ì . A.vièeiU tufti . 

Sgu. ( parte ^ 

Imp. vedela quanta pazienza che go mi, che 
li pago ; la* ghé n' abta iki pòche ta anca eia* 
Via, la se senta» e la varda , per farme ser- 
vizio ^ A\9' m »é pédèsse fàt*^hé a qat^' aria 
qualche pi cola alterazion . ( dà una sedia a 
Gennaro , che si mette a tafiMH9 presse H 
paravento ) 

d'CBN à TIPI. 

PETROmO» PaOCOLO, it CONTE» iS^ARIib» e detti. 

Pet. Aie qna* la lilf ftràmt-^ (dispone h sedie, 

e patrie) 
Ii^i GoiTò^ yk «libiti:' liilie^fd^^ nié i^ecHAMdo. 
Gen. Perchè vai» Via ? 
Imp. La sa , che k- ftìiùA dfytina^ né -fel ved^ 

impfes^ari. 
Gen. Fermate dielTó cìiMso pai^iehio. 
Imp. La dìse ben » cussi sentirò tnto-. Qi Httta 

dittfo it paras^ento , poi toma ) 
Proi K qui madama mia mogHe . 
Ge^. ( Preceduta da Procolo Trotmnetta . ) 
Coti. Viene madama . 
Dar. (sorte grai^erhertte^ gtiàrda intorno e siede) 

Che Gasacela è mai questa ! Mate addobbat^a» 
male ammdbrglkter^ tutto male, tatto cattivo. 



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Atto okico i5 

Con. È vero , tutto è cattivo . 

Imp. Qa Gennaro sporgendo Jttori ht ieeta^^fLoi 
la trata con pttHsÌ8v)> 

Gen, ( Lascia fare a me . ) 

D^. È queir iiotfìo' lèr il ifi«est^o ! 

Con. S\ cpBteììo, 

€en. Té éAÌtkHo ftUiktt é^rm. (eswniw» Parièt^ 

Dar. Che ^creanzato I 

Pro; Siamo ^atat a qn^r»' tiéa»o per ftr m 
piacere a molte dame, e a molti CffVtflitri, 
dw ci hMiAÒ pwg«i«i , é éùa per ^Mf okar*^ 
fp^A ÒA dti' laiftèrtrotté • 

Hnp, ( (tótM soprd > ( Pwwtettza'^ mteMt^ y p«r 
G»nik'.> 

Dar. Avevamo la scriUttW iti rtiaiio^ de Londra , 
e & ht^hkliétri^, è nm l^àUbiató» aècè^àtar pi^ 
far un regalo alla liobiltà. d^ q[tte»t» f^9e\ e 
poi* d* ccinviehé e$i«*tf Aalwaitàii da un^ vét 
lanaccio • 

Imp. (come sépru-y (La/ émA «éW« M ì m*"- 
stro , là dona tato a i^^ • y 

Con. Ncsltìiiò va ptì^ de* tWtO'. 

Z>«r. Ma la cagione di tutto q^B»!*' è* €fkl bir- 
bante dei Ifl*pte«il«4o . 

Gaiv (alPJnifire9àr^^y(¥é9LÓfìkiiS», IjéptdBsado, 
per eai4fft. ) 

Pro. €erta*ft«i4te . htt tem^t ài lalW^è q«*bfic- 
cone dell' Impresario. 

Gen. (come sopra) ( ©btìft tato a tìio, ItapreS^- 
sario > dona tutto a me^)' 

Con. Eppure, màdéma, tùài pet o^olrmi a 
quello cbe saviaraeifte aveté^ dwlo , se cofio- 
scesie l'Impresario, sep«r qtie«a sola Vòlta vole- 
ste lasciar fare ilconlrabbàridbdiptweiHàrveloi 
trovereste in lui un uotno> che» moftb bene 



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^6^ LE CORVENIfiSZE TEATRALI 

conosce i suoi doveri . Si è raccomandato alla 
mia protezione ^ ed a dirvi il vero , mi sona 
quasi preso la libertà di asstcarart<K4dla' vo- 
stra clemenza. . 

Pro, Mia moglie non parla con impresari. 

Gen. (Oh Procolo più asino di Romolo!) 

Bar» Via , in grazia del Conte , per far piacere 
al Conte... lo vedrò. 

Pro. Madama è fatta così. Non sa àie di no ai 
cavalieri - 

Itnp* (^sortendo^ Donca za che la me permete 
sto onor, che da mi xe sta taqlo desidera, 
no tardo un momento, per umiliarghe la 
mia servitù , e per assicurarla del mio rispeto 
e della mia venerazion . 

Dar. ( al Conte ) T È uu uomo di proposito- . ) 
(^aW Impresario } AAàio . 

Imp, Se xe lecito » ala reposà ben la note r. 
. Pro, Male , malissimo . 

Gcn* ( E chisso Procolo mette sempre la lin- 
gua per ogni pertuso ! ) 

Dar, Lo strepilo che si faceva pes via m'ha più 
volle svegliata. 

Imp, La comandi • Vorla che fazza subito serar 
la strada? vorla che fazza covrir de pagia, o 
de fien perchè le carozze che passa no fazza 
strepito ? Sta a eia el comandar^ e a mi l'ub*- 
bidir. 

Pro, Eh» ci avvezzeremo. 

Dar, Ci adatteremo . 

Pro, Il nostro palazzo di Milano già non ce Io 
possiamo condur dietro. 

Dar» Viaggiando bisogna uniformarsi. 

Gen* (Mamma miai ed io Faggio conosciuta, 
che cantava le canzonette collo calascione per 
strada. ) 



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àTTO mica 17 

Con. (^brusco) Maestro, cangiamo qaeiraria, sì 
o^ no. 

Gen* Chiù che ce penso » e meno ce vedo lo caso 
de podei'la cangiare de tono. 

Con, (^nUnaccioso) Madama dev'esser servita. 

Imp, Sia contenta madamsi a costo che casca el 
mondo . 

Dar^ Le mie conveniente » le mie convenienze» 

Con. Non vi riscaldate, madama» sarà fatto 
lutto. 

Pro, Madama, non vi alterate, sarete servita. 

Imp. No la se inquieta • Semo qua luti ai so 
comandi • 

Gen, Auh 1 povero Genjhariello I 

Con. Maestro, bisogna cangiar quesl'ariat 

Imp. Bisogna far s<o piaser. 

Pro, Bisogna obbedire. 

Gen. Procolo mio, agge pietà de lo fégàia de 
povero Geunariello . 

Imp, ( a Procolo ) La me lassa dir . ( a Gen- 
naro^ Chi canta Tu] lima aria del primo atof 

Gen. Giuseppino lo primo suprano. 

Imp. In che ton xela V aria de Giusepin ? 

Gen. Iti beffa. 

Imp. (a Darla") Ghe comoderavelo sto ton? 

Pro. Perchè no . 

Imp. Co la xe cuss\ , ( a Gennaro ) la ghe to- 
ga el ton al primo omo » e la ghe lo daga 
alla prima donna . 

Gen. Ma così aggio da scrivere dòie arie . E poi 
cosa dirà chillo povero deavolo de Romolo? 

Imp. Che el diga quel che el voi ^ ghe tomo a 
dir: sia servida, madama e casca el mondo. 

Con* Maestro fate a me questo piacere, a iiiifr*. 

Dar. GÌ sarebbe forse dubbio? 



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}^S LE G0NVENIE9ZP TEìATftALI 

^ro. Non vi alteratet che lo t^rk* 

Con, Non andate in collera, vi servirà . 

Imp. f^o la se inguieU . El va subito a M^vjrla. 

Con. Andate a scrivere , maestro , addate a ^cri- 
vere. 

J)ar, Ve |o dico io , andate • 

Pro, Andate per vostro meglio . 

Jmp, La vada , no la perda tempp • 

Gen, (Àuh, mamma mia, potessi in chisiK> p.n^- 
10 ànnare a scrivere la sentenza di mor(^ in 
sguasica per lutati c^o^ttro. X-^'^'^^^'^^^^^) 

SCENA IX. 

Giui^pi*pio e detfl . 

Giù, Servo di lor signori. (Il majestro deUl^ priiiìa 
dpnna ! Che vi sia qualche tradimento ?^ 

Gen» (^ Giuseppino ) Xj^omp]p v^ìo, te saluto. 
^' impresario in chioso pì^in^to l'ha rubato Jo 
tono de ^effii; sale ^g /coppa ^ e ^e ^diraggio 
tutto t) (,partey 

SCENA X. 

DARIA ; il CONTE, PROCOLO» J.'l|CP|^i^IOr 

Giù. ( U Impresario mi ha ri^to il in^tìp il 

tieffà .1 non c^^pi^o^* )' Jrnpre$.ario ? 
pnp. jlta ^e .<:gti^i||idi,i • £0 P;^Ì0 ) .Con permis- 

SÌ9U . 
Qiu, ( CJi^e CQ^/i dice il piaestro^ che voi mi a- 

vcte r^bato lì Jtjiipap di beffa ? 
Imp. No sala ? fj icherzjpi c^ss^ jCpp liitì* Q^iajche 

yolta el xt de galana.) 



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ATTO unico 19 

da. (Badate bene» che io voglio latte le p\;e 

coQveaìeuze . 
Imp' Per cossa credela che sia qua ? Soa qvm 

aposta per eia , perchè yogio che sia sajiye le 

coQVénienze de luti . ) 
Giù, (Quand'è cosi riposo sopra di voi. 
Imp. La staga sora de mi» e no la pensa gioente.) 
Giù, Ehi . Quaado stampate il libretto ^ e 41 ca^« 

tello? 
Imp, Ancao • A mezzo zomo la sia qaa anca 

eia . 
Giù. Ci sarò inmancahìlmente • 
Imp, Gomandela altro 7 

Giù. Niente altro. (Eppure non mi fido. Vo- 
glio andare dal maestro • ) Con permesso ^i 

lor signori. (^ parte ^ 
fmp. La se serva. 

S C E N A XI 

DARIA t a CONTE , PEOCOLO , l' IMWUE§A|^ÌO . 

Dar. Che cosa vi ha detto colui ? 

Imp. Póverazzo I El m' ha fato anca da rider. 
El xe vegnuo a pregarme» che el vocavf sjal 
manto lìn recameto coi lustrini ; ma ^^ . ditio 
che noi saria in carattere , e che in vece ghc 
li farò meter sula corazza. 

Tro, A proposito. Prima deve sceglier i cojori 
del vestito madama mia moglie. Cos\ yogUopo 
le sue convenienze • 

Imp, Me despiase che el li ha scelti . 

Dar. Che colori ha scelli colui? 

Imp. Bianco , e rosa languida . 

Dar. I colori appunto che voglio io . 



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20 LE COflVEVIBNZE TEATRALI 

Imp, Ben ; se la xe conlenla, faremo prima don- 
na e primo omo compagni. 

Dar. (^con collera) Io vestila come colui? Io? 
Cielo ! Cosa mi tocca sentFre ! 

Imp, No la se inquieta madama, go falk » ghe 
domando per don . Sarà fato tuto à so modo^ 

Con- Non vi alterale per amor del cielo ! 

Pro, Imprudenie ! cosa maf avete detto ! 

Imp, Ghe torno à dimandar scusa • 

SCENA XIL 

AGOSTINO e detti » 

'Jigo, Sì può venire ? 

Imp. Xe qua giusto el sartor . Vcgni , Àgostia« 
vegnì avanti . Madama , questo xe el capo 
sarto y eia ga da comandar , e vu no gavè da 
vardar spesa, omeni, donne, tuto quel che fa 
bisogno perette la sia servida • ( Se intende- 
remo tra de nu.) 

Ago. Ho capilo . 

PrO' II, figurino Tavele avuto? I colori debbo^ 
no essere bianco » e rosa pallida . 

Ago, Quei medesimi del primo musico? 

Imp» Tasè là , no Io stè gnatica a nominar. Sti 
do colori li ha sctelii madama i, i ghe piase a 
eia » no ga da esser altri abili de sti do co« 
loiri. (Vegnìrò in vestiario pò mi. 

Ago. C intendiamo . ) 

Dar* E quando sarà fatto quest'abito? Non è 
ancora incominciato? 

Imp. No la se meta in aprension . L' è. un omo^ 
bisogna che lo diga in presenza soa > capace 
(de farghe un abito da far stordir la prima sera 



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ATTO UjRlGO 91 

tato el poblico quando la sortirli, (ad Ago» 
stino^ Ande 1^» fé che i vostri omeni tralassa 
tato» che i daga drio a sta fatura. No pensè 
a balarini , a balarine » a corpo de baio , lassò 
star tato ; sto abito ga da esser el primo a 
andar in prova . ( Felo l' allimo savi . 

Ago. Secondo il solito . ) Vado a prendere i rasi? 

Imp. Sior no . I marcanti no i ga de quela roba 
che go mi. Per madama s'ha da dar fogo al 
pezzo . Averz\ quela casse ta de rasi niovi fia« 
manti» che xe capitii gieri sera da Fiorenza» e 
tioleve el vostro bisogno. El numero dela 
casseta xe el mimerò tre . 

Ago, (Rasi lavanti.) Sarà servita • Servitore di 
lor signori, (^parte) 

SCENA XIIL 

VkSakp PAOCOLO » il CONTE , L^ÒIPRESÀiUO » 

poi scrrALDO. 

Dar. (al Conte ) (Avete dello benissimo» è an 
nomo die conosce i suoi dovéH. 

Con. lo poi gli ho dette due delle. mie parole 
mlP orecchio . ) 

Imp. Aie sentro? xele cotitenle ? quel che go 
aito » ghe lo mantegnirò . 

Dar. Conte ^ volete che andiamo a passeggiare? 

Con. Tutto quel che vi piace . 

Pro. Ed io anderò alle poste a vedere, se il prin- 
cipe nostro amico ci ha scritto. 

Imp, Prima de partir la me daga almanco la 
lusinga da onorar anca eia lai compagnia del- 
l' opera , che se reduse qua a mezzo zorno per 
fissar le situazion del libreto » e del cartelon* 



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7.1 US COnVEl^IEHZE TEÀTRlU 

Pro: Appunto rigaardo alle situazioni , madama 
mia moglie deve esser l' ultima a cantare in 
ciaftchéduQ atto. 
ùàt*. Cosi vogliono le convéniensce < 
6ori. (^con^Mnpeto) Deve esser cosi* 
Pro. Cosi certamente. 

Tnip* Me despiase, clip bisognerà far dei cam- 
biamenti ancora nel drama . L' ultimo a can- 
tar giera sempre eì' primo musico , 
Dar. (con ca/bre )£' ultimo il malico I colui 
.rultiino?' ' . ^. 

Trrip. Kd là se dul>ita » V ultima la jierà $empre 
eia 9 madama. Adesso manderò a chiamar ej 
poeta per far alterar le situazion. Oe, Sgnaldo. 
Sgu. Sior? 

Imp, Diseghe al cirlegher che ti* vegna de suso* 
Sgu. (parte poi toma^ 
Dar. Che ci ha da. fare iicalzolafo ? 
Im/f. Èl poetai xe Ic^, V è nn dileUnUf bravis- 
simo , che xe sòlito sempre a ginstar Metasta- 
sic. Qua joLr paese quantunque oal^gber Fé 
òmb^ stima Assae; e per questo me servo do lu. 
Sgu. £1 poeta xe .fora de boitg|t . 
Iriip.' kndeìo subito a cercar. Vardè se el fusse 
dal tenor» che Vi soJiitQ andar V^^x in^^egnarghe 
la comica . Se noi fa$s^ pò ja ^ andè all'oste- 
ria dele tre spa4e che' lo trcrverè sicuramente. 
Sgu. ( parte ^ 

Con. Impresario avete capito* 
Ùar. Addio, galantuomo. (f?<zrf^ urviia del 

Conte) 
Pro. Andate \^ , che siete il primo Impresario , 
che possa vantarsi d'aver avuto un addio da 
madama mia moglie • ( parte ) 



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ATTOUHICO a3 

se E N A. XI v: 

IMPRESARI O* 

Imf^. Veramente ÌQ 9to caso la* posso cniacA)ar 
una fortuna . òh,'aucao la volerho veder kda* 
Cossa dna el primo- omo col sentirà die la 
prim^ donna ga tolto el toa del^aria , el co- 
lor del' abito, e^la situazìon ? Che el ^\^ (juel 
cheel vol^'bisognerà òhe el la legna. Sfa- donilk 
xe et mio matador, e se desgasto eia»- i al> 
tri no me fa ve^nir un bigi ieto af teatro «IVf e 
despiase , che per sie maledete' conve'dienze io« 
tanVo no se va avanti. Manco mal , cHe de 
tuto xc inteso el Cavalier dìretor» e che» $e 
ancuo el vegnirk lu» saHÌ.tenninae le jbarule » 
le codvenienz^e 9 el mio interesse sarà in* si- 
gjuro . 

' " scÉV4:'i'v. 

i*iLipf b , Sgx7\ldo f e detto , poi il pittore* 

i'tt. ditò 9 Iriipì-èsaHÒ 9 cliè' zannate sòtf qdesVet 

Ihip. Cosici sta. 

FU, Fo invitare questa mattina di biioh^oHi il 
corpo de balli per provare i praticabili, vàdb 
iìi teatro, il pittore mi dice, che voi nbh' li 
avete mandato ancóra i legiiahù', i cartonile 
che so io$ e intanto mi convìeu star là a im- 
paàizar senza far nulla . Avvertite bene che il 
ballo senza i praticabili non si può fare,- « 
che se voi non mi date i praticabili liie' ne vò 
via . 



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a4 LE COSVENIEKZE TEÀTftAll 

Imp> Gran cossa I spender tesori » e no esser ser- 
vii ! Gleri go manda an bosco de legname » e 
domile carHmi » e tato el so bisogno. Adesso 
Togio farme sentir • Oe , Sgnaldo ? 

S^. Sfor , 

Imp, Disege al pitor che el vegna subito qua* 
Senti > da^qtrela strada le un altro servizio* 
(Averti el pittor, che noi se formaliza se lo 
strappazzo, che el me lassa dir; che pò tra 
la e mi se la intenderemo.) 

Sgu* Sior SI. 

Imp, Diseme ', avea trova el poeta ? 

Sgu* El tagia un per de scarpe^ e el vien sa* 
bito. (^ parte} 

FU. E questo maestro non pensa di cangiar il 
mio a solo? 

Imp' Caro sior Filipo» per sta volta la me faza 
sto pìaser a mi . Eia xe un omo de gran a- 
bilità , la xe conossuda per tuto el mondo, né 
là ga bisogno de farse adesso el so conceto : 
la varda per^sta volta de baiar el so a solo 
in elafk 

FU. Per far piacere a voi » via , questa volta 
m* adatterò ; ballerò in elafà . 

PU. (con i pennelli in mano) Cossa coiiiandeU? 

Jmp. Diseme caro vu; ma respondeme a ton» 
vede . Che ordeni vogio dà per i bali ? 

Più De far tulo quelo , che fa bisogno . 

Xmp. {a Filippo) Seutela?... (al pittore) Vogio 
manda gieri un bosco de legname? 

Pit. Sior sì. 

Imp. (a Filippa) Senie\a 7 (al pittore) Vogio 
manda domile cartoni? 

Pit. Cinquecento soli, sala? 



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ATTO TTHIGO 25" 

Imp, E mile e cìnqaecento xe pagai dal carter. 
Man dei a iior co volè. 

Più Ma ghe voi dei omeoi . E]a sa megio de 
mi che teatro che el xe. Nò gbe xe goanca 
llogo da depenzer le scene: bisogna che de* 

Ì>enza fuora de teatro > e pò che fazza portar ' 
e quinte ^ e i teloni in teatro » e li &zza tirar 
suso per i balconi . Ohe al dopio de strossie» 
e de spesa • 

Imp, Mi no go da saver nessuna de ste cosse • 

Pit, Ma bisogna ben che la le sapia* 

Imp, Mi ve respondo che pago el mio sangue» 
« che vogio esser Servio . Tiolè dei altri ò- 
meni> se quei che gavè no basta. Spende che 
mi pagherò. Feghe subko i so praticabili • 
•Vardè che i sia forti e sicuri, no tanto per 
le comparse che ga d'andar suso • quanto per 
i balarini. In soma fé quel che gavè da far^ 
lasse star tato f ma che alo sior sia el primo 
servido . 

Pit. Se intanto la me voi dar a conto un po- 
chi de bezzi ..." 

Imp. Gaverè bezzi» gaverè toto qi&el che volè. 
Anca de più de quel che domande . Depenzè ^ 
e no p^dsè a gnente . 

Pit. Ma la diga ... 

Imp^ Ande là » depenzè . 

Pit* Ma bisogna ..- 

Imp. Depenzè, fa i praliaabili» e ste allegro^ 

Pit Dònca ? 

Imp: No gavè parla con un sordo. Co ve digo 
andè, andè. 

Più Me fido de eia. Vado a depenzer , (f^ar/ff) 



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l6 LE CORVENIfillZE TEATRALI 

S G E N A XVI. 

l'impresario, FILIPPO. 

Imp, Xela conlenta? 

Filj Conientìssimo . 

Imp, La vada a provar i so bali . 

FU, Vi raccomando le sessanta comparse y che vi 
ho ordinato. 

Jmp, Ghe sarà le sessanta comparse. 

FU, Gli abiti delie furie? 

Imp, 1 xe fatti . 

FiL li ira y la speranza » V odio » la vendetta ... 

Imp, 1 xe preparai . 

FU. Quello che deve far da porco cignale ? . • • 

Imp, Go trova el più bravo porco del paese. 

FU, Badate che senza il porco il ballo va a 
terra . 

Imp, Per sta parte l'anderk ale stele. 

FU, Vado contento a provare i miei balli • Ad- 
dio, Impresario. (^ parte) 

SCENA XVII. 
l' impresario . 

Imp, Patron reveri to. Gran cossa xe sti capi 
de bali . I fa spender tesori , e per lo più no 
i tira un biglietto al teatro . . • Aponto., me 
desmentegava de lezer ste do lettere che vien 
da Crema, (^tira di tasca due lettere) El sarà 
el primo omo ^ e al primo balarin che me 
mandarli le so pretese . Sentimo . ( legge ) 
Amico carissimo . Eccovi le notizie del no- 
stro teatro. L'opera a terra ^ i bàUi aUe 



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ATTO tnicO 27 

$tdte , Ogni sera sono chiamata fuori , e ad 
onta d* un partito contrario che fischia , gra* 
zie al cielo ho trionfato . Posso assicurarvi , 
che ho composto il mio ballo senza aver gam* 
he . La prima ballerina è un canchero t i 
grotteschi cani, il primo ballerino per le parti 
un asino; io solo sono staio compatito . Le 
scene cattive , il Vestiario pessimo , la mu- 
sica scellerata « è ad onta di tutto questo ho 
trionfato . Riguardo alle mie pretese ve le 
dirò fra pochi giorni a voce , perchè voglio 
metter in mio posto un altro ballerino , per- 
che quesf aria mi fa male • Addio . Ho ca- 
pia, no i lo voi più veder in teatro... Sen- 
linip st' altro . ( ripone la lettera e prende 
V altra ) Sior sì, l'è el primo omo . Che dia- 
volo de carattere ! Par che abia scritto un ca- 
pon . ( legge ) Caco miro . Diavolo ! Caco 
miro ! Caro mio , el vorà dir . / balli a terra, 
l'opera alle stelle. Bon ! // mio Rondò fur* 
rore . V aria furrore » e V amia cavallina 
furrore , Cossa diselo dell' amia cavallina^ ... 
ah I . . . La mia cavatina furore • Co pulito 
che el scrive ! Àndemo avanti . Sono stato 
chiamato fuori , e non ho volsuto andare. Fi' 
nalmente e bati ti » e bàti mi , e bati , e batt « 
e bati f sono andato a ricevere le conguda^ 
zioni del publico . • Mo eh' el vaga là ch'jèl 
xc molto bravo da meter in carta ! La secon- 
da sera hanno volsuto far rèpicare la cavai- 
lina . E tocca via co sta cavallina; ed io non 
ho volsuto impicarla . Bela , bela da galan* 
tomo 1 ma e baii ti » e bati mi, e bati^ bati^ e 
bati ^ Vho finalmente impicata. Eccovi le 
mie pretese per il carnevale che mi proponete^» 



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28 LE COBVENIEMZE TEATRALI 

Mille e cinque cento checchini di regalo. A* 
loggia i tavola per quattro ogni giorno; car- 
rozza ; libri a mio modo y maestri a mio pia» 
cere ; vestiari a mio gusto. Prima dorma, te^ 
nore e seconda donna scielti da me; e un 
cavallo per venire a cavallo in scena . Ad» 
dio , caco miro . Oh » squartao ! Anca . uà 
proscritto ghe xe ! lezemo • Ricordatevi che 
U alloggio dev^essere buono assai^ perchè noi 
altri gente virtuosa vogliamo dormire quando 
abbiamo sonno. Oh» che lettera! Oh» che 
capo d'opera! 

SCENA XVIII. 

AGATA » LUIGIA Servita da Guglielmo , e detto • 

Aga. (^mettendo fuori la testa dal paravento ) 
£s poi vegnir ? 

Imp, La vegna avanti , sior' Agata . Patrona hela 
siora Luigia , patron sior Guglielmo . 

Lui. Vi soQ serva, signor Impresario. 

Gug. Zerfe umilissime. 

Imp. ( Ho capio . La seconda donna ga fatto zo 
el todesco . J Le xe veguude per tempo • Ohe 
manca un quarto d' ora a mezzo di . 

Aga. L'è sta mei anticipar. Acsè al podrò pre- 
gar d' un piasir • Al mester i a fati un mi- 
nuet eh' al n' ha brisa de gust . L'è tutt peia 
de istrumept, e al n'ha gnanc la cabaletta* 
Al sari mo a pregar .., 

Imp. Go parla, ego delle lusinghe che el ghe 
iarà un bel pezzo. 

Aga. Ma eh' al guarda de laser , che la prima 
donna noi sappia • A direi in cpnfideozs^, el 



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ATTO unico 29 

prime donne le ga una zelusla de SI4 barn- 
bozza eh' è vergognosa. 

Imp, Son omo de mondo . Con permesso intan- 
to. Bisogna che vada in vestiario. 

Aga, Ài arcmand Tabii de Luisa chi' abbia al 
maitt , i !ustrin , e la curazza . 

Imp, El sarà un abito da prima donna* (^s^ in- 
cammina ) 

AgcC* (Ch'ai diga, sgnour Impresari : ch'ai guar- 
da se ai fuss' una brisla de ras per farm un 
par d' piauel . 

Imp. Se el ghe sarà , el sark soo .No la ghe 
l'ha racomand& a un sordo, (^parte^ 

SCENA XIX. 

AGATA, LUIGIA, GUGLIELMO. 

Aga. Mleuz ^ur a seder , ch^ za a mument V è 
mez de . Via Luisa » disè mo qualcossa a sto 
sgnour. 

Lui- Cara mamma, non so cosa dirgli • Nou in- 
tende una parola d'italiano. 

Gt4g, Nix intender lalian. 

Aga. L' arerà el cuntent Luisa de insegnarghel « 
Sentel cmod la parla pulii? An parla acsè 
nn duttor I * 

' Gag. Grazie , zerfe umilissime • 

Aga. In quaat a quest )no mi fiola la fa la pro« 
fession. perchè la disgrazia dia nostra cà vola 
csè . Adess la s' datta a far la sgonda donna 
per en star in ozi, ma l'ha fat semper el 
prim part^ e da Rigeina , Imperatrìz^ int' i 
prim' tester. A Cent, a Imola , a Ruvigh , e 
la gà recita a Venezia , e U fatt faror , e l 
han fatt infen i sunett*. 



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So LB ODlfVBHIBRZB TIATBALI 

Gug. l^mma • 

^ga, ^gaour • 

Gug. Nix itilender pologoa • 

j^ga. Se el farà el piasìr de vegnir a trovar la 
mia bambozza , l' imparerà ini' au mumeat , 
perch' bisogna direi Tè una ragazza che sa de 
tutt. La sa arca mar » far i marliil^ stufiiar, 
e l'ha fio studia la graraatica, e Tè Uni 
cumpiasent ia t'uaa cumpagaì, eh' la pippa 
per far piasir a quest » e a quel . 

Gug. Mamma. 

j^ga. Sgaonr ? 

Gug. Nix iateader pologoa. (prende tabacco y 

Aga. Uh , che bella scalla ! la par propri quia 
che t'ha duna el sgaor coat, e eh t'hapers, 
la mi fiola . 

LuL È veramente bella, {levandola di mano 
a Guglielmo) É vero par quella istessa* 

Gug. Folete? (a Luigia) 
Lui, Oh non voglio privarvene . (g^e/a rende ^ 
Aga. As ved ben, che te 'n sa la crianza. Far 
un affrout a sto sgnor » che cun tant Cttrtisì 
el le voi favorir. {,le>/a la tabacchiera a Gu- 
glielmo, e la dà a Luigia) Gar al mi signoar 
eh' al la compatissa mo , perchè sia bambozz^i 
V è innocent cmod V acqua » e pò quest è el 
sgoiid regal che i vien fall , perchè in cà a 
ni pratica anma nada . 
Gugé Cra^e, zerfe umilissime* 
Aga» Dal rese mi Sola sai cmod l' ha impara a 
parlar acsè pulit? Da un cont raman , che al 
la vleva spusar ... an digh gaent per no con- 
tristarem . L' iera mait per Luisa , no ghe di- 
rò alter 9 che Tha fait un duel » e Tè resta 
f^r^ ia an braz • 



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ATTO tmica 3i 

Ltd. Cara raaiiima« noa me lo nominate. Poteva 
trattarmi peggio ? abbandonarmi in quellla 
maniera, dopo tante promesse» non iscrivermi 
nemmeno dacché siamo partite da Bologna ! 

Aga. Ski al cil dov la giandussa se l'avrà purlà. 
Gar sgnour el gucrda che ora l'è? 

Gug. {cava V orologio) Mezze gìorne.) 

J!ga> Uh che beli' arluì ! 

Ckig. Sur brutte orologie, star brutte, {lo ripone} 

S G E N A XX 

GTOSEPPUio» e delti. 

Gin. { Rubarmi il tuono della mia aria , le mie 

situazioni , e sino i colorì del mio abito ! Mi 

sentirà la signora prima donna • ) 
Ago, Sgnor Zusfein^ ai son serva. 
Giù. Addio f mamma . 
Aga, Gossa gal, che el me par inslizzi! 
Gin. Eh niente. Dove è andato F Impresario? 

È mezzo giorno» e ancora non si vede alca*. 

no ? .«• 
Aga. El se senta mo visin a me ? ai ghc fajre 

passar el mal umor. Za am figur che al bvU 

inslizz\ pei el so convenienzi con la nrima 

donna . 1 me dis che la sia una pretenaenta^ 

e che so marV sia un guidonazz. 
Giù. Se non avessero con essi il protettore vorrei 

&r loro vedere chi è Frascalino 7 
Aga. La ie venuda col prottettour! E noi me 

dis gnente ? Oe, Luisa, la prima donna^ga 

el prottettour. Ghi el mo? 
Già. È un romano, un certo conte ••• Non mi 

yiqprdo il cognome» 



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Sa Lfi COSVENIBKZE TEATRALI 

Aga. Uà conc rumao ! Oe , Luisa » che el fuss 
mo... 

Lui, Oh ! non è possibile . 

jiga. Sariel mai un ceri de Lulli ? • • . 

Clu. Mi pare di si. 

Aga. Le lù, Luisa, le lù,, l'è quel guidonazz. 

Lui, Povera me 1 Ci vorrebbe anco questa , che 
venisse a fare lo spasimante con la prima don- 
na sugli occhi miei ! 

Aga, (^cón serietà) Prudenza, Luisa, e lassev 
regolar da me. 

Gug. ( a Luisa. ) Cosa state ? 

Aga, (a Guglielmo) Al n'ha capì brlsa • Mo 
che aluch , eh' l' è mai . 

Gug, Crazie. 

SCENA XXL 

MAMzmo 9 e detti , 

Man, Eccomi ai comandi di lor signori • 
Giù, Ehi, poeta? 
Man, Cbe volete ? 

Giù. Avvertite , che nel libro non ci abbiano 
da esser novità, e che sieno in ogni parte salve 
le mie convenienze. 
Man. Temo che la prima donna non vorrà stare 

in iscena ad ascoltare le vostre arie » 
Giù. S* ella non ascolterà le mie , io non ascol- 
terò le sue , e me ne anderò dentro le scene. 
Voglio le mie ccunveiùenze a costo d'un cri- 
^minale . 
Aga. EI sgoor Zusfein ha rason . Tutt'^han àat- 

aveir el so coavenienzi . 
Qug. Cosa state coavenienze? 



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Atto umtco» 33' 

Lui, Noa sapete cosa sono le coaveniènze ? 

jiga. Ce, an el sa cossa siea el oonvenieozi ! 

Lìd, Ve lo spiegherò io . Le conveaienzc teatra- 
li sono i dritti presanti» o veri^ che ciasche- 
don personaggio pretende di sostenere rigore* 
samente in teatro^ per i quali bene spesso non 
piacciona le opere , o i balli, s' irrita il pub- 
blico^ vanno in rovina gF impresari t e si ren- 
dono ridicoli i virtuosi . 

Aga, Cara quia cucoUona» cmod la parla ben. * 
Gara quia bagaiola. 

Gug* Mamma ? 

jiga, Cossa vii mo? 

Gug. Cosa stale confenienzie • r 

Aga* Oh eh' al vada là , che \t propri nn mar* 
tuff. 

Gug, Grazie. 

SCENA XXU. 

L ' IBIPRESARIÒ 9 C detti f poi SGUiLDO • 

Imp. Patroni riveriti . Nò le se diesturba , le se 
comoda. Adesso vegnirà anca i altri ^ e sco- 
menzaremo subito. 

Giù. Impresario • . . 

Imp. So cossa la me voi dir* Spero che reme- 
mediaremo. a tato > e che tati sarà contenti . 
El cavalier ga manda a dir, che el vegnirà 
a qualche ora anca lu» onde tanto più pre- 
sto se sbrigheremo . 

Giù, Siene salve le convenienze di tutti » e non 
ci sarà che dire. 

Imp, Oe , poeta , diseghe da Basso al caffè alla 
prima donna ,- che co la comanda la poi re- 
star servidat che ghe semo tuU. 



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34 LE C09V£9fBN2E TEÀTRÀU 

Man. Subito* {parte) 

Gug. Impressane f 

Imp, La ine comandi , slor GagUelmo » 

Gug. Une parole. 

Imp, La diga pur. 

Gug, Mie coufeoienze • 

Imp, Oh poveretto mi » ) Anca ek sa delle cod* 
veoienze? no so cossa dir» la sarà servida. 

Aga. Sgnour Impresari , chi è quel coBt ramao 
prottettour dia prima donna? 

Imp, El cont Lnlli . 

Aga. ( a Luigia ) Aat' l' ofa dit » bambocEZ» I 

Lui. (Mi farò sentire a quel traditore») 

Imp. Oe, Sgualdo? 

Sgu* Sior. 

Imp. Porte avanti sto taoìin ^ porte el bisogno 
da scriver ^ tire avanti dele careghe » e pò di- 
seghe al sior maetro che el vegna da basso • 
e avveriì qua al cafiEè el stor PfocoIo, che tuti 
aspetta madama . 

Sgu. Sior sì. ( esegtdsee e parie , tutti siedono ) 

S G £ N A XXIIL 

CECCA 9 e detti. 

Cec. Che el disa un pò » sior Impresari , chi ga 
^ insegna i crianze de invida tue , « alla secon* 

da donna no raancUi a di negota ? / 
Imp. Siora Checca» la me scusa. Go tante cos* 

se da far , ine son desmentegà : la se comoda . 
Cec. A Mila se psa no de irete in sta manera . 

Son seconda donna anca mi » e go in saccoz* 

za la mi scrittura • 
Aga. In quant a quest mo » an i è alter sgonde 

donne che. mi noia « 

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àiTTp UNICO. 35 

Cec. Che ciak ! savi mi^a ìezeì oetf (tira fuori 

una earta) 
Aga. Quest*rè un'iaterragazroa da impertioetiia. 

{s'alza) 
Cec. À mi iinpercrneuta ? 
Aga. A vòr, chiacheronna del diavel • 
Imp. Mo via le staga quiete » no se fetno nasar. 

Le me fazza sta grazia a mi» le se senta # e 

le vederk che anderà luto ben . 
Cec. Geni parpl me pias b6. y siedono) 

5CENA XXIV. 

PROGpLO^ e detti f pei Gennaro, poi sgualdo^, 

poi UÀSiUmy poi BETRONIO. 

Pro. Schiavo-. 

Aga» ( a Giuseppina ) f Chi el ste mascalzon ? 

da. Il marito della prima donna . ) 

Imp* Ni> ghe xe gnanca chi ghe daga una ca« 
rega. La servirò mi.(<^a una sedia a Pro- 
colo e torna a sedere) 

Aga. (a Giuseppina y CM n'ha ringrazia gnanca!) 

Giur. Che creanza volete che abbia uno che fa- 
ceva il pasticciere ? ) 

Gen. Saluto bitti questi signori-. 

Jmp. Sior ntteslro patron .La sq tioga una ca- 
rega » e la se senta con nu . 

Gen. i siede ideino a Procola ^ se ne avveda ^ e 
va daW altra parte) Da chissà parte non fa 
bono virnto. 

Impt Subito che vegnirà madama scom^nzeremo. 

Pro. Madama mia moglie è qui al caffè con al- 
cune «ame sue amiche. 

Imp. L^ho mandada s^ visar* 



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36 LE COirVENtENZB TEàTRALt 

Aga, (d Procolo) U h2L fati molto west de* 

gl'amicìzia madama. Te do zora eoe la le 

arivada . 
Pro, Cosa sapete voi ? Madama è conosciuta per 

tutto il mondo. 
Aga, (ridendo) Eh al saven chTè c^nossihla 

da Bulogna , e Frarra . 
Pro. Cosa vorreste dire f 
Aga, A so mi quel cYa voi dir (fnanda digh 

mistochioa . 
Geii* ( ad Agata } ( Brava , mamma , non te far 

paura . ) 
Pro. Noo mi degno di risponder vf, 
Aga, Cmod f An s' degna di arsponder ! Chi el 

moluf Credei ch'an s'sava, che Vh un che 

fava i pulpett F ( tìxtti ridono ) 
G^n. ( Brava > gioja mi^ , bteva . ) 
Imp. Via , sìor' Agata» la g'abia nn poca de pru- 
denza . Sior Procolo lala compatisca cara eia. 
Pro, Se ho fatto il pasticciere, Tbo fatto per 

mio divertimento. 
A^a, A chi contel sii fanfalngh I 
Pro, Lo saprà madama mia moglie . 
Aga, Madama farev mei a badai ai fat $uf , e 

n' usurpar i murus al ragazzi . A saveìm tntt, 

saly del cavalir raman. 
Imp. Ma , cara sior'Agala^ eia me voi precipitar. 
Aga, Me , an pari . 
Sgu. Madama sar& qna a momenti > 
Aga, Za la prima donna T ha scQpl'er da far 

asptàr . 
Imp, Mo la tasa ana volta . 
Gen, ( Parla, mamma , sino che ci lasci |o core. ) 
Cec. Mi ghe vedi no necessità da àspettalla . 
Imp. Se aoa la la vede eia, la vedo mi . 



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AT^o rHico" 37 

yiga, la quant a qaest la sgriora Checca parla 

saviament . 
Man, fe qrti la prima donna, (siede vicino a 

Procolo ) 
Pro, ( non degnandosi s' allontana ) 
Jga. Ma diavel ! da dov' vinla t Vinla dal cil ? 
Pet. Ai è qua la mi padrona . 
//ga, Petroni av sahid . 
Pet. Oh , «gnor* Agata , a la reverisc . 

SCENA XXV. 

SAVERIO , GAETANO , pOl DARIA Col COITTE, C detti. 

Sav. TVfadama la prima donita fa le scale . 

Gae. É qua madamgi . 

Dar. ( entra col Conte , tutti s'alzano fuori di 
Agata) 

Imp, La resti servida , madama, semo tuti qua, 
in atenzion dela so reverita persona : senza de 
eia no se faseva gnente . Sto signor , che za 
la lo cognosse , xe el primo omo , questo xc 
el tenor , qnele do signore xe le seconde don- 
ne, e questi do xe el secondo omo, e el se- 
condo tenor . 

Con, ( Che vedo ! posero me , Luigia ! ) 

Aga (a Luigia) (L'è là quel guidoni 

Lui. Non vedo l'bra di potermi sfogare . ) 

Dar, ( indicando Rigata ) E quella donna là 
chi è f - 

Aga, Me ai ho nom Agata , e no donna. 

Imp. La xe la tnadr^ de quela puta. (indican* 
da Luigia) 

Lui. ( A momenti saprà chi sono . ) 

Dar, Riverisco tolti . 



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38 LB CÒNVBIIIElfZB TEATRALI 

Aga. ( Ubi ehe regal pvezìiM l) 
Imp* (^ siede nel mezzo del tai'oUno. A dritta 
. Manzino » poi Cecca , poi Procolo , poi Sax^er» 
rio, e Gaettino , poi Daria, poi il Conte. A 
sinistra Giuseppino , poi Guglielmo , poi Luè^ 
§ia, poi Agata. Sgaaldo, e Petronio inpiedi^ 
Con. (Sono in un- brutto mbrogUo •) 
Lui. (Si è impallidito quel traditore^ 
Aga. Tas 14^ la mi bambozza , ias^. ) 
Gen, Impres6ario fa presto ch'aggio da aanS » 

scrivere . 
Imp, Son qaa . No perdemo rempo, perchè quel 
che no' se fò ancuo no se poi più far . Questo 
xe el carlelo dei viriuost, e questo xe el li- 
bretto . Lezerò prima el caf telon , e pò dare- 
mo un' ochiadà ale sitaaeion del diama . El 
momento più difieile per no impressario x« 
qnelo de combinar le convenienze dei virtaosì» 
e a sto momento ghe semo luti vegnudi^ ma 
me consolo-, che essendo la compagnia com- 
posta de persone civili^ discrete» e ragione* 
voli^ no ghe sarÀ gneule che dir. ^legge il 
cartello ) In Lodi , per la solita fiera ec^ Si 
rappresenterà Romolo ed Ersilia*... 
Pro, È sbagliato , è fagliato . 
Gen. (Ecco Procolo lo prhoo a sautare in cainpo.) 
Ifip, Xe falà? de diana! . -> Tornemo a lezer • 
( a Gennaro') Accompagneme col' ochio anca 
va . In Lodi per la solita fiera , si rappre^ 
senterà Romolo ed Ersilia. 
Pro. Ecco l'errore. Non deve dire llomolo ed 
Ersilia ; ma Ersilia e Romolo . Pri^a la doi> 
na, e poi l'uomo. Cos\ vogliono le conve^ 
nienze • 
Giù. Non signore; il libro stampato dice Romolo 



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ITTO unico- % 

ed Eisilia y ed io noa ni kscierò soprafEire • 

Ho delle lettere di raceomaBdazione , e mi fa* 

rcr intendere . 
Geir. Taci ^ Romolo mior « prepara^ lo* stomaco 

a na boccone migliore. 
Giù. Non voglio* tacere. O ebe sono* il primo* 

uomo » o che non lo sono** 
Gtn>> Sei lo prima ciuccio def mondo , Aomolè 

mìo . Lascia leggere • 
Gin. Ebbene*. Servo di lop signosk (^incammina)^ 
Imp. Dove vaia? La se ftimA*^ 
Giù. Yadò a &rvi^ in limare una> prot«stó'» 
Imp. Eh via ^ la se ferma » ghe digo.. Per ades» 

so sto ariicalo lassemolo. là • Ghe ne discorsa- 

remo dopo tra de ocl. 
Giù. Bene , bene ; parlerepao . (^tièdè ^ 
Dar, Lasciatelo dire. Lo accomoderò in teatro^ 

Sotia le tavole voglio metterla colui* 
Giù. Cos'è questo colui t 
Con. Zitto là.. 
Giù. Non voglio • • • 
Con. (minaccp^so^ 2Stto:K>, dica* 
Gen. Taci . Romolo , se hai cara la pelTe-. / 
Giù. ( si accheta dispettosamente ) 
Imp. ( Ugge) Del celebre Metastasiò , posto ih 

musica dal celebre maestro Gennaro ScappU 

detto Gennariello • • • 
Gen. Aggiungi: disperato- tra Proeol<s e Romolob 
Imp. (legge) Prima donna.. • 
Pro. ( alzandosi) Zitto-. 

Imp. La signora Daria Garbinoti de Prooolt. 
Pro. È neli mezzo del cartellone ? è in- letiere 

maiuscole? (va a vedere) 
Imp. Sior s\, la veda. • 

Pro. Va bene, (torna a sedere) 



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4o LE GOUVEVIBStE 9£ÀTRil.I 

Giù, Ma nel mezzo ci deve essere il primo so- 
prano . . 
Con* Zitto là. 

Gen. Romolo taci , te V aggio detto . 
Imp. ( legge ) Primo uomo . // signor Giusèp - 

pino Pceppa detto il Frascatino 
Giù. Al servizio . 
Imp, Sior? 
Qiu. Al servizio. 
Imp» kh, sior sV» ghe xe tnto^ la veda qaa. 

( mostrando il cartello) Al servizio » • » 
Pro. Impresario. 
Imp, La me comandi . ' 
Pro. Anche a mia mogh'e convengono i titoli 

d' onore : al servizio ... * 
Imp. De chi ? 

Pro. Del rispettabilissinM> pubblico. 
Imp. Questo s' intende ^ ma na se usa de meter- 

lo sai carteli. 
Dar. Lascia te> correre • Il vero merito non ha bi« 

sogno dì questi titoli. 
Imp. Primo tenore f il signor GugUdmo Knol* 

lemanhiher ... 
Gug. Knollemanhilverdinchspraicbmaister • 
Imp. Knollemanhilver ... In somma no posso 

dirlo. 
Gug. KnoUemanhilverdinchlpraichmftister . 
Imp. Ghe scemato» che no ghe xe léngua ài 

mondo capace de dir sta parola. 
Gen. Ce ne una > e la conosco lo • 
Imp. De chi xela? 
Gen. Chilla de chissà mamma ^ che per avere 

tanto taciuto sta a momenti per dire uno mil- 

lione de *parole • 
Gug. Impressane. 



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ATTO Hill CO 4* 

Imp, .Sior. • . 

Gug, Mie confenletizie . 

Jmp. No la se dubita . (Ugge) Seconde Donne. 

Con. ( Oimè ci siamo ! } 

Imp. La signora Cécca SperozzoU » e la signora 
Luisia ScannagalU. Dopo viea al solito el 
secondo omo» e el secondo teiior.. • 

Dar. ( Al Conte } ( Come I che senio ! Qolei è 
Luigia 1 la vostra amante ? 

Q>n. Piano Daria • Prudenza per carità I ) 

Dar. (Che prudenza^ briccone! 

Con. Èitto» non fate scene» ) ' 

Dar. ( Voglio bastonarti qui in pubblico . 

Con. Lo farete in privato \ ma zitto • ) 

Aga. In quant'a quest'po no ghe alter sgonde 
donne che mi fiola • 

Cec. Vede che sugget. La me scricciora parìa 
chiar % e mi cedi no • nee I 

Sav. ( A Gaetano ) ( Hai sentito ? 

Gat. Ci% la goderemo a raoconurla al Gaffe que- 
sta sera.) 

Imp. Se le ga qoalche diferelua fra de eie, ha 
da vegnir el cavalier diretor* e lu deciderà. 

Aga. (a Xittgùi) (Hat visti La magna rat*. 

Lui. Ne ho propriamente piacere.) < 

Imp. Demo un'ochiada alle situazion del drama, 
. e pò .discoreremo, (^va scartabellando') 

Dar. ( Beffiatrsi in questa maniera di me ! > 

Con, No f ve lo assicuro • Non sapevo nientei ) 

Dar. ( Oimè ! mi vien male « 

Con. Fatevi coraggio » andianio- via . ) 

Dar. ( Voglio restare . 

Con. Fate quel che volete . 

Giù. Prima di tutto » Impresario i voglio sapere 
chi è il primo a cantare in ogni atto ? 

ilfan. Il primo, dopo le seconde parti» è il ttsore. 



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4^ LB CONVIOflEWZB TBàTRALI 

Imp, (a Guglielmo) Seatela? eia xe sempre el 

primo . 
Gug. Crasie. 
Lui, Vi corbellana. 
Gug, Grazie. 

jéga. ( Oh , che martuff . ) 
GiUi ( a Manzina ) Chi è Y uUimo a cantare f 
Man, Siete voi . 

Pro, Non signore , è madama mia moglie • 
Imp. El ga rasoa . L' ha cambia . L'ultima saHi 

madama . 
Giù. la co$\ noQ intendo *«• 
jéga, le ha mo anc rason • 
Lui. (a » ttseppino ) Fatevi giustizia • 
Giù, Questo % troppo . So che madama mi Ira 

anche tolto il mio tuono in beffk » e i colori 

del mia abito ... 
Date (^alzandosi) Co%s^ andate dicendo di ma» 

dama . 
Pro,, Madama deve essere rispettata • 
Aga. Gh' al tasa 9 sgnour Procul , eh' al tasa • 
Genk (Adesso, mamma ^ adesso.) 
Dat,^ Cosa e' entrate voi donnaccia f 
Aga, A. me donnaccia ? ( 5' alzano tutti ) 
Imp, Le se ^enta y le se quieta» 
Gug, Mie confenienzie • 
Giù, Le mie non le cedo sicuramente • 
Con, (^minaccioso) Avrai che fare con me . 
LuU (^ al Conte) Voi fareste meglio a lecere ȓ 
Aga. (« Pro colo) Mi fiola la ire sta mai alla 

porta d' Po a Turin in arrest 9 cmod )è^ sta 

madama . . 

Pro. Madama in arresto a Tarino al'la porta di 

Po ! madama mia moglie ! 
Dar, Che orrore l che intesi mai I Oh dio ! soe* 

combat vacillo^ manco» {siede) 



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Con, Darta r coraggio • .j loi» . 

Pra; Madama noQ vi affiiiiq^^;Gli &reiiio mox* 

zar la lingua. ,\y 

Geru Pcocolo , «e le fai mozzare la lingjia ^. glie^ 

ne nascono ctnqoanta . 
Sffi. Xe qua el Cavalier direter. 
Aga, Ai Cavali rdirettonr? Vien què la mi fiola. 

(gli accomoda la testai, e V abita} 
Gin. Adesso mi farò sentire .. 
Pro* Ci darà soddisfazione » 
Dar. ( al Conte ) ( Indegno ! Per cagioQ vo$tra«». 
Con» Calmatevi » poi parleremo ^ ") 
Scnh ( Oh che belle scene ! ) 
Gae* (Qaanto avremo da ridece . > 

S C E ET A XXVI. 

IL CAVAUBRB DIRETXOnS-^ « dcttS^ 

Dar, Voglio soJdii&zTone . Le mfe éonvenieuzvr. 

Pro. Le nostre convenienze • 

Cec. Le mie convenienze .- . 

hai. Le mie convenienze.^ 

Gng. Mie. coofeoienzie* ( tmtll in u»a volta, af 

Cas^aliere \ 
IrAp.. Sior Cavafier, /za che el creila gSi mandà> 

la veda che casa del diavola ehe ghe xe qna,. 

e luto pec Ite maledete convenienze » «he ghe 

diseva. • 
Dar. Sono stata ofiesa , voglio soddisfazione • 
Pro. Se no scriveremo, al principe nostro amico. 
Giù. (^piangendo) La pcima donna m'ha tolto> 

il tuono di beffii. 
C^. Ghe el disa , mi gK' entri » no » nee ? 
Ago. Madama» a toU eImui;o«,asta bambozza» 



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44 LE COaVEMIESEE TEATRALI 

Lui. Serva , siof Cavaliere . 

Gug. Mie ioUtìirfftttic . ' 

Cav, È inutile^ che ogauao s'afblichi a dirmi 
i motivi de^SQoi disgusti. Son appieno infor- 
malo di tatto, e vengo qui senza bisogno d' i- 
struzloni . 

Pro, (^con arroganza ) Dunque saprete .,. 

Cav. Io so » che voi siete nn arrogante , ed uno 
che sarà da me* severamente corretto . 

Gen, Auh; Cavali ero mio , permetti che lo po- 
vero Gennariello te santa allo cùollo , e te 
dia uno bacciò . ^abbracciala bacia U Ca* 
caliere ) 

Dar, Dunqae in questa maniera... ' 

Cav. In questa maniera saranno da me trattati 
tutti coloro , che scordandosi de'propri doveri» 
con nn ridicolo fasto , con una indiscreta pre* 
sunzione inquietano» distulrbano, e danneggia- 
no gli spettacoli di questo teatro • 

Con* lo Jni darò a codoscere . 

Casf. Se vi darete a conoscere^ avrete grandissi- 
ma cautela a non farvi scorgere un prepotente 
fautore de' pregiudizi di chi avvicinate . Qui 
si rispetta it' grado» si onora la nobiltà; ma 
non si tollerano le sopraffazioni^ le soper* 
chiétie . 

Gug. Mie confenienzie. . • 

Gèri. Core nkio, noti parlare con eh isso poi^ero 
deavolo , che non intende una paroletta iu- 
liana . 

Giù, Ma io poi » signore • • • 

Cav. Voi poi siete della razza di quelli • che 
non ammettono mai confine alla propria in- 
discì^ezioBe > che sostenendo le tostre conve- 
niènze siete incotivenienlissimi col pubblicò i, 
cogV impresari , coi maestri » e coi poeti • 



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ATTO USfCO 45 

Cui, Le mie convenienze non sono capricci • 
Càv* Le yosiyè convenienze non sono capricci? 
Vorreste fprse darmi, ad intendere , che sem- 

Éici esecutori I come siete voi altri, abbiate 
gittimamente il diritto di sfigurare le pro- 
duzioni poetiche de' migliori inj^egni che ab^ 
bia avnto l'Italia, di far imbizzarrire i più 
eccellenti compositori di musica » che si di- 
stinguono a' giorni nostri 7 Eh, vergognatevi 
della pochezza del vostro spirito , della vostra 
ninna educazione > e della superba vostra^ igno* 
. fanzfi^ li uknto» il merito vero non abbiso^ 
gna de'miseri sussidi» che siete soliti di ado- 
perare per rendervi celebri a prezzo di simili 
nelandiik • Finiscano una volta i vostri rondò 
con lecitene» le vostre preghiere, i vostri 
^ sotte rraoeij nei quali vi mostrate al' pubblico 
vezzosamente scapigliati ; i vostri trionfi» nei 
quali vi presentale nelle camere di udienza a 
. cavallo di qualche inquieto poledro » che vi 
fa palpitare poco eroicamente il core bel pet- 
to ; e in una parola abbiano fine le vostre ri- 
dicole convenienze* In questa maniera sarete 
la delizia del pubblicò che vi ascolta » la con- 
solazione dell'impresario che vi paga» e non 
il ludibrio » il viiupejro » Io scherno di quanti 
hanno occasione, di. trattare con voi • 
Aga. à\ parla propri da Cavalir. 
Cec^ ÌMLi disi che el ragiona ben. 
Giù. Ma tutti non son cosi . 
Cav. E questo ve lo accordo. G> sono fra di 
voi altri di quelli che sono educati » che han- 
no discrezione» convenienze» affabilità ybrean* 
za* Generalmente parlando io non intendo 
di non eccettuare qualchednno» come pu^e 
non intendo di dar tutta la colpa' di simili 



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{6 LE COfiVENlZUZE 1XÀ1!RAU 

iacoovementi a voi altri • Molta parte ne ha 
r ignoranza e ravarizia degl'impresari» « mol<* 
ta la condiscendenza di quali, che presiedono» 
« molta ancorarla bontà del pubblico* ohe 
messe volte è troppo indnlgeote » <H>iiie moke 
altre è troppo severo. 
Giù, Ma io non cederò sé il tuono della i^ia 
aria^ ne i colori del mio abito» ne le mie si* 
iuaiioni . 
Dar, lo saprò la maniera dt essere soddisfatta • 
Pro. È in «loltra mano la vendetta i " - ■ 
'Aga, Siottrament ch'i» tutt e pet tatt el coti'* 

v<enieneì en se puon cedir. 
Ceo* Che el disa : mi gh' entri no ; nee f 
Cav. Quand' è corà » è di necessità che sieno ac- 
colte le vostre convenienze. Ii&presario» late 
scrìvere ià sopra quel foglio le prelese di 
. tutti questi signori convenienti . 
Giù. Io sarò il primo < {'va ed ^avolm^') 
Par, La priaia voglio esser io. (imi al tavo» 

line') 
Pro. Anderò io. (^va ef^ fmre .) 
jt^a. A scrivrò me per^uisa. (i'a esia pure) 
Lui. No, no, scriverò io* (v« ancor lei. 
Gug. Mie confenieMÌe ( at\ Cavaliere) 
Gae, ( a Saverio )jlo non iscrivo certo « 
Sav. Nemraen' io , chi sa cosa sacoederà ì ) - 
Cec, (Mi scrivi'no!) 

Cav. Impresario^^ asccdtatemi. In forza dell'auto- 
torità, che mi è demandata^ vi "dò ordine ri* 
goroso ili sospendere a intti quelli che parla- 
no, o scrivono di convenienze, che disturbano 
il dramma o la musica , che danno il meno- 
. AMI motivo di ritardare lo spettacolo , di 



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- ATTfO UNICO 47 

sospendere/ dicQ» h centribiisione de^dcnàrì dei 
quali siete debitore . ' 

Àga. Gmod ? ( scostandosi dal tavolino , e cosi 
uno alla volta fanno tutti } 

Gug. Nix scrifer. 

Lui. Oh, io non iscrivo. 

Gen. Scrivi. Procolo, scrivi. 

Dar. Io ci ho pensato, ci va del mio deco- 
ro. 

Pro. Madama dice bene . CI anderebbe del no- 
stro decoro. 

Gen, ( Procolo ciuccio di ritomo • ) 

Cav, Come ? Non avete più convenienze f 

Dar, Io non mi abbasso a questa manualità . 

Pro. Io non iscrivo che al principe mio ami- 
co. 

Gen. (E qualche volta a suo fratello, che £a 
le polpette . ) 

jiga. Mi fiola s' (a vleir ben da luti . 

Zmì. Io sono umilissima serva del signor Cava- 
liere . 

Gug. N;x scrifer confenienzie • 

Man. Quando non comandano altro, torno in 
bottega . 

Imp. Da va no ocor altro • Toca a mi adesso 
de far el mio dover co sto Cavalier... 

Cav. Zitto ; con me non avete doveri . Sapete 
con chi li avete? con questa gente, e col pub- 
blico. Questa gente pagatela puntaalmente » 
trattatela con umanità » e con discrezione. Non 
ingannate il pubblico. Non fate le scene di 
carta invece di farle di tela» non dimimiite 
dopo la prima sera la illaminazione 9 non fa- 
te i vestiari di rasi lavati invece di farli di 
rasi nuovi, non fate una cattiva orcheitm 



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48 LB ouinEiiisiizs rsuapdx 

per riiptrmiare i denari» qpn pxeodeie per 
poeti de calzolai, e non fate altra cose,^ che 
già siete uso a fare • Questi sono i vostri do* 
veri. I miei li ho ctmpiti» 



fiue dbxxà rAasA 



^ 

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LE 

ÌNCONVE^iflENZE 
TEATRALI 

D I 

ANTONIO SIMON SOGRAFI 



igitizedbyVjOOQlC 



PERSONAGGI. 



VALERIO poeta , e direttore poi degli spet- 
tacoli teatrali . 
GENNARIELLO , celebre maestro .di musica 
DARIA prima donna, moglie di Procolo, 
LUIGIA seconda donna . 
La tata prima Ballerina . 

Il Direttore , e Compositore de' balli, tO' 

scano . 
SULPIZIO impresario, 
SCOLASTICA » mamma supposta di LUIGIA 

veneziana, 
kGkTkfu mamma di LUIGIA, ora mamma 

della Tata Bolognese*. 
PROCOLO tenore , che fa da primo soprano , 

Il Pittore dello scenario. 
GIOVE , avvisatore^ o sia comminatore del Tea- 

tro, 

Voci di dentro. 

Alcuni copisti di musica , 

Un giovine del caffettiere , 

Un pattino, che agisce nella pantomina • 
SkL\ kTELLk , capo de' falegnami . 

Due uomini di piazza, servitori alle mamme. 

Due porta lettiga , 

Diversi coristi. 

Molte comparse romane , sagrificatori . 



ta scena è in Milano presso al teatro della 
Scala , nella sala e nello stesso teatro • 



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ATTO PRIMO 



Sala pitàiosto grande contigua al teatro ^ così 
detto della Scala in Milano^ destinata alle 
prove particolari delle Opere , con tutto ciò 
che può essere inserviente a quesf oggetto , co- 
me dalla commedia si rileva, Unsojà sul" 
r innanzi della scena • 

S C E N A I. 

VALERIO solo . 

( In aria d uomo imbarazzato e disperato . ) 

yal.Kjh, Dio! non ne posso più. (5t abbando- 
na sopra una sedia ) Che pregiudizi ! Che i- 
gnoranza ! Che barbarie I Che inconvenien- 
za ! ... Ah che ho mai fallo ad intraprender 
r esercizio della poesia musicale ! . . • Arte 
divina ! Bellissima arte » ouore dello spirito 
umano » delizia del cuore . . . pascolo delle 
anime sensibili . . . destinata ad onorare gli 
Dei •<•... ad istruire . ed a . ricreare i mor- 
tali ... ora sei divenuta Tatte abietta di uo< 
mini incolti , rozzi ed arroganti ; servi avvi- 
lita ad altri , dei quali la specie .è V obbro- 
brio della natura e della umanità; e mi- 
sera giaci senz' onore e senza compensi in 
quelle contrade medesime, che dovevano es- 
ser i xampi gloriosi del tuo sublima trionfo • 



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4 liE ISCONVENIENZE TEATRALI 

Ma forse il tempo è giimiò ... il giorno . . . 
r ora . , . Oh qual pfacere sarebbe per me ! 
Qual contentezza ! . . , Metastasio! Divino Me- 
Castasio ! Oratore augusto della più soda mo- 
rale, dipintore inimitabile della natura^ scrit^ 
lore il più vezzoso e leggiadro , eh' abbiano 
mai l' itale scuole prodotto , gradisci tn al* 
meno gli sforzi miei , e di là, dove tu risiedi 
nel luminoso soggiorno degl' immortali , volgi 
uno sguardo propizio suirim presa , ch'io m'ac- 
cingo di promuovere , e di terminare . ( ri- 
torna a sedere ) . 

SCENA IL 

GENN4RIELLO in veste da camera . talerio 5' a- 
vanza lentamente , mostra di reprimere l'ec - 
cesso della collera; si ferma ^ fa cenni di 
rabbia , ^vorrebbe parlare , e /' ira glielo im- 
pedisce^ passeggia; poi torna a fare lo stesso, 
prorompendo in una esclamazione che ha il 
tuono ai preghiera p 

€en» V essuvio ? . : . Vessuvio I . . . . Falsano 
mio rispetiabelissimo .... che tante volte 
che te viene u male de stomaco , e nomeie 
tutto cfaillo> che tieni dint' a lu basso vièn- 
tre pe fa morì de paura la povera Getta de 
Napole . . . manna no' poco de zulfo , de fuo-- 
co, de bitume, de lava , e qualche sassariello 
sullo capo de tuljla chissà vertuosa canaglia. 
( passeggia senza vedere Falério calmandosi 
a poco a poco ) 

F'aL ( da sé) Povero GennarleUof Saia disperato * 



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ATTO PBIMQ 5 

per le iiiconvenieozc degli attpri e . . Oh co- 
me lo compaliscx) I 
Gen. ( come sopra con riflessione ) Tanta pit- 
turi se lambiccano u cerviello pe puà no n- 
Berno, che faccia spavienlo ! ... Là pitano 
Platone coi catene . chk Proserpina co le so)e 
camerere, che le fanno reverenza , de là chii- 
lo poveriello. che porta lo sasso in copa i 
spalle, de cha chili' antre eh' enchieno d ac- 
qua na botte seona funno, chiù 'u là Cici- 
bero co' tre testo eh' abbaia a tutte 1' ore . Auh 
malura! E perchè no pitano la prova gene- 
rale d' un' opera sena ? E n vece de ProJcrpioir 
no pitano ^ prima ronna j invoce delie lune 
le figuranti, e li coriste; invece de chillo, 
che porla u sasso, lu povero Geunarielk) , 
invece della botta senna funno , la Mamma 
d' una vertuosa 5 envece de Platone u S. Pruo- 
colo , e lo 'qfierno è fatt' e buono . 

JTal. Ha ragione. Non può esser più giusta la simi- 
liludine. Chi non ha veduto, come noi ab- 
biamo tutto gionio sotto agli occhi « la prò» 
va generale di un' opera seria , non sa che sia 
il Caos i non ha idea dell' inferno . • . Ma . *^ 

Gen. Poteva lo Diavolo perseguitamme de chiù! 
Per una Pollacca , chisso fracasso ! . . . fa ven\ 
la volontà a Pruocolo pe fa lo primmo te- 
nore I ... E buò fa la parte de Romolo ! Cona 
voce , che pare chilla de na ronna» che no 
pò partorì tre gemielli ! ahu ! Povero Gen* 
nariello ! 

Fai. (s' alza ) Che e' è di nuovo , maestro? 
Qualche altro inconveniente • 

Gen, Autro , che cnconveniente » poeta mio . Ta 
Dasai niente . In Iriatro ce sta mt levoluzione» 



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6 LE INGOVVEmENZE TftiTRÀLt 

E no miracolo se li €uriste no fanno de Pruo* 

colo pia, fi'itelle^ e macheroiii collo sughilJo . 

F'al. Non farebbero un gran male . Ma Proco - 

lo , eh' ha fatto a' coristi ? 
Gen. Solile procolajggi , figliuolo mio, e chilfi 
. sa,, che, cosa hanno fatto? Saprai primmo de 
tutto 9 che Pruocolo faceva una volta morta- 
delle , e purpette ? 
yaL Lp so . 

Gen, Ebbe li Curiste hanno priso a proteggere 
a seconna ronna^ perchè Procolo, e sua mo- 
glie no vogliono , che canti a PoUacca , certa 
mamma Agata, i che mo n'è chiù mamma del- 
la seconna ronna , e^che se meschia in tutto » 
ha stuzzicato li curiste a farle chesto » che le 
dico. 
p^al, Senliamo . 

Gen. ( cava di tasca una carta ) Ghisso n' è 
le coro de hanno entra Romolo trionfatore , 
eh' è Procolo . ( legge ) 

Viva il gran Romolo 
Di schiere elette^ 
Di sue vendette 
Trionfator. , 
P^aL Quest'è la bestia-lità sostituita al bellis- 
< Simo coro di Metastasio • 
X^n, Sentemo cosa cantano envece li carl&te col- 
la musica dello povero Gennariello . (^ legge) 
Viva il graù Pro colo 
Di dolci elette 
Baone polpette 
Fabbricator. 
t^td. ( adlratissinio ) kh quest' è poi V eccesso 
dell' in Jecenza , delle inconvenienze , non à 
deve permettere, non si deve soffrire. Nel 
teatro di Milana no non si soffrirà* 



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ATTO PRIMO 7 

Gen. Auh! Che latto se deve soffra. No vide 
Io povero loipressario moribondo dalla cole- 
ca . . . i'> che sembro morsicato da no cane 
arrabbiato . . . tu . . . 

J^o/. Ah che pur troppo i disordini, le incon- 
venienze sono infinite! Ma forse havvi aa 
rimedio ... 

Gen. Eh poeta mio » li mali dea teatro musica* 
le songo 'ocurabili . 

F'aL (^prendendolo per mano con segretezza^ 

' £ se un medico ci fosse di tale scienza , di 
tale capacità , di tal conceito , che i Procoli , 
le mamme , i soprani » le convenienze , le 
inconvenienze , risanasse , correggesse , togliesr 
«e . . . 

Gen. Allora, stente poeta mio ... a chisso mie- 
dico * . . immortale ; io , veh , i' men ce bntt > 
là per terra , e me lo adoro , e me lo bacì^ 
come no' noviello Escnlapio . 

yaL (mettendosi con qualche mistero una ma- 
no siiUa spalla) Maestro, '1 recipe è scrittOt 
la maggior dilficollà ronsìste nello speziale» 
che somministri la medicina ; 1' ammalato la 
prenderà poi senza dubbio » e si risanerà ! 

Gen. Non te capisco . . . L' ammalato • • • la me- 
dicina. .. (da se) Che lo poveriello sia ju- 
to 'n pazzia 1 

F'id. Tra poco forse . . . capirete tutto • . . Oh 
parliamo di quello, che importa. •• Avete 
terminata la sinfonia? 

Gen* Me manca la scritta . Ero lì per Cernirla » 
è beuuto Pruocolo» V impressario co dolure^ 
mamma Scolastica , i Curiste» e che sac- 
c'io!.... 

J^al. Ma perchè » scusatemi , voi altri maestri. 



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8 LE INGOffTEHUEHZB TKiTRÀLt 

fate ultima la filafooia « quando dovrebb' esset 
la prima ? . . . 

Gen. Perchè neìi' opera seria gli aomiai cam- 
minano culle gamme encoppa • . . Poeta mio 
no te ricordi^ nel Mitridate chillo che è suc- 
ciesso 1' Impressario : isso poveriello more 
neir atto secunno ; è vero ? Piaceva più il 
primo atto 9 che lo seconno; no te arrecaop- 
de^ che lo impressario ha holuio che se fa- 
cesse prima l' atto seconno perchè piaceva 
chiù dello primo , e dopo eh' era morto » e 
atterrato Mitridate se vedeva Mitridate stesso 
veni bello allisciato, e petteoato» a canta 
r aria d' agili là . 

F'aL Oh Dio ! Non me lo ricordale . E il pub- 
blico lo tollerava ? ah I è vero è permessa o- 
gni inversione nella poesia musicale » ogni 
sproposito f ogni inconvenienza . Non ho sen- 
tito io stesso in Trieste il mio Pimmalione » 
eseguilo da una donna , che si chiamava Pim- 
maliona, invaghita del suo bellissimo Gala- 

^ teo?^ 

Gen, Ed io . . . siente • . • alla Pergola Io miezo 
carattere recitanno da mercante chingagliere » 
donava na scatola alla sua bella , e doveva 
dire chisso viersp 

Prendi beli' idol mio, prendi la scatola. 
no sai come lo diceva. Siente (^ cauta in re- 
citativo il verso sulla sillaba sea , fa moki 
e molti vocalizzi , poi fa lungo trillo di ca- 
dtnza ), Isteva allo ceaimalo, e no m'agio 
potuto tene de dirle: ma core mio» se fai 
tanto • quanno doni alla tua bella na scatola» 
cosa farai 4 qiianno le donerai tutta la tua 
bottega? 



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ATTO PAI MO 9 

J^aL E quando nell' Adriano ? . . . 

Gen.lSt quasBo nell'Artaserse» no &moso teno- 
re » che Daceva da Artabauo envece di dicere 
ad Artaseise: 

Compisci il ri lo a parte , ( e heverai la morte .) 
ha detto invece latte lu vierso ad Artaserse : 

Compisci il rito, e beverai la morte. 
Considera , in chillo momiento , se Artaserse 
poveriello poteva chiù bevere • Ahu ! 

J^aL Che ignoranza ! . . . Orsù ora non è tem- 
po di rammenlare i itiali passati : ne abbiamo 
il bisogno ne' presenti .. . Non ci vuol molto 
a sera . . . Non si può far a menò della sin- 
fonia alla prova generale . . • . Questo luogo è 
opportuno . • . Nessun vi molesterà . . . sentite 
che silenzio!.. . Ora chiamo l'avvisatore, vi 
fo portare il cembalo, vi fo venire i copisti» 
. e in un momento la terminate * ( va alla por^ 
ta e chiama Giove ^> 

SCENA III. 

GIOVE di dentro y Valerio e genbàriello. 

Giov, Signore T 

yal. Venite qui presto . 

Giov. Mi provo V abito da sacrificatore j vengo 
subito* 

Gen. Come V avvisatore fa sacrifizi ? 

Val S\. 

Gen. Afaa! 

VaL Solite inconvenienze . 

Giov. [esce mezzo vestito da sacrificatore') Co- 
sa comandate? 

Fai. Il cembalo, lo spartito, i copisti» tolti 
qui subito* 



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so LE UrCOfiVENIENZE TEÀTRlLI 

Gios^» Signor »\. 

Gen» (^ridendo) Giov€» 

Gio^. Sigaore • 

Gen. (Ride). 

Giov, Di che . ride ? 

Gen, Eh niente. 

Giov. Ride forse perchè faccio da sacrificatore ? 
Ho anche recitato : ho fatto da in tro ma da rio» 
e nel Meleagro ho fatto con rispetto da por- 
co . (va per andarsene) 

VaL Sbrigati, (a Giove) 

Gen, Siente sacrificato » ordinarne na cioccolata 
co qualche ciammella. 

Giov. Sarà servita... A proposito hanno intesa 
la novità? 

Val, Che e' è di nuovo ? 

Giov. Sì dice» che questa sera non si farà la 
prova generale . 

FflA Perchè? 

Giov, Per caasa della pollacca della seconda doo* 

qa. (via) 

S CE N A IV 

gessaaiello e valeric^ 

Gen, ( Bidè ) • 

yial. Ma voi mi fareste qnasi imbizzarrire 

Avete ancora volontà di ridere» e passate 
dalla collera al riso con jzna facilità . . • 

Gen. Ma » caro Valerio , tu sei de no tempera- 
mento melanconeco » e i' songo de tempera* 
mento allìegro ; cosa buò» che te faccia? 

Val, Avete ragione . . . Orsù cogliete .il momeikto 
di una quiete cosi preziosa . 

Gen* Anammo • 



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ATTO PRIMO 11 

S C E N A V. 

GIOVE , alcuni copisti col sordino , . che pongono 
sul tavolino con calamai , penne ec, 

GENNARIELLO 6 VALERIO 

€?iOi». Eccole servite^ comaodano altra? 

f^a^. Nuli' altro. 

Gen. I n' aatra cosa \ aieateme y Giove . 

Gio\^. Mi coDiandi . 

Gen. Manna a chiama snbbeto Vulcano . 

Giov, Cosa vuole da Vulcano? 

Gen, Da le ce commessione , che faccia de su- 

beto cinque framene. 
Giov, Per chi ? 
Gen. Tre pè Proocolo, uno pè lì virtuosi» e 

uno pè lo sacrificatore. 
Gio. Adesso ordinerò subito a quello degli at- 

trecci, eh' è bravo , e la servirà di fulmini 

secondo il suo merito, (parte in fretta ) 

"^ S C E N A VI. 

GEKNARIEIXO , VALERIO ; i COptSti SeggOnO 

per iscrivere, 

Gen. Songo qua figlioli pè termina la sinfonia» 
. tìo manfca che la scritta . 

f^al, (da se) E ancora non vedo una qualche 
risposta ! . . . Comincio a perdere le speranze. . • 
Ah sarebbero' slati rigettati i miei suggeri- 
menti ì 

Gen. ( Al cembalo va canterellando come fanno 



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1% LE raCOflVBfiriEZfZE TEATRALI 

i maestri quando compongono , or pensando, 

or scrivendo ec. Con la voce fra i violini ; £ 

copisti copiano alcuni fogli . ) 
ì^al. (^da 5é ) Una risposta mi fu promessa , 

m' hacao costretto a dire il mio •eoCimeùto. 
Gen. (jCon la voce fra i comi da caccia come 

sopra ec. poi gli oboe , e il fagotto ec, Chis- 

so silenzio , è no tesoro I ) ( scrive ) 
F^al. Che vivacità! Che fuoco hanno i maestri 

napoletani . 

SCENA VII. 

suLPizio ammalato; gbnmAriello al cembalo 
coi copisti; VALERIO» che passeggia come ^ 
attendendo una qualche persona . 

Std. Ah» dov' è un asilo per il povero Salpizio ! 
Dove mi posso nascondere ? Chi è quell' in- 
felice , che si pone in capo di Care il mestiere 
dell'impresario ? Si conduca subito all' ospitale 
de' pazzi . . . Ohimè i miei dolori ! 

Gen. ( pantarellando sul cembalo come accom- 
pagnandosi col violoncello . ) 

Mancava a termina la sinfonia 
L' impressario vicino all' agonia • 

yal.(da se) Ecco la vittima davvero delle in- 
convenienze teatrali . (a Sidpizio) Venite qui 
su questo soHi, sdraiatevi, riposatevi; la que- 
sta sala non è solito venir alcuno » prejad«te 
un po' di respiro. (^ siede) 

Sul. AJmeno in voi ho ritrovato sempre una 
discreta persona » ragionevole : ohimè ! ( si 
getta Sid sofà , che è innanzi del teairo » 
verso il sipario) Qcd me né starò aa po' 
quieto» Maestro* 



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ATTO PRIMO l3 

Gen. Qie vuoi? (^ scimmieggiando la voce lan- 
guida di Sidpizio ) . 

SìàL (con \foce languente^ Avete terminata la 
sinfoQia ? 

Gen. Core mio, se me parli co chilla voce da 
moribondo , n' autra volta prendo la posta , 
e me ne vado subito dà Milano • 

Sul, (da se) Anche la mia voce dà fastidio! Ma 
Cielo y cosa ho mai fatto per meritarmi tan- 
t' angustie , tante indiscrezioni » tante incon- 
venienze ? 

Val. Signor Sulpizio , permettete cV io ve lo 
dica ? ^ 

Sul. Parlate. 

F'aL Avete fatto molto male il vostro mestiere. 

Sul. Anche voi contro di me f 

Gen. Sulpizio mio , ma taci pè carità ( canta 
facendo V oboe ec, ) 

SCENA Vili. 

GIOVE , SULPIZIO ; 6EIUfÀiaEU.O e VÀtEMO 

Gioif.^ Signor padrone? 

Sul. Che e' è I anche qui mi avete trovato ! 

Giov, Ho da dirvi diverse cose : il pittore di- 
ce , che per la prova generale , se si farà » la 
oiazza sarà ali' ordine ; ma cV adesso il signor 
Frocolo ha detto» che v «ole venire col ca- 
vallo da loatano^ e sopra un pónte» e che 
sotto il ponte vuole che ci sia 1 Arasse. 

Gen. Ahù ! 

F'al, Come a Roma l'Arasse . {riscaldato ) 

Sul. (a Giove) Sia fatto il ponte » 1' Arasse» 
lotto quello che vuole, parche venga allc\ 
prova generale. 



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l4 LE IKCONVENIBNZE TEATRALI 

Gio, Vado subito a far fare l'Arasse . . • (va per 
partire) Mi dìmenlicro di dirle che il signor 
Procolo non vuol venire su quel stornello, 
perchè Y ha provato , e gli ha fatto il saho 
del montone . 

Gen. Oh ! chissà me la godo . 

SttL Ne sia trovato un altro subito . 

Giov, Ma ne vuole uno di maneggio » che quan- 
do viene d' avanti gli faccia le corvette al 
pubblico . 

Sul. Oh Cielo ! Anche le corvette I Procurate di 
contentarlo ; purché venga alla prova gene- 
rale . 

G^n. Romolo a fa corvette! ahù che piacerei 
S' accoppa senz' antro . 

F'aL (da se) Io fremo , io non posso più reg- 
gere . 

Giov, Ho anche inteso che ha detto y eh' egli 
non vuol perucea alla romana, e che vuol 
esser pettinato con ricci colla polvere. 

Sul» Venga come gli piace. 

Gioi^. La Tata, la prima ballerina, m' ha det- 
to di dirgli che , se V abito non è compagno 
di quello del primo ballerino , ella* non viene 
alla prova generale . 

Al/. Oimè ! Ma s'ella 'è Africana» ed il primo 
ballerino è Irlandese • 

Giev. Ed ella ha detto , che per quanto i pri- 
mi ballerini siano lontani > e non. si sicno 
mai veduti; la prima coppia de' balli deve 
esser vestiJta almeno dell'ispesso colore. 

Sul. Sarà fatto, purché ven^ alla prova gene^ 
rale . 

Giov. Signor sì. (parte). 



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ATTO 9RIMO l5 

SCENA IX. 

GEHiiÀRiELLo al Cembalo^ sulpizid e Valerio. 

Gen, Ma e perchè non è chà chili o poeta , che 
ha fatto le convenienze teatrali , che potreb- 
be comporre anche chisse diaboliche inconve- 
nienze . \ 

Sul, ( a .Fai. ) Vedete ! Per non disgusUrli fo 
tutto , e . . . 

Fai- ( con isdegno 5' alza ) Eh ! che non avete 
danno , disonore , disgusti , coliche » che non 
ve li guadagniate a vilissimo prezzo di con,- 
discendenze » di sommissioni y di balordag- 
gini l 

Sul^ Come ! Perchè ? 

Fai. Perchè ? ah, i perchè sono molti ,. e troppo 
lungo sarebbe l'annoverarli. 

Sul, Ma ditemeli^ 

Gen, Parla, poeta mìo; i* voglio ^ che tu par- 
li. ( s' alza ) . 

Fai. Dirò delle grandi verità con questi per- 
chè. •• 

Gen. Alla malora parla na volta. 

Fai, (^a Sulp,^ Perchè voi, voi altri siete la 
cagione d' ogni disordine, d'ogni mostraosilà 

I , d' ogn' inconveniens^a ; perchè voi altri di a- 
na rappresentazione ^ in cui dovrebbonsi mi- 
rar di continuo gareggiar fra di loro le belle 
arti , non fate che un ammasso d* inconve- 
nienze, di bambinaggini 9 di scioccherie, e 
riducete ad un magoiBco sproposito V Opera 
seria, la quale dovrehb' essere una composi- 
zione deliziosa pel sentimento^ alletialrice 



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l6 - LE INCONYENIEIIZE TEàTRU^I 

de' seèsi , uno spettacolo in somma intcres- 
. sante , incantatore , leggiadro , Rispondetemi 
adesso un pcieo . Perchè questo spettacolo lo 
fate voi sempre a danno del buon senso? 
Perchè un despotismo accordate a coloro, che 
dovrebbero esser istruiti » subordinati , condot- 
ti ? Perchè non avete una misura discreta e 
ragionevole ne' compensi, ed accordate a un 
evirato soprano quell' emolumento, che una 
doviziosa nazione avrebbe difficoltà d' accor- 
dare ad un generale, che col proprio sangue 
avesse salvata la patria sua? Perchè costrin- 
gete il pubblico a dormire per la noia, quan- 
do dovreste farlo vegliar pel piacere ? Perchè 
tutti debbono ballare il loro a solo, quando 
molti non sanno star in piedi in compagnia T 
Pefrchè il soprano , o la prima donna dee sce- 
gliere il dramma , quando e' è gran dubbio > 
se sappiano leggerlo; correggere la musica 
del maestro, quando non san porre le mani 
sai cembalo; ed impor finalmente^ agli nomi- 
ni , quando quello, che si chiama primo no* 
mò, non ha nemmeno saputo apprezzar se 
stesso • Ah ! perchè in tal momento dir non 
posso a tutta la mia nazione: Italia aprì gli 
occhi una volta, togli dalle tue contrade un 
orribile costume , che offende il Cielo e la 
natura , non degradare V opera la più bella 
dell' eterno fattore , e proscrivendo , e man- 
dando e trorreggendo, rendi all'umanità ol- 
traggiata il decoro; al buon senso, alla ra- 
gione il piacere , il suo grado, la sua digni- 
tà, i suoi dritti «(va per partire). 

G^n, Fermate , no momento , fermate . 

F^al, Cosa volete? , 



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ATTO FRIMO 17 

Gleii. Tieni tanta baci quante beneGciate.- fanno* 
e no' cavano mai le mamme dalle ballerine , 
(^U) bacia repUcalamente ) Va che lo Cielo* 
te guarda da Pruocolo. 

Sul. Oh Dio ! M' abbandonale in una giornata 
SI critica! 

ì^al. ( prcìidendo per mano Stdp, ) Vi abban- 
dono ... vi abbandono ... ma forse ... a ri- 
vederci . ( Valerio nascondi nel tuo seno il 
segreto » agisci con sollecitudine.t e tenta di 
riportare con' ogni mezzo un laminoso trion- 
fo- ( vw) 

S C E N A X. 

GENNARIELLO , SITLPIZIO , poi AGATA e SCOLÀSTICA » 

colie loro cuffie , ed in abito di mattina con 
manti glione } poi il giovane del caffettiere 
colla cioccolata , 

Gen. Impressario sta là • digerisci ehilla colazio- 
ne » e poi discorreremo . ( i^a per andare al 
cembalo 9 e si ferma vedendo le mamme}. 

Aga. SigQor Impresario ^ sa lei cosa le ho da 
dire ? Che se quel birbante di sartore non mi 
dk V abito bianco , coi fiori , e colle ghirlan- 
de , io non vengo a far da vittima alla prova 
generale . E poi . . . senta ... ( sotto "voce^ 
Avrei bisogno di mezzo il secondo quartale • 

Scò. E io le dico per parte della mia figliuola» 
che se non le dà le calze di color carne , e 
catene d' argento , non viene nemmeno essa . 
(^ sotto voce) E poi la prega di darle il se- 
condo quartale intiero •• 

SuL Ohimè ! • • . abbiate ... un poco di con- 
venienza con un nomo» ch'ha Lai colica* 



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l8 LE INQOIiyENfflNZB TEÀTRÀLt 

Gen, (ridendo) Àgata vittimai Veramente na 
bella cosa pè rialà a Giove tonante ... £ Sco- 
lastica le catene d' argienlo . A uh malora I 
( viene il caffettiere ) Vieni chà bello figlino- 
lo, tiengo e' appettilo . . • Se comandate^ mam- 
me carissime. . . (^ offre freddamente per con^ 
venienza) . 

(In un baleno Agata senza parlare 9 e seden- 
do leva la chicchera e mangia e be^e il 
. tutto f facendo poi una riverenza al maestro* 
Scolastica si prende alcuni biscottini; Gen^ 
nariello va in mezzo ad esse , le osserva ^ 
poi dice al caffettiere . ) 

Gen. Vaitene figlio^ scappa, cha se stai cà 
n' aulro poco , ellisse mamme le pigliano » pe 

. nò pane de spagna . 

Sul, Seri vele , maestro , scrivete , 

Ceri. Àgge pazienza... (Àspetlà no poco^ me 
voglio vendica . ) 

Aga, Q è un gran fracasso in teatro ; lutti di- 
cono , che non ci sarà la prova generale . 

Sco, Per cagione di questo bisbiglio non ho 
potuto vendere un paio di biglietii d' una be- 
neficiata ^ che mi fa raccomandala da una 
mia amica. (^ cava, di tasca alcuni biglietti) 
Maestro . ' 

Gen. Core . 

Sco, Gioca mai ella al lotto? 

Gcn^ Mai. 

Sco, Perchè ? 

Gen. Perchè le mamme delle ballerine me n'iiaa- 
no fatto scappa la volontà. ' ' 

Sco. ( riponendo i viglietti ) ( Che volpe vec- 
chi a è costui .) 

Gm» (E una... cbilla cioccolata, me sta chà.) 



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Il Ali 



ÀTT6 Piglilo ìg 

Jiga. (CI sta beae a quella scroccona . ) 

Gen, Sìente : te bo avvUà de* na cosa pe bene 
tuio . . . Chiss^ autra mamma ha ditto male 
ieri sera de figlie tisi . ( piano ad Agata ) 

Aga» Noa mi burla : e che ha detto » che ha 
deuo ì 

Gen» Ih no milione de 'mposture ... e ha detto 
fino ... eh' è gobba . 

Aga, (Gobba mia figlia., «sarà gobba essa.* . 
Or óra mi sentirà. ) 

Gen. ( Passa da Scolastica ) 

Aga, ( Questi virtuosi di canto sono i grand' in- 
convenienti ! ) 

Sco, Che dice ella de' virtuosi di canto ? 

Aga, Dico , che sono superbi , inconvenienti • 

«$0*0.1 ballerini socio temerari^ screauzati . 

Gen. { nelV orecchio a Scolastica^ fiai ragio- 
ne... Siente io te ne diraggio una chiù bel- 
la... Mamma Agaia ha ditto ^ che fìglieta» 
a Venezia ha spoglialo no povero Cassaduo- 
glio y e che V ha lasciato in camicia . 

Sco, Mia figlia ! . . . Tanta temerità ha avato. . 
Le romperò il viso a quella vecchiaccia . 

Gen, I mascoli songo pronti^ la miccia è al* 
lummata . . . mo mò bolimo seni^ no spara- 
torio . ( ridendo torna al cembalo ) 

Aga. La Tata è conosciuta per tutto il mondo. 
( con gravità ) . 

Sco, Mia figliassi sa chi è. 

^/t. Brave mamme, (^con allegria) 

Aga,' Non ci vogliono, che de' birbanti per 
trovare dei difetti a mia figlia . ( guardando 
Scolastica ) . 

Sco, Non possono essere che lingue da berli* 
'. na . . . quelle che dicono male della mia ra- 
gazza . 



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ao LB mcONfBBilKStZE TEATHALI 

Gen. (^cantando sulla spinetta) ( V^ crescendo) 
Aga» Parla forse eoa me , signora Scolastica ? 
Sco, E lei parla eoa me , signor' Àgata ? 
Aga, Io dico, che mia figlia è coaosciuta a 

foado da tutti , tanto nei fisico quanto nel 

morale . 
Sco, £ la mia ragazza vive de' suoi sudori . 
Aga, Eh, cara signora Scolastica , si sa tutto • 
Gen. Via, mamma Agata, no strapazza mam- 
ma Scolastica . 
Sco, Come parla ? • . • Gos' è questo dir si sa 

tutto ? 
Cen. Via, mamma Scolastica, lascia sta mam- 

m' Agata? 
Aga, Mia figlia è slata sempre applaudita, e ia 

teatro ha fatto sempre furore. 
ScO' I buoni amici, sig. Agata, i buoni amici. 
Sul. Ma via, mammone, lasciate scrivere il po- 
vero maestro . . 
Gen,, Mamma Scolastica , chisso è troppo . 
Aga. Come i buoni amici? Se vostra figlia a- 

yeut il merito della mia , non sarebbe stala 

fischiata tante volte. 
Gerì' Auh : mamma Agata, che malora dicif 

(^stuzzicandola ) . 
Sul, Ma , caro maestro • . • 
Gen. Malora lasciarne mette la pace tra chisse^ 

doi mamme . ( ride ) 
Aga, Io non faccio lotti, che non s'esuraggono 

mai .- 
Gen. Altre due battute, brava mamma. 
Sco. Non fa lotti, perchè lei ha dell'altre e- 

strazioni . 
Gen> Ma tu esci di tono , manima Scolastica • 
Agak Se non fossi una donna prudente^ potrei 



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ÀTTO^RIMO 2t 

dire» che Luigia non è sua églia^ che lei è 
la terza madre, che piglia ad impresli^p. 
Gen* Mo chissà , ha rotto lo strumieuto . 
Sco, Ah lingua da tanaglie! (^ per avventarsi') 
^g€L Faccia da due facci e ! (^per avventarsi ^ 
Sul* Che diavolo fate» donne senza cervello. 
Gen» Lassa f à . . . ve lo 'mpressario ha rolla là 
sinfonia sul chiù hello. 

S C E N A X L 

i.ik TATà vestita come si usa dalle ballerine alla 
prova; il direttore dei balli con un legno 
in mano , in spolverina e babbucce » poi Lui- 
gia e detti . 

Tat. Tapele cola v' ho. da die tior iiupetaiò. 
Che te no poo co tutta la ocheia a mia lena 
de teulimenlo, io non vengo à a poa geneae • 

Sul. Ma cosa s' ha da fare . 

Tat. Tate, tate, la à da eie culi» o no vengo 
a la poa gèneae. 

jéga. Ha ragione povera figliuola. La sua sce- 
na è quella che ha da sostenere il hal)o • 

Diret. (minaccioso') Afie di bacco » sig. Impre- 
sario , con chi crede aver che fare ? Io sono 
stalo nei primi teatri del mondo» e dell'Ita- 
lia : alla Fenice » alla Scala , a Argeulxna » al- 
la Pergola , al Cocomero , e non m' è toccata 
una cosa , come cptesla qua . Domani h la pri- 
ma recita > e manca ancora il puttino. Afiè 
di bacco ... ma pare a lei , che senza il put- 
tino io possa fare il mio ballo • e le mie 6- 
peraziooi ? 

^ga. Certo ^ che senza il puttino... 



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aa LE IHCOIITE9IEHZE TEATRALI 

Gen, Avimo chh taate maipme, e no anno da 
ave no pìcerillo . 

Sco, Che prelendereLbe di dire ? • • . 

Cen, Ah ! hai ragione ; me scordava » che bui 
altre mamme no partorite , che fammene . 

Lui. Sig. Impresario, canti chi vuole la poi- 
lacca, eh' io per me non la cauto sicuraraea* 
te , se non ho quello che mi conviene , e vi 
dico di più che non veugo alla prova gene- 
rale . 

Gen. Solita cadenza . (^da se^ 

Sul. Ohimè ; chi mi soccorre ! 

Gen. Ma, figliuoli miei, abbiate carità di chillo 
povero moribondo . 

Lui. Le mie calze color di carne • 

TaL A mia tena de tentimento. 

^ga. Il mio abito da vittima. 

Sco. Le catene almeno inargentate. 

Diret, Il putlino , il puttino . 

S C E N A XIL 
PRÒCOLO con gravità f poi giove e detti. 

Proc. Ziito, zitto. 

tìen. ( nel momento che Procolo impone silen- 
zio,^ Gennariello finge colla voce i corni da 
caccia , forte ) 

Proc. Cos' è questo ? 

Gen. Niente , Pruocolo mio , te stongo metten- 
do no corno d' accompagnamienlo nei tuoi 
trionfi . 

Proc. Impresario . 

Sìd. Signore . 

Proc. O via la poUacca » o a monte la prova 
generale • 



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ATTO PRllCO 23 

Sul. Oh JDio ! la mìa colica I 

LuL Via pollacca ? . • . ah , ah • ( con amaro 
sorriso ) 

Proc» La pollacca dev' essere cantata da mada- 
ma mia moglie. 

Gen. Ma Praocorlo » tu se se' misso 'ncapp • che 
tutt' i romani diventino pollacchi . • . ma co- 
re mio . . . Stavene figlioli ; la sinfonia è forr 
nota (^ partono i copisti portando seco loro 
ogni cosa') 

Proc. Dunque è deciso che non ci sarà prova 
generale . ( avviandosi ) . 

Sul» Ma come! ma perchè? non v'ho dato a 
tutti 1 vostri quartali , il mio sangue ? Fer- 
matevi per carità . . . dov' è madama ? 

Proc, Madama mia moglie è andata a Monza 
in tiro a sei. 
Sul. Oh Dio ! possihile ! . . .Giove • 

Giov» Comandi • 

Sul. La prima donna ? . . . 

Giov, Monta adesso ip carrozza. 

Sul. Corri » fermala ^ traitienla . ( Giove corre 
Ha ) . 

Gen. Chillo non è Giove» chillo è- Mercurio. 

Sul. Ah ! maestro , avete vedute mai più simili 
inconvenienze ? gli do tutto il mio sangue » e 
poi . . . ohimè ! 

luL Voglio cantar la mia pollacca se credessi 
di morire. . 

ÒVo. Brava Luigia; e non aver paura, eV an- 
derò anch' io in platea vestita da uomo a 
batterti le mani . ( sotto vnce ) 

Giov. Viene la prima donna . Si guardi , sig. 

Sadrone » perchè vien qua infuriata come un 
iavolo. ( via ) 



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34 IB nrCQSTSHWfZB TkATRiU 

SCENA Xlli. 
DARIA e detti 

Dar, Chi è slato qael temerario » che ha osato 
di mandarmi a chiamare? 

SuU (^aizandosi a stento^ Se io avessi potato 
venire > sarei venuto a supplicarvi. 

Dar. Non ci sono suppliche^ la sentenza è se- 
gnata ... 

Geiu Sì che Pruocolo s' accoppi £sM:endo cor- 
vette . 

Dar. Ci sarà Daria Garhinati de' Procoli ia 
questo teatro^ ma la sna voce non ci sarà. 

Proc- Pròcolo pure ci sarà , ci sarà Procolo» ma 
la sua voce non ci sarà, no> non ci sarà. 

Gen. I monnezzari te dannò quanti^ Pruocoli 
tu vuoi . ( a Sulp, in segreto ) 

Sul, Ma, madama. 

Dan È deità . 

Sul. Ma ^ signor Procolo. 

Proc. È fatto. 

Gen.(^Fa un moto violento per dire ijualche 
cosan Procolo, poi si frena). 

Sco. Fa tutte queste smorfie, perchè ha paura 
della mia figliuola. 

Dar, Io paura \ oh insulto ! , « 

Proc. O tracotanza! 

Sul. ÀcquieUtevi • • • 

Dar. Conoscerete chi sono. 

Diret. Zitto , sono qui le lettere • 



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SCENA xiy. 

GIOVE con molte. ieUete e de$ti. 

Tutti corrono intoma a Giove per vedere 

se hanno lettere. 

Dar. f et me ce ne sono? 

-^ga, E per me? 

Giov. Non signore, ne per 1' nna né per l'al- 
tra. Due al signor Procolo, dne a Madama, 
una alla sìg. Scolastica , e alla sig. Tau f e 
questa al sig. Maestro . ( parte ) 

Proc, Questo carattere ... ah s&rà quel caro 
matto del principe, (la dissigilla) 

Dar, Impresari seccatori ! leggiamo •( 5«)f/o vo* 
ce ) * 

Proc. Sentiamo cosa ci scrive il nostro caro a* 
mico • ( legge , e di tanto in tanto guarda 

- GennarieUoi di soppiatto^ 

Gen. Chisso carattere io non lo conosco 

(spiega la lettera ) e chissà, che d'è? na 
lettera cieca I sentimmo : razza di cane .... 
A me I Foss' acciso .... 

Sco. Venezia i3 Dicembre. G>mare carissima, 
dopo che siete partiu di qui , m' è venuta la 
febbre . Benché qualche volta mi bastonaste , 
pure sento ^ che non posso vivere senza di 
voi . . . che caricatura . 

Tau Mio tesoro. Tono in «trema cotolazione 
ten tendo ^ che tu tei tempe la teu per me. 
Oh cao, il mio cao! 

Proc. (dispiegmdo un* altra lèttera) Questo 
sarà il nostro marchese • ( a Daria ) 

Dar. Sentiamo quest'altro, (dispiegando un* al- 
tra lettera, e così suceessivamente va facendo 

a 



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af> LE niCOHVENIENZE TEiTRÀLt 

dei passi di danza , mettendosi in gamba ec.) 

Gen. Se non leverai la poUacca alla seconda 
donna , e non la metterai alla prima • . • 

Sco. Cara comare, vi giufo, che se non avessi 
an negozio, che voi ben sapete che negozio 
egli è , abbandonerei tutto per venirvi a 
trovare. L'ordinario venturo vi manderò n^ 
na cambiale tta » amatemi addio . Povero com- 
pare ! gran buon nomò ! * 

Proc. Ah , ah , che caro prìncipe ! Bella » bella, 
da quel che sono. 

Dar. Che » sta bene il nostro amico ? 

Proe, Sapete » che e' è di nuovo ? 

Dar, Che cosa t 

Proc. Spagna mi manda un piatto. 

A%a, IJn piatto, grand' assai? 

Proc, Da mio pari» 

Sco, D' argento , o di porcellana f 

Proc. Stolida, non sapete, che piatto significa ^ 
pensione, assegno» monumento. 

Sco. Ora lo so • 

^Tar.. Non vedo 1' oa di venie a fa el canevaun 
a Milano. Cao, el mio cao. 

Gen. Ho mangiato de F altri cori , mangerò 
anche il tuo; razza di cane. \I avviso ti ser- 
va di regola . ( rimane spaventato e pende- 

TOSO) 

Proc. ( £ spavenuto colui ! } ( osserva Genn. ) 
Dar. Converrà provvedersi d'un segretario per 
, rispondere a tante lettere. 
Proc. £ lettere poi di personaggi cos\ luminosi ! 
(^e/i. (àggio no sospietto. ).(guari2anio Pro- 
colo) 



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ATTO PR Ilio 27 

SCENA XV. 

GiOTE frettoloso , e detti . 

Clov. Madama^ quando comanda, il teatro è 

pieno, r orchestra è pronta, non manca nes* 

sono . (i*ia) 
Dar. Che prova, che prova! 
Proc, A monte la proYa.. 
5W> Ab ! madama • 
Dar. Osservate . ( si mette a Sedere ) 
Proc, Vi si ripete per 1* ukima volta: a monte 

la prova. La sentenza è segnata. (^ Siede") 
Direi. Senza il pattino , affé di Bacco ! eh' io 

non ci vado. (^ siede) 
j4ga, h non voglio esser da meno degli altri . 

( siede ) 
Tat. Teniemate . ^ siede ) 
Sul. Maesfto! (commiserandosi) 
Gen> Povei;o Diavolo ! 

SCENA XVL 

VALERIO piuttosto allegro , poi GIOVE . 

Fai, Che e' è di nuovo? 

iSii/. Ah, Valerio, aiutatemi voi, non vogliono 
venire alla prova generale . . 

J^al. Nò; ma si può sapere almeno la ragione? 
( con flemma e alipiantò di silenzio) Deh 9 si- 
gnori , non merita l'impresario che vi paga» 
il pubblico che, v'attende uti simile tratta* 
mento • ( st sente in distanza batter le mani) 
S«niite si CQmincìa a batter le mani: ci Y«oì 
tempo che siate al solito vestiti* 



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tS le INCOSVENlEKZfi TEATBAU 

Dar. Via la pollacca. 

Zia. Oibò. 

Diret, Il puttino. 

Proc, L'Arasse. 

T^aL Ma V Arasse a Roma 1 A Roma e' è il 
Tevere . 

Gen. {mettendo una mano sulla spalla a Va» 
lerio) Eh core mìo, ì virtuosi de chissà ma» 
iiiera fanno cammcuà li fiumi , e balla le 
rooDtagoe • 

Vale Ah y sigoori , il vostro dovcrre mrli in 
questo paolo per me ! . • {.si sente ùaiter le 

. mani pia forte) L'indugiare sarebbe la mag* 
giore delle inconvenieuze . Nulla e' è di più 
rispettabile del pubblico rispettato, egli è cle- 
meute» ma irritato è terribile. Ah! se voi lo 
poteste permettere, io mi getterei persino ai 
vostri piedi a movervi per indurvi . • ; Deh f 
signori , vi supplico » vi scongiuro • 

Proc.'^ inutile, a monte la prova generale. - 

Val. Ma, sig. Procolo, la proVa generale si 
farà . ( con risolutezza ) 

Proc, Chi lo dice ? ( deridendo ) . 

Val. Io| anzi voi sarete il primo ad andarci. 

Proc. Io? 

Val. Si f VOI. i con forza) 

Cen. (^ piano a Valerio^ Nop te impegna poeta' 
mio, perchè^ chà se maogiano i cori come 
pasiiccetti de pasta frolla . 

Proc. Ahr ah» ahi 

Val, Ridete 1..^. Avete ragione» non c'.aodere» 
te no. ..Olà, Giove? 

Ciov. Comandi . ( Valerio gli parla alForeechio) 
Subito.» (^parte^ 

Proc* (, passeggiando con gran passi) A me! 



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ATTO PRXHO 2g 

Ha da nascere àncora queir uomo , che mi 
faccia fare a sao modo» 

SCENA XVH. 

GIOVE f sei soldati, che accompagnano una 
lettiga f e detti . 

Aga, Che vuol dire f 

Sco. Soldati 1 

Proe, Cosa è questa? 

VaU Dentro alla prova . ( a Procolo con forza ) 

Proc. Curale ! ( smarrito ) 

Gen> Statte zitto che in chisso momiento è nato 
chili' omino j che te fa f& a suo modo* 

Proc. Ad un par mio . . . ( imbarazzato ) 

Gen. C\Al, Proucòlo xaxo . (aprendo lo sportellcf 
della lettiga ) . 

Proc. Questa violenza . • • 

Gen. Trase , bello figliulo « , 

Proc. E dovrò andare? 

O/t. SulFArasM a magnk i cuori. 

Proc. Ah I ( entra a forza in lettiga") 

CfeniMh vattene a fa curvette . (chiude in fretti^ 

Val. Portatelo alla prova generale . ( partonxy 
velocemente). 

Gen, Auh l Benedico Sheila mamma , che t' ha 
6gliatò • ( baciando Valerio è godendosi smp* 
deratamente ) 

Dtir^ Uóa simile prepotenza T . • • 

Val. Zitto, madama. Io ho appreso uóa mas- 
sima , che le persone , che professano le belle 
arti t devono professare anche le buone crean- 
ze , conoscere i propri doveri , rispeltate gli 
altri. In una parola i poeti di Milatfp n»* 
sono i calzolai di Lodì« 



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3o tE UfQOVYJSIUEN^E nÀTRÀLt 

Dar. Scriverò a Pietroburgo I 

Gtn. Figlia mia , sino che tu scrivi a Pietro- 
borgo ^ chisso Esculapio te manda ia letdca 
di là dall'America meridionale. 

Ago. Per me dico » eh' è una sopraffazione bella 
e buona, 

iSco. Per me non me la farebbero certo. ( È 
tornata la lettica), 

Val. Olà» portate via subito queste due ikianiine. 

Aga. Ah» questa poi ... 

J^a/. Dentro, (^aprono la portantina^ Agaia 
entra) 

Gen. (^aprendo lo sportello) Trase verginella, 
va a i^ da vi t lima . 

Sco. Io non ho bisogno d'esser portata . (^par^ 
te in fretta ) . 

Gen. Le raccomanno chissà vitella... Auh! che 
piacere (^partono correndo colla lettica). 

Dar. Gt va del mio decoro a cimentarmi; a mi- 
glior momento. (^ì^) 

Lui. Serva, sig. Valerio: al piacere di riveder- 
la alla prova generale* (^ con gentilezza e 
parte) 

jDar. Se mai non ci fosse il putlino^. si cer/:he« 
rà di rimediare alla meglio . A rivederla • 
(^ parte) 

Tat. Paton . ( parte ) ' ' 

Sul. ( allargando le braccia ) Oh mio consola- 
tore > mio ! . . . 

Gen. Auh I Esculapio delle cancrene virtuose ! 

. prego Giove ... 

Val. Non è ancor tempo . Italia apprendi ; pub- 
blico proteggimi . . . virtuosi . . . emendatevi » 
correggetevi . . . Andiamo alla prova generale* 
siiPartono in fretta ed esultanti ) 



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3i 

ATTO SECONDO 



La scena rappresenta uri atrio. Si vedono Ja^ 
legnami , illuminatori e disposizioni relative 
ad una prova generale. Un Pittore con lu' 
me che sta dipingendo dell* onde . 

S C E N A. P R I M A 

PITTOHE 

Piti, v^ucslfl è una gria vita I Dover dipinge- 
re uà pezzo qua aa altro là . • . Tutti questi 
' famosi architetti di leatrt si dimenticano di 
- pensare ad un luogo capace per dipingervi 
le scene ... Ma già i teatri banuo da essere 

fieni d' ìnconveuirnti in tutto e per tutto* 
* fahfpidrni battono ) Chiamano la Pittura 
una delle belle arti!... Sarà; ma in Italia 
si /può dire una delle più brutte • Vedete , 
che spropositi mi fanno fare ! U opera rapV 
presenta Romolo: tutti quelli che non sonò 
virtuosi di teatro sanno che Romolo ba fon* 
dato Roqna , e il sig. Procolo vuole » che fac^ 
eia r atrio di Costantino per passarvi sotto 
un trionfo. Senza dubbio diranno, che il 
pittore è un asino ! Ah Blbiena I Gonzaga ! 
Fòntauesi ! Mauro dove siete . . . Voi altri al- 
meno vi siete stabilita la vostra reputazione; 
ma io povero diavolo devo soffrire , e star 
zitto perchè V impresario mi metta il solilo 



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3% LE laeOflVENIBSlZE TlÀTRÀLf 

titolo di celebre sul libretto .... Salvatella ? 

F'occ in alto , Sigaore • . 

Pit, Calate ao poco quello sfondìao • 

yoc. Sì sigaore , da qual parte ? 

Pit, DalU prima • . . Giù ... Su . • • Calate un 
poco . • . Basta • • • Salvatella ? 

yqc. ,G>mandi • . 

Pit* È ordita la piazza ? 

F^oc. Sì sigaore . 

Pit, Mettetela air ordine , perchè il signor Pro - 
colo vuole che sia preparata a puatino » e 
poi veaite a p pendere qaefl' acqua dell' A* 
rasse , ed inchiodatela • ' 

P^oc, Non vuol farla mobile f 

Pit. Non importa . Non sapete 9 che noi pittori 
di teatro tacciamo i cavalli » che stanno sem« 
pre fermi » il mare che non . si move mai » 
e le montagne , che tremano e ballano : ( si 
sente battere di nuovo dai falegnami ) Salva- 
tella? 

Voc. Signore. 

Pit» Ricordatevi , che il primo ballerino t voo- 
le i lampi » i tuoni • e la tempesta alla prova 
generale. .. E l'inferno T avete preparato a 
dovere f 

Voc» È prontissimo ai suoi comandi • 

PU. Vi tiograzio . ( dipinge ) 



igitizedby VjOOQIC 



ATTO SfiCOKDO 33 



S CE N A IL 



LtJiGiA, ta TATA, SCOLASTICA^ AGATA precedute 
età due uomini di piazza con due fanali 
sporchi, antichi. Tutte quattro sono vestite 
in galaf e le mamme con qualche caricatu» 
ra. SCOLASTICA Àa un cagnolino- sotto al brac* 
do, e detti.' 

Sco. Signor pittore riverito •• ^ 

Pit. Madame» servo suo. 

Aga. A casa. («^ suo ìsomo) 

Sco. Anche yoi, e domani manina prima di 
venire a casa andate a prender }a risposta di 
quel big^lìetto, che sapete, (gli uomini par^ 
tvno ) Manco male , che ci hanno dato tempo 
per vestirci prima con decenza . Ih ! guarda 
quanta gente. 

^ga.'È un pubblico, che fa tremare. 

Sco. Per fe parte r che ha da far lei... (vec- 
chia matta I ) 

Aga. Aspetti di vedere , e poi parlerà . ( che ti 

■ venga la rabbia ) 

Sco. Guardi'» signora Agata, quei suonatori: la 
guardano » e ridono •( puino ) 

Aga. I suonatori sono siati sempre là ifiià pas- 
sione: oh se sapesse, a Bologna ho avuto uà 
fagotto ... 

iSco. Ed io a Venezia ho avuto il primo corno 
del paese . 

Aga. Oh I ma che bravo fagotto , signora Sco- 
lastica • 

Sco, Ma che bravo corno, signora Agata. 

Tat. Io guando ho poato mia tena de teniimento 
vado a etto^ che ton» tacca ^ tacca mota». 



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34 tE IBIGOHVSNIENZB rs^BALI 

Lui. Mamma , mi sembra vedere ia un palchet- 
to alla terza fila quel collegiale di Monza» 
che ci ha esibilo d'andar a veder il ballo 
nel sno palco. 

5co. Non vi fate scorgere» non isià bene mo- 
strargli tanta preraara. Quando cantate la 
pollacea dategli un' occhiatina di passaggio » 
« basta ; per nn collegiale è anche troppo • 

S G E N A m. 

VALERIO decentemente vestito • // Direttore dei 
balli vestito con ipialche gola ^ e singoUgr- 
mente con pantaloni . a maglia ec. Tutti i 
- suddetti • Qualche comparsa vestita alla Ro- 
mana che si lascia vedere; seguitano i fate» 
gnomi a . battere e segare , senza però di^ 
sturbare il dialogo • // Pittore dipinge •, 

Dar. iva a baciar la mano alla Tata) Or ora 
proveremo con tntta r orchestra la scena di 
sentimento » cK' è intrecciata coli' Opera . C* è 
anche il pnttino. Intanto mi metto in gam- 
ba, {si mette in una quinta a Jfar i soliti 
battimani ) 

Val. {da se 9 or passeggiando ^ or sedendo^ 
or discorrendo con questo e quello) Provate, 
mettetevi in gamba . Non Bnìrk la prova , che 
anch'io avrò il mio a solo» 

Lui^ Vien^ l' impremio . 



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ATTO 8ISGQIID0 ^^ 

SCENA IV. 

svvntio, poi GiOYBt coristi e d^tti. 

Sul. Grand' inconvcnieoaa ! AspelUoo circa du- 

![enio persone per una persona sola ! Vedete 
k l'orchestra, qua i corisii. le comparse 
pronte, e . . . Ma Giove, Giove, i P^ <^^"^* 
inazione ) 

Gio9, Son qui . 

5i/^* £lil va' al diavolo m • 

Giov. Ho sentito , che mi chiamava . 

Std. La pirima donna. •• {con forza y 

Ciov.-Non V ho detto, che il maestro le cam- 
bia i passaggi ? , 17 1 

Sul A qufisl' ora ! ... Oh povero me ! ... Il* io 
sptiirtito ? 

Gio\p, 1 copisti fanno ora i ridoppi della sinfo- 
nia . Sig. Agata . V abito da vittima è nel 
camerino , se vuole provarselo «... 

jf^a, &ìAAi/o.{parteì 

Giov. Ecco lo spartito . {un uomo porta lo 
spanilo^ e lo consegna a Giosuè che dà le 
parti alV orchestra) 

Sco. Zitto, zitto, che viene Hoiilolo. 

Sul. Lòde al cielo ! 

ScOi Che £aiccìa tosta! 

SCENA V* 

PROCOLO e detti 

Proc, (magnificamente s^esUto) Saluto toiti 
e o. Che trenou! 



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36 LB iHOOAVBSIEftflB TEàXRAU 

Tuiti Padrone y sig. Procolo» 

Jrac. Addio, addio. 

PuL Tion, Pocolo, patoo* 

Proc» ( passeggiando colla sua gravità » passa 

dinanzi al pubblico, come attendendo un 

batter di mani alla sua comparsa^ e da sei 

E non mi battono le mani ! Eppure ho posto 

ffeniein platea a quest'oggetto!) Impresario ? 

Sul, Signore. 

Proc E venuto alla prova il cavallo ? 

Sul. Non credo ancora. 

Proc. Il cavallo si ha da far aspettare • (sde^ 
guato ) 

F'aL Sono appunto le bestie quelle • che si fan* 
no attendere . ( Procolo gli dà un* occhiata 
e freme ) 

Gio\^. È venuto il cavallo • 

Proc. Dov'è? 

Glov, U hanno condotto in sartoria a provarli 
il manto» ed a metterli il sacchetto. 

Sco. Oh » oh 9 il Sacchetto al cavallo ! ( ride ) 

Proc* Cosa sapete voi ? Bis<^na donare al tea* 
tro. 

Sul. E madama che fa » che non favorisce ? 

Proc. Fu questo momento è passata dal cemba* 
lo alia toelletta. Si veste, e viene subito •• . 
Oh sono tutte vestite » allestite , le comparse, 
i coristi, come se fosse domani sera I Perchè 
a me piace l' esattezza ; a Stutgard nell' Eroe 
Cinese sono venuto fuori in Slitu • 

StU. È tutto preparato; non manca che mada- 
ma sua moglie. 

Proc. Ah ! vedete bene , una donna di quella 
sorte è anche malto se viene alla prova ^ ge« 
aerale. A Berlino madama non è mai stata 



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ATTO SECONDO 3j 

ad una prova; ma... là eravamo in dar. 
lo ed il Graa Federico» il Gran Federico ed 
io • • . Ah » ho perduto un grand' ^mico ! Ào^ 
che Ui aveva un piatto.. 

Sco, Tatti gì» danno pratti, segno, che lo co^ 
noscono per un gran mangiatore . 

iSiiZ. Ecco madama col maestro • ( interrompem^ 
do P alterazione di Proeoto) 

Giov, Chi non ha che fare fuori di scena • ( tut- 
ti i subalterni partono^ 

Dar. (^aSulpizio) Già io mi figaro, che noti- 
ai proveranno » che alcuni pezzi staccali . 

SuL Ma perchè? 

P^al. Il perchè lo dirò io» perchè nelle opere 
musicali non si deve far mai quello » che con* 
viene di fare; ma n spera» che da qui in- 
nanzi le cose anderanno^ altrimenti ... 

Proe. Domani una lettera cieca anche al Poe* 
ta. Ecco madama, {quasi indicando a tutti 
d* alzarsi ) Che gentaccia incivire ì 

S G E N A VI. 

GENRAMEtto vcstitù in gota con paraeea petti- 
nata ; DAiiiA vestita fiocamente , e con negH» 
genza » e detti •• 

liuti Madama » maestro . 

Gen, ( si mette a discorrere coi coristi ) . 

Dar^ {s^as^anza lentamente tenendo ih i^tnta^ 
glia dinanzi agli occhi ^ passa dinanzi ai boni 
come attendendo applaudi ,' e va a sedere • ) 

Proe. Che iudegniià ! Né a me , nè^ a lei 1 • • • 
Li gaitigherò io . 

6eit. (^lasciai coristi » e va verso i lumi » saluta 



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38 LE UKCOBIVEVISNZE TEATRALI 

e risaluta con ^arbo tuUi delP orchestra f il 
pubblico io riconosce, e §H batte ie memi 
gridando bntvo maestro! Egli fa i compii^ 
menti ec. ) Si impressa rio , si boò principia • 

Proc. Un momento «li sofferenza . Poeta • mae- 
stro» una parola . Abbiamo tempo ( sotto vo- 
ce ) tutta questa notte > e domani a rendere 
perfettissimo questo dramma* 

Gcn, Come buoi tk ? 

Proc, Ci vorrebbe la mia morte in iscena» e 
che morissi cantando una cavatina in cesol- 
faul terza minore — Se £au:ciamo questo , fac- 
ciamo un ftirore. {Valerio con disprezza 
volta ie spalle ) 

Òca. Stente. Pruocolo, se se traila de farle mori 
in scena > io non scrivo manco na notariella» 
ma se poi se trattasse de farle mori de su- 
belo fuori de scena » corro mo a lo Cimbalo, 
e ce siongo na settimana sana , sana • 

Proc. Impf nioenté ! 

•Su/. A noi , a noi • cominciamo • 

Pit. Salvatelia. 

Voc. Comandi. 

Pi7. Tirate so l'atrio: attenti» «a. 

Proc, Presto, presto » a cavallo . (parte in fret- 
ta ) (S* apre la scena , e si vede la gran piaz* 
za di Roma^ circondata di magnifici edifi" 
zi , il Tevere , ed il ponte ) 

Tutti. Bella, beUa. (^lodando la scena) 

«GeàT: Quando volete maestro, (indicandogli di 
principiare ) 

Gen^ Subeto , dateme mano figlinoli . ( discende 

. nell: orchestra » e si métte al cembalo > siede, 
fa complimenti al primo violino ♦ dà tabac- 
co al idoloncdlo , al contrabasso ec. poi si 
mette gli occhiali ce*} 



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Atto secondo 3ff 

Tilt ti , Zitto» ziti©, (^ii fa silenzio generale ^ 
la scena è sgombra ; tulti sano ai loro po^ 
sii). 

Cen. Aliammo alk sinfonia, belli- figli tioìif ve 
raccomauno i piani e fcnti (si suona la sin" 
fonia , ed intanto GennarièHo va manifestane 
do coi gesU il proprio eniusiasmo per la sua. 
composizione , Terminata , ed applaudita la 
sinfonia , tutti gridano , hravo< maestro » e 
battono le mani. Gennariello s' alza repli^ 
catamente ringrazia il parterre e le logge) 
Se DO re dispiace, figliuoli, facemmola n' anta 
volta . Chissà orchesta è no furmene . ( al 
primf^^ violino ) Solamente bo poco chià de 
moto . ( 51 replica la sinfonia ) 

fai, ( che si sarà mostrato sempre ajfaccen^ 
dato per fare la dèsposhUonc del trionfo ) 
Maestro. 

Gen. €he buoT 

Val, Se vi prace, ora proviamo la scena >del 
trionfo» cn* è nna delle piii inviluppate* 

Gen. Come te piace, core mio. 

Val. È por vi pregherò d' udire an mio a solo. 

Gen, Ne! Canti m puref 

VaL In tiitli i toom , in tutte le chiavi- 

Gen* Anh I e la musica addò sta ì 

Val, La porto con me* (.agli attori) Attenti 
alla scèna del trionfo, (corre dentro) 

Ciò. ( vestito da sagrificatore in disordine nei 
ponte) Abbiano an nM^mèmo di pazienza. 

Val Perchè? 

C/<N^.FeFefaè il srg. Procolo /col Stto t«Bco Ila 
filtro paura al cavallo» e non può montale. 
(parte) 

Gen, ( verso le scene ) Ma Pruocolo » o caso non 
canta , vientene senza o casco • 



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4o LE UIC(ÌNVBMn»IZ& TXitRiLf 

GUm Signore . (^'dentro > 

Val. È a cavallo? 

Ciùv. C^. c'è. 

Gen. Salgè 'ri coppa PniocofoT "^ 

Pak Iii«iaquc t ( ai dtrOto-y 

Giov, Il cavallo si è impiantato , e non vuole 

venire Hmanzi • 
Ceti. Vieni a piedi » Romolo » vieni per terra » 
Giw. ( dì dentro ) Ora ,. ora , viene a cavallo • 
VaL Andiamo^ macsU'O'^ 
Ce». Attiente né figtiuola. 

s c E N A vn. 

M suono della marcia vedesi il s&mmù sacri* 
ficatore ascendere il ponte con una grawiis^ 
urna mannaia in mano . Lo segue mesta con 
attitudini caricate ili tristezza agata , cestita 

' da settima y coronata di fiori y t coperta et un 
candido velof seguono la vittima LViGik, e- 
due sacerdoti, uno dei quali porta V aurea 
conca pel sangue della {vittima » f altro con 
sm coltellaccio . Viene poi procolo con nume* 
rése alte piume sulV elmo , e con lunghissima 
asta in mano , sopra un destriero ricamato , 
Jòrnito alla moderna, condotta éki altuni 
dell' esercito , che saranno i coristi . Dietra 
JRomolo vengono tutti i suddetti personaggi , 
sino, che H cavallo h giunto dirimpetto agd 
spettatori . Allora cantasi il seguente coro f 
intanto la vittima si ritira col sacrificatore^ 
ed i Sacerdoti in lontano sul ponte • 



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ATTO SECONDO 4^ 

CORO 

Viva il graa Procolo Viva il gran Bomolfi 

Di dolce elette Di schiere elètte , 

Buone ]^o1pelte Di sue vendette ^ 

Fabbricalor » Trionfator 

Terminato il coro Procolo smonta di eavalfo^ 

, e dice ai coristi . 

Proc. Me ne renderete conto . (fa riverenza at 
pubblico e viene avanti > Presto la sedia cu- 
rule.((7 cavallo vien condotto dentro, Vha 
comparsa corre * e prende uno scanno di le^ 
gno » che trova accidenlalmente tra le éuinte^ 
e ^ielo presenta) Va' via , briccone » ti pare, 
questa sia la sedia curule ? 

Gen. Che aspietti ne si Procolo f 

Proc. Aspetto la sedia curule» 

Gen. Che serve a la prova la sedia cnrnle ? 

Proc, Come volete » che senza sedia curule io 
possa cantare il recitativo > che precede la 
mia aria . 

Gen. A chilli tiempi i Romani sedevano pè ter- 
ra; stk in carattere e assettate in terra ti) 
pure. Anammo , anammo » figliuoli. All' aria • 

Proc. ( Raschia , sputa » cammina verso il fon- 
do del teatro sino a tanto c7te si suona il 
ritornello lunghissimo coW oboe obbligato ec« 
Poi con isfacciaiaggine si presenta sino su i 
lumi 9 e dice al suggeritore ) Le parole • ( ean* 
ta ) Son guerriero » e sòn amanl « • • 

Hen. Gesoreut , Pruocolo » gesoreut • ( toccando 
forte un tasto del cembalo') 

Proc. Son guerriero , e sono aman • • • 

Gen. Chiù 'n su » Prnocolo chiù 'a iù • Ta oale 
cinquanta rotola. 



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4^ LE inCOirVBflIEMZE TBATRALt 

Proc. (^con una mano al petto ) Soa ^aerrie . • • 

Gen. ( adiratissimo balzando in piedi ) Na ta 
noa sei do guerriero. 

Proc, Che dunque ì 

Geo* Tu sei no ciuccio co tante d'orecchie» 
Pruocolo caro . 

Proc, Ad UQ Procolo qoest' insulto ? 

Oe/t. Cbe di uh tal nome Procolò sin degno. 
Degli uditor dieno le mani nn segno. 

Tutti . ( dalla 'Scena battono le mani a Genna^ 
Hello dicendo ) Braro maestro . 

Ptoc, Ho capito qui e' è qualche cahala . « . Bi* 
sogna aver giudizio* 

Val, fermine alle altercazioni; passiamo alla sc€« 

.. na di sacriBzio. Xa voslr' aria ve la passerete 
al cembalo col maestro, poi la canterete do- 
mani sera. ( a Procolo) 

Dar. Ne voglio f^re la più crudele vendetta; 
ve n' accorgerete • 

Sul. Ma. che colpa ne ho. io, se vostro marito 
non intuona un gesoreut. 

P^al Alla scena del sacrifizio. 

Giov. Attenti alla scena del sacrifizio . Domeni* 
co prendi il coltello» e tu Michelangelo il 
catino . 

Sco. Che I fanno ifiaceìleria ? 

SaLBisogxidi donare al teatro. 

Gios^. Zino . (^ terminato il còro 9, e si vuol can- 
tarlo al suon di marcia lugubre ^ s^ avanza 

• lentamente dal fondo del teatro Agata ^ la 
quale va facendo le solite musicali attitudi* 
flit ec. Et preceduta dal sacrificatore , e se- 
fiiita dà* sacerdoti t accompagnala da otto . 
guardie, gira per la scena ^ e si ferma nel 
mezzo dirimpetto a Romolo inginocchiandosi) 



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Rem. ( kvnndole il velo ) 
.Vergine svéniuratay 

Beco y csticuio istatite(a/ Sug.) (Leparoie) 
Dei (ttoi teneri dk. La biooda chioma , 
Quél ieggiadreito viso» 
Quel placido sorriso , 
Quanlo mi fan pielii r ' v 

Ma vuole il fato . r . , 
Valerio a sia Luigia frettohia . 

Romolo, non ferir:. Giove è plac&CO* 
Ohi caso avventuroso ^ 

Lk del Tevere in riva (al Sug. ) (Le parole > 
Scese un'aquila altera .. • (le parole) (batU 
Che coir adunco rostro U piede} 

Prese, ed inviò nella region dell' orco ^ 
Della vittima invece un pingue porco . 
Ptoc, Equi resta sospeso il sacrifico* Questa 

colpo di scena farà fowKe, Ora tocca ••> 
Lui. Ora tocca alla mi» pollacca ♦ 
Par, La Vostra pollacca no» si canieilfc . 
Lui. Io canterò la mia aria- . , t 

Dar. Sa supni il riirornello della mia aria, (^al- 

V orchestra) 
Lui. Si suoni il ritornello della mia poHaeca. 
Sco. Sig. maestro- la polkcCa della mia raga«av 
Proc. Maestro, paati madama » e taccia tutto il 

mondò. . . '•» 

Gen. Statle zitto, in Ff oocolo mangwcon . Ma 

Valerio cos' àggio da f k io poveriello •, , 
Proc. Alla jjFeghiera * dico^ , alla mia preghiera > 
. giuro al cielo ! . 1 • 

Gm. Subéio te servo, (ofoancfo le mam al c*e* 
lo supplichevole ) 

Dei di Rom* » m' ascoltate , . 
Co uo fulmene ammftiauite 
Chisso canchero» eh' è là» 



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44 i-E iBcosyEmBinzz teatrali 

Proc, k me Unta lemerìlà ! 

f^al^ Termiaerò io le questioni , canterò io la 
mia aria : fioiranao queste maledettissime in- 
couveaienze» e poi cauterete la pollacca» ed 
il finale < ( trae una caria sigillata ) 

Gen. La iua aria ? 

Pfoc, - Che scena è questa I 

Dar. Qual aria 1 

jéga. Anche il poeta canta I 

Dar. Oh affiè di Bacco • che questa è bella ! 

Tat. Ton qua anch' io • ( tuiH s' affollano intor» 
no a Valerio) 

Gen, Canta , core mio » canta 9 e sta sicuro > che 
sarai applaudito da chisso puhbreco giusto t 
ragionevole e intelligente, 

Val, Il tnon di questa musica è un tuono 
movo in teatro « ma è il tuono , che Gouvitoe 
alle presenti circostanze • 

Gcn. Zxiiì . (gitati fanno sUenTÀo) 

VaL (legge) Decrtto di Governo. Sono gian* 
te al colmo le ridiede convenienze, le he» 
stiali inconvenienze della maggior parte della 
gente musicale. 

ProCé Come? 

Gen. Lascia (a introduzione , Pruocoló • 

VaL Bando perpetuo all' une» e alle siltre? 1 
drammi sieno componi dal migliori autori 9 
é un anno prima della loro esecuzione eoi»^ 
segnati ai migliori compositóri di musfca , ed 
esegniti da buoni attori • Nessuno si mischi 
nel mestiere dell' altro • Si limiti il tempo 
alle opere e ai balli $ si premino i talenti, 
sta preKritto tutto ciò, che sia contrari» al 
buon senso e alle decenaa » e tra le iade- 
cenze» ^he ormai troppo, trascendona» sono» 



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ATTO segoudÒ 45 

compresi i mariti arrogaoti»le mamme spu- 
rie • • • • 

Gen. Zitto mamme » che va alla qainta del to- 
no : canta , Valerio • 

p^aL GÌ' impresari , che iDgannaao la presi* 
depza del teatro con false scrittore t con let* 
tere sapposte di sensali , con promettere , e 

. non mantenere, compensino del proprio la 
presidenza istessa. 

Sul, Ma questo • • • 

Cìotr. Staite aitto^ Snlpizio, che chissà è na 
sortita pe lo strnmiento • Canta , core mio . 
( mentre Ftderio legge ^ GennariMo gli man* 
da baci colle mani) 

f^al* Perda la mano destra^ chi ordina ed ese- 
guisce alcana mutilazione « ed alterazione nel- 
l'opere dell'immortale Metastasio. 

Gen. Auh! (^rìdendo) Come farà Praòcolo a 
fa polpette. 

y'aL BaUi chi sa ballare» canti chi sa can- 
ure. 

Dar. Ma iti qaestoi modo...^ 

JLttt. Nessuna delle seconde parti dùnque? 

p^aL Mangereste voi corvo invece di fagiano f 
£ perchè il pubblico deve sentire abbaiate ì 
cani 9 quando può udire a canur gli usignoli. 

Proa, Ci vuole il chiaro e scuro . 

t^al. Io feci dell' opere seuza lo scuro , e sono 
andate felicemente • dunque àuremo sempre 
al chiaro. 

Gene Se poi Pruocolo vuole lo scuro cant' isso » 
e se fa notte de sabeto . ^ 

yaL Regni 1' ordine^ là subordinazione^ e la 



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4^ LE nCCOBrVESIBSZE TEàTRAU ' 

(orza coinmcì in questo giorno a dare eseca* 
aeione a quealo decreto, affidalo alla responsa- 
bilità di Valerio . Signori , se lio cantato 
male domando scusa, la parte l'ho avuta In 
questo momento , la slndi^rò e . vedrete » che 
non mi farò disonore • 

•C^n. ( con esclamaùone) Fannìello 9 Egiziello» 
Cavalier Ettore, nessuno ha cantato mai con 
più intonazione/de chisso poetico Eusculapìo. 

Direi. Afte di Bacco , che questa non me r a- 
spettava ! 

Dat, Anderemo a Madrid* 

Proc, No, no 9 madama y anderemo piaUosio in 
Ispagna: l'Italia non è più per- noi. 

Sco. Domani scrivo a mio compare , che venga 
a prendermi. . . 

^^a- Io non istarei più qui se m' iodorassero • 

Tat, Io poi bao tome» io... tome poto» e no 
me n' impota niente. 

Cen. Valerio io mo saglio 'n coppa, perthè te 
voglio àk cieptomila baci de core, ma de co- 
re ; veh • Csale ^ palco, abbraccia, e bacia 
ralerioy 

Val, Ora proviamo per Y ultimo la acena di 
sentimento del ballo obbligato. 

Gen* S\9 dici buono. 

Dicet. Tocca a noi dunqqe; madama favorisca. 
(alla^ Tata die »a^-a porsi in situazione^ 
Diano luogo ^ signori . . . Attitudine . ( forte 
alla Tata ) Cadenza* ( all' orchestra f e si dU 
pone^ poi , vedendo che non vu benCf toma a 
dire^ Scusino, cadenza un' altra volta. La 
piccola azione^ c^^e con questa pantomima si 
2'appresenta , è ira un Romano t ^cb^ vuole 



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ATTO SECONDO 4? 

amore & forza da uua Sabina . La musici con- 
siste in un breve adagio: la Sabina domanda il 
suo fanciullo al Romano, il Romano glielo nie- 
ga^ ella insistetegli s'indispettisce, ella lo sie- 
gue tremante col ianciullo piangente. L'azione 
resta sospesa con un quadro ridicolo . Neil' al- 
legro quattro sono le parti ; nella prima ilRo* 
mano vuole far violenza alla Sabina; ella corre 

' per la scena » ed egli la segue ^ e fa quadro col 
puttino. Nella seconda il Romano s'inferocisce. 
Nella terza il puttino minaccioso . Nella quarta 
dopo alcune vibrate azioni , getta un fantoccio 
nel Tevere» rassomigliando un fanciullo. Ln 
chiusa contiene l'angosce della madre » ch^ 
vendica il figlio uccidendo il Romano^ e la 
gioia per la vendetta otteiìula ringraziando gli 
Dei •— La difficolcli maggiore sta neir esecu« 
zinne degli attori, i quali debbono scimie^^ 
giare per quanto è possibili» k strane panto- 
mime dei ballerini , in tutta la descritta pau* 
tomima , con gli atteggiamenti i mù ridicoli ; 

iSca. Quest'è una gran bella scena. Quando poi 
ci sarà il vestiario ed i lustrini» ha da far 
piangere tutto il mondo, 

SuL(^a GennarieUo) Di questa scena sono con-' 
tento » ma dell' opera temo assai . 

Geit. Io pure aggio paura , che V opera vogliV 
essere la tua sepoltura , e li cantanti i tuoi 
beccamorti. 

Dar. Temerario ! 

Proc. Órsa questi oltraggi , non sono da tolle- 
rarsi dai Procoli ^ e dalle Garbinati, e saran- 
no gli ultimi • Olii, camerieri» subito alla pò* 
sta, che s'attacchino sei cavalli 5 vogliamo 
sul momento abbandonar questa terra ingraia; 
ella non è degna di sentire il mio organo . 



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4B LB INGOSVElllEllZB TftiTllU 

. e quello dì madama . A Londra , a Londra • 

Va,L ( con fiemma e s^pietà ) P^r voi alla 
posta non ci sono cavalli. 

Proc. Ohi ce ne saranno. 

Fai» Per ora no cerio , 

Proc. £ bene v'intimo V indegnazione del mo- 
. narca nostro amico . 

FaL Ed io v'intimo un fondo di torre» finché 
non abbiate conosciuto i vostri doveri • e 
la subordinazione. OJà (comparisce un uf^ 
Jiciale con sei soldati ) S'egli insiste arresta- 
telo • 

Proc. ( rimane interdetto intimorito, poi esclama) 

. l^otentisfiimi Dei ! 

Var, A questo segno } ah la rabbia m' a|EDga« 
( 5» getta a sedere) 

<7eit. Finiscila » sì Pruocoloé Già tu vide» ch« 
chisso £scuIapio s'è fitto 'n capo» che te vò 
guari » o u vò manna all' ospedale. 

Fai. ( come sopra ) Siete persuaso ? 

Proc, Io non parlo più» 

Fai. Resterete ? 

Proc. Resteremo . 

FaL Canterete? 

Cen. Raglìeranno . 

Proc. Ma I ( risentito ) 

Fai. Basta così . 

Sul. Tutto dunque è accomodato • 

Geit* Colla buona maniera lo poeta nostro ha 
persuaso tutti. 

Fai^ La buona maniera va adoprata colle per» 
sona ragionevoli» oneste» e convenienti. 

Geit. Mo dici buono » e colli virtuosi senza edn* 
cazione , che s' ha da fa f 

FaL Scemare la paga, o metterli in prigiope. 
4kn. Chissà seni^oza è degna de Catont. 



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LE 

DONNE AVVOCATE 

COMMEDIA IN TRE ATTI 

DI 

A. S. SOGRAFI 



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PERSONAGGI 

IL PACIERE 

TOBIHASO PAFF 

BATISTA D' OBDEN 

CAMMILLA lUFF 

TERESA GICLIETTI 

GIUSEPPINA GORS 

JACOPO fOMIS 

LA VEDOVA TOMSON 

UN MEDICO 

AVVOCATO PROFF 

UN USCIERE 

Un Natan, 

Servi, ^ che non parlano. 

Soldati, 

La scena h in Cianda . 



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ATTO PRIMO 

Camera d'Udienza* 
SCENA PRIMA* 

l^OMMASO» BATISTA^ e USdEAE 

Tom. mX Paciere è alzato ? 

Vsc. Sì .sigaori . 

Bai. Sì polrelìbe parlargli? 

Use, Favoriscano di dirmi il loro nome\ 

Tont. Tommaso Paff. 

Bat. Batista d' Ordea . 

Vie, S' accomodino : vado a fargli P ambascia- 



ta, (per partire) 
bui* Uscie 



Tom* Usciere f 

Use* Signore • 

Tom. Sapete voi , se oggi segua di certo ?.. .1 

Use, Là causa di quelle tre donne ? 

Tom. Appunto. 

Use, Oggi dopo pranzo infallibilmente • ( vu» > . 

Bai. Ve Pho detto io? 

7bm« Bisogna procurare di sospenderla. 

Bat, Parleremo. 

Tom. Parlerete voi? 

Bai. Se ho da dirvi la verità » a parlare iu 

quest'età di certe cose mi vergogno. 
Tom. Mi vergogno anch'io. 
Bat. Dunque?. •• 
Tom.. Parlar bisogna • 



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4 LB DOVJSB AWOCiTE 

Bat. Gertamenle noa bisogaa ucere . 

Tom. Alla fiae non saremo i primi vecchi , che 
saranno innamorati. 

Bat, £ quanti lo sono più. di noi ! 

Tom, Più di me sarà difficile. 

Bai. Eh , anch' io ne ho la mia gran parte . 

Tbm. Ma! ci siamo, Batista. 

BaL Ma I ci siamo Tommaso • 

Tom, U avreste mai creduto ? • . • 

Bau Ve lo sareste mai figurato ? . . . 

Tom. A quest' eccesso ambiziosa Cammilla Z 

Bat. Giuseppina puntigliosa a tal segno? 

Tom, Quanto mai sono diverse le donne dagli 
uomini ! 

Bat. Dite piuttosto quanto sonp diversi ^li uo- 
mini dalle donile ! 

Tom. Riflettete benissimo • 

S C E N A li. 

USCIERE» VkCXEML, 6 dttt^j. 

Use, È qui il Paciere, (vìa) 

Poe. Signori .. . 

Tom, A voi y Batista . 

j9a^ Tommaso» a voi. 

Poe. Accomodatevi. (; siedono J Esponete ^ 

Tom. D'ile su. 

Bat. Parlale pure* 

Tom. Non vi vergognate» parlate voi, 

j^a^Voi» voi» che siete, uomp di ling^ua* 

Pac, Ebbene ? 

Tom, C'è qui questo mio amico» che «1 ver^ 
gogna di confessare una sua debolezza • 

Bat. Egli non ha il coraggio di dirvi» che que- 
sta debolezza è sua. 



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AT TO FRIUO 5 

Tom. Vecdiio com' è , si è pazzameate inva* 
ghilo di certa Giuseppina Gors • 

Pai* la quell'età si è pazzainenl4e invaghito di 
certa Cammilla TiS, soprannominata !a dotta. 

Tomolo per quanto ho potuto, ho procurato 
sanarlo dalla sua pazzia. 

Bat. Io con ogni sforzo mi sono ajoprato per 
farle conoscere la sua bestialità • 

Tom, Ma tutto inutile. 

Éat. Parole al vento. 

Tom, Egli sempre più pazzo . 

Bat, L'amico sempre più bestia. 

Tom, Finalmente ha pensato di ricorrere a voi. 

JBat, E di rimettersi nelle vostre mani. 

Tpm,E di pregarvi di assisterlo. 

JBat. £ supplicarvi di non abbandonarlo. 

Tom. ( Bravo Batista ! ) 

Bat, C Bravo Tommaso I ) 

Pac, Dunque, signori i^leii yqI si^e pazza- 
mente innamorati ? 

Tom. Avete cólto nel segno . 

Bat, Si vede che siete un uomp acoitissiiBO • 

Poe, E se non m'iuganno> questa Giiu^ppioa» 
e questa dotta Gammilla , sono lo st^ftse , che 
oggi hanno la ques.tione unitamente alla Ve- 
neziana . 

Bat, Le medesime . 

Tom, Per l' appunto . 

Pac Ma , signori miei , queste vostre amanii 
sembra che poco apprezzino i voSLtri affetti. 

Tom, Pare così » ma non è cos^ • 

Bat. L' apparenza è tale » ma la aQSUnza è di- 
versa. 

Tom, Gammilla mi ama • 

Bat. Giuseppina mi adoraj. 



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' 6 LE doitnb awogats 

Tom. Ma F amor proprio il Cammilla . • •' 

Bat. Ma il puntiglio di Giaseppìna ... 

Tom. Fa s\ , eh' etta voglia contender V ama Ae 
alla Veneziana» 

Bai. Ed a quesu fa fare lo stesso • 

Pac, Vi ama, vi adora» e lotte e due fanno 
il possibile per conseguire lut àhro amante? 

Torn» Amor proprio . . . 

Bat. Puntiglio... 

Pac. Sarà . Ma che cosa volete da: me ? 

Bat, Che vi metteste ài mezzo a quest'affare . 

Tom. Che sospendendo la questione vi ado- 
praste poi a conciliare ogni cosa. 

Bat, Accomodate tante differenze! 

Tom. AggittSUie tante questioni I Siete U Fa- 
ciere. • . 

Pac. E per accomodar io le diftrenze» per ag- 
giustare le questioni» ed appunto per essére 
'10 il Paciere » non posso dispensarmi dall^ a- 
scoltare i lidganti, che ricorrono a^me • 

Bat. Dunque . • • 

Tomi Bisogna ... 

Pac. Bisogna bene che T ascolti. 

Bat. Non potreste almeno gettar ik afta paro* 
la?... 

Tom. Getume nn' altra anche per me f 

Pac. Delle parole ne getterò io. 

Bat. Quando è cos\ » siamo a cavallo » 

Tom. Siamo a cavallo • Paciere • • • 

Pac. Vi desidero buon viaggio. 

Bat: Dipende da voi . 

Tom. Da voi dipende tutto* Addio, Paciere; 
vi raccomando Batista* 

J at. Paciere» addio; vt raccomando Tommaso^ 
(^partono ) 



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Atto pitiMO 

Pac. Addio , signori . Qaaoto io li 

Hon già perchè stano innamorati in qu 
tà , ma perchè spppongooo veritiere r espres- 
sioni delle loro galanti . L' esperienza degli 
afEari del mondo non li ha addottrinati abba- 
stanza» e non ba ad essi fatta stabilire la 
massima c}i6 ho io di dubitare di tutto , e di 
non creder mai a ciò che dice una donna. 
Oh» terminiamo di esaminare questo processo* 
» Relazione del caratttere delle litiganti . » 
Questo è un articolo molto utile per chi fa 
il Paciere . » Giuseppina Gors , figlia di un 
9> mercante italiano, rimasta crede di tutte 
yy le sue facoltà, di carattere puntiglioso. « 
Mi servirà di norma.'»? Cammilla Tiff» so- 
» prannominata la dotta , donna ambiziosa e 
» importuna» '? Ohimè! questa è peggtor 
della prima . ce Teresa Giulietti veneziana 9 
» venne in Olanda , viaggiando con suo ma- 
» rìtOr e restò vedova. Per quanto si ha re* 
» lazione del di lei carattere^ è di ottime 
» maniere» parlatrice » e scaltra. » Starò in 
|[uardia: a me non darà nulla ad intendere.* 
A Venezia ci sono stato ^ e intendo molto 
quel dialetto : ciò mi servirà a meraviglia 
per iscoprire , e deludere le sue furberie • 

SCENA III. 

USCIERE ^ PRonr^ e detto. 

Use, L'avvocato Profif. 

Pac. Venga ( Usciere entra y Ecco anodi coloro^ 

che vorrebbero morti i pacieri. 
Pro, Paciere . ( salutandolo ) 



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8 LE DOmB ATvocm 

Pac. Avvocato» sedete. 

Pro. Oggi voi avet« una causa. 

Poe. S\. ' ; - ' 

Pro. Girìosa. 

Pac. Molto. 

Pro. L* argomento è pwr donne ♦ 

Pae,, È vero. 

Pro. Una di queste vorrebl)e essere min aliente ; 

Pac, Non* può essere .^ 

Pro. Perchè? 

Pac. La legge é nota . 

Pro..Jfì questo caso la legge taon vale^ 

Ptu:. Vale I>emssimo. Sentite. ( ^P^ ^^ ^^ 
e legge) ce Allorché insorgerà una qaalcke 
n questione te i* nostri sudditi» dovranno 
v> questi portarsi dal Paciere , o conciliato- 
^^» re ^ ed esporre -T motivi deUe conirovecaie . 
n Sarà obbligo 4el Paciere di -idlontànare 
•3) tosto da t:iascua littgainte^ proc«ratori ed 
3)*avvocati^ jpoi s' i^lruii;^ della (Aiestione*, e 
ax procurerà di terminarla ainicoevolmente . 
. » Se non vi riuscirà » chiamerà a sé i più 

' » onesti procuratori , ed integerrimi awo« 
ce cati ,■ e rimetterà V a&ce nelle ìor% mani. )> 

. Avete ^»ntito ? 

Pro. S\f ma questo è un -ciso non compreso 
da questa legge. 

pac. Perchè? 

Pro. Perchè fra le litiganti vi è ona Veneziana. 

Pac, Che vuol dire? 

Pro. Come volete , che ella possa fare inten- 
dere le sue ragioni? 

Pac, Io conosco la lingua italiana. 

Pro. Ma una donna non è c»pace d'atingàre. 

Pac. E voi vorreste fare le sue veci ? 



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.AT:ro. PRIMO. 9^ 

Pro. Mi iMinno faito dir qualche còsa • - 

Pac. Avvocalo? , , ^ "^ 

Prp. Pàderc...» * ' ' 

Pac. Una Veneziana dice unie. éose ip un' ora t 

c^e ^on le dice Ciiua l'Olanda in una setd- 

inaila. 
Pro. Ma io J^ ^r^ f empre meglio di lei* 
Pac. Difficiloiente • Aggintigete , che le -altre 

due non haUQa ftv vocili s tulio deve essere 

bilanciato. ^ 

Pro. Bene> ma voi mi {i^rinctterete almeno» 
. «he io stia in attenzione , per vedere %e vi è 

Usogno di m^ » iiella mia assistenza • 
Pac, Anasf voi dovete res^re lootauo iti lofO • 
Pro, Ma io fo là professione # avvocato. 
Pac. Ed io quella dj {laciere. 
Pro. lo sudo nelle questióni. 
Poe. Ed lo fo tutto per nt>n &rvi sudane • * 
Pro. Io 9Dno r apologista della verijtà • 
Pofi. Gd io sono i^^Cacoìatore 4^11a bugia. 
Pro. Io procuro far terminare le discordie •'> 
Pac. Ed» io procuro che io non incomincino . 
Pro. Questo è nn rigore ... 
Pac. Giusto. 

Pro. Soverchio» ^ 

Pac. Quanto il vitstro ardire» 
Pro. Dunque? 
Pac. La legge • 
Pro. E volete? 
Pac. La legger 

Pro. Paciere • • • ( salutandolo ) 
Pac. Avvocalo . . . ( come sopra ) 
Pro. Addro . 
Pac. Addio r 
Pro. E volete?.. 



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10 IB MRfUE ÀVVOCAfìS 

Tac. La legge. 

Pro. Paciere... (salutandolo^ 

Pac, Avvocalo . . . ( come sopra ) 

Pro. Addio, {via) 

Pac. Addio . Costui vorrebbe a forza intròilfirsi 

da per tutto» e seminar le discordie ove io 

procuro che germogK la pace • - 

SCENA IV. 
ijacinB» e dato. 

Use. Giuseppina Gors. (ridendo^ 

Ptic. Passi. Di che fidi? 

Use. Rido di ijoeir avvocato , che per la rab- 
bia ba gettato via ia, parrucca. (^9ia) 

Pac Che interesse" ha costui per entrare «ella 
catisa di queste* tre donne? Ora mi voglio 
mettere * colle mani e coi piedi » per termi- 
uark amichevolmente » «enta che costui ab- 
bia a frammischiarvist . « 

S CENA V. 

- i 
• GicsEPPUiÀ^ e detto* 

Giù, Paciere, {salutandolo^ 

Pac. Madamigella, (^come sopra) Volete acco- 
modarvi ? 
^ Giù. Non voglio recarvi incomodo . Sono ve- 
nuta a pregarvi di un favore » e poi me ne 
vado . 

Pac. Parlate. 

6?{i4, Vorrei parlare da sola a solo con Iacopo 
Tomis. 



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ATTO PftlMO II 

Poe. Col reo deieDaio? 

Giù. Sì. 

Pac. Sarete servita • Alteudete neir anticamera • 

Giù. Vi sono obbligata. 

Pa^. Madamigella » abbiate la bontà : giacché 

ho r occasione di parlarvi privatamente , deb- 
bo dirvi qualche cosa. 
Giù. Comandate. 

Poe. Mi fa detto che voi steGe una donna ra- 
gionevole» e docile oltre misura* 
Giù. Bene obbligata. 
Poe» Io sono nel momento di esperimeatare la 

vostra ragionevolezza^ la vostra docilità. 
Giù. Parlate. 
Poe* Conoscete on certo uomo di proposito. 

che si chiama Batista D' Orden ? 
Giù. Ah! ah! quella figiira del Callotta che si 

è fisso in capo di farmi lo spasimante? Lo 

oonoaco y sì > lo conosco . 
Poe. Come figura del Callotta? 
Giù. Non è egli forse tale? non è stomache- 

vole la galanteria nei vecclii? 
Pac. Eppure mi avevano fatto credere che voi 

l' adorate • 
Giù. Io? 0. 

Pac. Sì ^ voi. 
Giù, Paciere, comprendo dove tende il v^Qro 

discorso . Permettete che io \i risponda c^n 

libertà ? 
Pac. Con libertà » e con ragione . 
Giù, Io sono una donna ragionevole: ma ve« 

dete cfuesta testa ? 
Pae, La vedo* 
Giù. Se dovessi perderla in questo momento» 

non. cedo Iacopo alle mie avversarie.: avete 

inteso? Vi son serva. 



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1^ LE mUllE AVVOCATE 

Pac, Qaesta è gì& accomodata. 
S G E N A VI. 

USCIERE^ poi CAMMItLA» t dcttO , 

Use. CammiUa Riff. (wa) 

Pac, Passi . 

Cam. Pacière» vi 5pno tunilissima aerva. 

Pac. AccoBiodafevi . 

Cam» Non voglio importanarvi; sapete il mio 
modo di p«Dsare . Gammi! la Ri£F è conosciuta 
per tutta- Olanda > e per qualche ragione cer- 
tamente ella si è meritato il soprannome di 
dotta • La mia modestia non mi permette che 
io mi spieghi è\ più. 

Pab. Eh ! vi siete spiegala abbastanza . Cola 
volete ? 

Cam. Vorrei avere un colloquio -secreto col -de^ 
tenuto. 

Pàc. Con Iacopo Tomisf 

Cam. Per l'appunto. So che mi n tendono 
delle insidie... Veramente io non dovrei 
curarmene^ poiché il mio merito è tale» che 
non mi lascia temere delle mie avversarie; 
ma avendomi detto il mfo avvocato. •• ;* 

Pare. Avete il vostro avvocato? 

Cam. Non già perchè mi difenda » o m' istrui- 
sca , sapete: mi difendo da me, e graaia al 
cielo y ed al mio conosciuto talento non ho 
questo bisogno • Sentirete, la mia aringa ! 
Sono gib tre giorni che 1' ho fatta , e 1 ho 
tutta qui: {accennando la testa) la mia me- 
-«nmtia , noni fo per lodarmi» è famosa. In 
aomma > sentirete on' aringa^ che pel ano 



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Atto 9R1KO i3 

nerbo ^ ed il buon gusle con cui è sciìua • 
tonò ^sure a petto > non fo per dire, di tuui 
li pin celebri oratori greci e latini . 

Poe, Ma che bisogno avete dunque dell' avvo- 
cato 7 Sapete la nostra legge . . . 

Cam. So la legge ^ so tatto. Il mio diletto ^ 
ti|tti lo dicono , è di saper troppo . Ma quel- 
la avvocato Proif^ quando si mette aitoruo ^ è 
Sili importuno di una mosca, e più molesto 
' una tarantola . lo , che ho in odio l' iinpor» 
tunitk , per liberarmene gli ho detto die mi 
' consigiierò , se ne avrò bisognò $ ma grazie al 
mio buon talento questo bisogno non l'ho. 

Pac, Dunque l'avvocato Proff?.. 

Cam. Egli mi aveva raccomandato di tmerlo 
secreto ^ ma io, che voglio che tutte le mie 
cose àteno pubbliche^ non taccio mai niente* 

Pne, Se volete parlare a Iacopo Tomis, atten* 

• dete neir anticamera , e dopo che gli avrà 
parlato una delle vostre avversarie r gH par- 
lerete anche voi . 

Cam, Una delle mie avversarie ! E non potre- 
te impedirglielo? ^ ^ 

Pac» Perchè volete che impedisca a lei ^nel- 
lo che non piacerebbe che fosse fatto a voi 
stessa? E poi il vostro merito è taLr» che 
non vi lascia temere il confronto delle vÓMre 
avvefsarie : T avete detto voi stessa. 
Cam, (SÌ9L maledetto! non taccìq mai niente.) 
Avete ragione, gii parli pure: io parlerò, in 
giudizio il mio bisógno. 
Pac. Ma voi che avete un talento cosi distia- 
to^ un soprannome così giustamente acqui- 
stato» non fareste una risoluzione da vostra 
pari? 



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l4 LB OOaHE ÀTTOC4TB 

Cam, Quale rìioluzionel 

Poe. Quella di abbanUooare alle voiUe avver- 
larie i loKO puaugli, e non partecipare delle 
loro follìe. 

Cam. Per qual ragione? 

Poe, Per dare la vostra mano ad un uomo che 
vi adora • e che voi amate • 

Gam, £ chi è questi ì 
,Pac. Tommaso Paff« 

Cam* Quel mercante di formaf^io? 

Pac, Appunto quello. 

Cam, £ voi vorreste che la mano della dotta 
CammiUa stringesse quella dell' untuoso Tom,* 
maso ì 

Pac. Come untuoso ?.. io lo desidererei . • « 

Cam, Paciere» mi sorprendete assai. Scoso ìvk 
voi lo-^lo del vostro ministero » ma non isca* 
serò l'ardire e la temerità di quello sguaift* 
lo t che a tal eccesso sospinse i suoi desideri • 
Si vergogni di rimanere in quest' orribile 
idea. Sia ella coperta da un eterno silenzio» 
e sappia in fine per bocca vostra l' ardito ^ 
che ad aspirare alla maoo^ della dotta Cam- 
millat si sarebbe ietto un riguardo lo stesso 
Apollo. (Wa) 

P»c, Oh pazza » piuttosto che dotta €ammilla I 
Ma vi è al mondo una donna pia ambiziosa 
e più sciocca di costei? Non importai corag* 
gio* e niente paura. 

S C È N A VIL 

VSCBBBE.t TOMUASa» BATISTA C JUtiO»^ 

lUc, Quei due vecchi • • » 



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ATTO ytixo iS 

Am?. Vengano r ofae veagono « propasko« (ZTic»^ 

re entra) 
Tom* Buone naove? 
JBaL È andata benef 
Tom» L'avete gettata Ià?»« 
Poe. L'ho gettata là. 
J?a^ Anche per me? 
Pac^ Anche per voi « . 
Bat. E cosìf 
P^0. Giuseppina dice » che voi siete ttna figura 

dei Callotta • 
Bat. A me figura del Callotta! 
STom. Povero Batista ! (.ride) E CammlUa ? 
Pae, E la dotta. Cammilla dice, che non vuole 

stringere la sna mano con qnella dell' ttniaq90 

Tommaso . 
Tom, A me untuoso ? 
Bat* Povero Tommaso? (^ride) 
Pac. Ed ha soggiunto , che lo stesso Apollo 
: non avrebbe azzardato fargli simile proposi» 

zione. 
2b/n..Chi è qoesto signor Apollo? {a Batista) 
Bat, Sarà qualche suo ganimede secreto»; 
Pac. (Che asini!) 
Tome Dunque ? • . 

SCENA yni. 

USOERB» e detti ^ 

iV$Ci Teresa Giulietti è^i U. (vtVt) 
Paóé Venga . Con vostra permissione • 
Bat.^ Vi riverisco . ( Non sono persuaso che 

Giiueppimi abbia detto cos\. (via) 
Tom. Vi saluto. (Andiamo alla borsa ad in- 
.Hìamarci chi è questo signor Apollo • ). (jHàiX 



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l6 U DOWS ATfOClXB 

Poe Alletto verrà la V<aeasiaaa« S^UHiko.'ml» 
Tcria. 

SCENA IX. 

T£R£SA» t detto. 

Ter. Me permeitela Y onor de reverirla » aior 

Pazier ? 
Pac* Veaiu pare. 

Ter. No vorria disturbarla dalle soe applicazion • 
Pac. Parlate . ' 
Ter: (Oh che mutria!) Care vissere, .la me 

scttsa>, ho camioà taato in pressa ... Me per«> 

mettela che mi seaia ? 
Pac, ( Che franchezza ha costei ! ) Accomoda* 

levi . 
Ter* Oh, co no la èe senta eloy mi no me 
• sento. 
Poe* (Costei mi vuol far fare a ano modo; 

air erta!) Sederò anch'io. (^ siedono y. . 
Teri No ao, se la me i^eadecà a parlar ^ nttt 

i ma dito che l^italien la lo intende. 
PtfC. Intendo anche il veneziano. 
Ter. La intende anche el venezian • 
PcLC, Ceriamente: sono stato a Venezia. 
Ter. Anche a Venezia %e ista f ' 
Pac. Certo: e picchè , vi mcaldatO'? 
Ter. Care vissere» la me scusa 5 ma co sento 

nominar Venezia » me viea delle fumare alla 

testa » e non ^^ pia in che nkondo me aia • 
Poe, Già k. Veneziane sono tut^'eosi: noa U- 

sogua toccare la loro cara Veneoié > cha van* 
' no sobilo in deliquio. . . 
TVr.tiaaatl aaAi sarà che la xe stada a Vcnaua t 



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ATtO PHIMO 17 

Poe. Saranno sei anni . 

Ter. U ultima -volta della regata ì 

Pac, Appunto . 

Ter. Perdiana ! che appena V ho vista ghav^rave 
acom messo che la so fisonotnia no me gera 
nova» 

Pac. E dove mi avete veduto? 

Ter. Al calle , dove che la praticava • 

Pac. Al buon genia? 

2er. Appunto, al buon genio, dove che pra- 
ticava anche quel poveretto^ de mio mario • 

Pac. Eppure non mi ricordo di avervi mai 
veduta. 

Ter. (Gnanca mi non l'ho visto da seno . ) Per 
causa dei zendal, sala? allora i se usava i 
«endal col velutton ; ma del resto Y ho visto 
più volte , che no gho cavei in testa . Oh se 
la venisse adesso a Venezia , la vederave ^nan* 
te belle cose de nuovo che xe ! I gha termi- 
na la riva dei Schiavoni , e gha fatto un tea- 
tro novo». . La vegna a dive rtirse , caro elki 
che ghe prometto, che no se troverai malcon- 
tenta . La cogn ossero la mia ftimeggia , che no 
lazzo per dir, la xe una delle prime dell* or- 
dene zivil. La vederk mia sorela^che'xe la 
più bela putta del paese . Ghe farò far cognos- 
senza co' mia cognada, co* la mugger de mio 
fradello Beppo che fa l'avvocato; che xe una 
donna del bon ton,e la gha palchi in tutti 
i teatri t le prime rezite le xe tutte soe $ 1^. 
gha barca , casino al I)olo . • . La vegna , cara 
eìOf che la sarà ben visto» è li^ sa^à tratta 
da par suo . 

Pkci Vi HngraziQ^ ma per adesso non ho fa- 
ttncione di' viaggiare : e poi £ passata Peti .1 



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. f8 LB OOSar AVTOiCATE 

l>n CòM disela » passada F età I £1 par 9q1 fior 
. . de 40 aonl » 
^a^\ <8ul fior de^ iiii«i anni I quanta anni mi 

-daic volt 
Ter/ Coca pò»]»- aver? (Noo voria falar.) Ma, 

se r arriva ai quattro icchese, xè assai* 
Pac, Che vuol dire quattro ìcchese? 
Ter, Qiracaot' aoDi . . • L» me scusa, sala , se 

prh« n^ avessi dàt troppi f ma ghe le delle 

fisonomie, ehe i. mostra più anni de quei 

eh' el gh«L. 
fae. Ausi' me ne avete dati pòchi : sona set 

icchese* 
Ter, Seasant' anni la gha I ma se no gha gnan» 

ca un cavel canuo in testa? 
Pac. (Non si è accorta die ho la- parvncc». } 

Eppure e così • 
Ter. (Oh che sponzai) La vaga là^,. che la; li 

porta assai hen. Mi vorave pregarla de ona 

graaia ► 
PiK, Comandate pare, madama* Teresa» 
Ter, Vorave parlar con quel puilo* 
Pac* Anche voi volete parlarli? 
Ter» Se no ghe dispiase, se la voi , sé la poi • • i 
PtiCi Non mi dispiace, posso e voglio. 
Ter. Oh caco! oh sieste benedetto. La me per«^ 

metta che ghe basa la man. 
Pac, Oh , no assojaumente » • .. . 
Ter. E mi voio»*. 
Pac. Ma no • • • 
Ter. La. me scusa, ma no me posso^tegniF. L» 

me scasa,, ghe domando pordon dell'ardir die 

m' ho tiolto ; ma sta man ancuo gha da «e* 

gnar la mia rovina, o la mia fortana. Se 

ff^mo alla so giostisia» alla so virtù* «Uà 



/ 

Digitized by VjOOQIC 



ATTO FAIlftO >9 

rason della mia causa ^ no posso temer ;*m» 
se rifletto che soa una povera forastiera.^ de- 
fgraziada, abbandonada da talli | sen^a ami- 
si , e senza raccomanilazìoti . se me ingroppa 
el caor, me manca el respìrG^^ e no posso 
&r a meno dì pianzer . La ' me perdona , per 
carità ^ so el mio dover', so che *d' avanti de 
elo » no* s' ha da pianzer . *), La compatfssa na 
sfogo delta passion, che m sto .momento no 
ghò ppssudo frenar^ ma che a costo de mo* 
rir^ lenirò drento de mi, per non raliristar« 
la. Sior Parier. ehe son oiÀilissima serva. 
{vi») 
JPac. £ questa la dònna asCkUa', scaltra!.. Oh 
mondo cattivo I oh lingue malediche ! Ma non 
ai è nemmeno accorta che ho la parrucca ? 
— Ecco qui, non bisogna da qui innanzi crc«r 
dere nemmeno alle refozioni dei processi . Ah 
più che vado invecchiando in questa profes- 
sione r pili vado scoprendo il cuore umano • 

8 G E N A X. 

DiiaEflEy e detto. 

Wsc. n presidenie della società' mercantile • 
Pac, Fallo passare nella stanza vicina^ e qui 
fa venire Iacopo Tomis, a cui devono par- 
lare le litrgtinti, coli' ordine che sono ve- 
nate, (via) 
Use. Queste |re donne sono insatanassate die- 
tro a qaest,'uomo. Madama Giuseppina, en- 
trate • •••• 



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io LE .DoasB. Lyvoehn. 

SCE N A XL 
«lOSEvraiA t £ detta • 

V 

Giù. Eccomi • 

ITsc. Aspeltatey (via) 

Giù. Oh se mi riuscisse di guadagnare il caore 

di questo, giovine ^qual donna pia felice di 

me ! 

S C E N A XIL 
làcofQt e detta. 

Ine, Giaseppina ì 

Giù. Iacopo» è ginnta finalmenie il giorno, ia 
y cai si deve agitare un argomento assai ime« 
ressante e per voi e per me» 

Jac* Lo so* . 

Giù. Vengo per Y ultima volta a. chiedervi , 
se siete ostinato nella vostra rea determina- 
zione. 

Inc. Il mio coore non mi permette di vacil-^ 
lare • 

Giù Perchè mi ave|e promesso?. • 

lac. Per nn eccesso xli gratitùdine « 

Giù, £ non d^ amore? 

lac. SV» d'amore per la mia benefiiltrice. 

Giù. E in tal maniera la compensate ? 

Jac, Avete ragione» ma.«« / 

Gai; Ma che? 

lac'. Ho nn. cuor solo » e questo ha • • . 

Giù, Ho capito . 

/oc* Non ti adegnate . 



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Giù. No • voglio essere vdsira moglie • 

lac. Ed io non voglio essere vostra marito. 

Giù, Moglie , 8\ . • . 

lac. Marito » no • 

6rù«« Io crepo dalla rabbia! 

lac, Vivete per chi vi ama* 

Giù, E chi mi; ama ? 

lac. Batista D'Orden. 

Giù. Il diavolo che vi pArti. (via^ 

Ine* Eppure mi dispiace la sua coUera. 

& C E N A XIIL 

cknamxkf e detto',, 

Cam- Oh, signor Iacopo caro, finalmente ci 
siamo. 

lac. Sicché in questo giorno avete stabilito 
d'importunarmi? 

Cam, Importunarvi ^ eh I . . oh , la voghiamo ve- 
der bella y se non vi rimovete. 

lac. Io non mi rimuovo certamente* 

Cam, Dunque volete comparire un mancatore» 
uh bugiardo ? 

lac. Io spero dr comparir tutt' altro • ^ 

^m.. Come sarebbe a dire f ^ 

Jac, Un uomo che mai vi ha amata . • • « 

Cam. E la promessa che mi avete fatta? 

lac. Ve V ho fatta.» • . . 

Cam, Per cosa ? 

lac. Dispensatemi dal dirlo t 

Cam. Ditela. 

lao* Per h vostra importunità » 
. Cam. Per la mia importunità! Ed av^e 11 co- 
raggio d'asserire che mi avete promesso ,pet 
la mia importunità? 



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sa LB BOBiKB AVTOCàTB 

lac. Qnesle oon sono^ ricerdie da farti • 

Cam, Dauque i miti occhi doq vi hanno mar 

ferito ? 
lac. Ohibò! 

Cam. La mia fisonomi» non vi ha oulì colj^itoT' 
lac. Niente affatto •- 

Cam. Il mio spirito, le mie manrereT..^ 
lac. Seccanti. 

Cam. Andate lii , che aiete un grand' asino • 
lac. Ma che colpa ne ho io , se non mi pnt* 

cele ? 
Cam. Ma chi vi è al mondo, che possa vince- 
re la dotta Can>milla? 
Jac. La bella Teresa. 
Cam. La bella Teresa! Colei i bella? noB h» 

hegm occh». • • . 
lac, Sara . 

Cam, Non ha bei capallf. . •• 

lac. La moda l'assiste. I 

Cam. È pallida... 

lac, A questo svpplisce..» 'i 

Cam, Ma chedniiqtte? ' 

laoi Non ha begU occhif non ha bei capelK. . *. 

ma ... 
Cam. Ma chef 

lac. Ha un ceno non socbe. .. 
Cam, E questo non so che non Pho* anco» 

io?... ^ 

lac. Scusatemi, ma non l'avete. i 

Cam, Maledetto voi, maledetta Teresa, male' ^ 

detto il non so che I' - 

lac. Adesso cominciate a piacermi* 
Cam, Ma non avrete la consoUadone- di posse*' 

dere Teresa, 
iac* Nof ' 

\ 



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Atto primo 33 

Cam. Nof se dovessi- prenderla io^ per marito. 

Jac. Allora ci vorrà pazienza» 

Cam. Ànderò dal Paciere» 

Jac. Andate ». 

Cam. Disputerò» 

lac- Dispulale. 

Cam. Guadagnerò. 

lac. Guadagnante. 

Cam. E me lo dite con qnel saugoe freddo^ 
con q«ella flemma ? Ah , non ne posso più 1 
Teresa ... il non so che . » . la gelosia mi ro* 
de, e mi pare d' avere una furia nelle vi- 

S G E N A XIV. 

USCIERE» e detti. 

Use. Signora » ahhiate la bontà òr sbrigarvi . Là 
fuori VI è la« Veneziana » che deve dire in se» 
greto a questo signore un certo non so the » • • 

Cam. La Veneziana deve dirli un non so ^hef 
Io non parto di qna se non mi portano via • 

Use. Signora • pensateci bene . 

Cam. Se non mi portano via ... 

Use. Badate * che io sona capace di portarvi » 

Cam. Porutemi. 

Use. (Veramente non vorrei fare questa fati- 
ca.) Abbiate prudenza; a momenti si dovrli 
agitare la vostra causa. 

Cam, Avete ragione» Ma venite qui , dite se U 
mio riscaldo è giusto* ConoKete voi h Ve* 
neiiana ? 

Use. La conosco»* 

Cam. Guardatemi bene ; lasciamo da parte le 



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34 ^E DOIfflB AYTOe&TB 

qualità dello spirito, ehm ia me tispleodoua 
in superlativo grado* 

Usc^ Vi guardo . 

Cam» Dite adesso 1& irostra opioione» 

Use. Siguora . • • 

Cam, Liberameote » 

Use» Che cosa? 

Cam, Sinceramente» 

Use, Ma che cosa? 

Cam, Se vi fosse concessa la libertà, di sceglie- 
re, quale delle due scegliereste? 

Use. Vi dirà. . . 

lac. Dite pare , altrimenti va in collera • 

Use. Dirò che voi avete nel vostro personale un. 
merito così distinto • • » 

Cbm. Sentite , sentite f 

lac. Lasciatelo terminare. 

Use, Che mette in riguardo; ma che... 

Cam, Che cosa? 

Use, La Veneziana ha nn certo' non so che» . • 

Cam. Eh , va alla malora , ignorante balordo l 
(wtf ) 

Use, Mi su bene; ho volato &r da giudice^ 
mi sta bene. (v»«) 

SCENA xy. 

TERESA j e dettq^ •. 

Ter, Elsta qua Gtacometto? 

lae. Cara Teresa, sei tu?... 

Ter, El mio amor> el mio cuor ghe se tatto 
|>er ti . No ghe xe tempo da perder in tene* 
resse i Sappi die segretameate ioti suda da 



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un avvocalo , .dM gha fistio ài contf abaodii di 
assisterttie.^. de CQD$eKÌainw • Per leaise » per 
diritto, p^r rasoa^ia mia cauia xe per^a» 

/oc. Cielo 1 cosa sento ! ^ 

Ter^ Tasi; parla piau^per carità, de fora gbe 
xe quelle pettegole .delle mie avversarie.» 

Jac, Ma dunque ? 

Ter. Ti xe in bone man. Teresa te voi ben, 
Teiesa gha trova la maniera d' acquistarti » 
e de buriarse 4eile so avversarie. 

Jac* Ma come? in qual modo? 

Ter. EI come , el modo , ti lo saverk a ^ tem^i 
po>: se te lo digo adesso, non ti gha più el 
«gusto della sorpresa. Te fidestu de mif 

Jac, Si i mi fido . 

Ter. Direstu de si de tutto qvielo che dirò mi ! 

Jac, Sempre di sì. . . ^ 

Tèn Credestu che Teresa podesse far quel ^e 

( non se deve ? . ' 

Jac No > sono persuaso... . .. ^ . . 

SCENA XVL 

USCIERE trattenendo càMUiLLk, «lUSEPPisà 
€ (ietti. 

ITsc.-.Ma. quésta. è un' impertinenza «). . v 

Cam, Non è terminata ?•««, ^ ^ 

^tu.;Noni. 4: ancora Qoita., questa conversazlMia f. 
V^c^iMk meravigliò «Ut voi^^ sigiu>re«i , o •. 
2^1% (Itassft* the fe isami lasse «he ìé diga,. Fo- 
verazze, le xe gelose ^' Tè segno che le dubita 
del so merito^ e de quelò.die la so caosa. - 
Jac. (Taci, perchè -ioc^ d ne «. diavoli;..)' 
Ter. (£ mi«Bi^pwr^iavb]ilt deloco.) 



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i6 LE nòHM kTfoan^ 

Giù. lo gelosa di voi? 

Cofn» Io poca coofidenzsr dd mio merito ? 

/a6.^ Signore b\, Teresa ha ragione. 

Giù, £ in faccia mia la difendi f 

Cam*' £d hai coraggio di darle ragione l ( av- 

veniandosi ) 
Ter. Gè» lasse star quel pntto» savè! -- 
Use, Signore » andate via ! 
Cflwi. Vorresti mettervi con Gammillaf 
Giù* Cimentarvi con Giaseppina? 
l/$c* Dentro , signore donne .^ 
lue. Hispettate Teresa» aUrimeniir* » - 
Cam. Abrimeoti cosa? 
Giù. Cosa farai? 
Use. Dentro . 
Jae. Cospetto I « • * 
Giti. Credi di farmi panra f 
Cam. Dì darmi sogges^one? 
Use. (Vi grafferanno gli occhi.) (a Iacopo} 
lac. $1* mi ritiro per prudenza, (via') 
Use. Via, signore, ritirntevi anche voi. 
Giù. Ci toccheremo la mano . 
Cani. Sentirete se a me su bene la lingua in 

bMca» 
Tct. Povere donzelloae » andeve a scouder » 

-vede I 
Giù. Vedi, saTèy^addè^ parie. .. (èwlandola) 
Ter. Cosa credea ? • « • - 

Cam. Ciprie» » feu , megneo^ strandoneò • • • (ci 5») 
Ter. Oè» no me ste a barlar» che soa dflfmia 

capaae di darve do sberle io lei muso $ e di 

ìirve saUar i denti in goH* 
6itt. A, me- schiaffi ? 
Cam. A me i. denti in gokf*. 
Uic. U Paoicse è di U» pmdienaft* 



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ATTO PRIMO 27 

S CE N A XVIL 
picanB» e detti • 

Poe. Coi' è questo fracasso f cosa sono qaesii 
gridori f 

Ifiu. Colei insulta. 

Cam. Colei miuaccia . 

Ter. Mi son qua , poYerazsa « che no fazso niente 
a nessun ; che i me coppa ^ che i me massa , 
mi me lasso coppar, mi me lasso amasaar 9 
mi no digo gneute. 

Poe. ( Che buona creatura I ) Portatele rispetto* 

Giù. Non è vero. 

Cam. È uua bugiarda. 

Poe. Non £aite scene • portatele rispetto , vi di* 
cOf non fate scéne, (i^ia) 

Jhr. Se toccheremo la man » sentiri se anche a 
mi sta ben la lingua en bocca ! Ve V ho fat* 
ta 9 martu£fe ! Adesso ghe avi avuo la mo* 
atra , de qua a un poco avere la . mercan- 
sia. (Wa) 

Giù. Colei è cagione di tatto» colei me k pa- 
gherà. (Wa) 

C£n. È vero* Causa màU tanti , foenìina sola 
fiat. (Wa) 

Uic Oh donne» oh donne » oh donne I ( vi«) 



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*8 

ATTO SECONDO 

SGENA PRIMA 

PACIERB» e CSCIERB. 

Poe. iNon sono aacora venale le litigami? 

Uic. No signore. 

Pac. Vi è quakhedttDO di là? 

Use* Si signóre, vi è un medico che aspetta 

con impazienza • 
Pac. Introducilo. 
U$c Venite avanti. 

S C E N A n. 

MEDICO « e detti • 

Mtd, Paciere. 

Pac. Esponete. (Sembra la morte vestita da 
dottore • ) 

Hfed. Sono venuto per accomodare nna diffe* 
renza » onde , se è possibile , evitare di pl'o- 
éarmi al trìbnnale del fero. Ho medicato 
per anaranta giorni Tomson fabbricatore di 
panni • Oltre che la mia cura è stau labo- 
riosa f mi è convenuto abbandonare molti 
clienti • Non sono stato, pagalo » e perciò ri« 
corro a voi : fatemi pagaia • 

Pac, È troppo giusto : pagar conviene con gene* 
rosila chi fa riacc^uistare la salate. Usciere » 



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sia cUàto per domani' Tooiscm* fabbricatole 
di panni. (^ì^ Usciere va per u$cir€) 

Med. Ferikiaievi. Ehi » Paciere , Tomson è morfo. 

Poe. È morto ! Dal vostro diacorso io credeva 
che fosse risanato . 

Med. £ risanato sì sarebbe» se non avesse fatto 
dei disordini : k sna la colpa . Io voglio es- 
sere pagato • 

Poe. Si , ma sapete che quando V ammalato 
muore, si viene ad an accomodamento. 

JlfecL Io non intendo decider nulla. Ho fatto 
qoi chiamare la vedova: fatemi pagare > o 
vado al tribunale . 

Pac, Ijbl vedova? Procurate di accomodarvi. 

MeéU Non fo alcun ribasso. 

& C £ N A m. 

csaERB» e VEDOVA con fogli, e detti. 

Use. Eccola* 

Poe. Voi siete la vedova di Tomson? 

red. Sì. 

Pmc. Questo fu il suo medico? 

J^ed. Egli è stato il sug carnefice >• 

Med. Sentite? 

Pmo. 11 vòstro parlai offeade. 

F^ed. Se sapeste, taito.^ mi compatireste* > 

Pac. Dite. 

Med. Bugie» calunnie. 

Pac. Lasciatela parlare* 

Med. Non T ascoltate* 

Pac Qui si ascoltano tntti^ ^ui parlano tutti » 

qui sì fa giustiaia a lutti: voi parlate» e voi 

tacete. 



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3e LE Dorant iVvoan 

f^ed* 11 povero mio nitrito » taraotio due mesi» 
fa colto da niM malattia , che i medici chia- 
nano iterisia • Chiamò questi al suo letto ^, e 
li si sottopose come aoa vittima. Costai li 
fece cavare quattro libbre di sangue , poi ve- 
nendolo a visitare, disse che era molto con- 
tento del suo polso^ ma che bisognava fargli 
levare un altro poco di sangue, lo mi oppo- 
si f altercai seco lui : parlommi in latino , e 
mi convenne .tacere. Veggendo io il auo mi- 
sero stato» volli chiamare a consulta Reden 
e Lusid , medici che voi conoscerete • A^ena 
videro l'ammalato, lo diedero per morto. 
Costui gli strapazzò, essi strapazzarono lai^ 
ed inunto mio marito andava peggiorando. 
Reden e Lusid più non si videro» e costui 
diceva a Tomson : presto fuori di casa . Creb- 
be io furia il suo male» ed egli: presto fuo- 
ri di casa • Tomson si vide alle strette « e fe- 
ce testamento; era agonizzante» e costui di- 
ceva che era la crìse del male • Infine Tom- 
son è. morto» ed in questa maniera è andato 
fuori di casa . "^ 

Pac. (L' ho detto io^ ch'era la morte- vestita 
da dottore! ) « 

Àfed^ Scuse » pretesti per non pagarmi . 

Fed. Eccovi il piccolo processo. Vi troverete 
le attestazioni dei.due.medioi.,» 

Med, Queste sono imposture • 

Pac. Tacete. 

Med. Ricorrerò al tribunale. 

]l^ed. Se ricorrete sarà peggio per voi* 

Mfed, lo fo la professione per vivere. 

Fed. E per viver voi » vokte ammassar gli al- 
tri r Oh qoesu è bella I 



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XB DOnxIE AWOGiM 3Ì 

MedJ fkinque ^he é^e? 

Pac. Che diate • questa doana la auind di 

|Kice. " ' 

Med. Senza i denari? 

Poe. Goateotatevi se ti acqoieUt e uon pro- 
icede • 

Ved. Qua la tnaBO. 

Med, Io non la do sicaratnente ; 

Poe. Se non vi dà la mano di pace» yi per- 
metto che lo denonciate. 

Med» Come ! . • • 

Ved, La mano • 

Med, Eccovi la mano. Ma Paciere. •• 

Poe, Andate a studiare. 

Med, Un' altra volu.w 

Pac, Andate a studiare* •• 

Med, Dovreste ... 

Use, A studiare. r 

Med Ma io . • . devo é • • 

Pac. Studiare. 

Med. Almeno • • • 

V$c. Quando il Paciere ma«da a studiare» si va 
a studiare .( cucan/M^/o ) 

Mtd, Vi farò vedere... 

Use. A studiare» a stadiare. (iM'a MedUo , e 
Usciere ) 

Ved, Paciere . « . 

Pac. Vi occorre altro da me? 

Ved. Vi ringrazio. 

Pac. Ho fatto il mio dovere . 

Ved. Paciere . {lo saluta, e parte) 

Pac. Madama . Che mi tocca a udire ! Di que- 
sto accadnto ne fero no esatto rapporto al 
tribunale del foro^ onde si provveda a que- 
sti inconvenienti, che a danno dell' umanità 



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3a ub BpmB kww9fMB 

, desolau tutto dì acca^ooo. Qie m pMli. sotto 
'. un rigoEofo etame cì*<cuiso fli- cofioro» che 
non avendo dato saggio di- sé stessi , sorpren* 
dono con tmpoatura i magìairati. Si dovrà ,< 
•e vainrano i miei consigli » prendere dalla fa- 
coltà medica delle foni misure • onde eapel- 
•lere coloro t che per ignoranza vanno popo- 
lando i sepolcri. Usciere f 

SCENA IV«. 

usciEBE, e» detto* 

Use, Signore ? 

Pac. Vi sono piìi litiganti f 

Use. Altro che litiganti I. vi è un facchino ca- 
rico di bciiisima argenteria» che vi manda 
in dono Giuseppina Gors. 

Poe. Mandala subito .indietro • 

Use* Se vedeste come è bella 1 

Poe* Mandala via, ti dissi. 

Use. (Ah , percbè non son io il jPaciere I) (vsa) 

Pac. A me donativi I a me » che posso vantar- 
mi di aver amministrato con rettitudine la 
giustizia» mi si fiì jm simile affronto! 

S G E N A y. 

GIUSEPPINA» e detto. 

Giù, Signore ..perchè- ricusate ricevere una mia 

memoria ? 
Pac, Dalle donne non voglio memorie • 
Giù. £ssa non vi era o&xUl con cattiva ìnten-^ 

lione • . ' ' 



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/\ 



ATTO 3EC03SX>0 . -33 

Tac, Uaa litigante , che dona al jiuo gkidice^^ 

è sempre sospetta . 
C/a. Tocca al giii^e il fermar decisione . 
Poe. Ma li giudice retto non mette da nna 

pane Toro e dall'alida la giustìzia; 
Geu. Non bo preteso questo. Dunque T... 
Pac. Dunque e inuti^ il donativo, 
^tt. Scusate. 
Pac. Vi scuso. 

Giù. Paciere, (s^ inchina e parte) . ^ 

Poe, Madama. Pretendere di soverchiarmi col 

donativi! Oh, si sbagliano assai. 

SCENA VI. 
USCIERE > e detto ^ 

Use» Signore. 

Poe. Che e' è ? 

Use* Un altro regalo: nna libreria. 

Poe. Chi la manda? 

Use. Cammilla Ri£F. 

Poe. Ho capito : rimandala*. 

Use. Ci vuol altro 1 

Pac. Come ci vuol altro? 

Use. Saranno dieci dei nostri facchini » tutti ca« 
rìchi di libri» i quali scaricato che avranno, 
devono caricare di nuovo • finche abbiano 
vuotato otto gran carri,, che in istrada si irò* 
vano. 

Pac. Oh povero me ! mandali subijLo via • 

Use* Hanno già cominciato a scaricare. 

Pae. Falli ricaricar di nuovo • 

Use. É una bellissima libreria. 

Pac. Lt darò fuoco colle mie mani ; 

3 



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34 LB DONNE AVVOCATE 

• Use, Ma . . . 
Pac, Fuori, dico, fuori. 
Use, Fuori con quella biblioteca, (per partire) 

S C E N À VIL 

cAmmilla; e detti » 

Cam. Come? arrestatevi. 

Pac. Fuori, dico. 

Use, Via. 

Cam. Paciere, e percbè ricusate un dono, che 
è la cosa più preziosa che io mi abbia? 

Pac. Chi diavolo vi ha posto in capo di man* 
darmi la vostra biblioteca ? ^ 

Cam. Per assicurarvi della stima, cbe ho pei 
vostri talenti. 

Pac. Vi ringrazio , ma non la voglio * 

Cam. Ma perchè? 

Pac. Per infinite ragioni , e poi perchè non so- 
do solito a ricevere regali . 

Cam. Ricevetela. 

Pac. Vi dico che non la voglio. 

Cam. Saranno seimila volumi . 

Pac. Non saprei dove metterli. 

Cam. Inglesi y tedeschi, slavi, e arabi. 

pac. Non intenderei una parola . 

Cam. Vi sono due manoscritti della China ^ 

Pac. Ma vedete se ho da intendere il chlo^se ! 

Cam. Venite avanti . ("verso la porta^ 

Pac. No' assolutamente , vi dico . 

Cam. Pazienza ! Aggradite almeno la volontà. 

Pac. U aggradisco . i 

Cam. Siatemi favorevole in questa cansa. 

Pac. Farò quello eh' esige la ginstiaia . - 



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ATTO SECONDO 35 

Cam- Almeno . . . 

Pac. La giustìzia . 

Cam» Paciere, [s^ inchina e parte) 

Pac, Afadama. A me donativi? Ma per chi ifiì 
hanno preso costoro^ Non conoscono IMnle- 
griik dei Pnciorì d'Olanda? Anzi, sembra 
cV elleno stessè non siano olandesi / Non si 
può negare che la Veneziana ha un altro con- 
tegno^ e sa henissimo che i giudici non pi^n- 
dono donativi, È veramente una donna di 
garbo . 

SCENA vin. 

TERESA» e detto. 

Ter. (Le mie avversarie voi sedur ci giiideze 
coi regali*; a mi : manco mal che no li ha 
tiolti . ) Sior Pazier . 

Pac, Oh , madama Teresa , cosa hramate ? 

Ter, Se no la disturbo^ dirghe quattro parole, 
e correr via de bolo. 

Pac, Parlate pure^ comandate, accomodatevi. 

Ter. Favorirme sempre . ( siede ) L' abbia da sa- 
ver • . . Staravela in pie per causa mia ? 

Pac. Oh no . . . 

Ter, La se comoda per amor del ziel. 

Pac, Come vi aggrada . ( siede ) 

Ter. Obbligatissiroa dell' onor, che la me fa, 

Pac. (È un tesoro di «grazia !) 

Ter. Bisogna donca che el sappia , che per una 
curiosa comhinazion » sou vegnua a saver che 
le mie avversarie ghe voi far dei regali, e de 
fatti gho visto verificai co' miei occhi quello 
che me xe sta dito. 



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36 L2 DOSHE 4VV0CATB 

Poe. Ma avrà anche veduto . . • 

Ter, Che n» la li ha volai rizevert che la li 
ha mandai indrìo , e che la gha opera da par 
suo; e se anca no gh' avesse vislo sto tanto» 
se tal la persuasiou che gho de' &tti sol, 
gho sentio tanto a decantar la so giustizia , 
son tanto penetrada dalla hontà del so cor • • . 
Ma no xe per questo» caro sior Pazier» che 
«on tornada ad incomodarla. Se le mie av- 
versarie voi jedur el giudizio coi regali» xe 
segno che no le poi guadagnarlo co la ra- 
6on. Grame elle» se la gh' avesse £aitto sto 
gran torto. Ma lassemo sur le digression» 
vegnimo a nu . 

Poe. (Che donna 1 che prontezza!) 

Ter. Bisogna che ghe fazza una confidenza • No 
la se sorprenda de quello che ghe digo» no 
la forma cattivo conzetto per questo de' fatti 
miei; la me scolta» la me compatissa^ e la 
me prometta en onor di tegnir secreto quel 
che son per confidarghe. 

Pac, Vi aKolto» vi compatisco # e vi promet* 
to... 

Ter. La me daga la man, 

Pac. Eccola. 

S C E N A IX. 

vscuu y e detti • 

Use* Q presidente della società mercantile. , 

Pac, Digli che sono in campagna. 

Use. In campagna ! 

Pac. In campagna» in campagna. 

Use. In campagna, in campagna, (^a) 



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ATTO 8ÈCÒ1ID0 Sj 

Ter* (A. ti» Teresa.) Gasi son contenta . Ella 
sa che tatti crede ^ che mi sia innamorada 
de qael putto • che ancuo xe in question « 
e che per lu unicamente mi sia disposta a 
perorar d' avante d' eia . Che tutto el mondo 
lo creda, me ne importa e no me ne im- 
porta; ma che eia* che venero e stimo tan- 
to, sia in sto inganno > no lo posso soffrir, 
no lo devo permetter» no lo vojo sopportar. 
Xè vero , de Giacometto son sta da innamora- 
da .. • Caro sior Pazier , la me diga prima 
de tutto, capissela qael che ghe digo, ìn- 
tendela , pronunzio hen le parole , parlo schiet- 
to, digo ben? 

Pac. Intendo tutto » voi parlate benissimo • (Oh 
cara ! ) 

7b/'. Vorla che parla toscan, che la. me inten- 
derà meio? 

Pac. Fate come vi aggrada . 

Ter. E cos\, come vi diceva, sono stata inna- 
morata di Giacometto , e innamorata perdu- 
tamente , come sèmo solite nu altre • • . noi 
altre veneziane , che siamo tutto cuore , e 
tutta sincerità . Ma , dal momento in cui sono 
venata a sapere che quel disgraziato corri- 
spondeva secretamente a quelle squinzie» el 
sangue mi ha dato un ribalton • 

Pac. Cosa vuol dire ribalton f 

Ter* Vuol dir un messiamenlo, nu susto. 

Pac. E susto che vuoi dire ? 

Ter. Oh la senta, xe meio, che parla in ve- 
nezian, che la mi capirà più facilmente* 

Pac. Come vi piace. 

Ter. Dal momento donca , che ho visto , che Già* 
cornetto, che mi credeva amoroso, costante^ 



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38 LE DÒJSHE AVVOCATE 

xe pezo del gallo di donna Checca » gho per- 
so intieramente Tamor. Devo confessar per 
altro» che me xe reslà un brusegbia in tei 
stomego^ che no ghe posso dessimular, e 
che xe la causa de sto -mio puntìglio^ che xe 
quello che aucuo me fa andar in verga per 
Giacometto. O perdo sta causa» e T ambi- 
ziou » che xe la regina dominatrice de du al- 
tre donne» no me permetterà de restar più 
in sti paesi » avvilita , svergognada ; o la vea- 
zo , e allora so. quel che farò io de Giaco- 
inetto che tanto mal s' ha porta co mi . Ecco 
la confession che ghe volevo farghe» el se- 
greto che ghe volevo manifestar^ la rasoa che 
mi ha indotta a incomodarla . Sio passo la 
sorprenderà , ma l' ambizion , che mi ha sfor- 
zada. a no darme per vinta alle mfie avver- 
sarie » xe quella medesima , eh' ella no di' ab- 
bia da creder innamorada d'un putto ^ che in 
qualche maniera xe sia el zerbinotto de do 
altre donne . Sior Pazier , eia xè omo de moa- 
do» no la se sorprenda della mia dichiara- 
zfon » la compatissa el mio stato ^ e alla sin- 
cerità delle mie parole la vola donar i senti- 
menti > le angustie » e la debolezza del mia 
povero cuor. 

Pac. Come ! il puntiglio » e non V amore vi fa 
agire a prò di Giacometto ? 

Ter. La Io vedrà > sior Pazier: oh se la lo ve- 
di-à ! 

Pac. ( kh perchè non ho tre icchese dì meno ! ) 
Voi mi avete fatta una gran dichiarazione ! 

Ter. E a eia son vegnada a farla , perchè , co- 
me Pazier » xe ben che sappia non solo la 
raaoa che se poi dir » mia ancora i pensieri 



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ATTO SECOSDO ^Q 

che s' ha da tcgnir drealo de nu , quando 
questi poi esser utili quaato quelli . Oh xe 
debolto ora de desinar, no voggio disturbar- 
la . Sior Pazier , ghe son umihssima serva . . . 
A proposito! Che stolida, me desmentegava 
de domandarghe un favor . 
Pao, Comandale pure , madama Teresa . 
Ter. Ma no la vada in collera, la veda, 
Pac. Io no . . . 
Ter. La me lassa dir, la no me mtcrrorapa, 

sin che no gho finio . 
Pac. Parlate . , 

Ter. La guarda . ( cava un piccolo astuccio , e 

ne leva una catenella d' oro ) 
Pac. Questa è una catenina d'opo. 
Ter. A. Venezia se ghe dise cordon . L' e spa- 
gnoletto, sala? Sto cordon xe el primo e 
r uhimo regalo , che m' ha fatto quel pove- 
retto de mio mario. Le mie avversarie le 
ghe voleva far a eia de' regali preziosi , mi 
ghe ne voìo far un da poveretta . Quei po- 
deva irritarla , questo non la poi far rider . . • 
No la me interrompa, la me lassa dir, la 
me lassa far; la se recorda el so impegno, 
la lassa che gh' abbia V onor de presentar- 
ghelo ; no la vada in collera per carità , xe 
un regalo de poche lire . . . ( glie lo pone al 
collo ) Oh co ben che la sta ! La me Tazza 
una bona grazia* , la lo tegna > la no lo butta 
via ; e in quel spagnoletto , in quel coresin 
che i xe tacca, l'abbia un motivo de rcspv- 
veni^'^e qualche voha de sta so umilissima 
serva, che xe vegnuda a raanife$targhe el so 
cuor, che se butta in te le so brazza, e che 
«pera per causa soa de trionfar in t' un 



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4o LB DOVHB AVVOCATE 

pantiglio che xe tanto grande , (jaanto gran- 
de Tamor proprio delie donne. Sior Pazier, 
ghe anguro bon apetito, la scusa delle ciac- 
cole f e ghe son umilissima serva . (via) 
Pac, E questa è la donna ?••• Io sono incan- 
talo, sbalordito I Paciere t adagio pensiamo 
al dover nostro» ed all'integrità del nostro 
ministero « 

S C E N A X. 

USCIERE 9 poi ucopo , e detto . 

Use* Signore , il presidente . . . 

Pac. ( Oh diamine ! ) (si leva dal collo il cor* 
done ) 

Use, Cesa av«te fra le mani . 

Pac. Uno spagnolelio di madama Teresa. 

Use, Ah I quello spagaoletto è. di madama Te- 
resa f 

Pac. S\. 

lac. (entrando) (Che sento! Teresa ha ano 
spagnolo ? ) Chi è questo spagnolo ? dov' è 
questo spagnolo f 

Pac. (Oh ci mancava il gallo di donna Chec- 
ca ! )( vui ) 

lac. Mi sapreste voi dire chi sia ? dov' è ? 

Use. Chi sia » tutto il mondo lo sa 5 dove aia , 
r ho veduto io ; che effetti possa prodarre , 
ve ne accorgerete voi . ( via ) 

lac. Ah iniqua , ingrata » traditrice Teresa I 
(via) 



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ATTO TERZO 



Da an Iato della sala vi sarà una cattedra» 
sulla quale aringheranno le donne . 

SCENA PRIMA 

PAaERE» e USCIERE. 

Pùc. JCibi, chi è di là? 

Use. Signore. 

Pac. L' ora dell' udienza prescritta è gianta : 

son tutti radunati ? 
Use. Stanno attendendo. 
Pac. Introduceteli. (^Usciere via e formi) Ora 

adiremo queste donne • 

se E N A IL 

GlXJSEPPmi , CàMMILLà , TERESA , UTt Notùio , U- 
GOPO » TOMMASO » BATISTA^ introdotti dolV USCIE- 
RE f € detto • 

Pac. Signore ìitigami » è inutile che io vi si- 
gnifichi qual è il naio uffizio » e quali esser 
debbono i vostri doveri * L' uno e gii' altri vi 
sono noti: esponete dunque con brevità le 
vostre- ragioni 5 e siccome questo giudìzio è se- 
mi -privato, cos^ dopo che avrete tutte esposte 
con moderazione le vostre querele» qui a que- 
sto tavolino pronuncierò la mia seKrteni(a\ 



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^ LE DONlfB ÀTVOCikTE 

Use. Giuseppina Gora » Cammilla , Riff, Teresa 
Giulietti . 

Giù. ( monta in cattedra ) Paciere ^ V argomento 
della questione è grande^ il mio diritto è la 
legge ;- questa vi è noia, quella brevemenie 
esporrò* Conobbi due anni sonq Iacopo To-^ 
mis. U commercio aveva fatto ricco questo 
uomo » il mare lo rese indigente • Benché pi- 
tocco , V amai ; l' bo vestito , Y ho nudrito , e 
l'ho posto in grado di poter comparire. La 
gratitudine non trovava mezzi da £airsi cono- 
scere^ l'amore ne ha suggerito uno, ed è 
questo . Promise di sposarmi , scrisse : ecco 
Io scritto. Egli aveva conoscenza con Cam- 
milla B.iff: fin da quando viveva il di lei 
Sadre^ freauèntava là di lei casa per abitu- 
ine , ed ella in quest' abitudine provava la 
sua soddisfazione per una cena sua naturale 
importunità . Ella continuò ad amarlo eoa 
trenesia: Iacopo seguitò a trattarla con civil- 
tà. Cammilla più rabbiosa di una vecchia 
galante, più tenace del vischio, più tormen* 
tata di coloro che sono morsi dalla tarantola » 
lo assediò in maniera , che ip presenza di due 
testimoni gli carpì un assenso. Iacopo se- 
guitò a lasciarsi regolare da me, e non la- 
sciò mai uno dei miei desinari. Venne in 
quel tempo in Olanda la Veneziana. Iacopo 
la conobbe • ^la restò vedova : allora io 
m' accorsi che succedeva in esso una noia a 
stento frenata , ed un amore che voleva pren- 
der congedo . Jl fatto è questo » la legge 
r autorizza . Voi , giudice » sostenete la legge f 
la mia confidenza è in lei e in voi : è solo 
per questo che io taccia • Parlino le mie 



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ftvvefsarre, che io mi .sono difesa abbastanza. 
( scende t torna al suo posto ) 
Cam, ( moata in cattedra } £ fino a quando , 
Paciere > sì abuseranno della mia esemplare 
modestia le mie impertincntissime avversa- 
rie? Ed a qual conrnie si slancierà la loro 
stolta presunzione , la loro temerità ? Oh tem- 
pi» oh costumi! più il merito non si onora , 
più la yiviìi non si rispetta^ più non si dà 
la preminenza alla dottrina , al sapere . E la 
dotta Caramilla sopravvive allo strazio; nefan- 
do che si fa del sua nome, e del suo repu* 
tato talento? E la di lei maschia filosofìa 
viene ad esser posta al confronto della più 
dispregievole femmineità? Cediamo al tem- 
** pò > alle circostanze » discendiamo dall' alto , 
uguagliamoci a queste voJgari donnlcciuole » 
e disperdiamo su questa bigoncia ». come il 
vepio fa della polve , le loro frivole ragioni . 
Coivcenlratevi , Paciere, che io mi sublimo. 
Vantano le mie avversarie , una lo ^scritto di 
Iacopo Tomis, l'altra una secreta amorosa 
corrispondenza. Prescindo per ora dalle ri- 
soluzioni che potrei dare , ex fure , et auto- 
ritatibus de sumtis , e mi appiglio all'espo- 
sizione del fallo. Ex fatto jusoritur digesto 
de nupziSf libro decimo quinto , titolo quin- 
quagesimo > pagina millesima centesima pri- 
ma , linea octava . Il mia amore fu pul^bli- 
co 9 confessato pubblicamente» pubblica fu la 
tnia confessione» in somma nel mio amore 
tatto fu pubblico. Ora chi potrà dire » che 
un adior pubblico debba cedere ad un amore 
privato-» ad una cordspoodenza per gratitu- 
dine? Ma della giatitudine si ragioni* Vantò 



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44 Z.E D0H9E AYVOCITB 

la mia avrersana di aver beneficalo il marita 
in contesa con vesti, desinari ec. ec. Io non 
vanterò» come ella fece» simili tratti di ge- 
nerosità; ma se sapeste quante volte il coa- 
teso marito dopo aver desinato da lei ven- 
ne a desinare da me !.. . Basta , non dirò al- 
tro su tal propositi: parliamo del mio amo- 
re , delle sue promesse parliamo , ed a questo 
passo rinnaovatemi la vostra auenzione^ lo 
ramai » egli mi amò : ci sona testimoni del- 
le sue replicate promesse, delle mie centu- 
plicate richieste ... In somm% la vite all' ol- 
mo , l'edera ad un murcf sono un nulla in 
confronto di quell'attaccamento» che io ave- 
va per lui » che egli aveva per me . Basti il 
dirvi» che la nostra conversazione rassembra- 
va una caduta d'acqua. Io sempre lo inter- 
rogava della stessa cosa» ed egli mi rispon- 
deva sempre dello stesso tenore . Un giorno 
gli domandai cento volte in un punto » se mi 
voleva bene» ed egli per novantanove volte 
mi rispose di si... Né vi dirò la centesima 
risposta, perchè la mia prudenza vuole che 
io taccia. Ah Paciere» se voi giadicsT pote- 
ste dell'angustia «del mio animo» dell'incer- 
tezza in cui sono» deir afflizione in cui mi 
trovo» deh! per quella umanità che distia* 
gue il vostro carattere, per quella sapienza 
che rende noti i vostri giudizi» fissate con 
questo » eh' io vi domando in mio favore , un 
epoca gloriosa nel vostro pacierato^ e sarà 
mia cura il mandarvi immortale fra T ombre ^ 
e nei fiisti degli uomini illustri » e alla più 
remota posterità . Voi , femmine avvenenti e 
sagaci^ ditelo voi» se la mia caosa è giosu 



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ATTO TÈRZO . 4^ 

se il mio desiderio è ragionevole. Voi ditelo 
pure, appassionali amaiori del nostro sesso» 
che sottomettendo il vostto cuore al dolcis- 
limo» e soave impero d'amore, fate cono- 
scere che la donna è l'oggetto più inleres- 
aante , V argomento più amabile delle sociali 
felici là . ( toma al suo posto ) 
Ter. ( monta in cattedra ) Xe cas\ grande in 
stb momento la confusion del mio spirilo» 
Tagilazion del mio Cuor, che se no fosse tan- 
to importante el soggetto della question, e a 
mi , come a lòtti « più che nota la so sapien- 
za , e la so imparzialità , me troverave co- 
stretta de dar per vinta una causa, che per 
conto mio xe' imperdibile , e nella dura con- 
dizion de dover perir senza ascolto e senza 
difesa . De fatti , cosa ghe xe de più grando 
de l'amor nel mondo? L'amor xe-quel pre- 
zioso sentimento che gha el so asilo nel cuor» 
el so dominio in tutte le facoltà dello spi- 
rito^ che forma la delizia de ognun che vi- 
ve , che infiamma e consola , che tormenta » 
diverte , e che ferisse . Se d' amor doqca se 
tratta, xe l'argoménto interessante a segno, 
che renderà sto giudizio più assai famoso di 
quel di Paride , perchè alla fin Paride doveva 
dar un pomo^ e qua se tratta che un giudeze 
abbia da dar un mario. Qual differenza tra 
un mario , e un pomo ? Ma no se perda (em- 
' pò . Attento , sior Pazier , eh' entro in ma- 
teria. Qua serao tre done^ che combalte per 
aver quel putto , che da qua* a pochi mo* 
menti , se vederà che no V è pò lauto putto » 
come se credei e ghc xe tre promesse : una fat- 
ta, per gratitudine , la seconaa per importunità» 



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46 LK DOHHE AVVOCATE 

e la ^erza per amor. Bella da quella elle 
sou ! Cosa disela , slor Pazier ? La g^raliiodi- 
ne , e r impoilanilà , vorria fargbela lego ir 
all'amor? Tiremo avanti. Noa dirò quanto 
6Ìa generosa quella delk mìe avversarie^ che 
> avendo fatto del ben , ghe lo rinfazza a chi 
Tba ricevesto; ma dirò solamente» che nel 
nostro caso^ Tesizer che un omo per grati- 
tudine se marita , xe un contratto » che a 
Venezia se poderia querelar al piovego. Me 
spiegherò. £e mie avversarie gha fatto del 
ben a Giacometto^ xe vero; ma ghe xe do 
resposte da dar: la prima, che gnanca Già- 
cornetto gh' a vera corrisposto mal ; la secon- 
da, che tra el ben fatto, e el ben che se 
voria aver , ghe xe troppa disparità . . , 

Giù, Non confondete le obbliéatio»ir1a mia è 
scritta r ^ V^ 

Ter. ÌJ ha scritta la gratitudine , e noa l' amor • 

Com. Mi ha cento volte promesso. 

Ter. Perchè dozento V avere secca . 

Giù. L' ho ricovralo, alimentato, vestUo. . 

Ter. Uh^ fé tanto chiasso perchè ave vestio 
un omo ! e tanti omeni , poverazzi , i veste 
tante donne, e no i dise mai gnenie? 

Cam. Io pure 1' ho ricolmalo di doni . 

Ter. Chi dona» perchè chi jizeve el don ghe 
resti obbliga » vende el regalo : vu ave latto 
cos\ co Giacomettoj donca tasè^ metiela via, 
e lasseme perorar.. 

Cam, Questo è un paradosso. 

T^r. Tasè. . ' - 

Cam. È un paradosso sicocamente •. 

Ter. Tasè. 

Cam^ Juri sacra James ^ quid non morlalia 
pectora cogis ? 



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ATTO TERZO. 47 

Ter. Disè piuttoslo.» mariti vera .fame& ^ quid 
non muliebria pectora cogis l Sior Fazi«r , la 
me scusa, se me rescaldo ^ ma l' argomento * 
me impegna ^ e ghe son co l' anerna , e col, 
cuor. Doaca per gratitudine el glia promes- 
so,, per importunità el^ gha dito de si, per 
amor el xe lutto de Teresa^ e sto amor che 
xe el primo requisito voluto da la lezze scrit- 
ta , che gha per base fondamental el jus de 
natura , che no amette vincoli , dove no con- 
corre la libera volontà de chi 1' ha da for- 
mar; sto amor, digo, no averà da tegnir! in 
confronto de do obbligazioa contratte per del- 
le rason che no xe. sta amor T Cosa xele ste 
obbligazion? Meltemole su una balauza, e pe« 
sem'ole tutte e tre . Giuseppina , innamorada 
di Giacometto, lo gha benefica, e prevalee- 
dose indiscretamente delle so circostanze , non 
contenta de un* semplice sentimento de gra- 
titudine che el ghe professava, gha avuo el 
boa stomeghQ de ricever da lui una' testimo- 
nianza scritta del ben che lo aveva fatto, e 
del compenso che av0va volodo o^tegnir. 
Cammilla , inoamorads^ di . Giacometto , rab- 
biosa^ seccante, inquieta, gelosa, perchè no 
corrisposta 9 a forza de tormentarlo gha car- 
pio un assenso de sposarla , in presenza de' 
testimoni . Teresa ^ air incontro , ha visto Gia- 
cometto, Giacometto ha visto Teresa; i sa 
piaso^ i sa parlà^ i sa. ditto el so cor. No 
ghe xe sta miga, ne gratitudine, uè impor- 
tunità, che gli abbia fatti innamoRar: vede 
che el xe amor bello e bon , e la soa ineli- 
nazion , fia d' una libera facoltà e volontà . 
Ma » disè vu altre > la promessa scritta rende 



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48 LI BOHNE AVTOGATB 

nalla la promessa verbale, e 1' obbligazioa 
cootratla ia presenza de' testìmoai . Ma la 
lezze , che coatempla sempre el ^iasio , el 
. razonevole , el conveniente » assolutamente 
parlando , no V intende , e amette de l' ec- 
cezion . Quante promesse ghe xe che no tìen ? 
Quanti contratti che xe resi nulli? Quante 
obbligazion che vien tagiae ? E tra ste pro- 
messe che no tien , tra sii contratti che xe 
resi nulli , tra ste obbligazion che vien tag^ , 
ghe xe le vostre ; le ghe xe , perchè ghe man- 
ca el primo requisito, che ghe voi in sta 
' sorte d' obbligazion : le ghe xe per el modo 
col qual le xe sta formade ; le ghe 'xe per 
la vostra medesima confession • Ecco la mia 
scrittura de contestazion . 

Vsc. Scrittura di Teresa Gialietti . 

Ter, Ande ai capitoli , che v' ho ;propo8t<> • 

Use. Primo che la verità fu , ed è.^. 

Ter. Fu , ed è . . . avanti . 

Use. Che Iacopo Tomis , da nn anno e più a 
questa parte . . . 

Ter. A questa parte* .. via. 

Use. Sì è più volte espresso cogl' infrascriui 
testiinoni, che se egli freqeniava la casa di 
Giuseppina Gors ... 

Ter. Che xe la mia avversaria * . . A^nti . 

Use. Ciò era , perchè ella lo aveva più volte 
obbligato con pranzi, cene, desinari ec. ec. 

Ter. Questo voi dir eh' el gh' aveva appetito » 
e s' è approfitta della generosità. Secondo. 

Use. Secondo , che la verità fa , ed è • . • 

Ter. Fu, ed è... via. 

Use. Che dopo d'aver pranzato^ o cenalo da 
Giaseppiaa Gors» il suddetto Iacopo Tomis 



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▲ VTa TERSO 49 

$i portava d^. Gammilla HìS, la quale con 
eccesso d'iiQj^ortaiiiià l'obbligava spesse volte 
a mangiare con essa di naovo, e che egli 
per comptàcenza pranzava , e cenava un' al- 
tra volta. 

Ter. La senta mo el terzo» che xe curioso. 

Use. Terzo » che la verit^à fu » ed è , che aven- 
do un giorno • • • 

TV- Un- giorno. ... via • 

Use. Un giorno irsuddetlo Tòmis ricusato di 
assaggiare un brodo tirato • che la suddetta 
diceva aver fatto colle sue proprie mani» h 
slessa Gammilla spaccò la scudella del brodo 
sulla testa dell' istesso Tomis • 

Cam. Non è vero. 

Ter. Come no xe vero? 

lac. É^ vero , . verissimo » io ne fui testimonio . 

Cam. Siete un bugiardo* 

Giù: Siete un mentitore. 

lac. Paciere , è vero , Y ho provato io colla mia 
testa* > 

Ter. El primo le prova e#i testimoni • 

lac. Ed il terzo 1' ho provato io. 

Use: Dunque ... 

Pac. Come ora ? . . • 

Giù. Nc^o il primo* 

Cam. Nego il terzo. 

Ter. Donca, parone^ neghè tutto? 

Giù. Tutto. 

Cam. Tuttissimo. 

Ter. Donca za che^ neghè tutto, za che con 
tanta ostinazion me volè contender quel ben » 
che ragionevolmente me dovressi accordar, 
sior Pazier» sto effetto no lo posso temer 
dalla so giustizia i dalla so umaniu • No dalla 



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5o LB DONNE AVTOCATE 

SO giustizia per le rason che gho esposte , 
per 1' argomento che gho dimostra t por i 
coQtratli di stretta rason che gho accenna. 
No dalla so umanità, perchè questa xe sem- 

5 re la compagna del giudice che congnosse, 
eli' uomo che distingue e capisse , che dalla 
diversità dei casi nasce la rason della diver- 
sità dei giudizi , e ghe domando umilmente 
perdon. (wa) 
Use. Uscite fuori tutti • ( tutti partono ) 

SCENA HI. 

PJLCIEBE» e USCIEBE. 

Pac, Che vi sembra , eh ? che vi sembra ? 

Use* lo^ resto estatico . Ma dove mai quella Ve- 
neziana ha tirato fuori tante parole? 

Pae. Se sentiste poi gli avvocati veneziani , 
come aringano ! Ve ne sono alcuni così ra- 
pidi neir esprimere , così spediti n eli' esporre , 
che è un piacere ad udirli ^ e poi avrete sen- 
tito che per l'eloquenza estemporanea go- 
dono meritamente la preminenza in Italia. 

Use- Ma sono poi tutti cosi? 

Pae. Oh tutti no» ma la maggior parte. 

S C E N A IV. 

CÀMUiLLA » e detti « 

Cam. È scritta la sentenza? 

Use» Non signora. 

Cam. Ehi {entra) 

Pac. Scrivetela subito. (M^ Usciere), 



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ATTO TERZO . 5» 

Use. Ma vi è poi questo preciso bisogno? 

Poe. Si , in caso che là mia sentenza fosse ap- 
pellata al tribunale del foro . 

Use, Come vi aggradai . ( si pone a scrivere ) 

Pac. (^ detta) Esaminate da me infrascritto le 
informazioni dei processi , ed udite le ragioni 
delle litiganti , da loro medesime esposte , 
delle riflessioni annunciate , dei fatti provati» 
e sopra tutto del matrimonio ... 

S C E PT A V. 

cAKMiLLÀ) e detti • 

Cam, E scritta ancora? 

Use, Vi manca un non so che . 

Cfltw. Maledetto il non so chef (entra) 

Pac, Del matrimonio contemplato come un cod- 

tratio di propria ragione» da questo resulta 

la ragione a favore di Teresa Giulietti.^ 
Use, Sottoscrivetevi . 
Pac, (^sottoscrive) Entrino tutti ad udire la mia 

sentenza. 
Use, La sentenza del signor Paciere • ( verso la 

porta ) 

S C E N A VI. 

CAMMILLA> TERESA, GIUSEPPINA • IACOPO^ 
TQl«MASO» BATISTA» 6 detti. 

Cam, e scritta a favore di chi è? 
Pac, Ora lo saprete. Usciere, leggete. 
Use, Esaminate da me infrascritto . • . 
Cam, Al concreto « 



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5a LB DONfflE ÀVTOCATB 

U$c. Le informazioni de' processi . . • 

Cam. Ai concrei o . 

Use. De' processi . . • 

Cam» Non sapete cosa voglia dire al concre- 
to? a favore di chi è? 

Use. Ah vuol saper qaesto f la servo subito : a 
favore di Teresa Gidlielli . 

Cam. Vado subito ad appellarmi. 

Pac. Venite qua, sentite^ 

Già. Vado ad appellarmi anch' io . ( s' incam- 
minano ) 

Pac. Ma venite qui» ascoltate. 

Cam. Non sarà mai detto che io ceda ^ 

Giù. Nemmeno io certamente . 

Pac. Sentite ... 

Ter. Sior Pazier, me permeitela ^ die diga al« 
tre quattro parole ? 

Pac, Dite pure . E chi potrebbe nulla negare a 
madama Teresa ? 

Ter. Za che vedo, parone, che me volè far 
guerra sino all' ultimo sangue , che vinzer 
no ve posso in nessuua maniera, che me 
volè morta ad ogni costo , son qua , me dago 
per vinta , e sono in te le vostre man . Vede » 
siore , questo xe il mio Giacometto . Me sco- 
pia el cuor a renunziarvelo , ma el drstin 
voi cos\ • voi così el mio onor . Compatirne , 
perdoneme , e ricordeve qualche volta de mi • 
{piange) 

Jac. ( Ha lo spagnoletto l' indegna ; per qaesto 
mi rinunzia \) (^va verso Cammilla ) 

Cam. Via di qua. 

lac. (Ha lo spagnoletto I ) (^va verso Giusep^ 
pina ) 

Giù, Via di qui. 



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AT70 TERZO 53 

# 

tue. (Non posso avere nem^ieno il contento di 
.fa(tgli dispetto! nessuna mi vuole.) 

Cam, Per grandezza d' animo non la cedo a nes- 
suno, (^va verso Tommaso^ 

Giù. In generosità nessuno mi somiglia, (^a 
verso BatiUa ) 

Cam. Tommasino? 

i?ar. Coorte, Tammaso.) 

Giù. Badstino? 

Tom. (Force, Batista.) 

Cam. Via, qua la mano. 

^0171. Ci penseremo • 

Giù. Qua la vostra • 

Bai. Vedremo. 

Cam. Via . . . 

Bat. (Forte, Tommaso.) 

Giù. Caro ! 

Tom. (Duro'^ Batista.) 

Pac. Ma non capite , che tutto quello che han- 
no fatto e detto, V hanno detto e fatto per 
puntiglio, e non per farvi torto? 

Bau Mi ha detto iSgura del Callotu. 

Tom. Mi ha detto untuoso. 

Pae. Scherzi, facezie, cose da nulla. Fate da 
nomini, ridete, compatitele, e decidetevi io 
loro favore* 

Tom. Non e' è via* di mezzo ^ o no» o sì. 

Bau Certo, o no, o sì. 

Cam. Sì. 

Giù. Si. 

Tom. U hanno detto elleno slesse : il nostro 
decoro è salvo. 

Bau Quando è salvo il decoro, qua la mano. 

Tom. Qua la vostra, ma ricordatevi che non 
voglio Apollo per i piedi : io voglio essere il 



vostro Apollo. 



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?54 Le DONms kvrcciOK .^ . 

Pac. Eravo ! evviva ! cosi mi piacete . ' 
Ter. Giacometto ^ cosa £isiu^ che no li tSe^ék 
la* man ? 
. Jktc^ E avete tanto coraggio ? Credete , che non 
sappia dello spagnuolo ? 
Pac, (Oh p<fverome!) Via, Iacopo, scherzi « 

bazzecole , cose da nulla ... 
lac. Bazzecole » uno spagnuolo ! 
Ter, Sior Pazier, cosa vorla far? la faèza ve- 
der a tutti l' ardir che m' ho tiolta . 
Pac. ( Ora ci sono io di mezzo ! } £4i via , non 

serve ... 
Ter, La me fazza sta grazia.* •>' 

Pac. Ebbene , eccolo . ( cav0 il cordone datoli 

dm Teresa) 
lac. Come ! è Questo ? * 
Pac, Certo , uno spagnoletto • un cordone i 1^ 

voluto per foraa che io T accettassi* 
leu:. Questo è dunque ? . . 
Ter, Sior s\, sto spagnoletto ghe 1' ho regala 
tni . Le una cosa che se poi donar , se poi 
rizever, e che mi, imitando in piccolo ì^ 
generosità delle mie avversarie» gho regala 
al sior Pazler. 
Jac, Ohimè, respiro! 

Ter. Siesta zeloso ? siesta più immnsorà ? Via 
dame la man , e femo , che il sior Pazier ab- 
bia el merito d' aver finalmente combina le 
nostre differenze , co sti tre matrimoni . 
lac. Eccoti , cara Teresa , di tutto cuore la mia 

mano . 
Pac, Me ne consolo. 
Use, ( Consolazione Ael fegato I ) 
Ter, Sior Pazier, se la me permette, in segno 
de pase , dago un bacio a Gammilla , e a 



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ATTO TERZO 53 

Gi|iseppina • Fioli , care amighe , volerne ben . 
A Venezia 9 se usa che i avvocali dopo' ch'i^ 
gha ben cria » i torna amìzi come prima , i 
magna ;f e i beve insieive. Femola alla ve* 
neziana : nu avemo crik , avemo strepita , ave- 
rne' dito tanti spropositi ; zenemo insieme 
sta sera, e femo un brindese a chi ne ha 
avQo neir ascoltarne tanta pazies^a^ e tanta 
bontà . • 



FINE 



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